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Assassin’s trail ring di Andrea Pelleriti

Survival Assasin's ring 23-02-2020

Un bel Trail Autogestito capitanato dal mitico Salvo, per gli amici Mastino, oggi (23 febbraio 2020) l’assassino!

Ci siamo ritrovati alla valle Benedetta (LI) con GiovanniPadre DefPietro con l’intento di fare 2 anelli di 13 Km cadauno, per un d+ 900 m. in una zona che mi ospita per la prima volta. Il primo giro per vedere Colognole Parrana, mentre il secondo verso l’ eremo della Sambuca. La curiosità di esplorare queste zona in modalità Survival è forte e sono motivatissimo. So di essere con dei compagni di grande tempra e velocità e, per me, nn sarà facile stare al passo ma so anche che faranno di tutto per farmi sentire a mio agio e mi aspettaranno.

Pronti per partire, guardiamo il mare che si intravede in lontananza e nasce la voglia di far rotta su Calafuria… Ed allora, via! Cambio di programma, traversata e un susseguirsi di sali e scendi di colline fino a calafuria 🌳… Fantastico! Anche questo mi piace… Certo però a occhio a croce saranno 30 km e nn so che dislivello, ma fa niente, andiamo!

Alla fine è stato veramente un gran bel TA, duro, per me gli ultimi 3/4 km sono stati tosti da percorrere; l’assassino ci è veramente andato vicino a farmi fuori… ma ho la scorza dura e ho retto il colpo… ero sfatto ma esperienza magnifica coadiuvato da persone che nn solo mi hanno aspettato quando restavo indietro ma mi hanno aiutato dandomi piccoli e grandi consigli per migliorare il mio approccio a questo sport. Consigli semplici ma importanti, fondamentali, da come legare meglio le stringhe delle scarpe a come affrontare le discese, ect. Fantastici!
… 🏃‍♂️🏃‍♂️🏃‍♂️ via! Partiti per il sentiero denominato “tiro con l’arco” fino al Rio Maggiore che abbiamo percorso fino a prendere il sentiero “cerchione”. Siamo saliti fino a riprendere la Via valle Benedetta, giusto per attraversarlo e imboccare il “bilancino”, poi “ponte del diavolo”, la strada per a Popogna e da lì lo 02 e il “marcio Dh” sotto poggio Sperticaia (300 m. s.l.m.). Ecco al sentieri tagliafuoco Castellaccio-Palazzine che , percorre fino ai “Partigiani” che ci porta dritto 🐗 al Castellaccio.

Ripreso fiato e via di nuovo.

Si imbocca il “paradiso”, “frassino”, per arrivare alla tenutissima salita dello tsunami, siamo a 10 km dalla partenza (100 m d+ 40 m, 39%… dicono più dura del vertical Faeta che è 37%) dove, x fortuna, non solo c’erano le corde x salire 🧗‍♂️,ma anche il supporto morale di Padre Def e i consigli tecnici di Salvo, 😉… Io sono cotto… Aiuto! Gel energetico, un attimo di riposo, concentrazione, innesto la prima e… Via di nuovo.

“volti a”, “pinaroli”, “la storta”, “calignaia” e, dopo qualche km, finalmente, si approda alla spiaggia di Calafuria … il mare ma anche la fermata del bus… È la tentazione di aspettarlo è stata forte!!!

Foto di rito in riva al mare che assaporo con la mano, come un rito. Ma la pausa è già terminata e via, sui sentieri del ritorno… Percorriamo un tratto del Kanyon di Calignaia, poi imbocchiamo il sentiero “salsicce” , “Piagge” , “metanodotto”, guadiamo il botro delle Piagge, entriamo nel sentiero “paradiso” e siamo nuovamente al Castellaccio…

È lì, proprio davanti alla fontana, finisco la mia scorta d’acqua! Nemmeno a farlo apposta… Faccio il pieno e proseguiamo.

Ci infiliamo ancora sul sentiero dei Partigiani, per trovarci poi sul tagliafuoco diano a via pian della. Rena, un pochino d’assalto, ma nn troppo… Salvo è sempre moderato nel propinare bitume… Per fortuna, perché correre avvolto da questa natura é indescrivibile. Ecco la parola più corretta da usare è proprio indescrivibile, perché non saprei descrivere la sensazione di pienezza che da e di stacco totale dal day-by-day, una ricarica veramente totale. Arriviamo al sentiero “gatto e la volpe” e lo prendiamo, sperticaia, si guarda il timido Rio Mulino, si fa le gobbe, ancora un pezzo di 02, il “toppe secrette 1”, dopo un attimo di esitazione, ma Salvo ha costruito bene il percorso e il view ranger ci aiuta a prendere la direzione giusta che è verso il “marcio Dh” fino al Rio Ardenza che seguiamofino alla SP di Popogna da cui entriamo nel sentiero “molino bianco”, l’ “addolorata”, “Castellaruccio” per ritrovarci al punto di partenza.

È stato bello ricostruire e riviere da casa il TA, ricordare i sentieri corsi, alcuni noti altri meno mappati.

Percorso duro, affascinante in cui ho sofferto gli ultimi km … in tutto oggi sono stati 29 km, d+ 1100/1200. Non avevo mai percorso, prima d’oggi più di 22 km e mai un dislivello superiore ai 900/1000 m. in una sola uscita… Mi posso ritenere soddisfatto di aver fatto questa sperienza tosta ma 🤩 stellare e di averla fatta con questi compagni d’avventura.
E poi ? L’immancabile terzo tempo che per fortuna si era conservata fresca nel baule della mia auto e della croccante focaccia e pizzette portate da Salvo.

Grazie Survival, alla prox da #pelletrail & #pellerun

https://pellerun.home.blog/2020/03/08/assassins-trail-ring/
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Trail bisesto… Trail funesto di Andrea Pelleriti

SABATO 29 FEBBRAIO non poteva essere trascorso meglio che partecipando a un bel Trail Autogestito.

È così a Pugnano (PI) ci siamo trovati con l’obiettivo di correre per i boschi della zona. Inizialmente dovevamo andare sul Penna, 22k d+1900 o giù di lì, ma il programma è cambiato per fare un giro che ci ha permesso di scalare il monte Orma inventandoci il percorso per farlo nel mezzo al bosco. Un’esperienza faticosa ma divertente ed emozionante 🐺 capitanata da Gabriele, gran conoscitore della zona, coadiuvato da Pietro altro ultrailer di esperienza e capacità.

Nei boschi nella zona ovest dei monti Pisani

🌳 Come dicevo, dalla chiesa di Pugnano, percorrendo in parte alcuni sentieri del Penna trail Run ed in parte avventurandoci su un percorso non segnato sulle mappe 🌳 corso poco più di 26 km, d+1500.

