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La passione vince su tutto di Alessandro Tonelli

Nella vita, nel lavoro ma anche nello sport ho sempre vissuto di obbiettivi.

Logicamente sempre commisurati alle mie capacità... ma sono anche un sognatore... perché alla fine non costa nulla e mi fa star bene.
Su queste pagine solitamente si raccontano le forti sensazioni che da questo sport, partendo dal viaggio, dagli amici, dai pensieri la notte prima della gara e infine il grande evento.
Questo può essere ufficiale ma anche no perché i trail più belli tante volte sono quelli che si fanno esclusivamente in compagnia di amici e compagni di squadra.
Il 2020 per le note vicende sanitarie ha portato ad annullare praticamente le competizioni più importanti della stagione. Doveva essere un anno non di transizione. Alzare l’asticella era il mio obbiettivo soprattutto nei km.
Le iscrizioni erano già partite per alcuni Trail minori ma anche per gare importanti a livello internazionale.
Dai 60 km del Mugello al Dolomiti Extreme Trail e poi GTCourmayer, la "Mountain" del Cervino e infine chiudere con la spettacolare Via di Annibale.
Niente di tutto questo.... tutte annullate ...Holy God !

Ma il Trail non è fatto solo di corse e gare,  è anche una scuola di vita dove il gioco di squadra ti aiuta comunque a crescere, soprattutto a stare con gli altri. A dividere gioie e dolori con qualcuno sempre pronto a darti una pacca sulla spalla.
Perché se in gara sei da solo e devi far conto solo ed esclusivamente sulle tue forze fisiche e mentali, nei nostri Trail autogestiti lo spirito di gruppo è fortissimo.

Questo è l’atteggiamento che mi ha fatto maturare nei Survival.

Ho voluto scrivere questo articolo principalmente per ringraziare questo gruppo .
Ricordo bene i primi Trail impegnativi dove chiudevo la coda sbuffando e soffrendo come un cane. Timoroso di essere un peso per gli altri che invece mi hanno sempre aspettato e sostenuto.
In pochi mesi ho allungato km e dislivello ed oggi per me è un motivo di orgoglio essere invitato a delle uscite molto impegnative.
Così dopo l’apertura delle frontiere regionali ho gradito molto gli inviti di Riccardo e Gabriele a due Trail che fino all’anno scorso mi sarei sognato.
I test sono stati superati e l’autostima è salita vertiginosamente ma con i piedi sempre ben piantati per terra.
Bellissimo il primo trail attraverso le colline livornesi dove per 27 km ho tenuto botta ai ritmi di Riccardo che soprattutto in salita mi da dei punti. Non ho mollato un centimetro. Attaccato come una zecca 😂

Poi gli ho detto di mollarmi e così mi sono arrangiato seguendo le tracce del percorso tramite applicazioni GPS... tutte cose imparate in questo gruppo.
Alla fine ci siamo ritrovati alle macchine con 46 km fatti ( lui 50 😬 ) e tanta birra bella fresca ad aspettarci.

Poi una molla è scattata nel mio cervello ( ebbene si ne possiedo uno !! ) per scrivere questo articolo... ed è successo il 19 giugno scorso.

Meno km ma tanto DAF ( dislivello a fottere lo chiamiamo in gergo ).
E qui ad aspettarmi c’erano Gabriele e Giulia due autentici stambecchi toscani.
Mi avevano già messo alla prova una settimana prima sui miei sentieri di casa ( spero di averli fatti soffrire un pochino 😀...) ma le Apuane sono completamente un altro territorio.
Aspro, tagliente, suggestivo, complesso... gli aggettivi sarebbero infiniti.
Qui ho allenato soprattutto un aspetto importante :  la concentrazione.
Può sembrare un aspetto secondario rispetto alla fatica fisica su questo percorso davvero impegnativo.
Invece garantisco che la fatica mentale si è fatta strada molto velocemente,  perché su quel territorio non essere concentrati può essere fatale.
Quindi avanti tra salite mostruose e ferrate.
Tanta fatica ma anche tanta soddisfazione che è difficile da descrivere.
Le foto e i video che giro sono ricordi indelebili ( fra trent’anni mi piacerebbe rivederli mentre faccio una bella passeggiata in montagna 🤣) e con Gabriele, altro appassionato fotografo e cameraman,  ci sbizzarriamo scattando centinaia di foto e video.
Adesso a fine luglio mi attende la cosiddetta prova del 9 : il Camp del Mont Blanc, 90 km in due giorni e 5500 D+ insieme a professionisti del TRAIL dai quali spero ancora di apprendere nozioni per la mia crescita ( mentale e tecnica .... non fisica .... per quella rimango un piccoletto.... ma come dice il proverbio dentro la botte piccola c’è il vino buono 😉 )
Ringrazio Dio di farmi vivere a pochi minuti dal mare e a poco più di mezz’ora dalle Alpi.... con territori così la voglia di TRAIL arriva in automatico.
Spero di aver trasmesso un po’ della mia passione, e mi auguro che alla fine possa incuriosire qualcuno come è successo a me leggendo articoli come questo.

