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Olympus Ultra…bisogna saper perdere. di Alessandro Tonelli

Gennaio 2025.Seguo da diverso tempo la pagina dell’Olympus Mithical Trail. Nel loro sito online scorre il tempo per l’apertura delle iscrizioni.Una gara durissima. Sono 110 km con oltre 7.000D+. Dopo la Transylvania mi ero promesso di non fare più certe gare ; ma la bellezza dei paesaggi è l’illusione di poter arrivare sulla montagna degli Dei mi ha dato la spinta per tentare l’impresa.Dopo qualche giorno il conteggio alla rovescia si interrompe e dice che la gara è stata sospesa.Scrivo agli organizzatori e purtroppo mi confermano l’annullamento della competizione. Super delusione.Quest’anno, inizio a selezionare gare che mi possano trasmettere davvero qualcosa dal punto di vista emozionale. Meno gare ma molto mirate.Il 2025 inizia con la Sila 3 Vette, poi il Chianti Ultra Trail e lo Scenic in Svizzera.Facebook conosce molto bene i suoi polli e così a furia di digitare le parole Grecia e TRAIL, ecco spuntare Olympus Marathon. Subito penso alla classica maratona nella patria dello sport. Sto quasi per eliminare la pagina, quando leggo 71km e 5550D+.Quasi non ci credo.Avviso il mio compagno di merende Florin e gli  metto la pulce nelle orecchie. Lo avviso che mi iscrivo immediatamente. A lui do il tempo di pensarci.Prenoto immediatamente il volo per Salonicco e l’appartamento a Litochoro luogo di partenza della gara.La Tessaglia e la Tracia sono zone della Grecia che non ho mai visitato e quindi quale occasione migliore di organizzare contestualmente una vacanza in zona.Nel frattempo Florin mi conferma la sua partecipazione e sono molto contento. Da un paio d’anni a questa parte i suoi miglioramenti sono cresciuti in maniera esponenziale. Il Transylvania avevamo deciso di farlo insieme ma questa volta gli do carta bianca perché sono convinto che può fare un gran risultato…sarò un buon profeta.Tralascio la parte del viaggio, anche se dobbiamo continuare a ringraziare le nostre famiglie che ci seguono in queste nostre scorribande.Il 27 giugno 2025 e’ il giorno del ritiro pettorali e pacco gara. Il villaggio sportivo brulica di tanta gente, atleti e non. Ci sono tantissimi stand sia tecnici che di altri generi. Questo ci fa capire l’importanza dell’evento. Grande partecipazione anche a livello internazionale; logicamente i greci fanno la parte del leone. Vedo gente molto agguerrita.Normalmente nelle gare, anche quelle importanti, vedo sempre tante persone che sono lì perché l’importante è partecipare, qui non ho la stessa impressione.Sono circa le 11, la temperatura si aggira sui 38 gradi ma quella percepita è la stessa della nostra macchina lasciata al sole : 42 !!Conosciamo Rigos Lazaros, classe 1961 atleta della Salewa. Ottavo assoluto lo scorso anno che ci descrive un po’ il percorso e il tipo di ristori che incontreremo in gara. Tre salite micidiali. La prima di circa 2000 metri nei primi 15 km ( si ma i primi 5 sono praticamente in piano 😱 ). La seconda più breve ma con una pendenza che si aggira sul 37%. L’ultima sarà lunga circa 9 km e ci porterà sulla cima dello Skolio a 2910 metri. La seconda vetta più alta del monte Olimpo.Anche le tre discese non scherzano.. la seconda per me sarà fatale purtroppo.Infatti già un mese prima della partecipazione a questa gara, dopo circa un paio di anni senza avere problemi, si è risvegliato il fastidio della “bandelletta”. Si tratta dell’intersezione dei tendini che partono dal gluteo e arrivano al ginocchio.In caso di infiammazione e’ praticamente impossibile non solo correre ma nemmeno camminare in fase di discesa.Prima di questa gara c’erano state delle avvisaglie, quindi per non correre il rischio avevo scritto all’organizzazione se potevo passare sulla gara da 44k.Purtroppo per motivi organizzativi non era più possibile e quindi mi sono accollato il rischio.27/6/25 ore 22.30….manca un’ora e 30 minuti alla partenza. Il cielo si fa improvvisamente nero. Mentre sto per raggiungere Florin al suo appartamento si scatena un mega temporale condito da tuoni e fulmini. Ho la conferma che Zeus esiste davvero 😅.La velocità del tergicristallo è massima. Leggo negli sguardi di Maria,Aurora e Cristina una certa preoccupazione. A dir la verità dalle previsioni meteo dalle 22 alle 23 dava due gocce di pioggia. Ma il sabato dava bello tutto il giorno e quindi cerchiamo di tranquillizzarci.Appena arrivati al Parco Archeologico di Dion, luogo di partenza della gara, come per magia il temporale sparisce. Non dobbiamo nemmeno tirare fuori dagli zaini la giacca antipioggia. Foto di rito e pronti a partire. Sulla 70k siamo in 231. Tra circa 6 ore partirà la 44 con 650 partecipanti. Poi sarà la volta della 12k e del KidsTrail. Il giorno prima si è svolta la gara del vertical, 4,5km con 1050D+. Una super manifestazione non c’è che dire. Bello anche il pacco gara con cose utili e non frivole. Maglia, calze e manicotti.Alle 00:01 di sabato 28 giugno : START 🏁Come al solito la mia gara non è preparata dal punto di vista atletico, dove vado sempre a sensazione ; ma dal punto di vista strategico ed alimentare ho sempre il sostegno di Cristina e Marco del team TRM.Il problema più grande che si può presentare in una gara del genere è la disidratazione, visto le temperature che incontreremo durante il giorno. Quindi basilare e’ idratarsi molto bene fin dalla notte.Al primo rifugio Korimilla (10km) arrivo in circa 2 ore ( il cancello si chiudeva alle 2.45 ). Bevo e faccio pipì, visto che prima della partenza,  ho bevuto 1/2 litro di acqua più un altro litro per arrivare alla prima destinazione.Dopo aver fatto i primi 10 km in compagnia, inizio ad addentrarmi nella foresta da solo. Vedo solo le lucine delle lampade frontali davanti e dietro di me.Intanto qualcuno si è già fermato e i suoi conati di vomito mi fanno salire una leggera nausea. Gli chiedo se ha bisogno… dice che poi gli passa e di non preoccuparsi. Ne vedrò parecchi in queste condizioni.La salita è lunghissima…si apre all’improvviso una radura e il mio sguardo è catturato da un cielo stellato di quelli che ti rimangono per sempre stampato negli occhi.Così raggiungiamo al 15 km il ristoro di Petrostrouga a 1940 metri… noi siamo partiti da +3 s.l.m 😁.Mi sazio con delle patatine, frutta secca e della banana. Ora un superdiscesone che affronto bene scendendo di circa 900 metri in 3 km.Arrivo al ristoro del 21km ubicato letteralmente in mezzo ad un bosco vicino ad un torrente. Mi domando come abbiano fatto ad allestirlo in quella zona impervia. Fenomenali. La signora, gentilissima, mi chiede come sta andando e dopo aver mangiucchiato qualcosa riprendo il mio cammino. Adesso il percorso ha una serie di salite e discese non troppo impegnative. Inizia a fare giorno. Sento una voce dal tono alto che sbiascica una lingua incomprensibile. Sta parlando da solo… si tratta di uno scozzese. Mi scappa da ridere e lo supero augurandogli il meglio.Poco dopo un altro quadro da museo del Louvre mi si para davanti. Sua Maestà Olimpo accarezzato dai primi raggi di sole.Questi ultimi, nella mia mente,  hanno lo stesso effetto per i vampiri. TERRORE !Il sole si alza velocemente come le temperature. Intanto giungo ad un torrente con acque cristalline dove immergo testa e braccia. Che sollievo ! Altra bella salita per arrivare al secondo cancello del 30^ km. Rifugio Krevatia. Preparazione della nuova bibita energetica, le solite patatine e un po’ di cibo.Qui il cancello era fissato in 8h15m… arrivo con una buona mezz’ora di anticipo. Adesso dicono che la prossima salita è la più micidiale perché la pendenza è importantissima. In effetti è così. Vedo sull’orologio punte vicino al 40%. Una parte e’ fortunatamente in mezzo al bosco ma l’altra è impietosamente nuda e cruda. L’obiettivo è il Picco Barbalas. Sono 850 metri in 3 km….non si scherza.Arrivo in cima dove ci sono due volontari del pronto soccorso. Vedono il nome sul mio pettorale e la ragazza mi parla in italiano. Scambiamo due chiacchiere e ci lasciamo con il classico “ Italia Grecia, una facia una raza” senza doppie logicamente.La discesa sarà altrettanto impegnativa, fatta di tornanti secchi su un terreno decisamente tecnico ed in alcuni tratti scivoloso per l’erba presente.Qui sta per terminare la mia gara. Al termine della discesa la bandelletta grida di rabbia come il suo padrone. Intanto guardo l’orologio e inizio a preoccuparmi.Forse a causa della mia preoccupazione sono convinto che il penultimo cancello ( ma il più importante in quanto corrisponde alla base vita ) del 40km sia alle 11.15.E’ una lunga strada forestale, mancano pochi km e quindi inizio a trotterellare malgrado il ginocchio. Intanto arrivano le 11 e incontro due greci che vanno al passo. Con il mio Italyenglish e il loro grechenglish scambiamo quattro chiacchiere. Loro sono già decisi di ritirarsi alla base vita, quindi li saluto per arrivare entro il cancello orario.La base non si vede ancora, ma vedo un altra salitella che mi rallenterà sicuramente. Porca miseria ! Decido allora di provare a trotterellare di nuovo per arrivare in tempo, riposarmi e poi riprendere il viaggio. Arrivo alla base alle 11.13. Due giorni dopo in spiaggia scoprirò che il cancello era alle 11.30 e non alle 11.15 🤷‍♂️ Il ginocchio fa male ma decido di riposarmi bene ( sino alle 12 ). L’ultimo cancello è al 57 km alle ore 19.Essere comunque arrivato nella mia testa con soli due minuti di anticipo alla base mi sconforta un po’. Sono talmente distratto che mangio la pasta con lo zaino ancora sulle spalle. Quando me ne accorgo dico : OK Ale, con calma. Rilassati, cambiati e poi torna a mangiare. Ci sono diversi runner sdraiati sotto il tendone allestito come deposito borse. Non ne ripartirà uno.Mentre mi cambio, cerco di mettermi delle nuove calze compressive per affrontare la seconda parte meglio attrezzato. Ma piegare il ginocchio fa male.Potrei prendere un Oki. Aspetto.Intanto verso il mezzogiorno arriva una del soccorso medico a darmi una controllata, sopraggiunge poco dopo la scopa.Non ho voglia di mollare ad un passo dalla cima ( si fa’ per dire … ci sono 9 km ). La scopa mi dice che nei prossimi due ristori non c’è possibilità, nel caso di ritiro, di far sopraggiungere un mezzo. E poi c’è la questione che una volta giunti sull’Olimpo c’è una discesa super tecnica di circa 10 km su terreno roccioso a scaglie. Quello è la goccia che fa traboccare il vaso. Sollecitare la bandelletta su un terreno del genere vuol dire chiudere la stagione a metà anno. La decisione è durissima da accettare. Poi penso che l’ultimo mio ritiro risale al 2019 nel Trail del Chianti e me ne faccio una ragione. Il giorno dopo mentre passeggio in spiaggia il mio sguardo è sempre rivolto lassù.Zeus stai tranquillo che l’anno prossimo vengo lassù a chiedere spiegazioni..dovrai essere molto convincente. Non mi piace lasciare le cose in sospeso 💪PS  : Ho un futuro da veggente. Prima della gara faccio un pronostico a Florin dicendogli che chiuderà la gara in 13he30m….arrivera’ con un minuto di ritardo 😅Grande Teo ( la mia creatura 😂 ).