Lasciato Pugnano da via Cavina lungo il fosso Civitina, la prima tappa è stata Ripafratta e la sua rocca. Prima di salire alla rocca, foto do rito sugli scalini della chiesa del paese e sulle orme del “00” si entra nella rocca. Era veramente tanto tempo che avrei voluto visitarla ma non ne avevo mai avuto occasione ed, oggi, anche la fortuna di trovare la porta aperta così mi son potuto togliere la curiosità di vedere come sia conservata internamente. Divorata dalle piante e così non è stato possibile trovare il cunicolo che si diceva portasse ad una stanza sotterranea dove si trovava o, forse, si trova ancora, un tesoro!

Poi sempre seguendo lo “00-lecciaia” giriamo intorno al monte Maggiore fino al monumento ai caduti e alla strada panoramica Sando Pertini, percorrendo il sentiero del Penna trail, fin qui non molto impegnativo.

Foto e direzione monte Romagna sul “106- castel passerini”, nel bosco, fitto, lasciando e rincrocoando il 106 con tratti verticali non tracciati. Percorsi immersi nella natura, nel silenzio, luoghi di pace e relax dove si sente solo lo sciambrottare dell’acqua nel camel bag, percorsi con un gruppo che si è mostrato subito affiatato e solidale.

Dopo diversi km si arriva per una via non tracciata sulle mappe, quasi sulla cima del monte Orma (455 m. slm). Ci districhiamo tra i rami e scopriamo anche l’ingresso di una grotta, anche questo nn indicata sulle mappe, nascosta dalle foglie che la rendono insidiosa e molto poco visibile.

Si dice che queste grotte fossero utilizzate per fare il ghiaccio. Sono pozzi dove la neve veniva conservata per poi rifornire Lucca durante l’estate.

Piano piano si arriva a castel Passerini ma non mi accorgo della deviazione e giro direttamente per il sentiero verso Gattaiola e perdendo così la visita alle rovine… Niente di grave, sarà la scusa per tornare in quei boschi.

Un po’ mi dispiace non aver esplorato i ruderi di Castel Passerini, ne avevo sentito parlare ma non pensavo fosse qui. Questa fortificazione nel Medioevo era in un punto strategico perché dominava sia il versante lucchese che pisano. Fu demolito nel 1313, poi ricostruito da Castruccio Castracani nel 1337, invaso dai pisani e incendiato nel 1394. Un tempo quando si viaggiava, di notte, in questa zona si poteva incontrare il fantasma dal mantello nero. Si credeva che in quella zona fosse stato nascosto un tesoro ed il fantasma il suo guardiano!

Si dice anche che presso il castello ci fosse una cappella con una fessura buia, profonda e puzzolente che la leggenda dice conducesse all’inferno! Quante cose mi perso… Devo assolutamente tornare qua.

Gattaiola, siamo appena a 10/11 km dalla partenza, c’è una fontana. Icompagni di avventura lamentano che l’acqua sa troppo di cloro ed io, avendo ancora mezzo litro della mia, decido di non fare il pieno, cosciente che ne troveremo un’altra tra 7/8 km.

Si progue in direzione Pozzuolo, si gira intorno al monte del Pino e si arriva sotto il convento di San Cerbone ma non ci fermiamo e proseguiamo su via della fornace di S. Cerbone per poi tagliare per campi verso Massa Pisana e risalire arrampicandoci sulle rocce di un sentiero sconnesso e sassoso del monte le Croci (440 m. slm) e arrivare ai piedi del Penna a S. Lorenzo a Vaccoli. Da qui si gode veramente un bel panorama sulla piana di Lucca.

Le pietre qua hanno una forma strana che ricorda la lava pietrificata ed è per questo che la tradizione popolare in questa zona ha sempre pensato che queste cime fossero vulcani. La cosa potrebbe anche essere verosimile perché ci sono delle fumarole e sorgenti calde che fuoriescono dalla montagna che però io non ho visto. E proprio qui, tra il Croce e S. Lorenzo c’è una zona circolare invasa da alberi e sterpaglie che gli anziani dicono fosse il cratere!

San Lorenzo a Vaccoli siamo a 18 km dalla partenza e trovo la fontana con cui fare il pieno d’🍶, anche perché proprio in prossimità finisco la mia riserva. Viaggio a 18 km al litro!

Giù dal monte le Croci

Si imbocca il “114-via dei bovi” che taglia il Penna, il monte le Croci e il monte Pianello.

Qui scopro una palestra dove alcuni ragazzi si allenano a scalare.

Il sentiero è immerso in un verde molto intenso; a tratti sembra di correre in una galleria che si è formata con gli alberi caduti. Puntiamo il monte Pianello, arriviamo più o meno ai 4 venti, si imbocca la strada panoramica Pertini, sotto il monte Tondo che giriamo intorno.

Infine, puntando Putignano completiamo il giro, iniziato all’andata, intorno al monte Maggiore e scendiamo nuovamente a Pugnano. In tutto un giro da 27 km d+1400/1500 m. Percorsi da ripetere, un gruppo che pur viaggiando a diverse velocità si ricompattava sempre ad ogni deviazione sotto gli occhi attenti di Gabriele e Pietro, dove ho trovato grande solidarietà e rispetto dei più veloci verso i più lenti. Una giornata ricca di emozioni, la mia seconda volta in 7 giorni oltre il muro dei 22 Km che fino ad una settimana fa non avevo mai superato.

La mia seconda volta con un d+ superiore ai 1000 m., oltretutto con così pochi giorni di distanza. Soddisfazione nella soddisfazione!

Non nascondo che ero partito con qualche doloretto muscolare e non con la piena consapevolezza che sarei riuscito a completare senza soffrire troppo.

Invece è andata bene! C’è l’ho fatta e me la sono goduta… Meglio di così non poteva essere.

TA bisesto col suo capitano

Ma la mattinata non è finita… C’è il terzo tempo col porta e condividi che rimarrà nella memoria come il TA: pizzette, focaccia, affettati, biscotti cioccolata e pera, castagnaccio, birra!!! Grazie veramente a tutti per questa mattinata

Castagnaccio del Giusti portato da Giulia e focacce, birre e affettati, un porta e condividi super

il percorso fatto

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Lungo la vecchia ferrovia di Andrea Pelleriti

Siamo partiti con questo TA guidato dal CAPOSQUADRA: Age con l’ausilio di Aldo, vero conoscitore della zona e… spiritualmente dall’infortunato Alberto.

Siam partiti da S. Ginese, direzione Padule, via dei Cento i, via Colombaia, via delle barche e poi per strade bianche (percorso della francigena, strada Padule oasi wwf) corribili, pianeggianti, panoramiche, divertenti, silenziose.

In tutto abbiamo corso 16 Km.

