itenfrdeptrues

Ronda! Ronda! di Caterina Pagano

Quando ho iniziato a correre, un decino di anni fa, mi sembrava già una roba da malati di mente fare una maratona. Poi ho sentito parlare di trail, di questa gente che corre nei boschi, beve birra e si crogiola nel terzo tempo. Se correre tanto era una manifestazione di disagio, correre tanto nei boschi era era manifestazione di maggior disagio. Poi c'era una costola di questo gruppo di disadattati che si dedicava agli ultra trail. Dai 43 in su, 50, 60, 100, 200, 300km, con dislivelli più o meno mostruosi. Li ho visti quelli che finiscono un ultra: ci sono quelli forti che sembra escano da un picnic con gli amici, e in fondo quei teneri panzottini che vagano per ore, soffrendo il soffribile, con delle vesciche nei piedi più grosse dei piedi, il sudore incrostato negli zigomi, puzzolenti oltre la capra, abrasioni da sfregamento nei posti più impensati e crampi, tanti crampi, dappertutto, anche a muscoli che non sapevano di possedere. Ero consapevole, quindi, almeno vagamente di cosa aspettarmi. Ma ero anche consapevole che, se sono finita nel gruppo di quei disadattati problematici dei Survival, un motivo ci sarà. E così, ad ottobre, sulla gioiosa allegria di essere uscita indenne dai meravigliosi e fangosissimi 34km della UTLO  (e seguendo il saggio consiglio di Gandalf alias Riccardo Ageno) ho iscritto me e Ivan alla Ronda Ghibellina. 45 km. 

Riassunto breve pensieri Ottobre/Novembre/Dicembre: "Mai fatti 45km tutti insieme." "ma 45 alla fine non sono mica tanti ci sono ultra più lunghe" "che poi non saranno mica proprio 2500 di dislivello" "tanto pioverà, perchè c'è Ageno" "ma si, basta fare i lunghi la domenica" "che palle non ne ho più voglia" "evviva che gioia" ecc...

Poi verso fine dicembre, realizzando meglio la cosa, ho iniziato  a martellare pesantemente tutti i surivival con la mia ansia da cancello, di metterci più del tempo limite, di ritirarmi perchè stufa e irritata da eccesso di bosco, di ritirarmi perchè partita di cattivo umore. Marito, che mi conosce bene, si è astenuto dal commentare o partecipare alle mie esplosioni di entusiasmo, sapendo che sarebbero state seguite da momenti di panico, odio e disagio. Ma il mio martellamento ai Survival procedeva, e all'Age devo aver fatto tenerezza così si è proposto di accompagnarmi, come motivatore, per evitare colpi di testa e minacce di ritiro prive di vero fondamento. Insomma, fatto sta che mi ha accompagnata davvero. Fatto sta che il mio primo Ultratrail l'ho fatto davvero (Ivan nel frattempo, da bravo stradista, ha cambiato la sua iscrizione alla 25km, ma lo amo lo stesso).

La vera preparazione per la ronda è iniziata a gennaio, correndo la domenica. Trasmettendo ai cari Survival, ogni mattina, bidoni pieni degli stati d'animo con cui mi svegliavo. Mentre cercavo pateticamente di accumulare chilometri sulle gambe senza rinunciare ad abbracciare i sassi, cercavo di preparare l'Ageno a sopportare i miei moccoli per minimo 8 ore.

E la Ronda poi è arrivata, ghibellina, inesorabile e miracolosamente senza strani catastrofici eventi meteorologici. La Ronda è iniziata il sabato, con un delirio alimentare meglio noto come cena degli atleti. Vino, bruschette, salumi, tagliata, cosine leggere per trascorrere una nottata tranquilla senza svegliarsi ogni 12 minuti a bere.

La Ronda è poi arrivata implacabile, domenica mattina, con la sveglia alle 6 e lo smanettare irritatissimo sul tastino posponi fino le 6.30, orario limite, punto di non ritorno. E' arrivata con una colazione frugale, panino col burro d'arachidi biascicato, e la sensazione di dover ancora fare i conti con la tagliata della cena. è arrivata con tutti i riti pre-gara ereditati in dieci anni di levatacce semitraumatiche e più o meno gravi escoriazioni. è arrivata con uno zainetto da trail carico per la traversata delle Ande in autonomia. E' arrivata con un abbigliamento assolutamente sbagliato. E' arrivata, con lo start.