 

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Sila 3 Vette…”Sfida te stesso” di Alessandro Tonelli

Erano diversi anni che puntavo questa gara, ma un po’ per la distanza un po’ per il tipo di gara da affrontare nella modalità orienteering ( solo con l’ausilio del sistema GPS ), l’incertezza regnava sovrana.

Ma l’attrazione era forte per questo Trail, unico nel suo genere.

Completamente in notturna su sentieri innevati e temperature molto rigide alle quali non siamo abituati.

La molla principale però è stata quella di avere l’occasione di ritrovare un vecchio amico, che ha condiviso con me diversi anni di attività sportiva . Gianni.

Così insieme al mio inseparabile compagno di avventure Maurizio decidiamo di contattarlo. È novembre.

Ormai è qualche anno che Gianni si è trasferito nella sua città natale Taranto.

La telefonata dura pochissimi minuti tanto basta a convincerci di partecipare.

Cerchiamo di rosso il calendario alla data 21 febbraio 2025.

La prima cosa da fare è prenotare volo ed hotel. Data la stagione,  il costo è veramente accessibile, basta pensare che il noleggio dell’auto è costato 13 € al giorno e un Hotel quattro stelle colazione compresa 60 € al giorno… avendo una certa età ci piacciono le comodità (fa anche rima 😂).

Facciamo passare le feste ed inizia la fase della scelta dei materiali che sono richiesti nel minuzioso regolamento.

Lo slogan della gara dice “Sfida te stesso” ma bisogna comunque farlo nella massima sicurezza. Il fattore principale in assoluto sarà il meteo che potrà condizionare fortemente la gara.

Intanto l’organizzatore ci inserisce nella chat WhatsApp dedicata. Ci sono oltre 300 persone e le domande e i dubbi si susseguono ininterrottamente.

Fortunatamente abbiamo scelto per la nostra prima edizione la distanza dei 40 km. La 100 e la 260 possono aspettare 😅. Fino allo scorso anno c’era anche la distanza degli 80 km sostituita poi dalla 100.

Un azzardo per noi.

Gli amici di TRM mi preparano il piano gara che seguirò scrupolosamente alternandolo ai ristori calabresi di altissimo livello 😂.

A gennaio iniziano bene gli allenamenti del fine settimana. Subito  un bel 35 km da passo Lucese al lago Massaciuccoli con gli amici Survival Trail Runners. Poi una brutta influenza interrompe tutto per oltre due settimane. Dannazione!!! Proprio nel momento clou.

Poco prima di partire riesco comunque ad organizzare un Trail simile a quello che andremo ad affrontare. 32 km in Appennino sulla Via degli Abati. 

Si parte di pomeriggio e si arriva in serata tra sentieri innevati e un nebbione da far paura. Un percorso gestito unicamente con il GPS.

Ho l’opportunità di testare il nuovo abbigliamento che ho deciso di indossare per la gara. Ottimo il responso per le nuove scarpe La sportivaCyclon, bene anche i guanti Biotex, mentre le calze da neve Mico si rivelano un flop.

Quest’ultime verranno sostituite dalla Cimalp con ottimi risultati.

Arriva così il tardo pomeriggio di giovedì 20 febbraio dove ci attende da Pisa il volo per Lamezia Terme.

All’ora di cena arriviamo all’Hotel Camigliatello dove ad attenderci c’è Gianni.

Cena con un bel piattone di pasta e poi tutti a nanna.

Un bel raggio di sole illumina la stanza a preannunciare che oggi ad attenderci sarà una bella giornata. Previsioni meteo azzeccate.

Dopo un abbondante colazione, decidiamo di fare una ricognizione sul percorso di gara sino al rifugio del Monte Curcio. Una passeggiata di 10 km con oltre 500 metri di dislivello, giusto per scaldarsi 😅. La neve compatta che troviamo è sicuramente una bella notizia . In alcune edizioni precedenti, si sprofondava nella neve, rendendo la gara ancor più difficoltosa.

 Ad accoglierci al  Rifugio troviamo i gestori  che ci omaggiano con tre birre belle fresche. L’accoglienza Calabrese non si smentisce.

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Ritiriamo infine il pacco gara con le ultime raccomandazioni di chi organizza questo evento.Ritiriamo infine il pacco gara con le ultime raccomandazioni di chi organizza questo evento.È giunta l’ora di pranzo. Per ognuno 150 grammi di pasta, semplicemente condita con olio e parmigiano.Si torna in camera per riposarci fino alle 16. Quindi inizia la vestizione e la preparazione di uno zaino piuttosto corposo per affrontare questa notturna sulla Sila.Mezz’ora prima della partenza, fissata per le 18, ci troviamo ai nastri di partenza.Ci rendiamo disponibili a qualche intervista per le radio e televisioni locali. Sulla nostra distanza partecipano 80 atleti. Il freddo inizia a farsi pungente ; la corsa parte con circa 20 minuti di ritardo per attendere il politico di turno.Lo spettacolo pirotecnico e’ degno delle corse più prestigiose. Sulle note di “ Nelle tue mani” di Bocelli si parte.Biciclette con delle ruote pazzesche, zaini importanti con gli sci attaccati dietro, qualche cane che accompagnerà i propri padroni lungo le piste nella versione Trail Dog. Il Sila 3 Vette si compone di diverse discipline che richiamano atleti da tutta Italia e non solo.La parte del leone a livello numerico la fanno gli atleti del Trail sulle distanze 100 e 40 e 21 km. Stanotte il clima è dalla nostra parte. Freddo si, ma sotto un cielo coronato di stelle.I primi chilometri sono fondamentali per scaldarsi. Arriviamo al primo ristoro con largo anticipo, avvantaggiati da un terreno bello compatto che ci consente di correre.Al secondo ristoro ci accoglie un bel rifugio riscaldato con tante buone cose da mangiare.. Gianni non si tira indietro e azzanna un bel panino con il capocollo 😅.Il tepore è l’atmosfera gioviale sono come il canto delle sirene… ma bisogna proseguire !

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Si scende dall’ impianto sciistico e il grande bosco ti inghiotte. Si scende dall’ impianto sciistico e il grande bosco ti inghiotte. Le nostre frontali squarciano il buio pesto ed il mio telefono inizia a fare le bizze visto le basse temperature.L’organizzazione ha ragione a sconsigliarlo.Se non avete un GPS professionale bisogna almeno scaricare la traccia sul proprio orologio.Senza quello rischi di perderti in un territorio vasto e pieno di insidie.La seconda parte è quella più dura, con una salita lunghissima, che ti porta nel punto più alto del percorso a circa 2.000 metri.Non c’è vento, le scarpe scricchiolano sulla neve mentre ci dirigiamo all’.ultimo ristoro. Bisogna guadare un torrente largo una decina di metri.  C’è chi si infila delle ghette tipo stivali come i miei e chi si arrangia con dei sacchetti di plastica fino a sotto il ginocchio. Mancano ancora una decina di km e farli con i pedi bagnati a quelle temperature non è certo consigliato.Sono circa le 01.00 quando raggiungiamo l’ultimo ristoro.Un ricordo indelebile la zuppa di fagioli, salsicce con rapini  e crostata al cioccolato.L’orario non aiuta 😂. Mi adeguo alla crostata ;ma prima due belle fette di pane ed olio.Ci attende l’ultima salita. I gruppi di corridori sono ampiamente divisi. Il nostro è compatto perché avevamo deciso di partire ed arrivare insieme.Un lungo viaggio nella notte durato circa 8 ore. Una sfida particolare con se stessi. Un distacco dall’agonismo più accanito e intriso di un nuovo piacere nel praticare la corsa, che diventa più esplorazione e scoperta, che prestazione.Arriviamo al traguardo che sono circa le 02.30… non ci sono né applausi e ne fanfare ma il calore di una comunità che ci mette un impegno fuori dal comune per organizzare questo evento.

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Birra e rinfresco finale accanto alle stufe della stazione di posta Ndut ( acronimo di Birra e rinfresco finale accanto alle stufe della stazione di posta Ndut ( acronimo di “Norman Douglas Ultra Trail”)Un viaggio di 1280 km che lo scrittore Norman Douglas fece nel 900 e che si trova scritto sul libro Old calabria. Il libro già di suo rappresenta la bibbia del viaggiatore che intende scoprire la vera Calabria.Infine un grazie di cuore  a Giuseppe e Mara ( organizzatori ), Saverio la guida ambientale che nei giorni precedenti la gara ci aggiornava sul campo delle condizioni del terreno ed infine al meteorologo di cui non ricordo il nome. Anche lui sempre preciso e puntuale a dare informazioni.Chiudiamo questa bella pagina,  ascoltando il servizio su StudioAperto delle reti  Mediaset, che dedica un servizio di un paio di minuti a questa manifestazione. Descrive questo territorio come il Far West Canadese ma invece sono i paesaggi appenninici meno noti del sud, fra località dai nomi fiabeschi come Monte Scuro, l’Antica Filanda, i Giganti della Sila…ogni ristoro diventa una festa di sapori locali e rifugi accoglienti..questa è Sila 3Vette.Ora vediamo di fare un pensierino alla 100… chissà.
Capitan Tonno

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Ultratrail Tour du Mont Blanc di Riccardo Ageno

UTMB

Ultratrail Tour du Mont Blanc.
Una gara che ricorda le gesta di Marco Olmo, le vittorie di Kilian Jornet, il record di Jim Walmsley.
La gara. Quella che bene o male, tutti i corridori che fanno lunghe distanze, almeno una volta hanno avuto nei loro pensieri.