Un saluto da Capitan Tonno 🐟 🏃‍♂️

 

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Via della Lana e della Seta 2020 di Pietro Leoncini

Via della Lana e della Seta – da Bologna a Prato

Doveva essere un viaggio con mia mamma, ma si è trasformato in un’avventura in solitario. Forse la lunghezza della via, 130 km, e relativo dislivello, oltre 6.000 metri D+, l’hanno fatta desistere. Pazienza, ci saranno altre occasioni.

Giorno 1 – Bologna / Sasso Marconi prima tappa. 23 km poco dislivello.

Sono le 5 di mercoledì 17 giugno. Parto da casa a piedi e attraversando la città raggiungendo la stazione. Incrocio varie persone, chi deve ancora andare a letto e chi invece sta iniziando la giornata. Il mio treno parte alle 5.53. Farò scalo a Firenze e Prato per arrivare a Bologna alle ore 8.30 circa.

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La partenza ufficiale è da p.zza Maggiore, foto di rito e si inizia il cammino.

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Seguendo la guida e la traccia gps è impossibile perdersi, invece anche senza la presenza di Gabriele Ianett mi ritrovo nel vecchio ghetto ebraico e smarrisco la strada. Riesco a trovare via Oberdan, fino ad incrociare il canale di Reno. Da lì si costeggia tutto fino ad arrivare alla Chiusa di Casalecchio di Reno. Prima di proseguire vi consiglio di entrare in Via Giordani, da li troverete un sentiero che vi porterà proprio a pochi metri dalla chiusa, ne vale la pena. Senza fare troppo rumore, in quanto vicino a delle case, in questa area si potrebbe passare la notte in bivacco, se si arriva a Bologna nel pomeriggio, anziché la mattina.

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Ritorno sui miei passi. Attraverso il parco sotto San Luca. Passo davanti a Villa Sampieri-Talon, per poi proseguire lungo fiume, fino a trovare un ponte in ferro che lo attraversa.

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La Via si fa un po' noiosa per i miei gusti. Asfalto e paesaggio piatto. All’improvviso la Via ti porta dentro Palazzo Rossi, bellissimo e ti fa riattraversare il fiume Reno sul Ponte di Vizzano degli anni 30, affascinante.

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Questo tratto è in comune con la Via degli Dei. Il mio consiglio per arrivare a Sasso Marconi è salire a Mugnano di Sopra e poi ridiscendere. Io purtroppo ho fatto la provinciale e l’ho trovata molto pericolosa, la SCONSIGLIO.

Comunque a poche decine di metri dal ponte della A1 si scatena un acquazzone. Mi riparo e aspetto che finisca. Nel frattempo faccio il punto della situazione. Sono stanco. Affamato. E dormire nel bosco dopo tanta pioggia non fa per me. Mi prenoto una mezza pensione all’Hotel Ristorante “La bettola”, che tanto bettola non è. 45 euro per la camera+colazione e 42 per la cena, menu alla carta, forse potevo spendere meno. Totale 87 euro. Caro, ma secondo me ne valeva la pena. Domito e mangiato ottimamente.

Giorno 2 – Sasso Marconi / sotto il monte Vigese seconda tappa e prima metà della terza. 38 km parecchio dislivello.

Mi preparo con lo zaino già pronto. Faccio colazione alle 7.30 e alle 8 sono in cammino. Pure qui la Via ti porta sulla provincia, stretta e pericolosa. La SCONSIGLIO. Forse è meglio passare da Sella di Monte Mario e poi scendere da Battedizzo.

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Comunque riesco a raggiungere Sirano e finalmente tocco il bosco e i sentieri che piacciono a me. Inizia anche una bella salitona fino a Monte Bacco.

Sul crinale si alterna strada asfaltata a carrarecce e sentieri. Si percorre in parte la ciclovia della Memoria. Nei pressi di Nuvoleto mi fermo a fare merenda.

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Devio dalla traccia ufficiale per salire sul monte Sole. Il panorama merita.

