Sulle Tracce Della UltrApuanica di Gabriele Ianett

A fine settembre si correrà per la prima volta la UltrApuanica, una Ultratrail di 60Km con quasi 5000 D+. La necessità di testare per la prima volta il tracciato definitivo nella sua integralità si sposa perfettamente con quella di fare un ultimo lungo in preparazione della Dolomiti Extreme Trail. Così si creano le basi per pianificare questa uscita.

Io e Pietro lanciamo l’idea e subito si aggregano Chiara, Letizia, Jessica e Dario.

Inizia la fase orgasmica di programmazione e preparazione: carichiamo la traccia GPS su supporti diversi, Pietro sul Garmin ed io sul cellulare, per avere in caso di necessità (che ci sarà, eccome…) una visualizzazione della mappa più dettagliata. Punti acqua, rifugi, vestiario, cibarie, orari…e soprattutto BIRRE!!! (in macchina ne lasciamo ben 5, belle fresche, per brindare all’arrivo…come da tradizione)

Il mantra di questo viaggio sarà il panino al rifugio Alto Matanna, annaffiato con Moretti da 66cl.

Ci siamo. Siamo eccitatissimi. Il meteo è un po incerto, ma a noi? La sera prima a nanna presto. Sveglia alle 3:30 e whattsappata del buongiorno atta a  verificare il reciproco risveglio. Ore 4:17 (2 menuti di ritardo) sono sotto casa di Pietro. Arriviamo a Camaiore, ci prepariamo e alle 4:59 siamo pronti davanti all’uscio del cimitero…intrigante vero? Aspettiamo le 5:00 in punto e partiamo, anzi no…ho lasciato le racchette in macchina, iniziamo bene!

Primo tratto, in uscita dal paese, ovviamente su supporto bitumoso. E’ ancora buio…abbiamo una luce in due, anche troppo. Prima tappa, Candalla dove abbiamo appuntamento con Dario per le ore 5:30. Mentre saliamo il primo tratto bitumoso, scorgiamo sulla destra un bellissimo “bosco” fatto di canne di bambù. Iniziamo a calpestare la madre terra e dopo poco il Garmin di Pietro inizia a suonare…siamo già fuori traccia. Evvaiii…torniamo indietro e imbocchiamo il sentiero giusto, che ovviamente era ben segnalato. Ma noi…siamo noi…

Entriamo in un primo tratto di bosco, bello e soprattutto umido, visto e considerato che ha smesso di piovere da pochi minuti. Ovviamente ci infradiciamo le scarpe. Finiamo il primo tratto di salita e scendiamo lesti verso Candalla, ridente località Apuanica nota agli arrampicatori. Lì troviamo Dario che parcheggia la bicicletta e si unisce a noi. Troviamo una prima fonte da cui riempiamo le nostre borracce. Lo scorcio paesaggistico è meraviglioso: in mezzo alle rocce si è creata una cascatella di 3 metri di altezza che alimenta un piccolo laghetto, meta estiva di temerari bagnanti.

Saliamo verso Casoli dove abbiamo appuntamento per le ore 6:00 con Chiara, Letizia e Jessica. Siamo a cento metri dal luogo del ritrovo, quando  vediamo Chiara che ci corre lesta incontro. Deh, ci vuoi vedé noi? Tutti e tre illusi che stia accorrendo per abbracciarci e baciarci…la realtà ovviamente è assai più cruda! Ci passa  rapidamente, ci saluta di sfuggita e va a spedire un fax.

Finalmente il gruppo è al completo. Attraversiamo Casoli, paese noto per gli innumerevoli graffiti che si possono ammirare sui muri delle case. Imbocchiamo il sentiero 106 che ci porterà fino a San Rocchino, crocevia caratterizzato da un antico chiesino mezzo diroccato con funzione di discarica. Da qui imbocchiamo il sentiero 121, tratto corribile principalmente boschivo, che costeggiando il versante ovest del Monte Matanna ci conduce fino al primo rifugio: Rifugio Forte dei Marmi. Prima sosta, con rifornimento liquidi, degustazione di biscotti e nuovo invio di fax.

Ripartiamo. Ancora tratto di bosco corribile, durante il quale si aprono scorci suggestivi sul Monte Procinto e sulle Bimbe adiacenti (…non quelle che corrono con noi). Il clima non è dei migliori, c’è nebbia e su certi versanti anche un bel vento. Ma si sa, sulle Apuane ogni condizione meteo ha il suo fascino. In questo primo tratto mi diverto a fare riprese e qualche foto. Mi attardo, recupero, corro…bere e mangiare no, vero??? Ops…lieve dimenticanza che mi manderà in crisi dopo il trentesimo Km.