Non si entra con faciltà a Moria…no scusate a Chamonix. Per poter partecipare alle gare dellUTMB bisogna prima fare delle gare qualificanti e poi sperare nel sorteggio. Ci vorrebbe un altro articolo intero su come funziona tutto il sistema, ma andiamo avanti e diciamo che dopo 2 anni di tentativi, al terzo, a gennaio, mi è arrivata la fatidica mail con scritto YES.

YES significa che a fine agosto ti tocca. Significa che avrai da correre 176km e 9990m di dislivello.
Veloce veloce: otto mesi di preparazione. Chianti Ultra Trail, Mugello Trail, Lavaredo Ultra Trail come ultimo lungo e tanti tanti km di giorno, di notte, ed entrambi. Rifinitura in val Gardena durante le ferie con la famiglia et voilà…mercoledì 28 agosto si parte per Chamonix!

Con me in Francia ci viene Giulia, donna martire che decide di spendere i giorni del suo compleanno a fare assistenza a me in giro per le Alpi ed una volta arrivati a LesHouches, dove abbiamo trovato un carinissimo appartamento a metà dei prezzi normali che si trovano in valle, facciamo lultima rifinitura di corsetta su un anello intorno a un laghetto ed in un bosco sotto casa, dove scopriamo che ci sono tre o quattro aree attrezzate per fare il barbecue. Attenzione: questo particolare è molto importante per il post gara. Finito UTMB faremo la brace per festeggiare!

Il giovedì è giorno di ritiro pettorali e inizio dello studio dei vari luoghi dove devo andare io, dove dovrà andare Giulia e di come funzionano i trasporti per levento. Giustamente, lorganizzazione, per evitare carovane e macchinate di assistenti che creerebbero casini assurdi per la strada, ha chiuso laccesso alle auto ai vari punti di ristoro della gara, e chi vuole raggiungerli può farlo solo usando i bus messi a disposizione dallorganizzazione. Questa parte di studio ci ha portato via qualche ora al tavolino, perché Giulia ha dovuto incastrare ogni trasporto coi miei probabili orari di arrivo, e dopo un po’ di decisioni avevamo fatto il piano per lei (che non sto a scrivere perché sennò ci vuole unaltra storia di trail).

Veniamo al giovedì: Chamonix è già in festa da giorni. Casino, corridori e accompagnatori da tutto il mondo.
Il ritiro pettorale va prenotato online con lorario per evitare le code, ed infatti ci metto tipo 5 minuti per prendere il pettorale, organizzazione micidiale che non sbaglia un colpo.
Inizia il giro dellUTMB village: una roba megagalattica, con tantissimi stand di materiale tecnico, delle gare che collaborano con UTMB, di produttori di cibo e alcolici locali. Bellissimo, ma potenzialmente pericoloso: tra una roba e laltra, finiamo di fare i nostri giri abbondantemente dopo le 14, siamo stati 5-6 ore a camminare, e domani c’è da fare la gara quindi è meglio riposarsi, andare a casa e iniziare a preparare tutto il materiale per la gara.

Piccolo riposino e, mentre Giulia è in stato di morte apparente nel letto fino allora di cena, inizio a preparare tutto.
Visto il caldo del giorno, lorganizzazione ha attivato il kit per il caldo che va ad aggiungersi al kit normale del materiale obbligatorio: dovremo portare il mitico cappellino sahariano (inutilissimo visto che odio correre coi cappelli che tappano la testa) e due litri dacqua. Quindi lo zaino viene riempito come da programma, con il posizionamento della roba nel modo testato più volte durante questi otto mesi di allenamento, aggiungendo alle due borracce da 600ml una borracciona comprata online da 750ml che da ora in poi verrà chiamata per comodità “Il Mostro”.
Dopodichè, vengono preparate 4 borse, corrispondenti ai ristori dove Giulia potrà venire a farmi assistenza più il cibo con cui parto e che non carico nello zaino. È tutto programmato: Giulia sa a che ore dovrà venire nei vari ristori, cosa deve portarmi, cosa mi potrebbe servire. Insomma ha uno zaino da 30 litri che esplode di roba. Non resta che cenare e andare a dormire per affrontare il venerdì.

IL GIORNO DELLA GARA

Venerdì mattina scorre veloce. Giulia va a Chamonix a portare lauto che le servirà di notte per tornare a LesHouches, io continuo coi preparativi e con le smanie. Controllo tutto, ricontrollo tutto, vado a camminare un pochino perché in casa sono una bestia in gabbia.
Pranzo veloce, unoretta di sonno e si va a Chamonix perché c’è da prendere posto.
Place Triangle de l'Amitié si riempie velocemente, già alle 16 iniziano ad arrivare i primi corridori e con Beppe e Farida, anche loro partecipanti, abbiamo deciso di piazzarsi a sedere poco dietro alla transenna che divide i top player da noi esseri umani verso le 16.30.
Fa caldo, pian piano la piazza diventa sempre più affollata.
Le gambe tremano, per la prima volta. Sarà la posizione scomoda o sarà che non ho mai fatto 176km in vita mia e non so cosa succederà?
Sono passate da poco le 17.30 e tocca mettersi in piedi perché…boh si alzano tutti.
Iniziano ad arringare la folla, in francese ed in inglese, ed ogni tanto in italiano.
Nonostante il tempo piano piano scorra verso le fatidiche 18, non so, ora non ho tensione addosso, non sono nervoso, ho solo tanta voglia di partire, tanta determinazione e sono quasi in una sorta di tranche agonistica, dove mi godo il momento, dove cerco di ripassare mentalmente i vari punti e passaggi, dove mi sento piccolo piccolo in mezzo a 2700 corridori e nel delirio di una folla di credo 70mila spettatori che sta iniziando letteralmente a ruggire ad ogni sferzata dello speaker.
Stiamo per raggiungere lapice del casino. Partiremo con 2 minuti di ritardo.
Iniziano le note di Conquer of Paradise” di Vangelis, e chai voglia, ne hai tanta.
Sembra di essere quando, ne Il Gladiatore”, Proximodescrive il boato crescente del Colosseo.
Sale.
Sale.
Sale.
18:02. VIA! Si parte. Eun tripudio. Urla. Campanacci. Trombe da stadio. Sembra di essere alle Olimpiadi.

Inizia UTMB 2024.

LA PRIMA NOTTE

I primi 8km sono praticamente in mezzo alla folla. Prima su asfalto, poi su sentiero ondulato, quasi un riscaldamento: scorrono in circa 50min perché limperativo è andare piano, arriviamo al primo ristoro di LesHouches dove c’è solo acqua e bibite. Ricarico al volo una borraccia giusto per rimanere con le due borracce davanti piene. Per ora il Mostro” resta vuoto, tanto non fa caldo e stiamo andando verso la notte.
Da LesHouches si comincia la prima salita, e non è neanche poco ripida: si va verso larrivo della telecabina Prarion” sopra al Col de Voza (1800) ed in circa 5km ci spariamo i primi 800m di dislivello. Il passo che tengo in salita è e sarà tranquillo, perché la camminata in salita non è un mio punto forte e perché non ha senso spingere ora quando c’è da fare 100miglia.
La discesa verso Saint Gervais, primo vero ristoro della gara, è facile, quasi tutta su prato-sentierino, e io invece qui vado, supero circa 200-300 persone che invece sembrano correre sugli spilli perché non sanno andare in discesa, e con la pausa per mettermi la frontale in testa in 3h11 sono al 21km, con ben 49min di vantaggio sul cancello. Primo dei tantissimi giri inutili in paese, una specie di passerella di 2-3km su asfalto prima e dopo lentrata nel ristoro, dove Giulia mi aspetta dietro ad una transenna per incitarmi.
Anche a Saint Gervais la sosta è giusto il tempo per riempire le borracce e si riparte.

Non saliamo molto, circa 4-500m in 10km fino a LesContamines. È un pezzo che sa di poco: un po’ tra i campi, un po’ nel bosco, tutto al buio perché ormai è notte inoltrata. Poco da raccontare qua, in 4h50 arrivo a LesContamines (30km), rosicchiando altri 20min di vantaggio sul cancello e qua Giulia può fare assistenza.
Abbiamo calcolato di fare i primi 30km con una riserva di cibo e poi aggiungere altro cibo dopo questo ristoro, cibo che dovrà arrivare all82km dove mi aspetta la base vita di Courmayeur. Esempre qui che tolgo dallo zaino la maglia termica di lana a maniche corte e la piazzo a pelle, sotto alla maglia Survival: saliremo fino a quasi 2600, e non voglio sorprese.

La prima parte della salita verso il ristoro del 40km è ancora tranquilla fino allarrivo nel caratteristico tunnel di luci di Notre Dame de la Gorge, poi inizia a fare sul serio diventando più ripida. Una volta usciti dagli alberi arriva la prima delle immagini spettacolari: la sagoma nera del Col du Bonhomme con sul suo costone un enorme serpente di luci, la maestosa colonna di lampade frontali dei 2700 corridori che affrontano la prima salita lunga della gara; ti guardi avanti e c’è il serpente, ti guardi indietro e c’è ancora il serpente. Tu ne fai parte, tu sei lì dentro.

Tuttavia, non hai nemmeno il tempo di gongolarti di tutto questo splendore, che arriva lora di fare i conti col buio della notte. Fa freddo, e più si sale verso i 2500m della croce del Col du Bonhomme e più si alza un vento infame che farà fuori tanti concorrenti. Al ristoro di la Balme (40km) arriva lora di coprirsi bene bene. Maglia termica a maniche lunghe e antivento. Meglio, ma forse un pochino in ritardo. Non so se ho fatto troppo tardi, o se davvero non sopporto le zuppe Naak, fatto sta che mi porto dietro fino al giorno inoltrato una sensazione di leggera nausea che rompe le scatole; non così forte da fermarmi, ma abbastanza noiosa da rallentarmi quando provo a spingere. Vabbè, si va avanti e si inizia a scendere verso lesChapieux(51km), dove recupero un bel po’ di tempo e mi riscaldo correndo una discesa lunghina ma abbastanza facile e passo il cancello con più di 1h30 di vantaggio. Va tutto come previsto, per diminuire la nausea dato che da mettere nel brodo hanno solo il riso, ci metto un bel paio di fette di pane e mi riempio lo stomaco con roba calda e sostanziosa.