Non mi dilungherò sulla descrizione del percorso: salite, discese, fango, bosco, alberi, sassi, pozzanghere, cespugli, ristori mediamente forniti, sentieri, sigle tracks, stradelli, stradini, viottoli, scalpiccio di scarpette da trail, plocci plocci di scarpette che si appiccicano al terreno argilloso misti a moccoli di qualcuno volato per terra o nelle pozze.

divertente, abbastanza vario, abbastanza nelle mie corde anche se mi sento più animale da sassi e monti a punta, perchè dopo un po' nelle colline mi annoio. E se mi annoio mi stufo e divento cattiva e tratto male le persone. Ma fortunatamente sono riuscita a contenermi.

Sono riuscita a partire piano, a dosarmi, a gestire bene la testa senza dare troppo di matto o piangere onde evitare di  rompere troppo le palle a Gandalf (Age), di cui devo menzionare un ruzzolone degno dei migliori stunt man e da cui è uscito perfettamente integro (almeno mi ha detto così). Abbiamo fatto il primo km anche con Serena, che ne aveva decisamente di più ed è saltellata via allegra e gioiosa. Ho avuto l'onore di condividere un pezzetto di percorso con una veterana delle Ultra, la super Cristina, che ne aveva di più anche lei, ed è sgambettata via in salita. E poi si è aggregato a noi mr Brown, forse nel mio momento peggiore, perchè quando ho iniziato a essere stanca ho preso a trattarlo male, poi a moccolare un po' e poi a ritrattarlo male, salmodiando inni verso i miei amati monti a punta. E La stanchezza è arrivata. Ghibellina anche lei. E si è manifestata con assenza di pensieri. Credevo di sprofondare in oscure meditazioni,e invece no: in realtà tutta la concentrazione si è spostata. Al 36 esimo km, dopo più di 6 ore in cui intervallavo discorsi con Gandalf-Age a meditazioni sul senso della vita, ho iniziato a sentire tutto il peso della giornata. il dolore alle ginocchia, intenso, a ogni passo in discesa  mi impediva di allungare e faceva rallentare i miei compagni di squadra e mi faceva tirare articolate imprecazioni contro il fango. Poi ho smesso di pensare. Semplicemente. dal 40 esimo l'unico focus era "respira, non cedere, un passo dopo l'altro. pensa solo al prossimo passo, qui e ora". Niente super disagio insomma, dolore, magari un po', ancora oggi ho male alle ginocchia. Ma nessuna grande esplosione, non mi sono mai sentita così concentrata in vita mia, oltre quel limite sottile, che non è fatto solo di chilometri ma di respiri, di sensazioni, di piccoli dettagli che stravolgono il senso stesso della percezione di se'. Un'esperienza così mistica che ho creduto aver visto una pecora, che non c'era. Un vero ovino, pelo e tutto il resto. Se non si tratta di allucinazione magari è il mio spirito guida, chissà.

Ed è arrivato il traguardo, di un viaggio stupendo, anche lui inesorabile, ghibellino. Fatto di amici festosi, Ivan all'arrivo che mi aspettava, un boccale pieno di birra e bagordi alimentari degni di un hobbit panzerotto, che in otto ore e diciassette, un tempo lunghissimo, è arrivato in fondo. I Survival sono tutti fantastici, vi lovvo. Ma soprattutto Grazie all'Age che mi ha supportata, aiutandomi a sconfiggere l'ansia da cancello!!!!

ho scritto tantissimo, ma che emozione!!! come facevo a scrivere meno?? tanto entusiasmo!!!!

 

 

 {rokcomments}

Stampa Email

Il battesimo: MAGONA SURVIVAL di Andrea Pelleriti

20191222 Magona Survival

Da tempo rimuginavo…. Ed il giro collinare per i sentieri del bosco di Stabbiano con il mio amico Fabrizio piuttosto che i km estivi nella macchia livornese con i podisti spensierati di Cecina, hanno sempre più rafforzato in me l’idea di provare qualche bel trail.

L’occasione è arrivata grazie a Survival, gruppo livornese che organizza, con delle ottime guide, trail autogestiti sul territorio. Un gruppo di cui osservavo, sito e social da tempo, incuriosito fino al momento in cui ho deciso di approcciarli.

E così… 🐗 domenica 22 dicembre 🐗… È stato il battesimo con il MAGONA SURVIVAL, 22/23 Km, quasi 1000 d+, con partenza dal bosco della macchia della MAGONA a Bibbona.

🌳 Un trail considerato di media difficoltà e che, per me, è stato molto divertente (anche per la compagnia) ma impegnativo, considerando che era il mio battesimo. Abbiamo percorso i sentieri della bellissima macchia della MAGONA, guadato torrenti in piena, salito tre colli alternando pezzi di salita e discesa dura e scivolosa nel fango a saliscendi più dolci o risalito ruscelli. Sicuramente, senza aggregarmi non avrei scoperto questo percorso così entusiasmante.