Un bel TA su un terreno pianeggiante che ci ha permesso di correre molto di più rispetto ai percorsi collinari a cui siamo abituati. Come detto partiti in direzione del Padule, passato il canale Rogio, si prende per Porcari, poi per campi nel crocevia tra Capannori e Porcari fino al corso d’acqua che segna il confine tra Capannori e Altopascio, nella zona più paludosa e fangosa. Poi si è imboccata la strada Padule oasi wwf in prossimità del canale emissario del Bientina lungo il confine tra la provincia di Pisa (Bientina) e Lucca (Capannori). In perfetto stile Survival lungo il canale Leccio, fino al Rogio attraversato al primo ponticello utile. Per fortuna, non siamo stati inghiottiti dal fango, come successo al povero cavaliere nel tempo che fu!

Dopo il tratto in Padule, siano arrivati al lago della Gherardesca che abbiamo costeggiato, godendoci il bel panorama in una giornata calda e soleggiata. Scorci incantevoli, colori intensi che catturavano lo sguardo intento a scrutare e cercare, invano, lo spirito di Lumetta.

Al lago, una breve sosta commemorativa al cippo che ricorda il punto di raccolta da cui i prigionieri dei tedeschi venivano deportati. Il motivo per cui oggi non c’è più il collegamento via ferro tra Lucca e Pontedera è proprio questo: venendo usato dai tedeschi fu bombardato al termine della II guerra e non più ricostruito. I pezzi rimasti furono smontati ed usati per ripristinare, invece, la linea Lucca Aulla anch’essa bombardata.

Stele commemorativa

Il percorso corso

Tratto della vecchia ferrovia intorno a S. Ginese

Dal libro delle leggende dei monti Pisani

hDal libro delle leggende dei monti Pisani

Poi dopo aver osteggiato il lago in direzione Nord, abbiamo imboccato la via del porto, costeggiato il campo volo e, finalmente, ci siamo avventurati lungo il sentiero della vecchia ferrovia che portava da Lucca a Pontedera.

La vecchia ferrovia l’avevo già percorsa qualche anno fa con Matteo, alla ricerca del percorso che riuscimmo a ricostruire tutto trovando lungo di esso diversi elementi che rendono inequivocabile il passaggio di un treno dal Padule. I più evidenti sono i resti delle stazioni o dei caselli, oggi tutti ristrutturati e civili abitazioni, ma anche ponticelli, staccionate, in alcuni tratti binari. Un’esperienza che consiglio di fare per mantenere viva la memoria, tramandarla e per trascorrere week end alternativo.

E per finire in bellezza la mattinata, ma nn prima di aver guadato il Visona di Compito dall’acqua piacevolmente gelida, un terzo tempo coi fiocchi… solo questo meritava il TA.

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Tek Treh Vrhov - Corsa delle Tre Cime - 58 Km 2900 D+ di Fabiano Picco

Tek Treh Vrhov - Corsa delle Tre Cime

58 Km

2900 D+

03 novembre 2019

tek3

Ultimo trail dell’anno. Sono contento perché prevedono brutto tempo, a me fare le cose facili non piace: mi piace tornare a casa infangato, con qualche graffio, sentire la terra e la natura intorno a me che si mischia alla mia, di natura.

Mi alzo la mattina con un bel mix di raffreddore e mal di gola, me li sto portando avanti da 2 giorni ma alle 4 e mezza di mattina possono risultare più importanti di quello che sono. Ci metto 5 minuti prima di decidere di non tornare sotto le coperte, prendermi un Oki Task e prepararmi alla partenza. Ovviamente 9-10 ore di pioggia e freddo risulteranno un toccasana e l’indomani starò sicuramente meglio.

Arrivo alle 6.20 a Nova Goriça, è buio, la partenza è in un centro kajak, di lato al fiume Isonzo, a 1 km dal confine. Pioviggina, non il “sbisìe”, più un “al nise” in friulano: quell’umidità densa che ti bagna senza che si senta un effetto pioggia. L’Isonzo romba, fa freddo, il cielo è buio e a me viene una tristezza pensando alle mie coperte seducenti che ho lasciato a casa… Entro a ritirare il pettorale, mi danno maglietta e una birra come pacco gara, agguanto la birra e ci rimango male… è calda… bhe, in effetti non avevano calcolato che a qualcuno gli venisse voglia di bersela prima del trail… dissimulo naturalezza e esco senza protestare. In 3 minuti il cielo è già un po’ più chiaro, vado verso la macchina, mi cambio e con la luce che ormai sta sovrastando la notte riprendo il buonumore.

Preparo il cappello, sapendo che dopo prevedono pioggia, non so dove infilarlo nelle tasche frontali dello zaino, alla fine me lo metto, anche se mi da fastidio tenerlo addosso se non piove.

Almeno un terzo dei concorrenti è italiano.

10 minuti alle 7, incontro due amici di corse, li saluto e mi perdo le spiegazioni tecniche sul percorso e le modifiche dell’ultimo minuto… capisco che ci sarà qualcosa che cambia sul monte Sabotino, ma sarà segnalato, ok.

Partenza, ho un concorrente davanti a me che tiene i bastoncini legati alla spalla in modo assurdo, con le punte che spuntano da sopra la sua testa di almeno 30 cm… dopo 50 metri prende con i bastoncini un ramo, carica il ramo in avanti e poi libera una frustata ad una potenza di 3000 Joule. Ovviamente mi arriva in faccia… per fortuna ho il cappello! La visiera smorza la botta, mi arriva una frustata all’occhio parzialmente attutita, mi porto la mano all’occhio, mi massaggio continuando a correre per 30 metri prima di capire che posso farcela… ritirarsi a 80 metri sarebbe stato un record…

La gara prevede un’andata sul versante est dell’Isonzo per 30 km, attraversamento del ponte e il ritorno sul versante ovest dell’Isonzo, nella parte finale saremo in Italia. Ovviamente con tutti i sali-scendi del caso. Dopo la partenza è subito sentiero, i primi 10 km quasi sempre dentro la trincea slovena. Trincea scavata nella terra, con tratti tra le rocce, buchi nel fianco delle montagne che fungevano da “cuccette” durante la guerra, sono passati anni ma a me fa sempre effetto pensare a ‘ste povere creature al freddo rintanate in questi buchi con i fucili in mano.

tek8"Al sbisìe", quindi pioviggina un po’ di più, io sono con la mia maglietta, una pettorina leggera, i manicotti e i calzoncini corti, non che abbia freddo, ma quasi. Saranno 8 gradi in pianura, ma si sale.tek4