Cinquanta chilometri, altra salitona di 1000m di dislivello. Andiamo verso Col de la Seigne (2515m) e poi verso il punto più alto di tutta la gara, dopo una piccola discesa, fino ai 2570 del Col PyramidesCalcaires. Sorge il sole, laria piano piano si scalda, io nel frattempo mi sono messo pure lantipioggia per contrastare il freddo, ed il passaggio del confine tra Italia e Francia (su sassaiole noiose dove si cammina e si corre malissimo) è linizio di una piccola rinascita.

Il ristoro di LacCombal (70km) è più che una formalità dove inizio a rispogliarmi perché la temperatura sale; la risalita allArete de Mont Favre (2450) è una bella spaccagambe che però va superata nonostante le piccole nausee ad ogni tentativo di spinta, perché dopo inizia il discesone verso l82km, Courmayeur, la base vita, il primo vero step da superare in questa gara durissima. Ad un certo punto della salita verso il montFavre ho staccato Farida, non lho più vista e sono andato giù a Courmayeur.

COURMAYEUR

Larrivo al celebre palazzetto di Courmayeur avviene dopo lennesimo giro inutile nelle strade del paese, ma è sinonimo di metà gara (anche se metà non è), di base vita, ed è loccasione per rivedere dei volti amicidopo una notte all’addiaccio (Giulia e Beppe, ritiratosi a LesContamines).
La tattica di gara deve aspettare qualche istante perché il caldo è diventato intenso, lultima salita e lultima discesa lunga e tecnica mi hanno un po’ frullato, e mi siedo un po’ frastornato mentre Giulia mi tira fuori il cous-cous a brodo sapientemente preparato per evitare di perdere tempo in fila al ristoro.

Mangio, resoconto al Bussino che mi dice di non farsi prendere dal panico per la sensazione di stanchezza perché è un semplice calo dovuto ad una notte insonne. Mi cambio con vestiti asciutti, levo il sudicio e mi metto di nuovo la crema sui piedi.
Prima decisione: da ora in po’ basta con le zuppe della Naak. Han dato noia al mio stomaco alla LUT, han dato noia stanotte. Anche se in allenamento le ho sempre tollerate bene, lascio tutto a Giulia e carico più carboidrati semplici da sciogliere nelle borracce invece di quei papponi: lacqua di una delle due borracce sarà sempre dolce e limonosa, ma per lo meno è un gusto che non mi dispiace e soprattutto non mi da noia.


Dovrei stare mezzora da programma, ma purtroppo perdo un po’ di tempo perché devo ricaricare lacqua (e stavolta pure il Mostro perché fa caldo) e perché, da buon coglione, mi scordo di riprendere la borsa della base vita da riportare al deposito. 42 minuti, si riparte.

ITALIA - SVIZZERA

Riparto. Vorrei essere bello pimpante, ma fa caldo.
La salita fino al rifugio Bertone è forse la più impegnativa come ripidità di tutta la gara, è lunga, è luna, ci sono quasi 30 gradi, non ti molla mai ed è ritta da far schifo.
Vorrei spingere, ma come provo ad alzare un po’ il ritmo della camminata, mi tocca fermarmi perché mi da noia la pancia. Mi supera Farida che era dietro di circa mezzora ed io le vado dietro.

A questo punto della gara arriva la prima svolta psicologica, proprio grazie a Farida. La osservo: Farida non sta spingendo a cattiva, sembra quasi che non si impegni nemmeno. Sale tranquilla ad un passo costante che non la affatica troppo, sembra quasi stia facendo trekking, eppure non si ferma mai e poi mai. Allorché mi chiedo: ma perché non provi a salire tranquillo come lei?
Mi metto al suo passo. Tic-tac-tic-tac, si chiacchiera io e Farida. Zero nausee, non mi fermo, prendo un passo quasi trekking che però si rivela efficace. E allora chissenefrega! Arriviamo al rifugio Bertone provati ma non distrutti. Almeno, io. Farida si mette un po’ giù a sedere allombra mentre io ricarico le borracce e bevo la coca-cola finta dei ristori. Ripartiamo insieme direzione Arnouvaz (101km).

Inizia una balconata sul massiccio del monte Bianco, tanto bella come paesaggio quanto superpallosa come sentiero: 12km di mangia e bevi ondulato praticamente infinito, che sarebbe un buon modo per far girare le gambe e prendere un ritmo.
Allinizio ci provo, e stacco Farida che andava bene, non so per quale motivo abbia rallentato.
Peccato che sui pezzi dove il sentiero è stretto puntualmente si formino degli ingorghi a causa di quelli che camminano piano dove si potrebbe correre. Questa cosa mi ingolfa le gambe e allarrivo ad Arnouvaz ho due pezzi di legno come mezzi di locomozione. Passata definitivamente la piccola nausea, ora cho le gambe incatagnate.

Scatta la telefonata al coach Bussino, perché sta per arrivare lultima salita della gara sopra ai 2500, dove saliremo sul Gran Col Ferret (2535m), dal quale sconfineremo in Svizzera. Ho le gambe cotte, ho bisogno di istruzioni.
La salita è lunga ma è molto costante: mettiti su un passo e mantienilo. Se vuoi fermarti a riposare fallo poco, e riparti al solito passo. Dai che questa sembra brutta ma non lo è!”.
Eseguo.
Non mi fermo quasi mai, non vado su forte, ma costante. Il Gran Col Ferret viene superato in circa due ore e siamo arrivati in Svizzera. Mi fa male la gola: il vento della notte scorsa e bere dalle borracce morbide, nonostante i propoli, ha irritato la laringe e decido di prendere unibuprofene. La scelta si rivela vincente, perché nella successiva discesa mi sblocca le gambe ed io recupero tanto tempo durante la discesa verso la Fouly (115km) durante la quale, a circa 1km dal paesino, arriva lora di rimettersi la frontale.

SECONDA NOTTE

Inizia la seconda notte però per ora siamo bassi e non fa freddo. Alla Fouly mangio qualcosa e riparto per andare verso il prossimo ristoro dove finalmente potrò ricevere assistenza.
C’è un tratto un po’ noioso con una discesa lunga, uno strappo in salita nel bosco dopo aver deviato dalla strada in discesa, e poi di nuovo in discesa fino al paese di Orsiere, dal quale parte la salita che va a ChampieuxLac, un caratteristico piccolo paese in riva ad un lago dove, al 130km, c’è il capannone del ristoro dove Giulia e Beppe mi aspettano.
È passata da poco la mezzanotte quando arrivo a ChampieuxLac, sono nei miei orari ma sto iniziando a sentire che sul calcagno qualcosa non va.
Nonostante la crema, il caldo e la tantissima polvere sui sentieri mi hanno seccato i talloni ed io coi talloni secchi ho il problema che mi si aprono delle ragadi fastidiose, come dei micro taglietti, che danno noia quando appoggi il tallone.
Menomale che Giulia ha la crema. Chiudo gli occhi 2 minuti per levarmi la sensazione di sonno di dosso. Mi cambio unaltra volta, mi metto la termica e lantivento e mentre mangio ancora couscous al brodo facciamo due valutazioni.
Sono con 2 ore e mezzo di vantaggio sul cancello di questo ristoro, ed al prossimo ristoro mancano 18km con 900m di salite. Secondo gli organizzatori il tempo limite tra questi due ristori è 5 ore, quindi ne ho quasi 8 per arrivare a Trient. Son tante, la cosa mi tranquillizza e riparto bello arzillo, quasi convinto che il peggio sia passato. Mancano solo” tre vertical Faeta uno dietro allaltro da qui a Chamonix.

Mai idea fu più sbagliata. Dopo un tratto corribile di circa 5km, si attacca una salita che non solo è ripida, ma è molto molto tecnica: sassaiole, tratti dove la ghiaia ti scorre sotto alle scarpe, radici, pezzi brutti dove tocca camminare pure male per poter andare su, una salita che doveva essere una formalità ed invece è lentissima.
Dallaltra parte, una discesa peggiore che mi aumenta sensibilmente il fastidio sulla ragade del tallone, rallento. Il tratto tra i due ristori mi costa quasi 4h e 50 minuti.
Inizio in questi pezzi (ma già anche prima di ChampieuxLac) ad avere qualche segno di sonnolenza, che fermo subito con bombe di caffeina, cibo solido e soprattutto le sfleshate della mia lampada frontale, tenuta bassa per poter usufruire, alzando lintensità, delleffetto luce negli occhi per svegliarti”. Funziona.
Larrivo a Trient è forse quello dove sono più spappolato: sono quasi 5 ore che lotto con sassaiole, buio e sonnolenza ed il solito giro panoramico del paese mi fa entrare il giramento di palle. Giulia è fuori dal ristoro che mi aspetta tutta bardata per il freddo, io sono con la maglietta e lantivento. Esigo una birra per la ripresa psicologica.
Me la compra mentre rimetto la crema sul piede, una cosa che non chiude la ferita ma per lo meno ammorbidisce la pelle e rallenta la sua apertura definitiva.
Riparto, direzione Francia, seconda delle tre brutte salite.

SECONDO GIORNO

La salita verso LesTseppes, dove si fanno altri 900m di salita in circa 4km, non è assolutamente come quella precedente. È ripida, sale su a tornanti, ma è tutta nel bosco con il sentiero bello pulito. Rispetto a quella prima, è un giochino da ragazzi, e nonostante sia stanco me la faccio su costante, non mollo niente e non mi fermo praticamente mai se non per levarmi la frontale e lantivento perché ho caldo. Spunta un nuovo giorno, è la seconda alba, siamo di nuovo in Francia.

È qui che succede una cosa che va raccontata. Inizia una discesa tutta corribile e bellina, nella quale io inizio ad avere dei colpi di sonno. Mi sto letteralmente addormentando mentre corro. Rischioso, se per caso dormi mentre scendi ti ritrovano in un burrone. Meglio riposarsi.
Mi metto a sedere su un masso, sveglia sul cell di 5 minuti, gomiti sulle ginocchia, testa tra le mani e chiudo gli occhi. Mi addormento così velocemente che dopo pochi attimi il rilassamento muscolare mi fa perdere la presa delle mani sulla testa, e la sensazione di caduta mi sveglia. Andrò avanti fino alle 18 sveglio. E, dopo lennesimi 2-3km inutili per arrivare ad un ristoro che si poteva raggiungere con 300m direttamente, entro al penultimo ristoro di Vallorcine(158km).

