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Monte Le Croci & dintorni di Andrea Pelleriti

Nei miei giri sui monti Pisani… Lucchesi, avevo, fino a pochi giorni fa, trascurato il monte le Croci perché non lo credevo attrattivo visto che ne sentivo parlar poco e mi raccontavano fosse pieno di capanni di caccia per cui off limits da novembre alla chiusura della stessa. L’occasione per esplorarlo è stata il periodo in cui la Toscana è diventata zona rossa per il contenimento dell’epidemia legata al Covid-19. Zona rossa vuol dire che non si poteva uscire dal proprio comune, si poteva correre ma partendo e tornando da casa, inoltre, caccia chiusa. Calcolato che un giro su questa cima tra andata e ritorno sarebbe stato tra i 15 e i 20 km, d+600 m., ho deciso di andare.

E, così, in questo periodo “rosso” sono salito su questa cima, in verità non altissima ( 437 m. slm) ben 2 volte, entrambe con grande soddisfazione e sto già programmando un’altra giratina !

La prima volta sono stato accompagnato da una bella giornata di sole ed ho scoperto che si gode veramente un bel panorama che non è solo la cima del Monte Penna e del Moriglione che sono davanti (li divide valle della via dei Bovi) ma si vede fino al mare e tutta la valle di San Lorenzo a vaccoli e Santa Maria del giudice.

La seconda volta son salito con la compagnia della pioggia. Molto particolare correre nei boschi con la pioggia, un fascino che mi attrae moltissimo. Meno particolare è il panorama in quanto tutto avvolto in un fitto nuvolame…

In ogni caso, sole o pioggia che sia, vale la pena salire correndo su queste cime perché trasmettelono sempre tanta energia. Il sentiero che ho percorso per arrivarci è da Gattaiola passando per la cava, poi Pozzuolo. Prima dei 4 venti c’è un sentiero sulla sinistra che porta al monte delle Croci e poi prosegue fino alla croce di vaccoli.

La cosa più sorprendente e più interessante è stato toccare con mano ciò che si tramanda. Questa cima, come il Penna, in passato si racconta fossero un vulcano!

In effetti, le pietre che si trovano man mano che ci avviciniamo alla cima, hanno delle forme davvero strane, talmente particolari al punto da sembrare lava pietrificata; inoltre, col muschio sopra e l’atmosfera nebbiosa che ho trovato, questa teoria sembra vera più che mai!

Si narra anche che nei dintorni della cima, ci siano delle buche con delle fumarole ma non le ho trovate. Mentre sotto, a valle, a San Lorenzo, c’è un’area circolare invasa da alberi e sterpaglie che i vecchi del posto tramandano fosse un cratere!

Una raccomandazione… Se decideste di salire sul monte delle Croci da San Lorenzo a vaccoli, non lasciate l’auto in prossimità del cimitero… Perché poco distante da lì può capitare di veder passeggiare il fantasma di una principessa penitente, avvolto in una veste bianca, con un mantello. Come riconoscerla? Cammina delicatamente senza poggiare i piedi in terra!

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Rocca della Verruca by night di Andrea Pelleriti

Incredibile!

Ci sono posti che da sempre desidero visitare e che in realtà ho visitato e conosco solo, per esserci stato, di notte a correre!

Uno di questi è la Villa del Polacco ad Asciano, l’altro è il rilievo più leggendario dei monti pisani, quello dove la storia ha lasciato i segni di un passato violento e sanguinoso… Quello dove sorge la Fortezza della Verruca!

La fortezza dove si narra che nel 1500 sia salito Leonardo da Vinci per disegnare la mappa del corso dell’Arno al fine di deviarlo in modo che i pisani non ricevessero più aiuti dalle navi che lo risalivano; sempre da qui, si narra che Leonardo abbia sperimentato le sue macchine per volare. Ma si racconta anche che Galileo abbia puntato il suo cannocchiale per scoprire i satelliti di Giove proprio da questa fortezza.