Arriviamo al sentiero 124, altro tratto veramente bello e da godersi a pieno. Sentiero che parte da sotto il Monte Forato per portarci fino al Rifugio Del Freo, costeggiando tutto il lato ovest della Pania della Croce. Nel primo tratto, ancora boschivo, passiamo alcuni ponticelli in legno ideali per fare due foto e alcune riprese. Quindi troviamo alcune abitazioni ripiene di abitanti. Il vecchiettino svegliato dalle nostre chiacchiere e affacciatosi bello sorridente alla finestra, rimane il pezzo meglio della giornata. Saliamo verso il rifugio la Fania dove riempiamo le nostre borracce, ci diamo una risistemata, ma soprattutto diamo la possibilità a Pietro di ragionare con un suo amico…l’asino. Dopo averlo foraggiato con ogni alimento possibile…pare che qualcuno gli abbia dato anche qualche gel, uno dei gestori ci fa gentilmente notare che sarebbe meglio non dargli da mangiare. Ma ormai all’asino si è aperta la voragine e cerca di mangiare anche il gomito di Jessica. Ripartiamo. Finisce il bosco. Inizia un tratto che adoro. Costeggiamo la Pania. Gli scorci paesaggistici sono meravigliosi. E’ uno dei rari momenti della giornata in cui il cielo è abbastanza sgombro dalle nuvole. Arriviamo al Rifugio Del Freo. Ultimo punto acqua prima di un lungo tratto “asciutto”. Io, Pietro e Dario riempiamo le borracce, ci cambiamo i calzini, mangiamo, facciamo compere, ci cambiamo maglia, facciamo una partita a carte…si, ma le bimbe? Non quelle del Procinto, questa volta, quelle in carne e ossa. Svanite…forse i lupi? Naaaa, vedrai che si sono avviate sulla Pania, suggerisce qualcuno. Mentre un gruppo di tagliaboschi è intento a segare alberi e tagliare il prato, ci dirigiamo anche noi verso la salita più impegnativa della giornata.

Iniziamo l’ascesa sulla Pania della Croce. Ci mettiamo in fila indiana, come tre bravi Sherpa e iniziamo a salire. Pietro fa l’andatura, Dario lo tallona, io faccio un continuo tira e molla, per fare un po di riprese. Ma il clima comincia ad essere dispettoso. Il vento si fa più teso. La visibilità spesso si riduce sensibilmente a causa di qualche nuvola che ci avvolge. Quando inizia la parte più aspra dell’ascesa, intravediamo sopra di noi tre Sherpa femmine che salgono. Eccole, sono le nostre Bimbe. Arrivati in cima ci ricongiungiamo. Breve sosta, perché fa freddo. L’ora comincia a farsi tarda. Siamo al 25esimo Km e sono già trascorse quasi 6 ore. Inizia la discesa del Vallone dell’inferno. Qui ci dividiamo dalle Bimbe, perché loro poco più avanti hanno in programma un taglio sul percorso. La speranza è quella di riunirsi al Matanna, ma sappiamo che sarà difficile. Dario tira fuori il diavolo che è in lui…scende il Vallone dell’Inferno con un passo ed una sicurezza, tipiche di colui che si sente a casa propria! Boia deh!

Girigogolo nel bosco e risbuchiamo al Rifugio Rossi.

Ci buttiamo sulla Costa Pulita, bellissimo single track pieno però di sassi, e quindi difficile da correre. Siamo intorno al trentesimo Km e comincio a sentire che qualche cosa non va. Le gambe iniziano ad essere pesanti, le sensazioni tutto d’un tratto non sono più buone. Di botto realizzo che fino a quel momento ho mangiato e soprattutto bevuto troppo poco. Entro in un momento di difficoltà piuttosto importante. Cerco di mangiare e reintegrare, ma devo gestire l’acqua. Mancano ancora parecchi km prima della prossima fonte. Mi innervosisco. Rimango un po attardato. Mi faccio un bel viaggio introspettivo e cerco di imparare il più possibile da questa situazione. Ho commesso un errore grave, ma non è il momento di deprimersi. Calo il ritmo e cerco di gestire la sudorazione e l’affaticamento. Bevo poca acqua alla volta. Arriviamo al monte Forato, dove ritroviamo le Bimbe. Ripartiamo subito. Percorriamo nuovamente un breve tratto di discesa insieme, ma poi ci separiamo nuovamente. Tratto di discesa, faccio fatica anche lì. Comincio a valutare di accorciare il percorso anche io. Arriviamo a Foce delle Porchette, qui devo prendere una decisione. Pietro mi dice che anche lui è a corto d’acqua. Suggerisco di valutare un taglio, visto che ci aspetta un’altra salita esposta al vento. Non mi risponde, e gira verso il Monte Croce. Questo mi da fiducia.