Mancano 18km con 1000m di salita, è ormai giorno e andremo verso molto, molto caldo. Dopo aver lasciato cose superflue a Giulia, dopo aver rimesso per lultima volta la crema sul piede che per ora sembra si stia salvando, decido di riempire totalmente ogni riserva dacqua, quindi riparto con due litri ed il Mostro” pieno, temendo che lultima salita possa essere un inferno di fuoco.
E la mia intuizione è giusta. Non è una salita ma sono in realtà due salite distinte da 400m di dislivello luna, e lunica fonte è praticamente allinizio della prima salita. Nel mezzo, una discesa balordissima coi pietroni dove ogni tanto si appoggia le mani, che insieme al caldo ed alla polvere da il colpo di grazia alla ragade sul tallone che mi si apre definitivamente.
Io sto bene, le gambe ancora vanno per essere ormai oltre le 100 miglia, riesco a spingere in salita perché il tallone non appoggia e quindi non mi fa male, ma questa salita non finisce mai, è tutta sotto al sole, e piano piano lacqua sta finendo. Mi fermo e rabbocco lacqua dal mostro nelle borracce davanti, menomale che c’è il Mostro, perché altre persone salite con solo un litro non troveranno neanche un ruscellino misero da qui fino alla seggiovia della Flegere (169km), ultimo ristoro al quale, come se non bastassero km sotto al sole, si arriva spuntando in campo aperto su una infuocatissima pista da sci.

Al ristoro c’è la liberazione: le salite son finite. Sono uscito da un forno con solo tre dita dacqua rimaste nelle borracce, loro hanno degli idranti con cui ti raffreddano, ma ormai mancano solo 7km per arrivare. Sette fottuti chilometri di discesa dove il mio tallone sicuramente non apprezzerà, ma ho più di 3h e mezzo per arrivare a Chamonix, e almeno che non spunti qualcuno che mi prende a fucilate, taglierò quel traguardo dovessi arrivare senza i piedi.
La discesa la correrei anche, se non avessi il piede dolorante che mi rallenta, le gambe ancora ne hanno, e dopo unora e mezzo arrivo al fatidico ponte di Chamonix che attraversa la ferrovia.

CHAMONIX

Sono appena spuntato al villaggio, sto arrivando” è il vocale che viene mandato sul gruppo UTMB dove comunico tutto a chi mi segue da vicino.

Appena arrivato al villaggio, inizia la festa vera. C’è una folla enorme già qui, e iniziano già a urlare e a tifare per il mio arrivo.
Non sono nessuno, ma vengo accolto come una specie di eroe.
La folla diventa sempre più numerosa man mano che mi avvicino al centro del paese, il grido di incitazione diventa sempre più alto, ti spinge come se tu avessi il diavolo che ti rincorre, perché manca solo un chilometro e vedi Giulia, sullangolo che entra nel centro del paese, pronta a correre con te.
Lei parte un po’ troppo forte oh un andà troppo forte eh, un ti sto dietro” e litiga col suo cellulare, nellimpeto della corsa riesco a darle il mio per fare il video dellarrivo.
Non riusciamo a sentire quel che diciamo dalla bolgia che accoglie il mio arrivo allultima curva. Qualcuno grida Forza Italia”, qualcuno Allez Riccardo” alzo le mani al cielo.
È finita! 44h e 40min, taglio il traguardo con la folla che esplode ad ogni passaggio di qualsiasi concorrente da sotto a quellarco. Ho i brividi a raccontarlo.

Andiamo al ristoro. Giulia mi prende una birra e va a vedere gli arrivi.
Mentre bevo, prendo il cellulare, e leggo un messaggio dove Alberto si congratula per tutto quello che abbiamo passato in questi mesi.
Io ripenso ai sacrifici, ripenso ai giorni ed alle notti dove ho rinunciato ai miei figli, e penso ai miei due bambini che esultano perché nonostante tutto sono riuscito a realizzare il sogno di finire una delle gare più famose del mondo, forse non la più bella, ma sicuramente quella che ti fa vivere più emozioni.

E così scoppio a piangere come un bimbo. Lacrimoni infiniti, singhiozzi, ripensando a tutto quello che ho fatto per riuscire a finire questa gara. Non me ne frega più nulla di averci messo due ore di più, il tallone non fa più male (perchè sono seduto eh) e sfogo tutto ciò che si è accumulato in due notti dove non ho mai mollato, sempre con la testa fissa sullobiettivo, razionale e lucido. Ora non c’è più spazio per la lucidità, c’è spazio solo per la gioia, e vengono giù lacrime, ancora ancora e ancora. Giulia mi abbraccia, piano piano mi calmo con altre tre birre, e dopo larrivo di Farida ce ne torniamo col treno a LesHouches.

Avevamo comprato delle salsicce per farle nei bellissimi bracieri del laghetto per cena.
Siamo morti entrambi in un sonno profondo dalla stanchezza. Corridore e Assistente, distrutti ma felici.

Ne è sinceramente valsa la pena.
Non sarà la gara più bella del mondo (anche se vorrei vedere i cinesi dove vedono ste montagne belle dalle loro parti), ma è sicuramente la più emozionante.
La porterò sempre nel mio cuore perché quello che ti fa provare UTMB non lo provi in nessunaltra gara.

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Sulle orme orientali dell’ALVI TRAIL di Alessandro tonelli

Seconda esperienza di un nuovo format che ho battezzato “ AvventurTrail”.

Questa disciplina prevede un andatura alternata fra il trekking ed il Trail, lungo sentieri e cammini tra i più prestigiosi del panorama italiano

Scarichiamo attraverso i dispositivi le tracce da percorrere e iniziamo la parte avventurosa, visto che non le abbiamo mai percorse prima.

Le distanze sono sempre importanti, quindi cerchiamo di frazionarle in base all’ospitalità che troviamo lungo il percorso .

Il totale del tracciato prevede 110 km con circa 4.000 metri di dislivello, quindi si decide di farlo in due tappe.

Si parte da Rezzoaglio, un piccolo comune situato nella provincia di Genova, porta d’ingresso del Parco Regionale d’Aveto.

Raggiungerlo non è semplice, visto che il percorso totale non prevede un anello. Dobbiamo affidarci ai mezzi pubblici.

Prima il treno Intercity che prendiamo autonomamente da due stazioni differenti, visto che il mio compagno di viaggio sale a Massa ed io a La Spezia.

Incontro alla carrozza sei, battiamo un cinque con le mani, ed inizia ufficialmente la trasferta.

 

In treno ripercorriamo velocemente gli aspetti organizzativi con la giusta dose di andrenalina che ci accompagna in questa nuova avventura.

Intanto è arrivata l’ora di pranzo quando scendiamo alla stazione di Chiavari.

Ancor prima di comprare i biglietti della corriera, sosta ad una tavola calda, dove ad attenderci c’è una generosa porzione di penne all’arrabbiata e un riso Venere condito con pomodorini e calamari. Ottimo inizio.

Raggiungiamo quindi la stazione degli autobus dove prendiamo la corriera per raggiungere Rezzoaglio. 1h e 30 minuti di tragitto.

Ci accomodiamo su due sedili posizionati contrariamente al senso di marcia e qui avviene la prima gag del nostro viaggio 😂.

Una brusca frenata dell’autista, fa planare il mio compagno addosso ad un panzer posto di fronte a noi ; vista la stazza, l’atterraggio è morbido … fortunatamente 😅.

Dopo oltre un’ora di tornanti arriviamo a Rezzoaglio. Qui il gestore dell’hotel dove alloggiamo, ci suggerisce di comunicare all’autista se ci può fermare al bivio del Lago delle Lame, visto che la struttura si raggiunge a piedi attraverso un sentiero CAI all’interno del Parco.

Abbandonati sul ciglio della strada proseguiamo alla ricerca del sentiero che ci porterà alla Locanda delle Lame ( Hotel di charme dice un cartello 🤣 ). Struttura dignitosa ma dicitura un po’ sopra le righe 😂.

Il bosco ci accoglie bene, con il sole che filtra attraverso le frasche, su un terreno morbido e piacevole da calpestare.

Mentre ci avviciniamo all’hotel dal terreno sbuca una splendida scultura di legno a forma di serpente. Foto di rito…mi sembra il minimo.

 

Dopo circa mezz’ora ci presentiamo alla Locanda. Nemmeno il tempo di fare il check in e parte il primo boccale di birra.

Breve passeggiata intorno al lago delle Lame e via in camera a farci un riposino aspettando la cena.

Al momento della doccia ecco la prima sorpresa. Non c’è acqua calda !!

Scendo in reception e mi comunicano che la caldaia è in blocco. Il disagio non è tanto la doccia ma in cucina, dove non hanno il gas per cucinare. Pazienza… bisognerà accontentarsi di un po’ d’affettato e formaggio. Siamo in un hotel lontani dal centro abitato e non c’è soluzione alternativa.

In camera inizia ad abbassarsi la temperatura… fortunatamente c’è un bel piumone 😅.

Alle 20 però cambia tutto. La caldaia torna a funzionare… i termosifoni iniziano a scaldare…ma soprattutto la cucina è pronta a sfornare una cena coi fiocchi.

Si parte con una zuppa di cipolle. A ruota una vagonata di polenta con formaggio della Valle ( autentica prelibatezza ), hamburger e patata al cartoccio.

Ci mettiamo accanto alla stufa a pallet chiacchierando con il gestore. La struttura si trova a circa 1000 metri di altitudine, affacciata sul lago e circondata da boschi.

Stiamo per raggiungere le nostre camere quando veniamo richiamati di sotto perché il cielo ha assunto un colore violaceo.

Pazzesco… assistiamo ad un evento straordinario che ha coinvolto mezza Italia.

L’AURORA BOREALE 🤩.

La figata e’ che siamo in un posto con zero inquinamento luminoso e lo spettacolo è veramente unico.

 

Giorno 1. Lago delle Lame - Castiglione Chiavarese 52 km con 1900 metri di dislivello.

Sveglia alle 6. Abbondante colazione e sotto la protezione della statua di Cupido parte il nostro Tour.

La temperatura è fresca e gradevole. Un largo sentiero in salita ci introduce nel Parco. Dopo qualche km la nostra traccia si ingarbuglia perché il sentiero entra in una parte vietata . Nel parco d’Aveto ci sono tre laghi che accolgono la riproduzione del tritone. Si entra solo in un determinato periodo dell’anno accompagnati da guardie forestali. Quindi non se ne parla… guardiamo la mappa e facciamo una breve deviazione che ci riporta sul sentiero di gara.

Il bosco è meraviglioso… lunghe salite ci portano su un altopiano dove domina un panorama fantastico. Non incontriamo nessuno ad eccezione di alcuni magnifici cavalli allo stato brado.

Intanto si sale verso il Passo dei Porciletti che rappresenta il punto più alto del percorso (1459 mt ).

 

 

Il sentiero dei popoli Celti e Liguri prosegue attraverso faggete e prati. Verso le 11 svalichiamo nella provincia di Parma e ci viene qualche dubbio subito dissipato da una bella birra fresca nel nostro classico BeerTime ( sosta ormai consolidata nei nostri viaggi )… siamo al km 22. Ne mancano ancora 30 😅.