A 10 km arrivo assieme ad altri corridori sloveni davanti a dei volontari, ci fermano, ci parlano in sloveno, non capisco cosa dicano… si entra in una galleria: ah ok, devo mettermi la luce frontale! 262 metri di galleria, si entra in un buco nella roccia largo 2 metri e alto meno di uno… devo accucciarmi… cammino a gattoni… gratto con lo zaino sul soffitto della galleria… FANCULO IO TORNO INDIETRO…ma siamo pazzi? 2-3 metri così e poi per fortuna la galleria si alza. Non da riuscire sempre a stare in piedi, ma ho meno sensazione di chiuso. In alcuni tratti si sale bene, su roccia scivolosa, c’è una corda in acciaio per aiutarsi. Io sono concentrato e procedo lento, per allontanarmi dalla sensazione di claustrofobia creatasi all’ingresso. Gli sloveni davanti a me si allontanano, urlando un "Uh-Uuuu" che rimbomba tra le pareti. Io cammino. Dietro a me ho una ragazza. Ora, sarà l’emozione, il freddo o la paura ma mi capita quello che di peggio si può fare in una galleria: spareggio… la ragazza dietro di me se ne esce con un “excuse me” e mi sorpassa a gambe levate. Probabilmente tutti quelli che passeranno dopo moriranno per le mie secrezioni gassose… la galleria non è ventilata, ovviamente…

Dopo 262 metri esco all’aria aperta, con un passaggio simile a quello di ingresso, devo riaccucciarmi per passare, ma adesso ho la luce davanti a me e passo veloce e coraggioso senza problemi, grattando comunque lo zaino sul soffitto.

Primo ristoro a 12 km, sto bene e sono nei tempi che mi ero prefissato.

Finalmente comincia a piovere. E si comincia a scivolare. Riesco a stare abbastanza bene in equilibrio, discese gustose con pietre, foglie e pioggia, ce ne vuole per stare in piedi ma ne esco indenne per vari chilometri.

Familiarizzo con un corridore friulano con il mio passo.

A 21 km finisce la salita, adesso avrò 8 km di discesa. Mi fermo, lego le scarpe più strette perché sento che mi si muovono le solette all’interno. Ciò nonostante un po’ continuano a muoversi, si accartocciano all’inizio delle dita quando c’è tanta discesa e freno, quando invece non freno si ridistendono. Dopo un po’ mi ci abituo e non le sento più.

Arrivo a metà gara che sono scivolato 2 volte sul pantano, appoggiando il sedere a terra e infangandomi un po’. Il detto “di rive ju ducju i sants a judin” (in discesa tutti i santi sono disposti ad aiutare chi è in difficoltà) funziona quasi sempre. Il 1° novembre era la festa dei santi, ovvio che il 2 novembre i santi sono ancora con i postumi dalle bevute del giorno prima e nessuno riesce a vedere di me…

tek2Ristoro di 30 km, mi superano in 5, più veloci di me a mangiare. Io al ristoro non ho mai fretta, mi sembra che questi 3 o 10 minuti che sto fermo poi vengono ripagati, mi metto l’impermeabile e i guanti, fa freddo. E finalmente vedo il sole: al ristoro hanno la birra! (il mio di sole, mica quello metereologico...)

Parto di buona lena, 9 km di salita, mi supera uno all’inizio, dopo 5km lo riprenderò e ne riprenderò altri 3 che mi avevano lasciato al ristoro.

Mentre sono nel bosco sento un gonfiore sotto al piede sinistro, mi par strano. 2 giorni prima mi ero accorto di avere un doloretto sotto la pianta sx, il 2° e 3° dito erano gonfi… valuto se sto facendo danni irreparabili, non sento molto male ma è come una palla, inarco le dita e sento qualcosa sotto al piede: possibile che sia così gonfio? Che sia entrato qualcosa nella scarpa? Bho…

Avanzo 2 km e sento questo gonfiore dietro il tallone… ma cos’è? Guardo il tallone e vedo qualcosa di giallo che esce dalla scarpa… mi si sta sfilando la soletta per colpa della fanghiglia! Corro malamente senza appoggiare troppo la punta sx fino al ristoro dei 40 km, lì mi risistemo la scarpa e sono di nuovo un “pipin” (=sto friulano che continua ad uscirmi... traduciamolo come un leone, letteralmente sarebbe un bambolotto).

Un pipin anche perché mi bevo un’altra mezza birra. Cercherò di non ripetermi, ma c’è un ristoro anche a 46 km. E uno a 53…

Dai 46 km sto salendo sul monte Sabotino, la traccia GPS è sbagliata rispetto alle balise e quelle 2 parole che avevo sentito prima dell’inizio della gara mi fanno capire che sono sul percorso giusto, hanno modificato il percorso per motivi di sicurezza.

tek10A 50 km entro nella trincea italiana, i muri sono in pietra ed è decisamente meglio conservata, mi parte un brivido che corre su tutta la schiena per la sensazione di ansia e di tristezza, per fortuna le sensazioni vengono smorzate dalla musica in lontananza che arriva dall’ultimo ristoro, arrivo a 53 km, cevapcici, birra, ubriachi che cantano e urlano… assaggio tutto e parto lasciando un pezzo di cuore. Discesone parzialmente impantanato, si scivola anche se non piove più da un paio d’ore. Ad un certo punto scivolo bene… il piede che stavo alzando scivola di 20 cm in avanti, lo alzo troppo tardi, inciampo su un sasso sporgente e spicco letteralmente il volo… in aria il tempo non scorre: guardo il sentiero stretto sotto di me, sui lati c'è erba. Ma al centro del sentiero c’è un pietrone, in una frazione di secondo mi assetto per appoggiare contemporaneamente ginocchia e gomito destro, atterro su 3 punti, poi spancio e abbraccio con entrambe le braccia il pietrone, a 2 cm dal mio naso, che blocca la mia discesa. 1 secondo, sembra tutto a posto, 2 secondi, sento un doloretto al gomito, 3 secondi, il doloretto non sembra gran cosa, rotolo a dx sull’erba e mi alzo. Camminucchio per 2 minuti riconsiderando cos’è appena successo prima di ripartire in velocità. Tutto "bene". Ormai sono arrivato. Volo verso il traguardo. 34° su 62 (le malelingue diranno che ho perso 33 posizioni rispetto al trail precedente. Adesso, non è che posso vincerle tutte, eh…).tek11

Divertito, infangato e mi sono anche dimenticato il bagnoschiuma… doccia di sola acqua e scalpello.

60 km e 2900D+ effettivi, 9 ore e 34 minuti di felicità.

S1 ULTRA - La Corsa della Bora: preparati, che arrivo.

