Cima Tauffi Trail 2015 60 km 4.000 D+ di Pietro Leoncini

Cima Tauffi Trail 2015 60 km 4.000 D+

Insieme al Ultra Trail del Mugello corsa a maggio, il CTT e’ la gara obbiettivo dell’anno. Nel 2014 feci la 35km.
Approfitto della gara per abbinare un uscita in moto con gli amici.
Partiamo venerdì mattina con moto e valigie cariche, direzione Passo dell’Abetone, passiamo Sestola, dove pranziamo e arriviamo a Fanano nel pomeriggio. Alle 16:30 sono in palestra per il controllo materiale obbligatorio e ritiro il mio pettorale. Dopo di che proseguiamo fino a Porretta Terme, sulle strade panoramiche dell’appenino, posto ideale per i bikers.Sabato mattina mi sveglio alle 5, prendo la moto direzione Fanano. La moglie e l’altra coppia di amici staranno alle terme tutto il giorno.
Sulla linea di partenza, trovo Francesco, Federico e Cristina, faranno la Light 35 km 2000 metri di dislivello, ma che di light non ha niente. Federico arriverà terzo, Francesco ottavo e Cristina purtroppo si ritirerà. Facciamo due parole veloci, ma tra tutti non siamo dei grandi chiacchieroni, almeno io di sicuro.
Alle 7 daranno lo start, e mi posiziono appena dopo le prime linee, non voglio rimanere bloccato da alcune strozzature che ci sono subito all’inizio del percorso. Puntuali si parte.
Al contrario del Mugello non ho i bastoncini, che nell’occasione mi hanno distratto dall’alimentarmi con costanza. Voglio partire molto piano e tenere un ritmo che mi permetta di stare con le pulsazioni cardiache molto basse. Forse a causa del ritmo “rilassato”, che dopo pochi km prendo una storta al piede destro. E poco dopo ruzzolo sul sentiero e mi sbuccio ginocchia e gomito. Non sono ancora sul Cimone che sono nervoso e penso gia’ ad un eventuale ritiro.
Arrivo sul Monte Cimone(2165 m slm) abbastanza fresco e riposato, tocco la statua in cima, e riparto velocemente. Ora inizia il tratto di cresta, fino al Libro Aperto(1937 m slm), spettacolare è dir poco. La giornata non è delle più limpide, ma il paesaggio mozza il fiato per la sua bellezza. Al ritiro non ci penso più, anzi ho voglia a tutti i costi di arrivare in fondo.
Proprio in cresta raggiungo Cristina. E’ in piena crisi. Mi dice che gli viene da svenire, gli offro acqua e caramelle zuccherate, mi risponde che ha tutto e mi rassicura che posso lasciarla sola e proseguire al mio ritmo. So che ha molta più esperienza di me e che sarà prudente.
Raggiungo il Rifugio Tamburri (1230 m slm), mangio un po’ di pizza e coca, un po’ di frutta varia. Ricarico le borracce, una di acqua e una con i sali. E riparto. Da qui in poi il percorso lungo si divide dal corto e per me iniziano sentieri nuovi mai percorsi.
In basso si corre in mezzo al bosco e il vento non arriva, in alto e in cresta su sentieri in pieno sole. Bevo spesso piccoli sorsi, anche quando non ho sete.
Sto ancora bene e le gambe rispondono alle miei sollecitazioni. Salgo Il Monte Lancino (1700 m slm), ridiscendo alla La Pilaccia a 1400 mt e risalgo sulla Cima Tauffi a 1798, meraviglioso paesaggio. Bevo e mangio regolarmente. Muscolarmente mi sento ok, la caviglia non da molto fastidio e le escoriazioni hanno smesso di bruciare. Ma sotto il piede sinistro sento che si sta formando una vescica. Non ho grosse alternative, tiro dritto e non me ne preoccupo.
Arrivo al Rifugio Capanne Tassoni (1317 m slm). Ristoro. Da qui in poi farò un po’ di km con un altro concorrente, non parliamo molto, ma ci scambiamo qualche battuta durante i sorpassi e contro sorpassi che avvengono frequentemente. Da quello che mi dice l’anno passato ha fatto la lunga chiudendo in 11h30’. Proprio il tempo che voglio io. Mi aggancio e mi faccio trascinare fino allo Spigolino(1827 m slm), dove nell’ultimo tratto di salita lo stacco. Mi lancio in discesa, le gambe reggono, ma anche il piede destro ha problemi di vesciche. Inizio a soffrire terribilmente. Ma averlo distaccato mi gasa. Ogni tanto mi giro per vedere a che punto è. Ho preso un discreto vantaggio. Spingo forte, forse troppo, fino al Rifugio Duca degli Abruzzi (1794 m slm). E in fatti arriva la crisi. Mi maledico per aver voluto strafare. Non riesco a mangiare cibo solido, solo frutta e liquidi.
Riparto cercando di correre nei tratti in piano. E per quel che mi riesce, anche in discesa, ma il dolore sotto i piedi e forte. Cammino tutte le poche salite che incontro.
Arrivo sofferente e completamente bollito all’ultimo ristoro, Lago Pratignano (1307 m slm). Qui trovo tutti sorridenti , mi offrono birra e salsiccia. Solo la parola “salsiccia” mi da la nausea, ma accetto molto volentieri un bicchiere di birra gelata. Mangio a forza cioccolata e frutta insieme. Mi siedo su una sedia e perdo un po’ di tempo a scazzare con i volontari, si lamentano un po’ che tutti passano alla svelta, quasi senza salutare. Ma vuoi vedere che sono messo bene in classifica?!? So’ già che chiuderò la gara sotto le 11h e sono felicissimo cosi, ma chiedo come sono in classifica, mi dicono 22° o 23°, non ricordo . Al cervello arriva la notizia con qualche secondo di ritardo, mi faccio coraggio e riparto, cercando di mantenere la posizione. Mancano 10 km, ho sofferto tanto fino a qui e mi dispiacerebbe fare lo stesso errore del Mugello, dove mi hanno sorpassato un tantissimi negli ultimi chilometri finali, perché avevo mollato di testa. Stringo i denti e cerco di correre sempre, ma non riesco.
Vengo raggiunto da un gruppo di tre o quattro corridori che vanno al doppio della mia velocita’. Provo a cogliere l’occasione e mi accodo, facendomi tirare. Funziona. Mi riprendo e riesco di nuovo a correre, sia in pianura che in discesa.
Arriviamo al campeggio, qui mi ricordo perfettamente l’ultimo tratto.
Cerco di centellinare le ultime forse. Uno del gruppo ci scappa via, lo lasciamo andare. Rimaniamo in due o tre.
Mancano poche centinaia di metri, e provo lo sprint finale. Riesco a raggiungere due atleti prima del traguardo. Le tante persone presenti in paese applaudono, mi incitano. Tocco con i piedi il tappeto rosso dell’arrivo, alzo gli occhi al cronometro 10h16’. Non ci volevo credere. Sento il doppio bip del tappeto dei cronometristi. E’ finita. Fuori sorrido e ringrazio. Dentro di me in pochi attimi rivedo ore e ore di allenamenti e sacrifici per arrivare fino a qui. L’asticella 2015 è stata raggiunta, con grande soddisfazione.
Come è bella la corsa in montagna.

Tags: Leoncini, GirisuiMonti

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