Una lunghissima salita ci porta al monte Zappa spartiacque appenninico tra la Valle Sturla, Valle del Taro, Val Graveglia e la Val di Vara.

 

Ma non è ancora finita… c’è un ultimo strappo di quelli tosti. Su un sentiero appena accennato, bisogna raggiungere il Monte Coppello e successivamente il Passo della Biscia.

Il tempo è favoloso e i panorami lasciano senza fiato… intanto l’acqua scarseggia e purtroppo i paesini che vediamo ai lati del Passo sono troppo distanti per raggiungerli.

Sulla carta, vediamo che sono segnati dei punti acqua, ma sono praticamente delle pozze dove non è consigliabile approvvigionarsi. Durante una breve sosta però notiamo un tubo dell’acqua che termina in una vasca dove probabilmente si abbeverano gli animali. Riempiamo le borracce..non si sa mai.

Scelta non fu più azzeccata perché mancano ancora diversi km e il primo paese abitato e’ il nostro punto di arrivo.

Lo raggiungiamo dopo circa tre ore.

La prima cosa che cerchiamo è un bar ; finalmente la birra scorre fresca nella nostra gola impolverata e sofferente. Mentre siamo seduti guardiamo su GoogleMap l’ubicazione dell’ agriturismo dove alloggiamo. Si trova ancora a 2 km 😩.

Si cammina lentamente e facciamo due chiacchiere sulla cena che ci aspetta.

Linguine al pomodoro con olive taggiasche e un dolce aromatizzato alle rose. Andiamo a letto soddisfatti.

Drinnnn ⏰ ore 6 🔔.

Giorno 2. Castiglione Chiavarese - Portovenere 58 km 2200 D+

Scendiamo in strada e pronti via si trova un portafoglio. Mmmmm .. curiosiamo dentro e vediamo che è quello di una bimba. Al suo interno tessera dell’autobus e 5 €.

Ritenta e sarai più fortunato 😂.

Lo lasciamo al bar del paese e cerchiamo il sentiero che ci riporta sul percorso originale dell’Alvi Trail.

I primi 10 km sono abbastanza deprimenti. Sentieri sporchi, zecche in agguato e tanto asfalto. La gara originale partirà tra un mese, quindi ci sarà bisogno di una bella pulizia !

Raggiungiamo il santuario di Velva e a seguire il Monte Arpecella. I segni bianco rossi del sentiero sono appena accennati e così usciamo dalla traccia immergendoci tra rovi, arbusti e foglie scivolose. Tombola ! Ci siamo persi 😩.

Vediamo sotto di noi la statale che dobbiamo attraversare e proviamo un dritto per dritto sperando di raggiungerla. Niente da fare !

I graffi su gambe e braccia iniziano ad innervosirci così optiamo per la cosa migliore da fare in questi casi. Torniamo indietro.

Perdiamo all’incirca mezz’ora, ma ne è valsa la pena. Direzione Framura.

 

 

Altro pezzo di asfalto sino a Bonassola. Il sole picchia di brutto ma già pregustiamo la sosta che ci attende al Santuario di Soviore sopra Monterosso al Mare.

Entriamo in territori a noi conosciuti. Non c’è più bisogno di seguire la traccia gps. L’Alta Via dei Monti liguri sarà strepitosa fino a destinazione.

Intorno alle 14 BeerTime 🍺, panino con bresaola e una banana. Si riparte.

Dopo circa 5 ore spunta il promontorio di Portovenere e l’isola Palmaria.

 

 

Scendiamo velocemente le scale che dal Castello ci portano in piazzetta. Li ad attenderci Cristina e Patrizia. Foto di rito e abbraccio finale.

 

Un altra bellissima esperienza dopo la Via degli Dei. Ci abbiamo preso gusto ormai.

A tavola si parla già del prossimo progetto: La Via Vandelli da Modena a Massa lungo gli Appennini. Le signore ci dicono di piantarla e quindi a quel punto ci avventiamo sullo strepitoso menu’ a base di pesce che ci propone l’amico Massimo della Trattoria Il Centro a Cadimare.

 

 

Un ultimo brindisi, un nuovo sogno … e la vita continua.

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INFERNO DEL GRAN SASSO di Alessandro Tonelli

INFERNO 🔥 del GRAN SASSO. 63k 4000D+

IMG 5736

A distanza di 45 giorni dalla traversata dei Carpazi mi ripresento in un altra zona tra le più selvagge d’Italia : il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

L’iscrizione è stata fatta perché nel caso avessi fallito al Transilvania ( 108 km … se avete voglia di leggere la storia è stata pubblicata in un post del 5 giugno 2023) qui c’era l’opportunità di passare dalla 63k che ho fatto,  alla 103k,  per superare la fatidica quota 100.

La Transilvania poi è stata superata e quindi ho optato per la distanza più corta ( si fa per dire 😅🥵 ).

Un piccolo inciso su uno stereotipo comune quando vai a correre in paesi che secondo il tuo grado di giudizio sono meno organizzati di quello che facciamo noi in Italia .

Ho criticato aspramente l’organizzazione del Transilvania 100, per il grado di sicurezza che era veramente superficiale, per le indicazioni del percorso che in alcuni tratti avevano le sembianze di una caccia al tesoro, per dei ristori non altezza di una gara del genere…. Ebbene tutto questo è stato pareggiato se non superato in questa terza edizione dell’Ultra Trail del Gran Sasso.

L’unica giustificazione che posso dare è data dalla giovane età di questa manifestazione che è solo alla terza edizione.

Mentre scrivo questo articolo, mi è arrivata una mail direttamente dall’organizzazione abruzzese che si scusava delle tante (troppe) cose che non hanno girato per il verso giusto.

Troppe pecche hanno minato la pazienza dei partecipanti…. Dalla tracciatura del percorso che non combaciava con le segnalazioni visive, ai ristori che erano inadeguati per affrontare certe distanze, soprattutto a livello idrico visto le temperature del periodo ..al pochissimo personale presente sul percorso.

Un pacco gara deludente malgrado uno sponsor prestigioso come La Sportiva.

Insomma tutte cose sperimentate abbondantemente in Romania… ma sai sei in Romania e quindi lo giustifichi… È no !

Tutto il mondo è paese e quindi mettiamo nel cassetto certi pregiudizi e critichiamo sempre in maniera obbiettiva.

Le parole scritte dall’organizzatore rendono chiara la situazione :

“Senza entrare nello specifico di alcune scelte sbagliate ed errori di valutazione vi porgo le mie più sincere scuse. A due giorni dalla fine dell'edizione 2023 ancora non posso credere di avervi messo in difficoltà: ho reso una gara difficilissima, impossibile”

È un buon inizio aver riconosciuto i propri errori, e sono certo che porranno rimedio, perché avere dei posti così meravigliosi è una fortuna per pochi.

Un trail durissimo che ti riempie comunque di soddisfazione.

Molti mi domandano su quali parametri scelgo di partecipare a questa o quella gara.

La risposta è unica : i paesaggi che vado ad attraversare. 

Il trail è uno sport di sofferenza, che ti porta se hai la testa giusta, a superare dei limiti che mai ti saresti immaginato e quindi per bilanciare tutto il disagio hai bisogno di circondarti con la  massima espressione che ti da madre natura.

È il Gran Sasso ne ha da vendere di tale bellezza. Illuminato dai primi raggi del sole è davvero maestoso. 

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Un posto magico quasi surreale quando attraversi i suoi fitti boschi, i suoi altopiani verde smeraldo,  circondati da montagne grigie e dure come l’acciaio.

Creste infinite, lunghissime salite che ti fanno tremare le gambe,  compensate da alcuni nevai ancora presenti malgrado le alte temperature.

Ai blocchi di partenza non potevano mancare i Survival Trail Runners.

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Cena dello sportivo alle 18.30 del venerdì con riso integrale, barbabietola e pollo.

Il mio pensiero positivo va però alla cena del sabato,  dove vige la regola  “Liberi Tutti”.

Cibo e alcool in abbondanza 😋😂

Sono le 2.15 quando ci incontriamo nell’area adiacente alla partenza.

La temperatura è già gradevole, cosa preoccupante 🥹.

Partiamo in 110. 

Mi aspettavo più partecipazione visto che si corre in centro Italia. Una buona parte dei corridori è locale.

La fatica è ai massimi livelli perché dopo 34 km gestiti allegramente arriva un conto salatissimo da pagare.

Ci arrivo in circa 5 ore seguendo i consigli nel briefing pre gara,  che consiglia di bere oltre che ai ristori previsti nel percorso, anche alle numerose fontanelle posizionate sulla prima parte del tracciato.

Qui inizia completamente un altra storia, che mi porta a coprire la distanza rimanente nel doppio del tempo impiegato sino a quel momento.

Sono le 8.15 del mattino e visto che siamo partiti alle 3.00 decido di chiamare Cristina per avvisarla che sta andando tutto bene.

Le sue parole mi danno ulteriore carica sotto un sole che inizia a fare capolino ; prima in maniera gentile quando attraverso ancora dei sentieri boschivi ma poi diventa ignorantissimo quando la vegetazione scompare.

L’acqua inizia a scarseggiare in maniera preoccupante.

Il prossimo ristoro è lontanissimo e questo non va assolutamente bene. La maggior parte degli atleti percorre quel tratto tra le 11 e mezzogiorno quando il sole è allo zenit 🥵

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Non riesco a idratarmi come vorrei… al 40 km vengo colpito da un crampo improvviso e doloroso. Ho una bustina di integratori che rimediano per un po’ di tempo.

Al km 42 l’acqua finisce e devo fare ancora 4 km con una pendenza molto importante.

Sopraggiunge una forte nausea. 

Non  posso nemmeno mangiare perché il cibo mi cresce in bocca , faccio fatica a deglutirlo senza un goccio d’acqua.

Mi adeguo e cerco di mantenermi calmo; non guardo più l’orologio, ma osservo il rifugio come un miraggio in lontananza.

Finalmente sotto un sole cocente arrivo al rifugio Campo Imperatore.

C’è una fiumana di turisti che ti guardano come un marziano.

Corro a prendere l’acqua… è calda 😩. Nemmeno temperatura ambiente… ti chiedono il numero di pettorale alla consegna della bottiglietta… quasi come se fosse contata. Li guardo allibito e gli dico di darmene subito almeno 3.

Con due riempio le borracce e una la consumo di botto.

Mi danno un piatto con del pane e olio e dei pezzettini di parmigiano, ma il mio stomaco è ancora sofferente anzi compromesso visto che non riuscirò più a toccare cibo sino all’arrivo.