Per la prima volta ho indossato il mio camel bag (ben pieno d’acqua, visto che🍶non erano previsti rifornimenti idrici lungo il percorso) contenente anche un telo termico; un fischietto; il mio cellulare; Kway antipioggia (il tempo di questi giorni non è al top) e qualcosa da mettere sotto i denti.

Per l’occasione ho inaugurato anche le mie scarpe da trail che si sono comportate egregiamente sostenendomi su ogni terreno.

Ho raccolto un po di fango!

L’esperienza è stata fantastica. Ringrazio tantissimo i Survival trail running di Livorno tra cui Riccardo, Alessandro, Gabriele ma non solo loro, sia per organizzare queste uscite ma anche e soprattutto per avermi ospitato, sostenuto, aspettato e consigliato.

Veramente una ottima compagnia, ingradiente fondamentale per star bene, divertirsi, imparare, confrontarsi. Sicuramente un’esperienza entusiasmante, dura, (forse potevo cominciare con qualcosa di più Soft) ma ne è valsa la pena, anche per il porta e condividi finale, terzo tempo per concludere al meglio la mattinata.

Survival, Magona trail autogestito 22-12-’19

 

{rokcomments}

Stampa Email

ULTRA.....FINALMENTE di Alessandro Tonelli

La mia letterina a Babbo Natale 🎅 l'ho scritta dopo la UTLO di metà ottobre.

Il desiderio era quello di diventare ULTRA entro il 2019.

Fisso nella mia testa una data 24/12/19 sperando di arrivarci in discreta forma e con un clima decente ( non indispensabile comunque ) visto che la mia amata terra é molto fragile dal punto di vista idrogeologico. Indovinate.....ma la Liguria è ovvio.

Intanto mi alleno ( per modo di dire, visto che le mie uscite non sono mai piu' di una a settimana ) con il gruppo labronico dei Survival Trail Runners di cui faccio parte da circa due anni. Tanti trail autogestiti che mi permettono di avvicinarmi a questa distanza.

Approfittando delle feste natalizie la scorsa settimana riesco a fare due uscite. 

La prima con il mio mentore Gabriele Ianett, esperto ultra runner che mi porta sui Monti Pisani ( un bel 37 km con circa 2000D+), la seconda con l’amico Riccardo Ageno, autentico genio del male per quanto riguarda i dislivelli.

E cosi’ accumulo in queste due uscite 61 km e circa 3000D+.

Il 23 dicembre faccio visita al mio fisioterapista di fiducia Maurizio Vannini per un massaggio leggero giusto per levare un po di scorie dalle gambe. Guardo le previsioni meteo e sono ottime.

Ok domani è il mio giorno.

Alla sera inizio a preparare meticolosamente il vestiario e il cibo da portare via.

Tiro fuori dalla scarpiera le mie vecchie Salewa con le quali ho iniziato a correre in maniera seria. Saranno loro ad accompagnarmi in questo viaggio. Glielo devo dopo oltre 1000 km di boschi, pietraie, fango e torrenti.

Anche la scelta della maglia non è causale.

Quella dei Survival la utilizzo nelle manifestazioni ufficiali e nei trail autogestiti. Per la mia piccola impresa scelgo quella che mi ha dato più emozioni visive quest’anno. E non ho dubbi che sia quella dell’Hannibal Sky Race.

24 dicembre 2019

Sveglia alle 6,45 con una bella colazione a base di caffè americano e fette biscottate con miele e mandorle.

La giornata è limpidissima ma fredda, quando esco di casa ci sono 6°.

Ore 8 salgo in macchina per raggiungere il luogo di partenza.

Musica a palla per caricarmi. AC/DC e The Doors. 

Roba strong che spacca i timpani . Durante la corsa non amo ascoltare la musica, quella viene sostituita dai suoni di madre natura.

Arrivo al punto di partenza. Centro Sportivo Montagna accanto ad un luogo a me caro, lo stadio Alberto Picco.

Alle 8,20 inizia ufficialmente il mio personale Trail Golfo dei Poeti. Anche il percorso ha un suo perché’ trattandosi di una delle maggiori manifestazioni di Trail nella mia regione. Gioco in casa. Tutto sembra a mio favore……BUM e VIAAAA.

Dopo un primo km di asfalto si gira attraverso uno dei maggiori simboli dei Trail liguri : LE SCALE ( decine….centinaia….)

Attraverso il borgo di Coregna direzione Campiglia. Finalmente al 2 km si entra in territorio selvaggio attraverso il sentiero 527. 

Dopo circa 5 km raggiungo Campiglia e sono salito già 400 metri. Dalla piccola piazza la vista spazia sul Mar Ligure mentre il sole è ancora leggermente nascosto dal suo promontorio.