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Scendo e mi trovo davanti il Monte Caprara con le suo opere difensive tedesche. La cartellonistica dice che per fare tutto il giro ci voglio 2 ore. Lascio lo zaino nascosto nell’erba e decido di seguire le indicazioni. Qui si trovano vecchie trincee e acquartieramenti tedeschi, siamo sulla linea gotica. In meno di 40 minuti risono sulla Via.

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Dopo poche centinaia di metro trovo i ruderi di Caprara di Sopra.

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Alla Scuola di Pace mi faccio riempire le borracce d’acqua. Proseguo e trovo molti ceppi commemorativi degli eccidi che si sono consumati durante la guerra.

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Monte Salvaro, dove regna il pino silvestre e poi tutta discesa fino a Grizzano Morandi, dove mi fermo verso le 15. Al primo bar che incontro mi faccio fare un panino, mi bevo una bella birretta. In paese c’è un’alimentari, dove compro qualcosa da mangiare e da bere per stasera a cena. Decido di proseguire fino a che ho voglia o non trovo un posto che mi ispira per dormire in amaca. Faccio il pieno d’acqua alla fontanella davanti alla chiesa e riprendo il mio cammino. Proseguo tra asfalto e sentieri. Incrocio anche un sito etrusco che vado a vedere, ma è pieno di erbacce non si capisce bene dove siamo i ruderi.

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Più avanti, sotto il monte Vigese trovo un bel posticino dove montare l’amaca. Mi rilasso, mangio, bevo e mi addormento come un sasso.

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Giorno 3 – sotto il monte Vigese / Vernio seconda metà della terza tappa e tutta la quarta. 32 km un bel po' di dislivello.

Mi sveglia un raggio di sole che attraversa i rami degli alberi.

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Smonto tutto e proseguo. Arrivo a Burzanella, ma il minimarket apre alle 8.30, e dovrei aspettare più di un’ora. Decido di proseguire. Appena prima di lasciare l’asfalto per il sentiero, vedo una signora che sta spazzando le scale di casa. Saluto con il buongiorno. Lei contraccambia e mi offre un caffè……che culo…..mi fermo al volo. Mi porta anche dei buonissimi biscotti. Lei è Viviana. Sopravvissuta ai rastrellamenti tedeschi. Il padre è stato fucilato dalla SS, assieme ai vicini di casa, per una presunta miccia per dinamite trovata nel suo fienile. (eccidio di Burzanella) Mi racconta della sua vita, si commuove, io trattengo le lacrime a stento. Ci raggiunge anche la cognata Fernanda. Rimango a parlare con loro per più di un’ora. Grazie Viviana. Grazie Fernanda. Dei mille ricordi in 130 km questo sarà il più emozionante.

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Con il cuore a mille e la pancia piena, riprendo il mio cammino. Attraverso campi coltivati di grano e alcuni boschi meravigliosi. Appena prima di Castiglione di Pepoli seguo le indicazioni della Via anziché il gps che ti fa passare lungo il lago di S. Maria. Pazienza. In paese mangio, faccio il pieno delle borracce e proseguo.

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Inizia una breve ma intensa salita che mi porta al Rifugio Ranuzzi –Segni, che a causa del coronavirus è completamente chiuso, anche il bivacco e pure la fontanella non butta acqua. Meno male che le tirate d’orecchio dello Ianett sono servite……ho fatto il pieno a Castiglione.

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La Via scende fino a Rasora, dove spero di trovare il circolo aperte…..invece è chiuso. Rifaccio acqua davanti alla chiesa e proseguo. Il Cammino si fa più umido e attraverso spesso ruscelli carichi d’acqua. Ci starebbe anche un bel bagnetto, ma proseguo. Incrocio l’Alta Via dei Parchi e in breve raggiungo Montepiano.

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Qui mi fermo a mangiare un panino e bere una birretta. Esco dal bar e incontro per la prima volta due camminatori. Sono Stefano e sua moglie, da Torino. Dopo due chiacchiere decido di prenotare nello stesso b&b. Ci incamminiamo assieme, e per un breve tratto abbiamo lo stesso passo. Parliamo del più e del meno. Dopo poco ci perdiamo di vista e ci ritroveremo direttamente al b&b. Ceniamo tutti assieme e poi a nanna. B&b Il Pozzo di Celle, 45 euro notte, cena e colazione.

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Giorno 4 – Vernio / Prato quinta e sesta tappa. 27 km poco dislivello, tanta discesa

Mi sveglio abbastanza presto. Faccio colazione e finisco appena i miei compagni iniziano. Forse è il caso di proseguire ognuno con il proprio ritmo. Parto ed è subito salita. In una quarantina di minuti sono in cresta sul sentiero 20 nel bel mezzo del complesso demaniale Calvana. Si alterna bosco a pratoni al sole. Non scendo a Vaiano, anche se ci sono le indicazioni. Rimanendo in quota anziché 40 km per arrivare a Prato ne faccio 27. Raggiungo Monte Maggiore, mi fermo poco perché trovo tantissima gente e pure chiassosa. Raggiungo il memoriale di Valibona. Piatto “Birbone” e birretta. Mangio all’ombra di un albero. Mi rilasso.