Decido di ripartire perché di lì a poco ci sarà un altra salita di quelle veramente toste.

L’orario è proibitivo ma bisogna proseguire per entrare nei cancelli orari previsti. Ho circa 1ora e trenta minuti di vantaggio, ma tra il percorso segnato male, l’approssimazione dei ristori e le mie attuali condizioni non c’è da stare allegri… la salita al Passo del Cannone, appena sotto al Corno Grande diventa come la passione di Gesù sul Golgota.

Sole…Sole…Sole…Sali…Sali…Sali.

Ci sono ancora piccoli nevai che diventano preziosi per inginocchiarsi e rinfrescarsi le gambe. 

Batto la neve con i bastoncini per renderla morbida; una parte la metto sotto il cappello.. una goduria.

La bellezza del paesaggio circostante è da mozzare il fiato.

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Si arriva nel punto più alto a 2700 metri dove una voce femminile rassicurante ti dice che le salite sono finite… ma non specifica che la sofferenza è ancora lunga.

Mancano circa ancora 8 km.

La discesa inizia con un lungo tratto su cavi in acciaio dove sono presenti anche delle guide alpine gentilissime, pronte ad aiutarti nel caso di bisogno.

Logicamente perdi parecchio tempo perché sei costretto a scendere in maniera contraria rispetto al senso di marcia ( culo rivolto a valle 😅 ).

La discesa è super impegnativa. Come nei km precedenti il fondo delle discese è roccioso ( tipo i nostri sentieri Apuanici ).

Molti sassi si frantumano al passaggio ; bisogna prestare la massima attenzione. 

IMG E3801

È lungo questa discesa che faccio due incontri che mi hanno reso questa competizione più gradevole.

La prima persona è Valentina una ragazza di Pescara ; la riconosco dalla sua bandana gialla che mi ha accompagnato per buona parte del percorso.

In salita è un mulo. La vedo allontanarsi diverse volte in maniera importante. Diventa spesso un puntino nero ma il copricapo giallo la mette sempre in risalto.

Riesco a recuperarla quando ci sono le discese.

Anche lei tira giù una bella serie di moccoli ( maledizioni ) per il percorso tracciato alla belle meglio e così si affida al mio intuito.

Poco più giù c’è Lorenzo un ragazzone di Cattolica. Le sue gambe sono alte quanto la mia altezza totale 😂.

È immerso nella nebbiolina che verso le 16.30/17 ha iniziato a coprire gli impianti di risalita da Prati di Tivo.

Sta seguendo una bandella impiantata nel terreno ; cerca un sentiero percorribile ma è difficile orientarsi.

C’è un enorme pratone che può portare ovunque. Purtroppo gran parte delle persone hanno sbagliato strada.

A questo punto provo a riaffidarmi alla traccia scaricata sul telefono, ma invece che seguirla come indicata ( visto che non era per niente affidabile ) traccio un sentiero che ci porta al traguardo.

Loro hanno già superato di gran lunga i 60 km io sono leggermente sotto, ma ci proponiamo di fare almeno la lunghezza prevista senza barare.

In un minuto traccio il nuovo percorso…. E via verso il traguardo attraverso un bosco millenario. 

Ogni tanto mi chiedono se sono certo di quello che faccio : “ Alessandro Survival sei sicuro veroooo ?!”

Ed io : “ Ehi ragazzi sono un Caposquadra nonché Vicepresidente dei Survival Trail Runners, avanti marsh !!! 😂😂

È così dopo 15 ore passate all’Inferno 🔥 tagliamo il traguardo, ci prendiamo la nostra medaglia serigrafata in legno e ci scambiamo i rispettivi numeri telefonici.

Il lato meraviglioso del Trail è proprio questo. È bastato poco più di un’ora in mezzo al bosco per fare amicizia perché 

quando  sei in difficoltà c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti ma anche a condividere gioie e fatiche.

Piccola nota a margine :

Nella distanza dei 100 km : Nono della classifica assoluta, in 23 ore, 31 minuti e 22 secondi, l’emiliano Gaetano Laberenti, 67 anni. Chi pensa che il trail sia uno sport riservato ai giovani è servito 😉

Sudato come non mai scendo a piedi verso l’appartamento che ho affittato con un solo pensiero : stasera porzione gigante di lasagne con funghi, scamorza e salsiccia !

La nausea è passata 😂😂

Capitan Tonno

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Transilvania 100.. Odissea tra i Carpazi 🏔️di Alessandro Tonelli

I racconti solitamente partono dall’inizio del viaggio ; la preparazione dell’ equipaggiamento, l’incontro con il tuo compagno di squadra, il viaggio che ci porta all’aeroporto di Bergamo destinazione Bucarest, il battesimo di volo per Teo, il noleggio dell’auto che ci porta a Bran e la mini vacanza di 3 giorni che ci concediamo in Transilvania ; terra gentile ed ospitale malgrado il suo retaggio dovuto a quel genio di Bram Stocker.

Il paesaggio è simile al Chianti… strade che disegnano S su dolci colline, costellate da covoni di fieno, casette indipendenti e recinti che custodiscono animali.

Tutto molto bello…. quindi tranciamo subito questa trama da libro Cuore e andiamo al km 95.

Sveliamo il finale in modo da essere più affaticati quando accenderemo lo start per la partenza di questo Trail di autentica sopravvivenza.

Sono circa le 6 del mattino di domenica , abbiamo appena scollinato un sentiero in mezzo alle brughiere. L’aria è impregnata con l’odore della terra bagnata e l’umidità inizia a farsi sentire. La noto sulla superficie della giacca anti vento che indosso.

Ci attende una specie di check point non previsto ( di cose non previste ce n’è un elenco della spesa 😖 ).

Le mie gambe non riescono più a correre da circa 20 km; andiamo a passo trekking quindi i 5 km mancanti saranno percorsi in poco più di 1 ora.

I miei calcoli iniziali di chiuderla in 24 ore saranno posticipati di circa 2 ore, ma con quello che ho subito a livello atletico e mentale è per me un grande risultato.

Basta pensare che al km 75 eravamo ( per colpa mia logicamente 😂😂) al 110/111 ^ posto su 208 partecipanti.

Le nostre (sante) moglie seguivano in diretta l’evento tramite un applicazione e ci aggiornavano.

Teo il mio compagno di viaggio l’avrebbe chiusa diverse ora prima di me, ma aveva deciso di accompagnarmi qualunque cosa fosse accaduta.

È l’evento drammatico è arrivato proprio ad un passo dal traguardo come nei migliori thriller.

I due tipi al check point ci informano che il percorso è stato allungato di 7 km con altri 600 metri di dislivello. Sorridono e alzano le spalle quando chiediamo il motivo.

Non ci voglio credere ma il cervello ( ebbene si lo possiedo 😅) miracolosamente accetta la sfida. Quelle che invece non l’accettano sono le mie gambe che non si alzano più. Posso camminare ma alzare la gamba mi procura dolori molto forti.

Altri 12 km in quelle condizioni sono uno strazio. Mi attendeva una dolce discesa e mi ritrovo oltre che un muro di salita anche a scavalcare diversi tronchi caduti sul sentiero. Teo mi sprona come un gladiatore nell’arena. Ma ci vogliono un paio d’ore a salire su. La discesa finale logicamente ha una pendenza da brivido e le gambe sono quelle di un automa. Sono talmente svuotato che non sudo nemmeno. Da circa 25 km non riesco a deglutire nulla a causa di una gola infiammata dovuta alla frequentissima respirazione fatta attraverso la bocca.

Un brutto raffreddore prima della partenza non mi permetteva bene di respirare dal naso.

Uno sparuto gruppo di persone ci supera, a coppie o gruppi. Persone che viaggiano da sole ne abbiamo viste pochissime e c’è da crederci visto l’altissimo numero di ritirati.

Sono le 11 della domenica mattina quando vediamo Bran e l’ultimo pezzo di asfalto che ci condurrà al Castello.

Teo riesce a mantenere sorridente il mio morale sino alle fine. Il viale che porta al Castello, dice che me lo hanno dedicato visto che si tratta di una bella scalinata a salire. Ecco la tua Liguria ! Dai che ci siamo !

A quel punto l’adrenalina mi fa prendere Teo per mano negli ultimi 700 metri.. provo a correre per dargli almeno la soddisfazione di tagliare il traguardo sorridenti.

Tonelli 1

L’abbraccio dopo il traguardo è lungo e intenso, le lacrime calde e salate solcano il mio viso. Non finirò mai di ringraziarlo… senza il suo supporto non l’avrei mai finita questa competizione.

A volte non è necessario avere lo stesso sangue per essere fratelli.

La sintesi del racconto è questa ma c’è molto di più per descrivere questa odissea.

La speranza è quella di avervi messo sulle spalle un po’ di stanchezza almeno pari al mio zaino che mi sono dovuto sorbire per tutto il viaggio.

La raccomandazione era assoluta sul materiale obbligatorio, ma come spesso succede vedo gente che parte con abbigliamento minimal infischiandosene del regolamento che prevedeva :

circa 1 litro di acqua

800k/cal corrispondenti a qualche gel e barretta energetica

Pantalone antipioggia

Giacca antivento

Bicchiere

Cappello o scalda collo

Guanti

Occhiali

Bastoncini

Ramponcini ( solo loro 1/2 kg )

Piccolo set di pronto soccorso

Torcia frontale con ricambio

Cellulare

Telo sopravvivenza in alluminio

Insomma qualche kg sulle spalle c’è…

Partenza suggestiva sotto il Castello di Bran. Siamo in 200 sulla 100 km e 115 sulla 80 km. Musica suggestiva come nelle migliori tradizioni… 10.9.8.7….3..2..1 Viaaaa.

Dopo 1 km Teo sbraita perché l’orologio gli si è impallato e deve resettare il tutto 😂.

Si parte a buon ritmo per attaccare dopo un paio di km un autentico muro . 1300 metri in meno di 8 km.

Siamo freschi e lo affrontiamo bene…quasi arrivati in cima c’è la roccia soprannominata la Sfinge dei Carpazi, quasi un monito a quello che dovremmo affrontare successivamente. Arriviamo sul primo Omu ( uomo in rumeno… ma inteso come cima ) in poco più di 2 ore. La neve è già presente ma ci accoglie gentilmente perché ile montagne sono sgombre da nuvole.

Tonelli 2Diversamente sarà per la seconda salita che ti accoglie in un ambiente drammatico e ostile. Le nuvole di fanno basse, bisogna coprirsi e affrontare a testa bassa un sentiero appena accennato. Si entra in una gola profonda che inghiottisce uno ad uno i concorrenti.