 Ora si va giù attraverso il discesone delle strade bianche e in un punto preciso ricordo ancora il primo incontro del 2017 con i Survival. Mi sfrecciarono davanti Riccardo e Carlo con i loro sandali. Gli promisi che mi sarei fatto sentire…. e mantengo sempre le promesse.

La storia con il gruppo Survival inizia proprio qui....quanti km....quante salite 😅

Il ricordo vola via e raggiungo Portovenere dopo 14 Km in poco meno di due ore. L’odore salmastro del mare freddo raggiunge le narici... che bella sensazione. 

 Primo rifornimento idrico, la temperatura si è alzata a 13°e quindi mi levo la maglia termica, in previsione di affrontare subito dopo la salita soprannominata “microonde”.

500 metri di salita con pendenza del 29%…..muretti a secco che in estate cuociono chi li attraversa ; fortunatamente oggi sono percorribili agevolmente… ma la salita è parecchio impegnativa. Si sale di altri 160 metri.

Finalmente raggiungo l’Alta Via delle 5 Terre (AV5T) per tornare verso Campiglia. Questo tratto è assolutamente spettacolare. Il percorso ci porta direttamente ad ammirare le scogliere a picco sul mare per un lungo tratto. Autentico must del Trail Golfo dei Poeti.

Raggiungo finalmente Campiglia ( siamo circa al 18° km ). Secondo rifornimento idrico. Gambe e testa girano a mille…..  ( entusiasmooooooo !! direbbe la mia amica runner Caterina )

Attraverso single track e….. scale scale scale scale… raggiungo la Chiesa di S. Antonio dedicata a tutti gli Alpini. 

C’è una piccola fontanella e malgrado le borracce siano quasi piene, le riempio fino all’orlo ( si apre un altro flash nella mia testa con le parole di un altra cara amica, la zia Cristina, che prima di affrontare la salita sul Faeta nei monti Pisani mi dice “ rinuncia a tutto mai all’acqua “ ). 

Dopo la palestra nel verde raggiungo la località Telegrafo, passando vicino al Menhir del Diavolo ( sacro e profano si mescolano spesso nei Trail 😇😈 ), e qui metto in funzione la mia applicazione GPS in quanto entro in territorio sconosciuto.

Inizia una lunga discesa tecnica dove mi diverto parecchio...i km scorrono veloci 25...26...27...poi un lungo tratto pianeggiante con vista panoramica sulla prima delle Cinque Terre : Riomaggiore.

Incrocio il sentiero 501 che si inerpica in direzione Monte Galera quando all’improvviso al km 29 le mie gambe diventano due blocchi di marmo. 

Ma come !!!! ... tutto sta funzionando a meraviglia e voi volete abbandonarmi così....keep calm. 

Sono le 13 così decido di fermarmi e fare una pausa. Cambio di abbigliamento, generosa bevuta e pranzo a base di parmigiano e datteri. 

Il percorso prosegue ancora in salita, un altro bello strappo di 150 metri ma l’energia è tornata a pieno regime fortunatamente.

Il giro originale ( 48 km ) prevede la deviazione per il Monte Galera e il paesino di Codeglia, evito di proposito questo anello calcolando ad occhio la sua percorrenza senza però compromettere la distanza per diventare ULTRA ( 42.195 mt ). 

Siamo nei giorni più corti dell’anno, ho con me la lampada frontale nel caso dovessi fare più tardi... ma ci tengo a passare il Natale con la mia famiglia 😅 e quindi taglio per arrivare prima... inoltre un aperitivo pre natalizio mi attende con gli amici.

Dopo tante salite e migliaia di gradini mi ributto a capofitto nei sentieri coperti di foglie, le scarpe zampettano ancora in qualche residua pozzanghera poi come mi capita spesso finisco in crescendo.

I tanto agognati 42.195 metri li taglio presso una piccola chiesa .

Vedo lo stadio in lontananza, le temperature sono scese di nuovo.... ma l’eccitazione è troppo alta per fermarsi...corro ancora e chiudo la mia scommessa percorrendo alla fine 44 km con circa 2000D+

Mi do un cinque da solo e alla fine brindo in solitaria sui gradini che mi hanno visto partire alla mattina.... logicamente con una gran birra del nostro sponsor.

