Trans D'Havet 2016 di Pietro Leoncini

Scritto da Pietro Leoncini. Pubblicato in Trail

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Parto dalla fine. Con una semplice domanda, che quasi tutti si fanno. Mi sono divertito? La risposta tra un secco si o no è NO. Non mi sono divertito. Il perché e' molto semplice, ho sofferto troppo. Troppi dolori muscolari e di vesciche ai piedi. E il dolore mi ha privato del piacere della compagnia che ho incontrato a Valdagno, dei bellissimi passaggi delle Piccole Dolomiti, dei ristori super forniti di tutto. I dolori mi hanno privato della gioia dell'essere comunque "finisher" di una delle ultra più' belle d'Italia. 
Dovevo partire con Gabriele, ma purtroppo una brutta forma influenzale lo blocca a Pisa. Quindi parto da solo venerdì mattina alle 7 e con molta calma, ed evitando più' autostrada possibile, mi dirigo verso nord, con destinazione Valdagno. Arrivo alle 13 e mi fermo in pizzeria a pranzo. Nel pomeriggio provo a dormire sia in macchina che in palestra, ma con poco successo causa troppo caldo in entrambe le situazioni.Alle 18 ritiro il numero e poi ceno con il cibo che mi ero portato da casa.Alle 22:30, senza aver mai chiuso occhio, ci trasportano a Piovene Rocchetta in pullman, dove partiremo alle 00:00. Qui troviamo la festa di paese e per mezzora ci godiamo il clima, con banda musicale e stand gastronomici. Io purtroppo ho già un sonno bestia e sono troppo teso.

La tattica in queste gare e' tutto. La mia e' partire forte poi si vedrà'. La prima salita verso Monte Summano (alt. 1296) la affronto correndola quasi tutta e in uno ora e mezzo sono già in cima. Sto già' iniziando a mangiare. Al primo ristoro solo liquido del km 13.5 Colletto di Vento avverto i primi fastidi al tendine di achille. Le scarpe hanno solo 10 km, e vuoi vedere che mi daranno problemi di vesciche? Proseguo e qui faccio il primo grosso errore. Avrei dovuto fermarmi a mettere subito del nastro "tessuto-non tessuto", ma lo faccio solo al km 23 al secondo ristoro. Ormai le vesciche si sono già' formate e il dolore anche se poco c'e' già', soprattutto nelle salite. Sono le 3:45. Mi sento fisicamente bene. Sto mangiando e bevendo regolarmente. Arrivo al sentiero delle 52 gallerie che e' sempre buoi, ed inizio la salita. A meta' salita mi fermo a fare due foto ed a cambiarmi la maglietta, mettendone una asciutta. Nel frattempo pero' il dolore ai piedi aumenta non poco. Arrivo al ristoro del km 42 a Passo Pian delle Fugazze in 7 ore e 30 e qui faccio il secondo errore che mi costerà' carissimo.

Mi fermo solo 10 minuti, mangio poco più' di una minestrina con poca pasta e mi cambio i cerotti mettendo i compeed. Le energie correndo ad altro ritmo si stanno esaurendo e se non mangio finirò' in piena crisi, questo lo so benissimo. Mi sforzo di mangiare le barrette che mi sono portato dietro e che ho sempre mangiato volentieri, ma questa volta non vanno giù'. Lo stomaco si chiude e rifiuta il cibo. Riesco solo a mangiare un po ci miele. Arrivo a Passo Campogrosso già' in piena crisi e mi aspetta una salita spacca gambe fino a Cima Carega a 2238 metri. Faccio 7 km in un ora e 50. A meta' della salita inizia anche a grandinare.

Comincia la discesa e qui il percorso diventa corribile, ma ormai il mio corpo si rifiuta. Riesco solo a camminare. Ho dei dolori muscolari mai provati prima, a gambe, schiena e braccia. Al km 66 al controllo Sella del Campetto ho già perso una quindicina di posizioni. Faccio anche un pensiero al ritiro. Con molta fatica  alterno camminata a corsa molto lenta.

Gli ultimi 12 km sono tutti in discesa, ma sono una tortura che dura un eternità'. I compagni di viaggio che mi sorpassano vedono che sono in piena crisi e tutti hanno parole di conforto per me. Alcuni provano ad aspettarmi, e a trascinarmi all'arrivo. Ma proprio non riesco più' a correre. Arrivo a Valdagno in 15 ore e 43, 96° assoluto. Con la consapevolezza di aver fatto tanti errori, anche da principiante, ma anche di aver finito una delle più' dure e belle ultra corse fino ad ora.

Pietro

Tags: Trail, Leoncini

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