La fortezza della Verruca è stata meta anche di uno dei miei allenamenti notturni, un allenamento Survival. In una sera di luna piena ho avuto modo di raggiungerla percorrendo un single track molto verticale da Calci. Per fortuna non mi è accaduto come a quel contadino che dopo aver lavorato fino a tardi proprio in quel bosco, si ricordò che doveva rigovernare gli animali ed allora presa una lanterna si incamminò verso la stalla. Proprio in quel momento nel cielo sopra la Verruca vide passare pigne infuocate che lasciavano lunghe scie e così corse veloce a rifugiarsi nella stalla dove le pigne cominciarono a cadere. Era un’evidente attività del diavolo che di notte scendeva giù dal monte, proprio dalla cima dove sto salendo, dopo aver fatto le sue malefatte da qualche parte, accompagnato dai suo diavoletti… le pigne infuocate!

Arrivo indenne alla Rocca e, con un balzo, proprio come fece Orlando, stando alle testimonianze orali, entro nella fortezza o meglio, in quel che resta, ma non per sconfiggere i fiorentini, come fece lui, ma per una rapida visita (c’era vento e stare esposto tutto sudato non era il massimo! ) e per fare un bel faticoso tabata workout nella piazza d’armi, in ogni caso “fui corraggioso come l’Orlando che senza aver paura della Verruca saltò le sue mura”.

La fortezza della Verruca era collocata in una posizione molto strategica perché da lassù (540 m. slm), sovrasta il borgo di Calci e domina tutta la piana pisana e la valle dell’Arno. Si narra che fosse già in piedi nel 780 anche se la struttura più vicina a quella rimasta pare sia del XIII secolo.

L’ingresso(credo l’unico) è sul lato orientale e vi si accede tramite una breve ma ripida scalinata scavata nella roccia. Una volta entrati siamo sulla piazza d’armi, quella in cui ho svolto il Tabata workout, stando molto attento perché nel terreno ci sono molte aperture, anche profonde, alcune provviste di scalini che portano a stanze sotterranee. Pertanto massima attenzione se decidete di visitare la Fortezza…

Si dice che esista addirittura un collegamento che corre dai sotterranei della Rocca alla torre di Caprona e poi fin dentro le mura della città di Pisa, ma nn mi sono messo a cercarlo  anche perché chi lo ha trovato ed ha tentato di percorrerlo non ha mai trovato il modo di risalire in superficie e…. non volevo rischiare la stessa fine! 

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Fonti del Secchia Survival di Andrea Pelleriti

Il TA (trail autogestito) targato Survival ed organizzato dal mitico Tonno che da Sassalbo(MS, 860 m slm) mi ha fatto conoscere la sorgente del Secchia(affluente del po) e raggiungere la cima dell’Alpe del Succiso a 2017 m, una delle cime più alte e dei luoghi di maggior bellezza paesaggistica dell’appennino settentrionale ed il mio primo trail corso tra i 1000 e i 2000 m slm.

Fino ad oggi, quota 1000 era stata d’arrivo! Oggi è stata quota di partenza e, questo, ha aggiunto un’emozione in più alle tante vissute grazie al percorso e alla compagnia.

Bel percorso  impegnativo sull’appennino tosco-emiliano  di 19 km, d+ 1300 m. che avremmo dovuto fare in 4h30′ ma che abbiamo chiuso in 5h15′ perché certi panorami hanno necessità di essere goduti e immortalati… Un percorso completamente immerso nella natura su sentieri, carraie, mulattiere, single track e un piccolo tratto di asfalto sul finale.

L’area dove sorge il Secchia è caratterizzata da un’estesa prateria, contornata da un “anfiteatro roccioso” molto suggestivo. Il circo glaciale delle sorgenti del Secchia è tra i più belli dell’appennino, una grande nicchia di forma semicircolare, con ripide pareti, scavata nel fianco roccioso di monte Alto (m 1904) esposto a nord-est. Da questa zona di accumulo, il ghiaccio si insinuava nell’alta val Secchia, giungendo, a valle, fino alla zona detta “Gabellina”. Meraviglioso!