Il 27 dicembre alla riunione di fine anno del Gran Consiglio i Survival Trail Runners avranno un altro Ultra al tavolo. 👍🏃‍♂️

“Tonno” membro dei Survival Trail Runners 💛🐗🖤

 {rokcomments}

 

Stampa Email

UTLO 60Km 2019 di Gabriele Ianett

UTLO2

È tutta colpa dell’Age. Rimasi colpito dell’entusiasmo di cui trasudava il suo racconto dello scorso anno. Scrissi su facebook che quest’anno “mi sarebbe toccato farla” e siccome mia nonna mi ha insegnato che “ogni promessa è un debito…”

UTLO acronimo di Ultra Trail del Lago d’Orta è un evento che nasce e muore nella ridente cittadina di Omegna, locata nel punto più nordico del Lago. L’organizzazione è di quelle importanti. Ci sono competizioni per tutti i palati: si va dal Trail per i bambini fino alla Ultra da 140Km con opzioni intermedie quali 17Km, 34Km, 60Km e 100Km.

In altri periodi dell’anno avrei scelto la 140Km senza alcun indugio, ma purtroppo in questo periodo la vendemmia non mi permette di fare allenamenti decenti per oltre un mese, quindi la scelta ricade sulla 60Km.

Riccardo l’ha messa nel mirino e quindi programmata già dall’anno scorso. Lui è un fottutissimo metodico nella preparazione delle gare. Lo invidio e lo odio al tempo stesso per questa cosa. L’anno scorso fece la 34Km, quest’anno punta alla 60Km. Durante i nostri trail estivi ne parliamo spesso. Io non posso dare conferma della mia presenza fino a quando non conoscerò con certezza le date di fine vendemmia. Intanto però l’organizzazione va avanti ed il gruppo Survival prende forma. Il caldo estivo, si sa, fa male e distorce le menti. Succede che anche quella del prode Leoncini, in verità già distorta per natura, subisce una Ultra Distorsione che lo porta ad iscriversi pure lui alla UTLO 60Km. Cioè il mio ammore va a fare la UTLO e io non so ancora se riuscirò ad esserci: disagio, anzi in questo caso disAge. Il gruppo Survival quindi si “allarga”.

Prima che la vendemmia abbia inizio, cerco di mettere nelle gambe più Km possibili. Correndo con Riccardo lo trovo molto migliorato sia nel passo che nella gestione mentale delle proprie risorse. Il prode Leoninci, Leovinci, Leoqualcosa, insomma Lui, è in netta ripresa. Ha già un buon ritmo e soprattutto sta ritrovando entusiasmo. Devo esserci, penZo.

Inizia la vendemmia, e con il maturare dell’uva, le mie corse tendono rapidamente a zero. C’è una sola eccezione datata Domenica 29 Settembre 2019: il Beer Trail. Evento Survival. Un qualcosa di storico che merita un racconto a se.  In realtà di quel giorno non ricordo molto. Però ho ben impresse nella mente due parole dette da mia moglie nel momento in cui faccio ritorno dal viaggio nelle profondità del mio Lato Oscuro: “Hai Vinto”. Ebbene sì, non me ne voglia il Presidente ma IO sono il Campione Italiano di Beer Trail. Punto. Tutto il resto è fuffa.

Ma torniamo alla UTLO. La vendemmia evolve, gli allenamenti no. Inizio a credere nella mia partecipazione. Il gruppo si è “allargato” e con la mia presenza arriveremmo ad essere in 11. L’ultimo giorno utile per iscriversi mi iscrivo. Sono dentro. Ovviamente nasce la Chat dedicata. Due settimane prima della gara iniziamo a scrutare le previsioni meteo con una certa angoscia. I primi “exit poll” parlano di uragani e inondazioni, maremoti financo a tsunami. Si prospetta un bel week end. Sarebbero dovute venire anche le famiglie, ma questa opzione inizia a vacillare. La prima famiglia a gettare la spugna è la mia. Io e il buon Pietro decidiamo di andare su e dormire nel furgone dei Cubi Rossi. Le previsioni intanto iniziano a migliorare, l’Apocalisse sembra essere rimandata. L’allerta arancione sparisce, e con lei anche il rischio di annullamento delle gare. Un comunicato dell’organizzazione garantisce il regolare svolgimento dell’evento, mantenendosi il riserbo di effettuare delle variazioni ai percorsi qualora si rendessero necessarie per garantire la totale sicurezza dei concorrenti. Le previsioni però rimangono di pioggia intensa per tutto il fine settimana della gara, quindi anche la famiglia Age alza bandiera bianca. Scatta al volo una riorganizzazione logistica che porterà lo scrivente, Pietro e il buon Luca Fabbrucci da Figline ad unirci a Riccardo nel suo appartamento. Tutto ecosesso guadagnato.

Ormai mancano pochi giorni, l’entusiasmo cresce anche grazie a quella generatrice di entusiasmo quale è Caterina. Il gruppo è completo e si presenterà al via con questa configurazione:

  • 60Km: io, Riccardo (Age), il buon Carletto Facheris (alla sua prima 60Km), Pietro e Luca Fabbrucci

  • 34Km: Alessandro Tonelli (Tonno), Caterina Pagano (Cate), Ivan Martorini (alter ego e marito di Cate), Alessandra Pinna (Ale) e due amici di Cate e Ivan.