Tonelli 3

Il rischio di scivolare e fare strike con le persone che ti seguono è molto alto. Si susseguono le cadute, fortunatamente in avanti, è questo impedisce problemi più seri.

Inizia a venire giù un misto di pioggerella mista neve finché non si raggiunge la seconda cima.

Il fotografo della competizione scatta a raffica. Il mio viso è tutto un programma.

Siamo solo al km 16 km con oltre 2000 metri di dislivello.

Finalmente si scende. Entriamo in un vallone innevato. Cielo e rocce sono del colore del piombo. I gruppi di persone iniziano a staccarsi. Anche Teo si fa ammaliare da questo paesaggio e inizia a scattare foto.

Siamo in mezzo al nulla ; sembra di rivivere la metafora del film la Storia infinita dove il nulla è il vuoto che ci circonda, pronto ad assorbirti e a far sparire qualsiasi traccia del tuo passaggio.

Aumentiamo il ritmo ed ecco che al km 23 improvvisamente mi prende un accenno di crampo all’adduttore destro. Non è possibile ! Caxxo… stiamo scherzando ? Manca ancora una vita ! Senza pensarci due volte mi fermo e prendo un prodotto specifico che quasi miracolosamente mi fa sparire il tutto. Prego ma sono preoccupato che possa ripetersi magari dopo qualche km.

Fortunatamente lo fa sopire per tutto il viaggio. Ne do una bustina anche al mio compagno che sente un leggero fastidio muscolare. Il prodotto si chiama Leg Cramps ed consigliato dai miei coach . Efficacissimo.

La terza salita consecutiva viene affrontata con migliore determinazione sia dal punto di vista fisico che mentale.

Il tratto che ci porta al primo serio ristoro è il più pericoloso in assoluto. Lo affrontiamo percorrendo ripidi pendii innevati. Spesso e volentieri Teo scolpisce con i talloni il sentiero per creare un minimo di sicurezza dove appoggiare i piedi.

In quel contesto i ramponcini sono solo un pagliativo rispetto alle pericolosità del sentiero. Molte persone si bloccano non riescono ad andare ne avanti né indietro. Due persone scivolano per un centinaio di metri più a valle davanti ai nostri occhi.

Una viene recuperata da Teo, che fortunatamente avendo prestato servizio nei reparti alpini dell’esercito ha esperienza da vendere. È andata bene perché il vallone è privo di rocce e spunzoni.

Tonelli 4

Una ragazza scivola in una buca sino al collo. Paralizzata dalla paura è stata aiutata da alcuni concorrenti. Le passiamo accanto e dice che gli si è fermato il cuore dalla paura.

Nessuna corda di sicurezza sul tracciato, saracchi di neve che ti ritrovi sulla testa sperando che rimangano lì ..mi sembra tutto molto approssimativo per questo tipo di trail. Mi domando ancora se le scope ( persone che chiudono la fila durante il percorso) siano presenti. Dubito !!

Sull’intero percorso non c’è personale al quale chiedere aiuto o informazioni . Sono presenti solo nei check point predisposti ( 10 in tutto il tracciato ).

Si avanza molto molto lentamente ma prima di tutto viene la sicurezza, ci mancherebbe.

Finire di sotto è un attimo. Sarò scivolato una decina di volta sbilanciandomi sempre sul lato monte. Lo stress inizia a farsi sentire quando affronti un tipo di gara alla quale non sei assolutamente abituato.

La discesa che ci porta alla base vita è priva di indicazioni. Teo decide di tagliare dritto per dritto giù dal monte. Questo ci consente di tagliare qualcosa ma le gambe devono sopportare uno sforzo decisamente pesante..

E così dopo circa 11 ore faticosissime dove ci siamo sciroppati circa 3500 metri di dislivello in 45 km arriviamo alla base vita.

Questo dovrebbe essere il punto di ristoro più importante. Un luogo asciutto, dove consumare un pasto caldo, cambiarsi gli indumenti ; nei trail seri la possibilità di farsi un massaggio per riprendere la seconda parte del percorso in condizioni almeno accettabili.

Quando arriviamo rimango basito. C’è un semplice gazebo all’aperto ( non voglio pensare lontanamente se arrivavamo con pioggia e freddo cosa sarebbe successo ) con un tavolino e tre sedie di plastica. Siamo circa 20 persone che si guardano pensando ad uno scherzo.

Tonelli 5

Recupero il mio zaino di ricambio e mi cambio sull’asfalto appoggiato ad una rete metallica. Il morale non è dei migliori ma il fisico è ancora in buone condizioni.

Consumiamo una porzione di pasta al sugo dentro il nostro bicchiere !!! Non c’erano ne piatti di plastica né tantomeno posate di plastica. Nessun avvertimento nel regolamento di portarti una gamella o ciotola con relativa posata.

Mangio la pasta sorseggiandola come un drink… non ho parole.

Sciacquo il bicchiere che comunque rimane bello unto e mi faccio dare un caffè. Il risultato è disgustoso. Si riparte !!

Ci aspetta a seguire una bella salita di circa 700 metri che passa attraverso un bosco. Sono circa le 16.30.

Le posizioni in classifica rimangono immutate.

E veniamo ad un altra critica dal punto di vista organizzativo.

Se mi obblighi a scaricare una traccia GPS pena squalifica, e questa traccia risulta sbagliata; beh a questo punto vuol dire che la gravità dell’episodio non può passare inosservata. Ti obbligano a portarti dietro una mappa cartacea e un pettorale dove è tracciato l’altimetria che alla fine non risulta esatta. Quello che mi fa incazzare è che non si tratta di una gara breve ma di un trail lungo, complicato e pericoloso.

Non si può accettare la superficialità di certe scelte.

Diverse persone le abbiamo corrette sul tracciato del percorso. Una in special modo ha sbagliato nel giro di 10 minuti per 3 volte.

Lo stress inizia a impadronirsi di te quando le cose sono organizzate all’acqua di rose ed è facile perdere la lucidità.

Non voglio nemmeno immaginare perdere l’orientamento su quelle montagne o foreste. Oltretutto con una traccia errata sul tuo dispositivo.

Comunque si affronta questa ennesima salita e il sole inizia a fare capolino.

Tonelli 6

In alcuni tratti il verde della foresta è quasi abbagliante. Tiro fuori la GoPro ( davvero pochi i filmati fatti, quasi tutti nella prima parte visto che le mani dovevano essere impegnate in tutt’altre cose ! ) e inizio a riprendere.

Mi accorgerò più avanti che l’obiettivo è rimasto girato verso la mia mano… primi sintomi di stanchezza ? 😅

Attraversiamo pratoni interminabili tagliati di netto da un sentiero che purtroppo è

pieno d’acqua e quindi impraticabile. Ci tocca correre su un terreno dissestato. Pazienza.

Tonelli 7

Intanto Cristina e Maria ci informano che siamo rispettivamente al 108/109 in classifica. Teniamo duro.

Raggiungiamo un gruppo di tre spagnoli e successivamente un gruppo di polacchi.

Le persone che viaggiano singole di contano sulla punta di una mano.

Meglio stare uniti… la foresta ci attende.

Tonelli 8

Ed ecco tirare fuori dallo zaino uno strumento obbligatorio nel regolamento : il Fischietto.

In questo parco nazionale sono stati censiti circa 8.000 orsi.

Questi animali vogliono evitare il contatto umano, quindi la raccomandazione nelle aree boschive è di fare rumore , gridare, battere le mani, fischiare ect ect. Così Teo si è trasformato in un arbitro del bosco ed io in un tenore. 😂.

Tonelli 9b.png

Km 60 attraversiamo una parte di asfalto che delimita una grossa diga. Si trotterella.

Allento un po’ il ritmo. Ci aspetta un altra salita bella impegnativa che ci porterà al penultimo ristoro solido e liquido.

Inizia ad alzarsi il vento. Una figura spunta tra la bruna, vestita completamente di nero… non è Dracula. Mi saluta in una lingua sconosciuta .. la sua lucina si affievolisce e piano piano sparisce nella notte. È solo. Lui contro il Transylvania 100. Complimenti.

Ed eccoci al km 80 dove ci attende un altro carico di carboidrati con la classica pasta al pomodoro confezionata dentro una busta di plastica. Aver respirato quasi esclusivamente con la bocca durante il tragitto mi ha infiammato notevolmente la gola. Purtroppo arrivavo da una settimana di raffreddore e solo prima della partenza ho potuto darmi un decongestionante per liberare il naso. L’effetto è durato solo qualche ora.

Risultato : non riesco a deglutire nulla; anche i gel fanno fatica a scendere.

Essermi alimentato con barrette, gel, frutta secca per così tante ore mi provoca anche nausea. Ho delle capsule dietro lo zaino ma provo a resistere visto che mancano appena 20 km. Già da qualche km comunico a Teo che non riesco a correre ma posso mantenere un andatura sostenuta. Entriamo in un altro bosco dove fatichiamo a trovare le bandelle che dovrebbero indicare la direzione ( i famosi punti luminosi e fosforescenti che avrebbero dovuto aiutarci…nemmeno l’ombra) e ricomincia il nostro concerto di fischi e versi più o meno umani. Incontriamo una discreta impronta di orso lungo un sentiero. È fresca…. La banda Brancaleone con le sue performance lo devono aver allontanato 😅.

Superiamo diversi recinti fino ad arrivare in un paesino sperduto. Entriamo dentro un circolo fatiscente dove eroicamente dei volontari ci assistono con caffè e della banana che riesco con qualche sforzo ad inghiottire. Teo mi dice se voglio riposare ma preferisco riprendere velocemente.

Se mi fermo ho paura di non ripartire più.

Affrontiamo delle nuove salite non previste dal percorso tra imprecazioni e maledizioni.

Teo avverte il mio nervosismo e non dice nulla, mi lascia sfogare.

“ Manca poco Teo…. Non mollo siamo quasi arrivati ! “.

Poi arriva il km 95 e si materializza l’incubo narrato ad inizio racconto.

Il resto è storia… una storia di amicizia, di fatica, di sacrifici.

L’obbiettivo è stato raggiunto. È difficile paragonare certi tipi di situazione ai classici Trail che ho corso in Italia ma anche in Francia e Svizzera.

Il contesto è stato magnifico, quasi surreale ma per il resto vedo tante, troppe lacune.

Alla fine si torna a casa mettendo nel cassetto dei ricordi un altra piccola grande impresa.

La medaglia finisher è imponente e pesante.

Tonelli 10b

Appena l’attacco al resto delle mie medaglie viene giù tutto. Mi chino a raccoglierla e penso “ Alla fine la fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni.

Tonno Ultra Runner

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