Certo un percorso non privo di difficoltà, sia nella ascesa al monte Succiso (2000m slm) sia nella discesa percorrendo un sentiero leggermente esposto con ferrata. Ma, secondo me, la difficoltà maggiore è stata nel tratto di rientro, sotto il monte Acuto dove il sentiero aveva tratti stretti, franosi e coperti da foglie pertanto l’attenzione doveva essere massima e gli errori non ammessi.

Ma anche aspetti entusiasmanti quale, ad esempio, i km corsi in una faggeta su un tappeto di foglie che hanno reso unico il percorso che probabilmente in questo periodo dell’anno è ancora più godibile. Tra l’altro faggeta sopra la quale, nell’ormai lontano 2001, furono osservati “oggetti non identificati”… UFO!!! , compiere evoluzioni nel cielo.

L’estate del 2001, infatti, è ricordata, dal punto di vista ufologico, come <<l’estate di Sassalbo>>, anche se l’ondata di avvistamenti (oltre cinquanta nell’arco di un mese!) ha interessato un’area più ampia dell’Italia settentrionale, seguendo quasi di pari passo una delle linee sincroniche che intersecano la Penisola. Ma sembra che la giustificazione di avvistamenti così massicci in questa zona sia da legare alla sua sismicita, oltre che agli insediamenti militari (a pochi km c’è il monte Giogo con l’installazione (ora dismessa) della NATO di Comano). Se volessi azzardare l’interesse degli UFO alle fonti naturali di energia, in qualsiasi forma si presentino (elettricità, acqua, magnetismo, gravità, radioattività, tellurismo), questo potrebbe spiegare l’insistenza degli oggetti volanti non identificati in quest’area, quindi a scopo di ricognizione o di acquisizione…. O forse anche tra gli UFO si era sparsa la voce di quanto fosse stupendo il panorama e assolutamente da non perdere!

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Montecatino (LU) di Andrea Pelleriti

Montecatino, quel colle a 483 m. slm a nord di Lucca, alla Cappella che, senza saper come si chiamasse, né averlo ben identificato, vedevo fin da bambino dalla finestra di sala. Caratterizzato dall’avere sulla sommità un ampio pianoro circolare di circa 65 metri di diametro dove ci sono i resti della chiesa di Santa Maria Annunziata (un tempo chiamata Cappella) ed, in particolare, della torre-campanile.

“Recentemente” , nel 1986 si è scoperto che si tratta di un’area archeologica etrusca. Infatti, sembra che il toponimo Catini sia di origine etrusca e deriverebbe dal nome di persona Cat-ini. Ci sono diverse altre località che portano un nome simile o uguale, ad esempio Montecatini dell’Isola d’Elba, Montecatini Terme e Montecatini Val di Cecina e tutte queste, in comune, hanno avuto la presenza degli etruschi.

Lascio l’auto lungo la freddana e salgo, in solitaria, sul colle percorrendo sentieri più o meno tracciati, per la via più verticale possibile, senza fare la strada asfaltata. Attraverso, quindi, prima una vigna, poi degli oliveti, infine, nella parte più alta della collina, un Castagneto dirigendomi anche verso la località Querce.

Sotto la cima di Montecatino, passo dalla località “Al palazzo” dove c’è una casa molto grande che fu divisa a metà dalla proprietaria in modo che potesse essere abitata sia dai contadini che lavoravano nei poderi, sia dalla padrona stessa che si chiamava Brama. Si narra che la Signora che era una donna molto bella e di facili costumi, avesse venduto molti oggetti preziosi sia propri che appartenenti alla vicina chiesa tra cui una gallina con 12 pulcini d’oro! Ed è per questo che il fantasma della Signora ha continuato ad abitare la casa ed accadevano cose molto strane nell’oliveto intorno… Oliveto che ho attraversato correndo .

L’anno in cui fu deciso di tagliarlo, arrivarono i carbonari che furono fatti alloggiare in casa dove, di notte, la Brama dette loro talmente tanti pizzicotti da costringerli a dormire all’aperto! 

Un’altra volta furono appesi al soffitto degli insaccati a stagionare ed ogni mattina venivano ritrovati sparsi per terra; ed ogni giorno venivano risistemati ma sempre invano! 