Il Comandante Tonelli organizza tutta la logistica sul posto, ovvero decide e prenota dove mangiare e bere. Per chi non lo sapesse, l’Organizzazione Tonelli non ha eguali al mondo.

Io, Pietro e Age ci organizziamo per il viaggio. Il venerdì mattina lavoriamo tutti e tre, siamo gente seria noi! Partiamo nel primo pomeriggio.  Alle 14:20 sono sotto casa di Pietro, alle 14:30 imbarchiamo anche Age. Il Leoncini si mette dietro…brutto segno. Io e Riccardo iniziamo a parlare e proviamo a coinvolgere anche Lui. Inutilmente. Dopo pochi Km di autostrada è già steso che dorme. Poverino, è stanco. Noi ragioniamo di Survival, programmi ed idee. Intanto arriviamo a Genova. Dietro suggerimento di Google Maps, imbocchiamo la A7 per aggirare il tratto chiuso dell’ormai ex ponte Morandi. Dopo qualche Km il dormiente si desta, ci fa il cicchetto per non essere passati da dentro Genova (lui è un ex ed un futuro camionista, quindi sa) salvo poi tornare rapidamente nel suo torpore (Cit. Wikipedia – Torpore: negli animali il torpore è uno stato di attività fisiologica ridotta, caratterizzato, di solito, da una diminuita temperatura corporea e da valori metabolici più bassi. Il torpore permette agli animali di sopravvivere a periodi di minor disponibilità di cibo o a condizioni meteorologiche avverse). Attraversiamo parte della Val Padana: nebbia, pioggia ma soprattutto 0 D+. Che tristezza! Per uno che abita qua il trail è pura utopia. Sosta Autogrill: caffè per loro, spremuta per me, pipì per tutti. E si riparte. Ci avviciniamo alla zona dei laghi ed il paesaggio inizia a mutare. La vegetazione è più rigogliosa e ritrova un più naturale color verde. Finalmente arriviamo ad Omegna. La zona periferica ricorda più Calcutta ed è la brutta copia di quella bellissima parte della cittadina che invece si affaccia sul lago.

Ore 18:00 e siamo all’appartamento. Pietro si sveglia. Scarichiamo i bagagli, Age flirta con la proprietaria. Pietro flirta con me, ma io come al solito me la tiro. Terminati i flirtaggi, prendiamo il materiale obbligatorio per la gara ed andiamo a ritirare i nostri pettorali. In zona arrivo il nostro Capitano e Comandante Tonelli è già lì che ci aspetta. Baci&Abbracci, visita agli stand e ritiro di pettorali e pacco gara. Quest’ultimo consta di: maglietta, auricolari, buff ed una strana pomata del potere. Mentre siamo lì, arrivano quelli della 140Km che partiranno alle 20:00. Mi sento decisamente in colpa a non essere tra loro, mi viene il complesso del pene piccolo. Chiedo scusa al mio Ego da lunghe distanze. Ci rifaremo. Torniamo agli stand dove un bravissimo venditore cerca di convincere Age a comprare una super frontale che ad un misero costo di 100 euri è in grado di offrire una durata di ben due ore di luce, oltre ad essere automodulante, emolliente, rinfrescante, espettorante, accattivante. La frontale rimane lì, noi torniamo all’appartamento a farci belli per la cena. Prepariamo un po' di cose per la mattina dopo. Pietro giustamente è stanco e si fa un riposino. Usciamo giusto in tempo per andare ad assistere alla partenza della 140Km. Aspettiamo il gruppone in un punto tranquillo, 500m dopo lo start. Vedo sbucare due corridori da dietro una curva ed annuncio “eccoli!” …ma sono soltanto in due, quindi mi viene fatto notare che non possono essere della gara. Si avvicinano, uno è il buon Carletto Sorman, l’altro è Ornati (che corre in casa). Sono loro. Hanno un passo di 4’ al Km. Il terzo è a oltre 100m di distanza. La gara è già finita. Passa il gruppo: si narra che Sorman e Ornati siano già al primo ristoro.

Raggiungiamo gli altri al ristorante pizzeria selezionato dal Tonno. La serata è goliardica ed allegra, come sempre. L’acqua non è la benvenuta sul nostro tavolo, la Birra sì. Pizza, carne, patatine, dolci. Ce la godiamo. Poco prima delle 23:00 usciamo, giusto in tempo per andare ad assistere ad un’altra partenza, quella della 100Km.

