L'esplorazione del Monte Pelato di Riccardo Ageno

Scritto da Riccardo Ageno. Pubblicato in Giretti sui monti

Avevo promesso ai miei amici pisani che avrei incominciato a scrivere le mie storie di Trail, ed oggi che ho una mezz'oretta libera, vi parlo di una bella esperienza. 

Io sono convinto che il vero Trail non sia quello delle gare, dove si sta come le formiche in fila sulle salite dei single track, ma sia quello in cui un gruppo di amici si trova una mattina e va a correre per sentieri conosciuti o meno per godersi un giro in completa autonomia nella natura più selvaggia (se tale si può definire). 

Noi siamo una piccola associazione di Livorno che vorrebbe far sì che il Trail rimanesse tale, vorremmo far conoscere alle persone il vero spirito Trail, perchè non è giusto poter andare a correre in un bosco di qualcun altro dovendo pagare per farlo. La natura è di tutti. Quindi, nel nostro piccolo, esploriamo percorsi nuovi per far sì che un giorno i nostri amici corridori di Livorno (o di altri posti, siete tutti benvenuti) abbiano voglia di conoscere le nostre colline livornesi ed i loro sentieri spettacolari.

A sud di Livorno, nelle colline tra Castiglioncello e Nibbiaia, c'è una collina strana. Sembra quasi la montagna solitaria del film "Lo Hobbit". Sta lì, con la sua punta di quasi 400 metri d''altezza e con la sua forma simile ad una piramide, in mezzo ad una serie di altri poggetti tutti più bassi. E siccome in cima a questa collina piramidale non ci sono alberi, l'hanno chiamato Monte (anche se sarebbe più consono Poggio) Pelato. Noi di Livorno raramente andiamo a Sud a correre, perchè siamo sfaticati e ci fa fatica andare troppo lontani, ma l'esplorazione di quella parte di colline ce l'avevo in pancia da un po' troppo tempo. C'era un evento in programma, la gente non ha aderito, ed io ed altri due amici (Paolo e Salvatore) s'è detto: andiamo ed esploriamo!

poggio 2  La nostra "missione" parte presto, alle 8:30 siamo già all'uscita della superstrada di Castiglioncello. Non ho idea di quanto ci staremo, nè di che tipo di sentieri troveremo. La programmazione di View Ranger mi diceva 25km 1000d+, e non ci siamo andati tanto lontano.

Il sentiero parte subito con una leggera salita, è brullo e un po' scoperto, e subito di mattina il vento freddo di Burian, arrivato per l'occasione dalla Siberia, ci saluta prima di entrare in un single track più coperto, che però inizia a montare prepotentemente dal basso livello pochi metri sopra del mare fino ai 300 metri d'altezza, dove sbuchiamo sullo 00, il nostro sentierone di crinale. Qui non c'è vegetazione, ed inizia anche a nevischiare. Vento e neve, accoppiata perfetta, ma noi siamo caldi, siamo Survival e siamo dei pazzi minimalisti che corrono con le ciabattine (domenica no, solo il presidente s'è presentato in pantaloncini ma tutti avevano le scarpe - non ammortizzate ovviamente). Si devia per allungare il giro, sbagliamo un sentierino e si torna indietro, poco male, continuiamo di nuovo il giro e finalmente imbocchiamo il sentiero che sale sul monte Pelato. Lasciatemi descrivere ciò che si vede. Immaginatevi di essere dietro ad una punta di una piramide, stretta ed alta, rocciosa e senza alberi. Il vento vi taglia un po', ma voi siete ad est, state andando verso ovest, ed ad ovest c'è il mare. Ecco: da dove eravamo noi la vista era spettacolare, perchè la puntona del Pelato divideva la vista del mare in due: c'era mare a destra, mare a sinistra, ed in mezzo questa salita. Facile, per carità, magari forse anche corribile, ma noi dovevamo fare tanto e ce la siamo goduta.

Arriviamo in cima, la neve sembra placarsi, e allora continuiamo il nostro giro. Dal Pelato si scende con un downhill spettacolare, molto tecnico ma dove si può lasciare andare la gamba. Veniamo giù facendo 800 metri in 4 minuti (foto comprese) e si torna sullo 00. Strada carrabile, sterrata, che va verso nord-est. Direzione Nibbiaia, paese rinomato per le colossali sbronze ai circolini in età giovanile. 

Inizia a nevicare sul serio. Una sensazione bellissima.I fiocchi diventano sempre più grossi, e nell'atterrare sulla giacca da corsa si sente proprio il fiocco che pesante si abbatte sull'antivento. Pof! Pof! Pof! Ci godiamo il trail running, perchè ora il sentiero si apre in un enorme pratone da cui si vedono le case di Nibbiaia da lontano. Il cielo è grigio, cielo da neve, e il nostro presidente intona goliardicamente un "bianco natal" con sfondi sessuali, perchè noi siamo casti e puri. Corri, corri, si guada un ruscello, e si ricomincia a salire verso Nibbiaia, direzione Poggio Scandanibbio, una collina di 290 metri che sta proprio lì sopra, a vigilare sul paese. Zona di contadini, scappiamo da un pastore tedesco che ci sbarra la strada principale abbaiando costringendoci a tagliare per i campi, saliamo sotto la neve fino alla cima del Poggio, dove non si sa come mai c'è stata messa una panchina. Foto di rito stravaccati, ed inizia la prima discesona: passiamo per una lunga carrareccia che scorre di fianco alla strada asfaltata, immersa in un allevamento di cavalli. Vengono fuori, incuriositi dalla nostra presenza, belli e maestosi, ancora di più sotto ai fiocchi bianchi. E noi continuiamo a scendere.
Ben presto ritorniamo nel bosco fitto, ed inizia una nuova salita, leggera, che arriva ad un vecchio rudere in un luogo che sulla cartina si chiama San Quirico. Vicino c'è un agriturismo, noi ci immettiamo in un single track che durerà 6 km. Uno dei più lunghi che abbia mai percorso, sentiero fitto, guadi di ruscelli uno dietro l'altro. Bello, divertente, ci perdiamo un paio di volte, ma ben presto arriviamo alla macchina. E' il compleanno di Salvatore, tira fuori il prosecco e le schiacciatine e brindiamo in macchina.

Alla fine del giro il gps segna 26km (con tre errori di percorso) e 950m di dislivello positivo. Ci siamo divertiti, ci siamo stancati al punto giusto e la neve non ci ha mai lasciato.

poggio 3

 

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