Passiamo un tratto per Escursionisti Esperti, con due brevi tratti di ferrata. Proseguo in religioso silenzio. Ormai mi si chiude anche lo stomaco, e non riesco più a mangiare. Mi maledico un’altra volta perché mi viene in mente di non essermi portato dietro lo zenzero, unica salvezza in questi casi. Saliamo verso il Monte Croce, mentre un centinaio di persone sta scendendo. Anche questo mi innervosisce. Cerco di non pensarci, guardo poco più avanti dei miei piedi e salgo del mio passo. Il vento è forte e anche Dario e Pietro si mettono le giacche. Pietro mi aspetta, mi chiede come va e mi chiede un sorso di acqua. Siamo quasi in vetta. Ho ancora mezza borraccia. Questo mi rende più sereno. Finalmente scolliniamo, e sul versante sottovento troviamo decine di persone sdraiate su un prato invaso di giunchiglie in fiore. Uno spettacolo della natura che lascia senza fiato. Pietro si sdraia esausto due minuti. Iniziamo a scendere. Dopo alcune decine di metri però Dario ha un problema ad un piede e non riesce a continuare. Prende la decisione più saggia e ci abbandona, tornando per la via più breve verso la sua bici parcheggiata a Candalla. Scendiamo per il Sentiero 108. Passiamo diversi escursionisti di tutte le età. Gente che sale e gente che scende. Io e Pietro non proferiamo parola da Km e Km. Ad un certo punto, sulla destra, non so dove e non so come, troviamo una fonte. Le sensazioni provate in quel momento non sono descrivibili. Beviamo, lui mangia, io riesco a buttar giù solo un pezzo della sua torta di riso. Riempiamo le borracce e ripartiamo. Da qui, ogni Km troviamo una fonte…quando nulla e quando troppo. Il morale si rialza. Le gambe però sono pesanti e mancano ancora una ventina di km. E’ dura. Propongo di valutare l’eventuale salto della salita del Matanna. Mi fulmina con lo sguardo. In questo tratto facciamo fatica a seguire la traccia GPS e perdiamo diverso tempo tra errori ed incertezze.

Finalmente arriviamo alla realizzazione del nostro Mantra. Rifugio Alto Matanna. Lui panino con Crudo e Pecoro, io solo con Pecoro. Due Moretti da 66. Grazie.

Mì, guarda chi c’è! Jessica, che purtroppo si è dovuta fermare per delle simpatiche vesciche sotto i piedi. Saluto Adriana. Ci cannibalizziamo i panini e svuotiamo le birre nelle nostre pance. Inizio ad avere freddo, e dopo circa mezz’ora di sosta ripartiamo. Saliamo il Matanna in 40’. Stiamo decisamente meglio. Scendiamo il Matanna, stiamo ancora melllllio. Entriamo sul Sentiero 101 dove un nutrito gruppo di alcolisti ci offre un bicchiere di vino. Ringraziamo ma tiriamo dritto. Il Matannico panino e la Morettica birra sono per noi come gli spinaci per Braccio di Ferro. Riprendiamo a correre con una verve che non avevamo più dai primi Km. Boia come si va! Oramai non ci ferma più nessuno. Arriviamo lesti come non mai a Foce di San Vincenzo. Qui, subito prima dell’ascesa del Prana, pieghiamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero che indica “Casoli”. Scendiamo veloci ancora in un tratto prevalentemente boscoso. Io bevo molto, ma purtroppo non riesco ancora a mangiare né parmigiano, né frutta secca, né barrette. Arriviamo a Casoli e l’effetto Panino&Birra inizia a finire. Ma oramai mancano solo 5 Km ed un’ultima salitella. Da Casoli scendiamo a Candalla. Qui inizia l’ultima salitella. Abbiamo un’ultima incertezza sul percorso. E’ vero, ci siamo già passati la mattina, ma oramai di due un se ne fa più uno. Finisce la salita e Pietro mi rincuora…”dai Gabry, ora è solo discesa”. E noi scendiamo. Lascio andare le gambe, mi sento meglio. Realizzo di non aver avuto mezzo problema muscolare. Un miracolo!

Giriamo a sinistra e davanti a noi vediamo Camaiore. Ormai è solo asfalto fino alla fine. Ritroviamo il canneto. La strada spiana, ultimo Km. Eccoci. Una volta tanto vedere un cimitero è cosa gradita. Ci fermiamo lì, dove abbiamo parcheggiato la macchina. L’arrivo della gara sarà poche centinaia di metri più avanti. Ma le birre ci chiamano. Siamo il volto della felicità. Pietro mi mette fretta per aprire la macchina: vuole le birre! Svuotiamo le mie borracce dall’acqua e le utilizziamo come bicchieri. Prima ci scoliamo la nostra birra al farro, e poi la nostra rossa doppio malto. Pietro si sdraia nella bauliera della macchina. Siamo due bimbi scemi, ma felici.

UltrApuanica, un viaggio meraviglioso tra alcuni dei luoghi più belli e suggestivi delle Alpi Apuane. Una Ultratrail veramente ben disegnata. La parte più dura è sicuramente quella centrale, dal Rifugio Del Freo fino alla vetta del Monte Croce. Questo è un tratto di circa 12Km che non dà tregua, vuoi per la durezza delle salite, vuoi per la tecnicità dei tratti di piano e discesa. Per il resto invece, l’alternarsi di salite con tratti corribili in falsopiano, permette di godersi al massimo l’ambiente meraviglioso che ci circonda. Sicuramente è un viaggio da non sottovalutare. Molto impegnativo dal punto di vista fisico e mentale, ma che una volta portato a termine lascerà ai finisher delle emozioni indimenticabili. Consigliatissimo.

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Tags: Ianett

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