Torniamo in appartamento, si unisce a noi anche Luca. Meno di 5 minuti e Pietro dorme già. Poverino, è stanco. La nostra partenza è comoda: ore 9:00. Puntiamo le sveglie alle 7:00. Io mi alzo 10 minuti prima ed inizio a fare colazione con calma. Pan Carré tostato con marmellata di more, Yogurt con fiocchi di avena e thè verde. Mi raggiungono anche Luca e Riccardo. Pietro dorme, poverino, è stanco. Alle 7:20 lo butto giù dal letto. Mettiamo sotto stress il water. Inizia la vestizione. Fuori piove, fa freschino ma non freddo. Opto per maglia a maniche lunghe e antivento smanicato. Pinocchietti sotto il ginocchio. Nello zaino ho un cambio completo, antipioggia a maniche lunghe, guanti, manicotti, 1 litro di acqua, frutta secca, miele, caramelle, barrette e panini al farro incartati nell’alluminio (in questi mesi non posso mangiare né grano né latte vaccino fresco, quindi per certe cose devo organizzarmi).

Alle 8:20 lasciamo l’appartamento. Alle 8:40 siamo in zona partenza dove ci ricongiungiamo con Carletto Facheris e il mai domo Tonno venuto ad assistere alla nostra partenza. Che omo! Foto di gruppo. 10 min prima della partenza ovviamente una nuova defecathio bussa al mio intestino. Per fortuna proprio davanti a noi sono allocati cinque bagni chimici. Espleto la funzione in modo ineccepibile. Torno in zona partenza. Siamo poco più di 400 al via. Pioviscola. Conto alla rovescia, tre, due, uno…

Partiti. Mi metto sulla destra del gruppo e cerco di recuperare un po' di posizioni. Riccardo mi ha informato di un imbuto che si forma dopo circa 2Km, all’imbocco del primo single track. Poco prima di questa strettoia mi affianca Riccardo. Ha un ottimo passo, grande. Arriviamo all’imbuto, ma non c’è fila. Iniziamo a salire. Il sentiero è stretto, si sale in file indiana o al massimo in coppia. Sembra una strada di montagna, bervi tratti di rettilineo rotti da continui tornanti. Già dall’inizio lo Spirito Trail si spreca: ci sono i fenomeni che si mettono a tagliare i tornanti “per fare prima”. Il serpentone che si forma è lunghissimo e l’andatura è lenta.  Per un po' Riccardo sale insieme a me, poi ci perdiamo. Sono contento ed ottimista perché l’ho visto bene, fisicamente c’è e soprattutto è concentrato. Cerco di trovare regolarità nel passo, ma è impossibile. Quando intravedo uno spiraglio di sorpasso, faccio un breve allungo e cerco di portarmi più avanti possibile, poi però mi devo riadeguare al lento incedere del serpentone. Purtroppo, si fa più fatica così anche se si va più piano, rispetto a salire costanti del proprio passo. Ma questo è. Arriviamo al primo dei molti paesi che attraverseremo, Quarna, suddiviso in Quarna di Sopra e Quarna di Sotto. Iniziamo a familiarizzare con il fango che brevemente si trasformerà in mota (mota: stato evoluto del fango in un miscuglio ancor più plastico, appiccicoso ed entropico). Una volta passato Quarna di Sotto, inizia la salita più dura della gara, quella che porterà in vetta al Monte Mazzoccone (1424m s.l.m.). l’incipit della salita è fantastico, una rampa ripida di mota dove si fa fatica a salire anche con i bastoncini. Mi viene in mente il Trail del Cinghiale, prossima gara in programma a fine novembre e capisco subito che la giornata di oggi sarà un ottimo allenamento in vista dei 90Km di mota che ci attenderanno a Palazzuolo sul Senio. Noi “bastoncino dotati” riusciamo a salire seguendo il sentiero, quelli “bastoncino sprovvisti” devono per forza passare dal bosco per aggrapparsi a rami, alberi, caviglie di quelli che li precedono, marmotte, liane ed i più fortunati a qualche cinghiale di passaggio. Sembra di essere a Giochi Senza Frontiere. E intanto piove. “Chissà se Pietro è stanco e si è fermato a fare un pisolino, penZo”. Piove. A mano a mano che saliamo, il sentiero, che per la maggior parte è in single track comincia a trasformarsi da boschivo a montano. E non so se fa parte della trasformazione, ma arriva anche la nebbia. Siamo ancora in formazione “serpentone” ed il passo è sempre il solito. Adesso però si aggiunge una nuova variabile: iniziamo a recuperare i concorrenti della 140Km. Questo è un problema, per loro e per noi. Più volte mi sono trovato a vivere questa situazione dall’altra sponda. So bene cosa si prova, quando si è stanchi ed abbiamo bisogno di silenzio, concentrazione e soprattutto di poter mantenere il nostro passo con costanza ed invece si è costretti a fermarsi di continuo per lasciar passare quelli che arrivano da dietro, più freschi e più veloci. Questa volta mi trovo a viverla dalla parte di quelli che arrivano veloci da dietro. Posso certificarvi (ISO, IFS, Bio, Vegan, ecc.) che è una gran rottura di palle da entrambi i punti di vista. Certe situazioni dovrebbero essere evitate. Si ha un enorme dispendio di energie mentali e di conseguenza fisiche, per entrambi. È un pò come ciclisti e automobilisti che su talune strade non possono essere presenti contemporaneamente, è un dato di fatto, finendo per disturbarsi a vicenda: tutti e due hanno ragione o nessuno dei due ha torto, come preferite.  Semplicemente in quel momento ci troviamo entrambi nel medesimo piccolo spicchio di mondo con esigenze e quindi punti di vista completamente differenti. Se invertissimo le due persone, entrambe inizierebbero a pensare nel modo esattamente opposto.