 

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SLO100 - Erazem - 114 km e 5200 D+ di Fabiano Picco

SLO100 - Erazem

114 km e 5200 D+

Ottobre 2019

Seconda gara autunnale in Slovenia, a distanza di 2 settimane dai 60km di Kranjska Gora. L idea è quella di accumulare km in 2 gare, per prepararmi per qualcosa di ancora più lungo...
Il giro è di 57.8 km (a me ha dato 59.9 a giro...). C è una gara di 1 giro, una da 2 e una da 3 giri. Io faccio quella da 2.
Sono iscritte veramente poche persone: 7 corrono la 3 giri (171 km.. ) e siamo solo in 5 nella mia. Queste due partono assieme.
Visto che sapevo che eravamo così pochi mi sono guardato i tempi degli altri: uno avrei potuto batterlo, 2 sicuramente no, uno aveva tempi simili ai miei. Avevo un 50% di possibilità di andare a podio e arrivare terzo!
Volevo mettercela tutta!
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Partenza alle 18 di venerdì. Avevo calcolato tra 21.30 e 24.00 ore di corsa.
Breafing in sloveno e inglese: questo trail è ragionato per essere selvatico, ci sono le bandierine ma ci sono varie zone nel mezzo della vegetazione. A un certo punto sarete in una vera giungla, con alberi caduti e cespugli. FIGATA! Penso.
Si parte, dopo 1km mi rendo conto che non esagerava, pantano, cespuglietti, pietrame, poi carrabile 2 km, mi affianco al solo altro italiano, dopo un pò di confronto capisco che è di un altra dimensione e che mi darà almeno 6 ore. Un grande atleta. A 3 km inizia un vero e proprio muro, 640 metri di dislivello su 2km, saluto l italiano e la prendo con calma. Il sentiero proprio non si vede, si arranca in salita dritto per dritto, cercando le bandierine. Scende il buio e con la luce frontale le bandierine catarifrangenti si trovano meglio, quando ci sono. Salgo con calma, questa salita può far finire la gara subito se la si prende troppo allegra. Da 3° su 12 in 2 km mi sorpassano in 6, li lascio andare. Arrivo in cima a 5km. L ho gestita bene, si parte in un bosco di faggi pieno di foglie, ho un collega davanti e mi lascio guidare da lui, le bandierine sono poche e si gira la testa a destra e sinistra per dribblare i faggi e trovare la bandierina successiva. 15 minuti e si torna in una specie di sentiero. Supero il "collega" e ne supero altri 5, in discesa io vado...
10 km, mi sento bene, parte una strada carrabile in discesa di 7 km, libero le gambe. A metà mi supera uno. Non che me ne importi molto, siamo 2 gare, chi mi passa non per forza sta gareggiando con me e la gara è mooolto lunga. Vado con il mio passo.
17 km, primo ristoro, salame, formaggio, "quanti sono passati della 114 km?" "5". Ok... fidati dei volontari... siamo in 5 in tutto, uno è sicuramente dietro di me perchè ha una sacca della spesa al posto dello zaino e avrei notato se mi avesse passato... poverino...
Poco prima del ristoro, ad un incrocio mancano le bandierine. 300 metri, niente. 500 metri niente. Guardo la traccia GPS sull orologio, dovrebbe essere di qua. 600... incontro una macchina, è l organizzatore "am i right?" "YES", "There are no flags" "I KNOW, SOMEBODY STOLE THEM...". benissimo, questa cosa accadrà per altre 3 volte sul percorso...
Parto, penso che tanto a mezzanotte avrò già fatto 5 ore di buio e me ne mancheranno solo 7. Peccato siano solo le 20.45... questo pensiero un pò mi demoralizza... lo scaccio via e mi concentro.
Si risale, prima del prossimo ristoro ho tre salite. Mi accorgo che ogni salita in questo trail parte blanda e finisce con una pendenza del 30%...
L italiano prima mi aveva raccontato che questa valle era zona di orsi...
A 24 km sento un ruggito sulla sx, lontano... un orso o un cervo, io per fortuna sto andando da un altra parte. Ma il percorso dopo 10 metri gira a sx...
Perchè?
Volete farmi sbranare?
Comincio a battere forte i bastoncini mentre avanzo, dopo 1 minuto di strada per fortuna il percorso torna a girare a dx, accelero il passo continuando a fare rumore.
A 32 km sono nel mezzo della 3^ salita, mi parte un momento forte di crisi, ho finito i liquidi nelle borracce e ho una nausea abbastanza importante. Alla fine della salita ci sarà il ristoro ma così non ci arrivo. Mi fermo, tolgo lo zaino, prendo la bottiglietta di riserva e ne bevo più di metà in un sorso, tiro fuori lo zenzero candito che dicono aiuti. Quanti ne prendo? Prima 4, poi altri 3... dolci e piccantissimi, mi brucia il palato, mangio una scamorzina, rovescio parte della bottiglia per terra... caszo... riparto, mi prude il palato ma non posso bere, non voglio bere, deve bastarmi fino in cima... prude... bevo un sorsetto ogni 2 minuti. Arrivo in cima finalmente. La nausea è passata. Figata sto zenzero, magari ne basta di meno, eh...
Secondo quelli del ristoro sono 7° su 5. A posto. Riparto, passo nel bosco vicino a gente che fa festa attorno al fuoco: "hop hop hop!" " yeeee!" " @###***@#$ Pivo?", saluto, anche se a quella cosa della pivo avrei risposto di sì fermandomi con loro.
Il sentiero dopo un pò corre longitudinalmente su quella che sembra una montagna molto pendente, guardo giù " guarda che burrone! Saranno almeno 600 metri!". Ovviamente con la pila frontale non riesco a vedere oltre a 10 metri, corro ignaro di quello che c è attorno a me, altrimenti qui mica correrei...
Mancano nuovamente le bandierine, siamo nel mezzo del niente, non può essere che sia passato qualcuno di qua. Che sia stato un altro concorrente? Mah...
71764758 10214688137265200 5914387931887304704 n
Incontro un corridore fermo che telefona all organizzazione smadonnando per la cosa, guardo il GPS e gli dico " di qua", ma non mi sente. Proseguo. Dopo un pò mi prende, facciamo un pò di km assieme, scendendo, salendo, poi arriviamo alla zona giungla, lui dietro a me. Che figata qui! Devi dribblare tronchi caduti, passandoci sopra, sotto, attraverso pinetti, cercare la bandierina successiva, schivare fronde. Ci aiutiamo un pò perchè veramente c è da perdere l orientamento, e poi si risale, altri 450 metri su 2 km. Cominciamo a parlarci, in inglese.
Arriviamo al ristoro assieme e ripartiamo assieme, ci tiriamo l un l altro, lui in salita, io in discesa.
Lui sta facendo la lunghissima da 171 km...
Gli dico che se vuole andare per conto suo più lento o più veloce va bene. E invece resta con me.
Da questo momento non avrò più crisi, avere uno in parte a te è un toccasana.
Si sale, si scende, si parla.
A 5 km dallo start mi dice che voleva fare il primo giro in 12-13 ore. Io in 10-11. Ci siamo tirati l un l altro e siamo arrivati a 10.25.
Qui c è un check point ufficiale:
quanto sono in classifica? "3°"
(Wow, 3°! Devo riuscire a tenere la posizione!!!)
"Quello è il secondo"
Lo guardo, bravo, ma io devo mangiare adesso.
Quando è passato l'italiano?
"Un ora prima di te"
Solo? Pensavo meglio, mah, adesso vedi come mi stacca.
Ci cambiamo, metto in carica orologio e cell, mangiamo, prendiamo freddo e ripartiamo dopo 45 minuti alle 4.55 di mattina, venti minuti dopo che era partito il secondo.
Sempre io e il mio nuovo amico sloveno Franci Dai, forza. Partiamo piano, ci ricordiamo benissimo il primo muro, dopo 3 km.
A 2km vediamo una frontale venire verso di noi. "You ok?" (Internazionale in montagna)
"Ciao! (È l altro italiano, faccia cadaverica) . ho problemi di stomaco, sono arrivato in cima, ho gomitato l anima e sono tornato giù, mi ritiro".
Mi dispiace
Mi dispiace veramente, poveretto.
Alla partenza lo sta già aspettando suo fratello. Lo salutiamo.
Franci mi dice "you are the second!"
Pooork... un sorrisetto spazza via la malinconia per il ritiro dell altro italiano. Affrontiamo il muro, vediamo la frontale dell'ex-secondo diventato primo. Sarà a 15 minuti, questa salita la si fa lenti.
Saliamo lenti ma costanti, quando la conformazione della natura lo permette vediamo la frontale del primo, lontano. Ci teniamo per la discesa.
Arrivati in cima, momento del cambiamento dell acqua al pesce per entrambi... finisco, scendo 20 metri e lo aspetto... Mi comincia la smania di provare ad arrivare primo... quello che è primo adesso è quello che mi ha fumato a 14 km. Mi ricordo il suo passo, sarà impossibile ma perchè non provarci? Io con i miei 8 kg di sovrappeso?
E Franci non arriva...
2 minuti e finalmente si fa vedere.
Scendiamo di buona lena. Allo start, dopo il primo giro ci eravamo dati come obbiettivo stare entro le 17.00, 12 ore per un giro. Parte corribile a un ritmo ottimo, tirando per quanto possibile dopo 70 km e 3500 di dislivello.
"All incrocio dovrebbero mancare 500 metri". Acceleriamo, il ristoro non c è... manteniamo il ritmo... Non c è... manteniamo... A 1500 m dall incrocio lo vediamo "eccolo laggiù" (camminiamo gli ultimi metri che non ce la faccio più? No...).
Ristoro: a quant è il primo? 9 minuti!
Ristoro veloce per me.. purtroppo Franci è della vallata e conosce tutti... comincia a ciacolare, ripartiamo dopo 8 minuti, il primo adesso ne avrà 17...
Dopo 1 km riceve una chiamata, risponde, mi dice "support team" facend6omi un sorrisino, chiedo spiegazioni, stanno arrivando 2 suoi amici. Ah, bhe, che culo!
Dopo 3 minuti arrivano 2 amiCHE, in effetti "friends" può voler dire anche amiche.
(Ommiodio, adesso si ferma a parlare con queste e non partiamo più...)
Per fortuna si mettono a camminare.
Camminano fortino...
Cacchio che veloci a camminare...
Parlano continuamente con Franci.
Oh, e chi gli sta dietro?
Parte la salita, parlano, camminano spedite, mi danno 10 metri, aumento, me ne danno altri 5... ma chi sono? Le sorelle della donna bionica?
Si scende e le riprendo, tirano però...
Pian piano capisco che il compito di queste è appunto tirare Franci.
1 ora e mezzo di inferno...
Nei rari momenti in cui Franci mi caga riesco a dirgli che se continuiamo così la chiudiamo in 10 ore... e lui se la ride...
71882399 10214688137705211 8695822621226303488 n
82 km, arriviamo in paese, loro naturalmente prima di me, le due sgallettate sbraitano e corrono, incontro a altre 2, baci e abbracci.
Le altre 2 si incamminano con Franci.
Le prime 2 vanno alla macchina.
Ommiodio, si danno il cambio...
"Do you want to kill me?"
Loro ridono.
Loro.
 