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Dopo una mezz’ora, riprendo il mio cammino. Da qui è tutta discesa lungo un torrente in secca.

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Raggiungo la ciclabile e la chiusa sul Bisenzio. Foto di tiro. Ho un caldo bestia e mi aspettano diversi km al sole. Non vado in città, ma direttamente in stazione. Prima però mi concedo un altro spuntino.

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Avviso Lara che sarò alla stazione per le 17:30. Siamo in 5 in macchina e dopo 4 giorni di poche parole vengo investito dal chiacchiericcio. Rimando stordito. Mi ci vorranno un paio di giorni per riabituarmi alla frenetica vita di tutti i giorni

A presto Pietro

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Castel Passerino di Andrea Pelleriti

Nel trail bisesto avevo mancato per pochi metri la deviazione per Castel Passerino e da allora ero rimasto col desiderio di visitare quel che resta di questo avamposto quattrocentesco sulle colline sopra Cerasomma. Il Covid-19 ha fermato per un paio di mesi le scorribande nei boschi che, per fortuna, dal 4 maggio, in solitaria, si possono riprendere. Così ho fatto rotta su Castel Passerino e la Polla del Bongi, in solitaria. La mia prima piccola esperienza trail in solitaria, sicura e ben gestita grazie ai consigli e le app che i compagni del Survival Trail runner mi hanno trasmesso e insegnato a usare.

Sono partito da casa, in verità con l’idea di fare una cosa diversa ma poi il richiamo del bosco è stato forte. Ho fatto rotta su San Donato e Meati e da qui sono entrato nel bosco, percorrendo un sentiero corribile ma reso insidioso dalle numerose MTB che ho incrociato sfrecciare in discesa. Questo, in effetti, è l’unico neo della mattinata che nn solo nn mi è piaciuto ed ha, per fortuna solo in parte, rotto l’incantesimo e la magia del sentiero e del bosco ma mi è sembrato pericoloso perché in un paio di occasioni me le son trovate davanti all’improvviso su una curva.

Castel Passerino è una fortificazione sul Monte Romagna che risale al Medioevo ed era strategica perché dominava sia il versante lucchese che pisano. Si trova vicino alla Rocca di Riprafatta ed aveva una torre centrale racchiusa in due cerchia di mure concentriche Fu demolito nel 1313 per ordine del condottiero pisano Uguccione della Faggiola; ricostruito da Castruccio Castracani nel 1337, invaso dai pisani e incendiato nel 1394, fu poi abbondonato agli inizi del 1400.

Ho trovato tanti rovi e pietre e quel che resta della torre ma ne è valsa la pena correre fin qua, anche solo per vedere il panorama della vallata circostante.

Sarebbe interessante tornarci di notte magari a luna piena anche se c’è da stare molto attenti perché si rischia di incappare nel fantasma dal mantello nero. Si credeva che in quella zona fosse stato nascosto un tesoro ed il fantasma fosse il suo custode! La leggenda narra di un guerriero che arrivò ai piedi del castello con dell’oro nascosto una sacca di cuoio. I soldati di guardia al Castello lo accolsero, lo ospitarono, fecero ubriacare e uccisero per derubarlo; dovettero però nascondere il bottino perché altri avventori si avvicinarono al castello; in realtà erano milizie nemiche pertanto inizio la battaglia. I soldati di guardia al Castello morirono ed il tesoro non fu mai ritrovato e il fantasma del guerriero è sempre rimasto li a vegliare sul suo oro.

Si dice anche che presso il castello ci fosse una cappella con una fessura buia, profonda e puzzolente che conduceva all’inferno! ma io non l’ho trovata, forse è rimasta schiacciata dalla torre ?

Finita la mia visita a Castel Passerino riprendo a correre sul sentiero finché non trovo il bivio che conduce alla polla del Bongi ma purtroppo non c’è acqua da bere.