Per fortuna ho corso questo percorso in pieno giorno, perché di notte, si sarebbe potuta sentire una chitarra suonare e dopo la mezzanotte addirittura il rumore di uno straccio mosso in continuazione. La Brama che lavora per scontare i suoi peccati! 

Ho usato il condizionale perché sembra che dopo la vendita della casa, questa sia stata fatta benedire e da quel giorno lo spettro della Brama non si sia più fatto sentire! Nel dubbio… Meglio scegliere altre destinazioni per i Trail notturni 

Dalla cima del colle c’è una bella visuale sulla valle del Serchio e della Freddana e si arriva a vedere fino alle Alpi Apuane, agli Appennini, dalla costa livornese a quella ligure. Questo, naturalmente, nei giorni di tempo limpido ma quando sono salito, c’era foschia e così ho imboccato l’antica mulattiera che attraversa il bosco per tornare a valle, passando da villa Lenzi, Arsina e Cappella.

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Birthday Trail di Andrea Pelleriti

Il nostro condottiero Tonno, all’anagrafe Alessandro, autore anche di un articolo su questo blog, non poteva festeggiare meglio di così il suo compleanno, organizzando un bellissimo TA (trail autogestito) Survival nel parco delle Cinque terre, nei limiti imposti dalle regole in vigore per il contenimento del Covid-19.

Un BIRTHDAY TRAIL ad anello sul promontorio di Monterosso al mare (SP) con partenza e ritorno dal Santuario nostra Signora di Sovia.

 Un TA, quindi, sui sentieri a nord di Monterosso nel parco, così non abbiamo problemi di cacciatori, tra mare e boschi ricchi di castagni e corbezzolo, resi magici sia dal tempo atmosferico (nebbia e nuvole basse) che dai colori autunnali .

 3 belle salite toste e una discesa tecnica in partenza, dove, senza grip, con le mie scarpe, ho veramente faticato a restare in piedi!

Ma ecco i dettagli della splendida mattinata.

Dal Santuario di Soviore si parte con una discesa di 2,5 km (d- 500 m), quella già citata, che ci porta nel cuore del paese di Monterosso. E senza grip risottolineao che è stato un calvario… Per fortuna l’unico di tutto il giro, perché il resto del percorso il fondo mi permetterà di correre piacevolmente. Attraversiano Monteresso, percorrendo la passeggiata che costeggia la spiaggia fino alla Statua del Gigante.
Qui inizia la prima salita, impegnativa, ma io, sono per le salite e me la godo. Da qui imbocchiamo il sentiero per Punta Mesco da dove ammiriamo la costa e ci riposiamo qualche minuto scattando foto.

Una puntata anche ai ruderi dell’Eremo di S.Antonio del Mesco fondato dai monaci Agostiniani nella metà del XIII secolo, proprio sul promontorio a picco sul mare che separa i comuni di Levanto e Monterosso e, questo, non esclude che possa essere stato utilizzato anche come punto di avvistamento e segnalazione. Il monastero fu abbandonato nel XVIII secolo.
Per noi una foto e via…


Iniziamo a correre nella parte più bella del percorso con il mare a sinistra attraverso dei mangia e bevi nervosi, impegnativi e, sopratutto, divertenti.


È così ci avviciniamo a Levanto per imboccare una salita che ci porterà di nuovo dentro il bosco… E che bosco! Tutti castagni e corbezzolo.


Qui dopo un single track piuttosto lungo ci prepariamo ad affrontare una nuova salita impegnativa a cui segue una ripida discesa tecnica con diverse radici sporgenti ma fattibile e corribile. Siamo già al km numero 16… Si tira il respiro e comincia il conto alla rovescia per il ritorno alla macchina ma….
Ci rituffiamo dentro il bosco, per scoprire che ci aspetta ancora una salita impegnativa, dobbiamo scalare e poi ridiscendere il Monte Crocettola con i suoi d+200 m. in appena 1 km ma le sfide sono entusiasmanti e aggrediamo anche questa pettata consapevoli che una volta scollinati c’è la base e sopratutto il dolce del Tonno…. 