?
No
Io no... non rido.
Le prime due parlano con Franci e vanno a riempirgli le borracce. Franci mi chiede: "Do you need water?" "YES, THANKS"
Sto 3 secondi con il braccio e la borraccia alzati prima di capire che devo arrangiarmi... Loro sono il support team di Franci...
Le altre due si avvicinano e continuano, io respiro una boccata di aria fresca, non potranno tirare così sempre.
72435454 10214688137985218 1188856241842028544 nFranci rallenta e mi si accosta. Gli dico che se faremo i muri a questo ritmo io scoppierò, lui annuisce e mi fa notare davanti: "good view!". Le ragazze sentono si girano e scherzano civettuole.
Oh, non ho nemmeno l ossigeno per riuscire a correre, puoi credere se riesco a concentrarmi sui loro posteriori... schiatto...
Guardo a terra e continuo, cercando di non morire.
Arriviamo al muro di prima dei 32 km, ora 92. Pompano tantissimo, cerco di stargli dietro.
E finalmente raggiungiamo il primo, è là davanti, tengo il ritmo.
Più o meno. Soffro...
Prendo una bustina di Polase, bastoncini in mano, svito la borraccia, sempre salendo, apro e rovescio la bustina di polase, un pò sui miei vestiti e il resto nella borraccia, mezza piena d acqua.
Si gira una delle supporters, mi guarda in faccia, preoccupata: "Do you want GHEL?" (=gel, shottini di carboidrati in bustina). "NO, I HAVE POLASE".
Lo bevo a sorsi, concentrato, sabbioso, mi gratta in gola e tossisco ma mi rigenera e riesco a riprenderli e a stare al passo. Arriviamo in cima. Arriviamo al ristoro assieme al primo.
Il primo fa i complimenti a Franci.
Poi mi vede, vede il mio pettorale e capisce che io sono della sua gara. Mi fa i complimenti con faccia turbata, io accenno qualche parola, anche a me incomprensibile. Ho di nuovo nausea, ho esagerato in salita.
Mi siedo, bevo coca Cola e guardo le supporters trasformarsi in cameriere, massaggiatrici, intrattenitrici e danzatrici del ventre per Franci.
No, per me no.
Chiedo salame o formaggio al ristoro.
"Finish. But we have fat"
Grasso?
No, lardo.
Una scatoletta simile alla pasta-lava-mani dei meccanici con una pasta dentro bianca della stessa consistenza...
Bho, cibo... Prendo, ne spalmo un pò sul pane.
Metto immediatamente giù la fetta, cerco di masticare lentamente il boccone cercando di non vomitare...
Lento...
Bevo cocacola e butto giù...
Tiro fuori lo zenzero e le scamorzine. 3 minuti e sono di nuovo in equilibrio con me stesso, asciugandomi il sudore freddo dalla fronte...
Almeno 10 minuti dopo che è partito il primo ci alziamo per partire.
No, aspetta, le prime due suppoters ci lasciano... ciao.
No, dai una foto prima.
Ok... il primo ormai starà viaggiando a 4 minuti a km e non lo vedrò più..
Partiamo, finalmente.
Passiamo davanti al burrone. Esattamente 600 metri di profondità, avevo valutato giusto. Sta volta vedo e in questo tratto non corro.
Le altre 2 ci lasciano. Smuack, baci abbracci. Tranquille, non ho fretta.
Via! Discesa! Prova a starmi dietro se ci riesci!
Km 98 o poco più, c è uno spiazzo, c è il primo lì, ci guarda, mi chiede da che parte, gli dico di là, mi dice "good luck" e poi "go", stando fermo.
Io vado, controllo dietro a me dopo un pò, non lo vedo. Franci mi dice "you are the first"... "sisisi, ma acceleriamo adesso", "Don't worry" e mi fa tenere un passo blando... dice che il tipo è cotto e non ci raggiungerà...
Ora, mancano 22km...
Angoscia...
Io non ci credo che sono primo, ma perchè dare la possibilità all altro di riprendermi?
Niente, io avrò 22 km, ma Franci ne ha ancora 82 e per rispetto verso di lui non tiro troppo.
Ogni 5 minuti mi giro per vedere se c è.
Sgraniamo km, guardo indietro e procediamo.
71822452 10214688139785263 295375041363705856 n
Km 108, ultimo ristoro... e lui si siede... intavola un discorsone con i volontari... io bevo e mangio una robina... niente... Non si parte... 10 minuti... "let's go to win!", più o meno lo convinco e andiamo. Dai, 5 minuti di vantaggio li avrò... al ristoro si fermerà...
7 km di ritmo buono, arriviamo in un paese... a tutti i vecchi che incontra spiega cosa stiamo facendo, che giro abbiamo fatto e se ha le analisi del sangue a posto... DAAAAAIIII...
Finito il paese, becca un altro vecchietto nel bosco... lo guardo con la faccia di uno che vuole uccidere... finalmente capisce e mi dice "youuu gooo!"
E vado senza di lui, correndo come solo "chi ha dimenticato di mettere i soldini del topolino a sua figlia" può correre.
2 km, continuo a guardarmi indietro, comincio a realizzare che posso farcela, comincio a piangere, ma proprio a singhiozzare, difficile correre così, coi lacrimoni che non vedo dove metto i piedi... Dai, collione, che ti ribalti e ti ritiri a 2 km... Dai che magari ti sorpassa adesso. Degluttisco, mi contengo, cerco di concentrarmi.
Non ci credo, a tratti mi parte nuovamente il pianto. Butto giù.
Corro.
1km e mezzo.
Vedo turisti che si stanno facendo i caszi loro, mi guardano come un marziano.
Io corro
Mi guardo indietro
E corro
500 metri
Guardo indietro, nessuno
Ma corro, non posso rischiare...
20 metri, corro in salita che neanche "Babbo Natale quando esce dal camino che un bambino lo stava per beccare".
Arrivo all arrivo, due ragazze prendono in mano una striscia vedo, che simboleggia il traguardo, nessun arco gonfiabile, il budget di 12 runners non ne permette il noleggio, ma io me lo immagino, piango attraversando il nastro con le mani alzate e piangendo senza più bloccare le lacrime.
Primo.
PRIMO.
Non so neanche se me lo merito.
Caszo... Primo!
Non mi sembra vero...
dai... io...
Fanculo... sì, io.
Mi siedo e mi lascio travolgere dalla soddisfazione.
Il mio amico Franci arriverà 20 minuti dopo, mi fa i complimenti.
Le premiazioni saranno l indomani. Io nel frattempo ho già deciso: prendo la macchina e vado a casa, domani torno con la famiglia per la premiazione.
A casa ovviamente le bambine non mi cagano neanche, non capiscono la differenza dal solito: io per loro sono sempre il loro eroe... che bel pensiero, più bello di ogni premio!