Proseguo così la mia corsa nel bosco finché non incrocio la strada di Meati sbucando proprio davanti ad una edicola di culto lungo la strada; non capisco quale sia la ragione per cui è stata costruita proprio li, chissà forse, come narrano le leggende che ruotano intono a queste “casette di culto” per ricordare eventi inusuali come le rose sbocciate nella neve, o l’acqua che fuoriesce da rocce secche, oppure insetti d’oro, o musiche che incantavano i viandanti. Bello correre in un ambiente così ricco di verde e leggende!

https://pellerun.home.blog/2020/05/11/castel-passerino/

Altro trail corso in zona: Trail bisesto… Trail funesto

https://pellerun.home.blog/2020/03/18/trail-bisesto-trail-funesto/

Buona lettura !
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Prato a Sigliori & parole d'oro di Andrea Pelleriti

Parole d'oro

Prima di entrare nel vivo, il percorso è stato corso prima delle restrizioni che si sono susseguite a partire dall’8 marzo a causa del dilagare della pandemia Covid-19, quando si poteva correre, più liberamente purché ad almeno un metro di distanza come abbiamo fatto.

Premessa d’obbligo, ed ora entriamo nel vivo.

Ogni sperimentazione necessita di un grande partner, complice, capace di capire, interpretare, suggerire e sapersi divertire. Oggi la sperimentazione è dell’app per muoversi nei boschi, scoprire nuovi percorsi e viverli minimizzando il rischio di perdersi. Il socio non poteva che essere Fabrizio, la persona che mi ha fatto scoprire i boschi correndo.

Il percorso scelto? Uno trovato nell’app, tracciato da una persona che non conosco ma che lo ha fatto in modalità tracking e lo ha messo a disposizione di tutti (e di questo lo ringraziamo). La zona, inoltre, è nota per i bei panorami, il percorso non troppo impegnativo ed inoltre, nel caso in cui non si riesca a districarsi con l’app, ci permette di orientarci ed, in qualche modo, venirne fuori senza traumi.

L’obiettivo è seguire la traccia per raggiungere da Guamo/Badia di Cantignanoprato a Sigliori (noto e chiamato anche prato a Sillori) e poi scendere alle parole d’oro.

Non resta che mettersi in marcia.

1 metro di distanza, per rispettare le distanze anti contagio covid-19

Dopo la foto di rito, prima di partire, per sdrammatizzare la situazione Coronavirus, lasciamo la chiesa di Guamo percorrendo in direzione Vorno la via omonima che lasciamo per il sentiero Badia-Vorno che costeggia il Rio Vorno fino a Via Boccaccio e alla Via Vorno. Passiamo così sotto la collina dei sette venti nel territorio tra Badia e Guamo dove si trova una campana tutto d’oro, secondo alcuni…. Secondo altri, invece, un vitello d’oro!!! La tentazione di toccarli con mano è fortissima ma il problema è che a guardia sembra ci sia un grosso toro di fuoco che appare ogni volta che qualche curioso si avvicina al luogo dove è nascosto il tesoro. E così nel dubbio e sopratutto per non rischiare, decidiamo di non fermarci e tirare dritto per Vorno.

Rio Vorno

Arrivati alla chiesa di Vorno si imbocca e percorre per qualche km la Via di valle che sale e corre sotto la cima del colle Dreon (300 m. slm). Continuando a salire, la strada diventa sentiero e seguiamo le indicazioni per Stanghetta che raggiungiamo.

Qui mi soffermo ad osservare una Marginetta, c’è ne sono diverse intorno a Vorno. Sono edicole di culto situate, come questa, lungo le strade, spesso oggetto di leggende. Si narra costruite per ricordare rose sbocciate nella neve, acqua che fuoriesce da rocce secche, insetti d’oro, musiche che incantavano i viandanti. Bello correre in un ambiente così.

La carta militare della Zona

Marginetta sulla Salita per Stanghetta

Superata la Marginetta, passiqmo il monte Zano (460m.) e arriviamo a Sigliori.

A prato a Sigliori prendiamo un bel single-track denominato “strada per prato a Sigliori e lungomonte”, corribile anche se stretto tra gli arbusti. Da qui si gode veramente un bel panorama sulla valle, le apuane, fino alle cime emiliane. Scendiamo così da appena sotto la cima del monte Vallone (540 m.) finché il single-track diventa sentiero un po più ampio.

Al bivio con il MTB UP&DOWN proseguiamo dritti imboccando un altro bel single-track, il 136, così ci troviamo ancora sul colle di Dreon, paralleli al sentiero fatto all’andata ma più bassi.

Stiamo già rientrando ma le sorprese di questa magica esplorazione non sono ancora terminate. Infatti, continuando a scendere incrociamo il sentiero dell’acquedotto di Guamo che imbocchiamo per arrivare alle parole d’oro che è la seconda metà di questa giratina. Certo l’app è favolosa, é veramente paragonabile al navigatore che usiamo in auto. Non guida parlando, nn dice gira a destra o sinistra o ti indica il nome del sentiero, va saputo leggere e permette non solo di conoscere il punto esatto in cui ci si trova ma indica con una precisione estrema anche dove si intersecano i vari sentieri così da consertiti di imboccarli sapendo sempre verso dove stai dirigendoti.