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GiroTonno in Pizzorna di Andrea Pelleriti

GiroTonno in Pizzorna targato Survival Trail Runners … insuperabile !

Di cosa si è trattato ? Un TA (trail autogestito… questo era facile da immaginare, noi Survival organizziamo questi !) con ingredienti ben mixati tra loro … percorso di 25 km, d+ 1500m. che ci ha fatto conoscere una parte delle Pizzorne, un bel gruppo affiatato di “cinghiali” capitanato da Alberto e Giulia, un terzo tempo ricco e abbondante ben autorganizzato grazie anche alla presenza del Tonno che è un maestro anche in questa specialità.

Ma veniamo ai dettagli della giornata.

Obiettivo Pizzorne, luogo storico, incantevole, abitato in primis da Caino che cammina, cammina, dopo aver ucciso il fratello Abele, scappò proprio qui! Stava nascosto nei boschi, proprio quelli che abbiamo percorso anche fuori sentiero e dormiva in grotte e anfratti, avendo paura degli animali selvatici e delle erbacce che crescevano rigogliose, allora come oggi.

Per noi, partenza da San Andrea in Caprile per iniziare la salita a San Pietro Marcigliano fino in Pizzorna, passando poco sotto la vetta del Monte Quercia del Papa nota per la sua fonte ,

e salendo sulla vetta del Monte Scarpiglione (siamo già a quota 810 m slm… E la foto è di rito oltre che l’annotazione sul quaderno della vetta).

Siamo carichi e motivati, ripartiamo. Prossima meta la Chiesa del Crocifisso sull’altopiano Pizzorne dove si può fare una piccola sosta per bere alla fontana e reintegrare i camel bag con acqua fresca.

Da qui rotta su Pietra Pertusa (970 m slm) , “discesa pericolosa”, un bel tratto fuori sentiero per riconquistare la vetta e trovarsi a Colle Mandrione (969 m slm) al punto di decollo dei parapendio; prima, però, una “scoperta” … La roccia incisa dai viandanti ad inizio 1900… Si narra che in zona, una sera, Caino vide Dio nel cielo che gli chiese cosa stesse facendo! Lui rispose che stava raccogliendo dei rovi tanto era disperato ed allora Dio lo incalzo dicendogli che faceva bene e che con quelli avrebbe poi fatto una corona per suo Figlio! Le Pizzorne sono al centro della storia… Forse non tutti lo sapevano fino ad ora… Ma la storia prosegue… Ed anche la nostra corsa

e puntiamo nuovamente su Pietra Pertusa per esplorare i Dolmen.

Dopo aver risostato sull’altopiano per uno Snack veloce e una bevuta alla fontana discesa di rientro passando per un sentiero “Pizzorna” ricco di sorprese. Prima gli scorci offerti dal Rio Sana e poi la cascata che si forma lungo il suo scivolare a valle, dove qualcuno ha azzardato anche il tuffo!

E poi la Vecchia cartiera prima di rientrare a San Andrea dove ci siamo lasciati andare ad un terso tempo con i controfiocchi, anche per festeggiare il fatto che non abbiamo incrociato né visto la “Forestaria” ovvero la fantasima delle Pizzorne… Che si dice sia così alta che la testa arriva a toccare le cime dei castagni e segue i passanti o si fa trovare seduta agli incroci di strade e sentieri… Un’anima del purgatorio in cerca di preghiere e suffragi! Mentre Caino fini all’inferno dopo aver vagato a lungo in Pizzorna e da lì chiese a Dio un po do conforto in virtù del fatto che gli fu detto che faceva bene a raccogliere i rovi spinosi. Dio decise che sarebbe rimasto all’inferno le 12 ore del giorno, permettendogli di salire in cielo durante la notte e salire sulla luna a rifocillarsi. Ed ecco perché nelle notti di luna piena si vede il volto di Caino sulla luna e si usa cantare : vedo la luna, vedo le stelle, vedo Caino che fa le frittelle, vedo una tavola apparecchiata, vedo Caino che fa la frittata… Sulla nostra tavola però niente frittata ma squisiti sformati, la famosa Zizzona di Eboli e le torte lucchesi coi becchi.

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