Domenica, incontro Franci, lo ringrazio per il supporto. Lui alla fine si è ritirato a 135 km. Da solo, la notte, dura. Bravo lo stesso.

Arrivati 3 della 114 e 2 della 171. Durissima.

Mi sono fatto due conti, ho bevuto più di 9 litri di bevande isotoniche, 4 litri di Coca-Cola, 2 di acqua. 22 ore e 39, l orologio l ho fermato 3 minuti dopo. 120 km. Il secondo giro l ho fatto in 11 ore e 44.

71649193 10214688141905316 1275221737742532608 nRitiro il premio.

Sudatissimo.

Meritatissimo.

Con il supporto di Franci

Con il supporto di mia moglie a cui smessaggiavo e che mi seguiva da casa senza la quale non ci avrei provato.

Con le mie gambe.

E con la mia testa.

SLO100, 1° classificato!

 

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Kranjska Gora Trail di Fabiano Picco

Kranjska Gora Trail

60 Km

3260D+

Iniziamo la stagione autunnale con un bell’ultratrail oltre confine. Nonostante siamo a meno di 10 km dall’Italia siamo iscritti solo in 3 italiani su questa lunghezza, su 137 iscritti. Prima della partenza conosco gli altri due italiani (uno dei due mi aveva contattato al telefono alcuni giorni prima)

Arrivo alle 6 di mattina, ci sono 3 gradi… fa un freddo… Per fortuna ho pensato di non uscire dalla macchina già con i pantaloncini corti… Vado allo stand che sta aprendo i battenti, gli sloveni parlano una lingua che non si capisce. Magari loro si capiscono: secondo me si sono messi tutti d’accordo per dire delle parole strane a caso e farsi beffe di me… bho… ritiro il pettorale, cerco di capire cosa devo ritirare un po’ in inglese e un po’ a gesti.

Mi faccio i miei calcoli, dovrei stare 11 ore. Prima della gara mi confronto con uno degli italiani, mi dice che sicuramente la farò entro le 10 ore… mah, è la prima volta che la fai, non mi conosci, non sai quato corro, cosa ne sai come posso arrivare io? Bho…

Partiamo alle 7.00, con un paio di gradi in più e con i pantaloncini corti. 10km di poca pendenza e tanta strada corribile. Primo ristoro, mi fermo, mangio salame e formaggio e comincio a sentire caldo, mi tolgo la pettorina paravento, ma dopo un po’ tra ombra e aumento di quota risentirò freddo. Si sale, 1300 metri di dislivello fino a 21 km, finalmente trovo un po’ di sentiero, mi veniva l’ansia con tutto sto asfalto e strada carrabile. Arriviamo al confine dell’Austria, si vede il Faaker See e Villach.

 kranjska 1

A 2 ore e mezza di percorso mi superano i primi due del percorso di 35 km… il percorso che ho fatto io in 2 ore e mezza loro lo hanno fatto in 1 ora e mezza… due bestie! Il terzo mi raggiungerà dopo 40 minuti.