Dunque dal sentiero dell’acquedotto rincrociamo il MTB UP&DOWN che, stavolta, imbocchiamo fino ad arrivare all’acquedotto che ci fermiamo ad ammirare.

Sorso d’acqua, qualche foto e via… Corriamo sotto le arcate del Nottolini fino alla chiesa di Guamo, chiudendo così questa memorabile giornata.

Alla prossima! https://pellerun.home.blog/2020/03/23/prato-a-sigliori-parole-doro/

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Assassin’s trail ring di Andrea Pelleriti

Survival Assasin's ring 23-02-2020

Un bel Trail Autogestito capitanato dal mitico Salvo, per gli amici Mastino, oggi (23 febbraio 2020) l’assassino!

Ci siamo ritrovati alla valle Benedetta (LI) con GiovanniPadre DefPietro con l’intento di fare 2 anelli di 13 Km cadauno, per un d+ 900 m. in una zona che mi ospita per la prima volta. Il primo giro per vedere Colognole Parrana, mentre il secondo verso l’ eremo della Sambuca. La curiosità di esplorare queste zona in modalità Survival è forte e sono motivatissimo. So di essere con dei compagni di grande tempra e velocità e, per me, nn sarà facile stare al passo ma so anche che faranno di tutto per farmi sentire a mio agio e mi aspettaranno.

Pronti per partire, guardiamo il mare che si intravede in lontananza e nasce la voglia di far rotta su Calafuria… Ed allora, via! Cambio di programma, traversata e un susseguirsi di sali e scendi di colline fino a calafuria 🌳… Fantastico! Anche questo mi piace… Certo però a occhio a croce saranno 30 km e nn so che dislivello, ma fa niente, andiamo!

Alla fine è stato veramente un gran bel TA, duro, per me gli ultimi 3/4 km sono stati tosti da percorrere; l’assassino ci è veramente andato vicino a farmi fuori… ma ho la scorza dura e ho retto il colpo… ero sfatto ma esperienza magnifica coadiuvato da persone che nn solo mi hanno aspettato quando restavo indietro ma mi hanno aiutato dandomi piccoli e grandi consigli per migliorare il mio approccio a questo sport. Consigli semplici ma importanti, fondamentali, da come legare meglio le stringhe delle scarpe a come affrontare le discese, ect. Fantastici!
… 🏃‍♂️🏃‍♂️🏃‍♂️ via! Partiti per il sentiero denominato “tiro con l’arco” fino al Rio Maggiore che abbiamo percorso fino a prendere il sentiero “cerchione”. Siamo saliti fino a riprendere la Via valle Benedetta, giusto per attraversarlo e imboccare il “bilancino”, poi “ponte del diavolo”, la strada per a Popogna e da lì lo 02 e il “marcio Dh” sotto poggio Sperticaia (300 m. s.l.m.). Ecco al sentieri tagliafuoco Castellaccio-Palazzine che , percorre fino ai “Partigiani” che ci porta dritto 🐗 al Castellaccio.

Ripreso fiato e via di nuovo.

Si imbocca il “paradiso”, “frassino”, per arrivare alla tenutissima salita dello tsunami, siamo a 10 km dalla partenza (100 m d+ 40 m, 39%… dicono più dura del vertical Faeta che è 37%) dove, x fortuna, non solo c’erano le corde x salire 🧗‍♂️,ma anche il supporto morale di Padre Def e i consigli tecnici di Salvo, 😉… Io sono cotto… Aiuto! Gel energetico, un attimo di riposo, concentrazione, innesto la prima e… Via di nuovo.

“volti a”, “pinaroli”, “la storta”, “calignaia” e, dopo qualche km, finalmente, si approda alla spiaggia di Calafuria … il mare ma anche la fermata del bus… È la tentazione di aspettarlo è stata forte!!!

Foto di rito in riva al mare che assaporo con la mano, come un rito. Ma la pausa è già terminata e via, sui sentieri del ritorno… Percorriamo un tratto del Kanyon di Calignaia, poi imbocchiamo il sentiero “salsicce” , “Piagge” , “metanodotto”, guadiamo il botro delle Piagge, entriamo nel sentiero “paradiso” e siamo nuovamente al Castellaccio…

È lì, proprio davanti alla fontana, finisco la mia scorta d’acqua! Nemmeno a farlo apposta… Faccio il pieno e proseguiamo.

Ci infiliamo ancora sul sentiero dei Partigiani, per trovarci poi sul tagliafuoco diano a via pian della. Rena, un pochino d’assalto, ma nn troppo… Salvo è sempre moderato nel propinare bitume… Per fortuna, perché correre avvolto da questa natura é indescrivibile. Ecco la parola più corretta da usare è proprio indescrivibile, perché non saprei descrivere la sensazione di pienezza che da e di stacco totale dal day-by-day, una ricarica veramente totale. Arriviamo al sentiero “gatto e la volpe” e lo prendiamo, sperticaia, si guarda il timido Rio Mulino, si fa le gobbe, ancora un pezzo di 02, il “toppe secrette 1”, dopo un attimo di esitazione, ma Salvo ha costruito bene il percorso e il view ranger ci aiuta a prendere la direzione giusta che è verso il “marcio Dh” fino al Rio Ardenza che seguiamofino alla SP di Popogna da cui entriamo nel sentiero “molino bianco”, l’ “addolorata”, “Castellaruccio” per ritrovarci al punto di partenza.

È stato bello ricostruire e riviere da casa il TA, ricordare i sentieri corsi, alcuni noti altri meno mappati.

Percorso duro, affascinante in cui ho sofferto gli ultimi km … in tutto oggi sono stati 29 km, d+ 1100/1200. Non avevo mai percorso, prima d’oggi più di 22 km e mai un dislivello superiore ai 900/1000 m. in una sola uscita… Mi posso ritenere soddisfatto di aver fatto questa sperienza tosta ma 🤩 stellare e di averla fatta con questi compagni d’avventura.
E poi ? L’immancabile terzo tempo che per fortuna si era conservata fresca nel baule della mia auto e della croccante focaccia e pizzette portate da Salvo.

Grazie Survival, alla prox da #pelletrail & #pellerun

https://pellerun.home.blog/2020/03/08/assassins-trail-ring/
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Trail bisesto… Trail funesto di Andrea Pelleriti

SABATO 29 FEBBRAIO non poteva essere trascorso meglio che partecipando a un bel Trail Autogestito.

È così a Pugnano (PI) ci siamo trovati con l’obiettivo di correre per i boschi della zona. Inizialmente dovevamo andare sul Penna, 22k d+1900 o giù di lì, ma il programma è cambiato per fare un giro che ci ha permesso di scalare il monte Orma inventandoci il percorso per farlo nel mezzo al bosco. Un’esperienza faticosa ma divertente ed emozionante 🐺 capitanata da Gabriele, gran conoscitore della zona, coadiuvato da Pietro altro ultrailer di esperienza e capacità.

Nei boschi nella zona ovest dei monti Pisani

🌳 Come dicevo, dalla chiesa di Pugnano, percorrendo in parte alcuni sentieri del Penna trail Run ed in parte avventurandoci su un percorso non segnato sulle mappe 🌳 corso poco più di 26 km, d+1500.

Lasciato Pugnano da via Cavina lungo il fosso Civitina, la prima tappa è stata Ripafratta e la sua rocca. Prima di salire alla rocca, foto do rito sugli scalini della chiesa del paese e sulle orme del “00” si entra nella rocca. Era veramente tanto tempo che avrei voluto visitarla ma non ne avevo mai avuto occasione ed, oggi, anche la fortuna di trovare la porta aperta così mi son potuto togliere la curiosità di vedere come sia conservata internamente. Divorata dalle piante e così non è stato possibile trovare il cunicolo che si diceva portasse ad una stanza sotterranea dove si trovava o, forse, si trova ancora, un tesoro!

Poi sempre seguendo lo “00-lecciaia” giriamo intorno al monte Maggiore fino al monumento ai caduti e alla strada panoramica Sando Pertini, percorrendo il sentiero del Penna trail, fin qui non molto impegnativo.

Foto e direzione monte Romagna sul “106- castel passerini”, nel bosco, fitto, lasciando e rincrocoando il 106 con tratti verticali non tracciati. Percorsi immersi nella natura, nel silenzio, luoghi di pace e relax dove si sente solo lo sciambrottare dell’acqua nel camel bag, percorsi con un gruppo che si è mostrato subito affiatato e solidale.

Dopo diversi km si arriva per una via non tracciata sulle mappe, quasi sulla cima del monte Orma (455 m. slm). Ci districhiamo tra i rami e scopriamo anche l’ingresso di una grotta, anche questo nn indicata sulle mappe, nascosta dalle foglie che la rendono insidiosa e molto poco visibile.