Da qui un bel tratto tecnico, sempre sul confine per 4-5 km. Ho una pall… pardon, ho un piede in Austria e uno in Slovenia, con una vista mozzafiato a momenti verso destra e a momenti verso sinistra. Sembra assurdo che in questi sentieri si combattesse, in un ambiente così puro… Vodafone continua a scrivermi "Benvenuto in Austria", "Benvenuto in Slovenia", "Benvenu... ascolta, quando ti decidi da che parte stare mi avvisi, grazie"

kranjska 2

Ristoro, si riparte, di nuovo su carrabile.

A ogni persona che mi sorpassa gli dedico un BRAVO, che è internazionale e si può usare in Slovenia sia al maschile che al femminile. Ogni volontario o persona che incontro la saluto con un CIAO, di nuovo internazionale. Cerco di capire cosa mi dicono in risposta al CIAO per parlare una parola di sloveno, ma ogni volta la risposta è diversa e la percezione che siano tutti d’accordo e che mi stiano prendendo per il culo aumenta. Grazie forse si dice OLA, o qualcosa del genere. Spesso uso ola anche per salutare, che vergogna… mah… magari pensano sia spagnolo, dai.

A 28 km guardo la traccia GPS, sono fuori di 1 km in linea d’aria dal posto in cui dovrei essere, sembra abbia sbagliato di girare 4 km prima… Cerco di capire se possa essere un errore della traccia. La strada è ben segnalata, ma magari sono finito su quella da 35 km e ho perso un bivio… Mi supera uno e poi un altro del percorso corto, “Iscius mi, du iu spik inglish?” (incredibile, parto con l’inglese con un’accento turistico assurdo, so parlare decisamente meglio, sarà l’ansia, sarà la stanca…), “yes” mi dice, ci confrontiamo, prima mi dice che sono giusto, poi parla con l’altro e mi dicono che forse ho saltato un bivio. Mi fermo, dopo 30 secondi arriva un altro concorrente della corta, passo ad un inglese più Oxford e meno slang e mi dice che sono giusto, riparto poco convinto e per fortuna dopo 1 km arrivo al ristoro dove mi confermano che sono sul percorso corretto. Sono in vantaggio sui tempi previsti. Mangio qualcosa e si riparte, di nuovo in salita ma di nuovo su strada corribile… continuo a correre anche in salita, avrei preferito più pendenza per giustificare una camminata. Mi sorpassano in due, lasciandomi intendere che sto andando troppo piano.

Mi sorpassa la prima donna a 3 ore e 50 di percorso, un paio di cosce da panico, fissate su due ginocchia striminzite, ste gambette che viaggiavano saltellando da un sasso all’altro, faceva impressione, una macchina da guerra.

kranjska 4

Arrivo alla seconda cima, scopro che mamma e papà mi aspetteranno all’arrivo. La notizia mi galvanizza e parto in discesa sorpassando qua e là di buona lena prima su sentiero molto tecnico e poi di nuovo sull’odiata carrabile. Arrivo a valle e si continua su un odiatissima ciclabile asfaltata.

Km 51, mi offrono cevapcici e slivovitz. Ecco finalmente due parole in sloveno che memorizzo bene. Fino ad ora tutti quelli che ho trovato comunque parlavano bene inglese, a parte i due che mi offrono cevapcici e slivovitz. Grazie per aver arricchito il mio vocabolario!

La grappa scalda e riparto, sono in vantaggio di più di un’ora rispetto ai tempi di marcia previsti.

Km 54, ultimo scollinamento. Fino ad ora non sono molto soddisfatto, questo trail è troppo corribile e ci sono pochi tratti spaccacaviglie che tanto mi piacciono. Sapevo che ci sarebbe stato un bello strappo alla fine, ma non pensavo a un vertical del genere.

Km 55 e ho già fatto 200 metri di dislivello su 1 km, una pendenza del genere taglia le gambe, soprattutto dopo 7 ore di corsa. Mi superano due tedeschi, mi parlano in un inglese tedescato. A questo punto avrei difficoltà a capire uno che mi parla in italiano, battuta e controbattuta e alla fine mi dice “it’s a no ending story!”, finalmente ho capito, “sorrido” mentre l’acido lattico fa il suo lavoro sulle mie povere cosce.

Da qui il percorso in salita è lo stesso che si farà in discesa, a tratti è sentiero e a tratti è pista di sci invernale, ora ghiaino.

Km 56, altri 200 metri di dislivello su un km… tutti quelli che incontro che scendono mi dicono Bravo, rispondo “no, bravo tu”, uno mi batte una mano sulla spalla, devo avere la faccia agonizzante mentre salgo. Cerco di guardare su, ma non si vede la cima. Il percorso continua sotto una seggiovia, a tratti fa uno zig zag, sentiero molto tecnico e pieno di radici. Un paio di loro mi sorpassano.

Guardo l’altimetria mancante sul GPS dell’orologio, dice 0, dovrei essere in vetta… e invece...

Km 57, 300 metri di dislivello su un km… e arrivo finalmente in cima… mannaggia che fatica… vedo la malga, faccio 20 metri camminando, vedo una volontaria che prende nota del mio numero di pettorale, penso “è il ristoro questo?”, elaboro la traduzione “….”, no in sloveno non so abbastanza parole, dire “cevapcici Bravo Slivovitz ciao” non aiuterebbe. Elaboro in inglese “…”… come si dice ristoro? Bho… guardo il sentiero che continua  in discesa e dico “di qua? Bon…” e saluto senza mangiare niente…

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Con questa salita l’ultra trail di Kranjska Gora ha guadagnato il mio rispetto.

Scendo di buona lena, mi accorgo che dire “Bravo” a quelli dopo di me, che stanno salendo, dà una certa soddisfazione… “Ah! A-ah! Io sono prima di teee! E adesso faccio la discesaaa”.

Incontro i due italiani, li saluto e li incoraggio.

Mi supera una ragazza, io corro ma ora lentamente.

Arrivo in paese, mancano un po’ di segnali, ma tutta la gente che mi vede mi indica la strada e mi dice “Bravo” e mi applaude. Lo sport qui è visto veramente in modo positivo e tutti si girano, mi applaudono, si spostano per farmi passare.

Arrivo all’arrivo! 9 ore e 26! Mia mamma e mio papà mi corrono incontro e mi baciano, sono commosso! Un quarantenne che si commuove come se avessi 7 anni e i miei genitori fossero venuti a vedermi alla recita di natale.

Beviamo una birra assieme (la prima della giornata…) e poi mi salutano. Mi hanno fatto un regalone!

Faccio la doccia e mangio la pasta… pasta proteica… mannaggia… ma lasciate che la pasta la facciano in Italia… Stavo per mangiare il piatto di cartone e lasciare lì la pasta.

60 km, 10 di sentieri, 40 di carrabile, 10 di ciclabile. Molto belli i paesaggi, stupenda l’accoglienza della gente. Troppo poco tecnica. Ma la consiglio.

kranjska 5

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