Si dice che queste grotte fossero utilizzate per fare il ghiaccio. Sono pozzi dove la neve veniva conservata per poi rifornire Lucca durante l’estate.

Piano piano si arriva a castel Passerini ma non mi accorgo della deviazione e giro direttamente per il sentiero verso Gattaiola e perdendo così la visita alle rovine… Niente di grave, sarà la scusa per tornare in quei boschi.

Un po’ mi dispiace non aver esplorato i ruderi di Castel Passerini, ne avevo sentito parlare ma non pensavo fosse qui. Questa fortificazione nel Medioevo era in un punto strategico perché dominava sia il versante lucchese che pisano. Fu demolito nel 1313, poi ricostruito da Castruccio Castracani nel 1337, invaso dai pisani e incendiato nel 1394. Un tempo quando si viaggiava, di notte, in questa zona si poteva incontrare il fantasma dal mantello nero. Si credeva che in quella zona fosse stato nascosto un tesoro ed il fantasma il suo guardiano!

Si dice anche che presso il castello ci fosse una cappella con una fessura buia, profonda e puzzolente che la leggenda dice conducesse all’inferno! Quante cose mi perso… Devo assolutamente tornare qua.

Gattaiola, siamo appena a 10/11 km dalla partenza, c’è una fontana. Icompagni di avventura lamentano che l’acqua sa troppo di cloro ed io, avendo ancora mezzo litro della mia, decido di non fare il pieno, cosciente che ne troveremo un’altra tra 7/8 km.

Si progue in direzione Pozzuolo, si gira intorno al monte del Pino e si arriva sotto il convento di San Cerbone ma non ci fermiamo e proseguiamo su via della fornace di S. Cerbone per poi tagliare per campi verso Massa Pisana e risalire arrampicandoci sulle rocce di un sentiero sconnesso e sassoso del monte le Croci (440 m. slm) e arrivare ai piedi del Penna a S. Lorenzo a Vaccoli. Da qui si gode veramente un bel panorama sulla piana di Lucca.

Le pietre qua hanno una forma strana che ricorda la lava pietrificata ed è per questo che la tradizione popolare in questa zona ha sempre pensato che queste cime fossero vulcani. La cosa potrebbe anche essere verosimile perché ci sono delle fumarole e sorgenti calde che fuoriescono dalla montagna che però io non ho visto. E proprio qui, tra il Croce e S. Lorenzo c’è una zona circolare invasa da alberi e sterpaglie che gli anziani dicono fosse il cratere!

San Lorenzo a Vaccoli siamo a 18 km dalla partenza e trovo la fontana con cui fare il pieno d’🍶, anche perché proprio in prossimità finisco la mia riserva. Viaggio a 18 km al litro!

Giù dal monte le Croci

Si imbocca il “114-via dei bovi” che taglia il Penna, il monte le Croci e il monte Pianello.

Qui scopro una palestra dove alcuni ragazzi si allenano a scalare.

Il sentiero è immerso in un verde molto intenso; a tratti sembra di correre in una galleria che si è formata con gli alberi caduti. Puntiamo il monte Pianello, arriviamo più o meno ai 4 venti, si imbocca la strada panoramica Pertini, sotto il monte Tondo che giriamo intorno.

Infine, puntando Putignano completiamo il giro, iniziato all’andata, intorno al monte Maggiore e scendiamo nuovamente a Pugnano. In tutto un giro da 27 km d+1400/1500 m. Percorsi da ripetere, un gruppo che pur viaggiando a diverse velocità si ricompattava sempre ad ogni deviazione sotto gli occhi attenti di Gabriele e Pietro, dove ho trovato grande solidarietà e rispetto dei più veloci verso i più lenti. Una giornata ricca di emozioni, la mia seconda volta in 7 giorni oltre il muro dei 22 Km che fino ad una settimana fa non avevo mai superato.

La mia seconda volta con un d+ superiore ai 1000 m., oltretutto con così pochi giorni di distanza. Soddisfazione nella soddisfazione!

Non nascondo che ero partito con qualche doloretto muscolare e non con la piena consapevolezza che sarei riuscito a completare senza soffrire troppo.

Invece è andata bene! C’è l’ho fatta e me la sono goduta… Meglio di così non poteva essere.

TA bisesto col suo capitano

Ma la mattinata non è finita… C’è il terzo tempo col porta e condividi che rimarrà nella memoria come il TA: pizzette, focaccia, affettati, biscotti cioccolata e pera, castagnaccio, birra!!! Grazie veramente a tutti per questa mattinata

Castagnaccio del Giusti portato da Giulia e focacce, birre e affettati, un porta e condividi super

il percorso fatto

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