Loro frenano noi, noi interrompiamo il passo a loro. Però c’è rispetto, questa è una delle meraviglie di questo sport. Loro lasciano passare, noi ringraziamo e gli facciamo i complimenti. Già perché quando sono stato dall’altra parte, ho provato quanto faccia piacere avere una gratificazione ed un incoraggiamento dagli altri concorrenti. Ricordo alla Bora di una persona, che nel passarmi, mise delicatamente una mano sulla mia spalla e mi fece un sacco di complimenti. Gesti semplici che rimangono impressi. È proprio ripensando a questi gesti ricevuti, che mi sforzo a fare altrettanto con la maggior parte dei concorrenti delle gare lunghe che incontro lungo il percorso. Mentre mi avvicino alla vetta del Monte Mazzoccone, in mezzo a nebbia, pioggia ed un vento che disturba, passo una ragazza della 140Km, con un impermeabile azzurro, ed il cappuccio che le copre quasi completamente il volto. Mi lascia passare, la ringrazio, le faccio i complimenti e passo oltre proprio mentre mi sussurra “Gabriele, sono la Daniela…”. Mi giro, è proprio lei, Daniela Rausse, infreddolita e stanca. Non l’avevo riconosciuta. Le chiedo come sta, ma la faccia dice più di mille parole. È stanca ed ha intensione di ritirarsi al prossimo ristoro. Per fortuna manca soltanto un chilometro e mezzo di cui un chilometro di discesa. Le chiedo se ha bisogno di aiuto, mi dice di no perché ormai manca poco al ristoro. Io riparto perché sono vestito un po' leggerino e lì fa freddo. La vetta del Mazzoccone è immersa nella nebbia. Inizio subito la discesa che nel primo tratto è completamente ricoperta da una fitta coltre di paleo che agevola la corsa. Meglio quello delle rocce e della mota.

La discesa finisce al primo ristoro: Alpe Camasca, siamo al Km 13,5. C’è troppa confusione, prendo un thè al volo, un po di frutta secca e riparto. Adesso non piove, ma c’è nebbia e vento. Dobbiamo salire sul Monte Croce a oltre 1600m s.l.m.. Decido di mettermi l’antipioggia a maniche lunghe della Raid light. Uscito dalla calca del ristoro individuo una bella roccia piatta che scelgo come punto di pit-stop. Si aggregano altri due compagni di fatica con i quali scambio alcune battute. Saluto e riparto. Ci aspettano circa 500D+ in 3Km.

Intanto comincio a guardare il GPS e a fare due proiezioni. Il mio obiettivo era quello di arrivare in circa 8h, tempo impiegato al Mugello per fare 63Km. Capisco subito che sarà impossibile realizzarlo. In tre ore ho percorso solo 15Km, ovvero 5Km/h e se è vero che dopo il Monte Croce le salite dure saranno finite, con il fondo distrutto dalla mota, anche nelle parti corribili spesso si è costretti a camminare o addirittura a scendere con molta circospezione per evitare infortuni. Più volte mi torna in mente la distorsione dello scorso anno al Trail del Cinghiale, quindi appena trovo situazioni potenzialmente pericolose, metto da parte l’aspetto ludico del Trail nella mota, e scendo o salgo in modalità Safety. Voglio limitare al massimo il rischio infortuni.

La salita sul Croce è breve, ma ti guarda in faccia. Salendo, incontro una persona di una certa età, ha una respirazione affannata. La seguo per un pò, non si sposta, è troppo concentrata nel suo sforzo, nella sua sofferenza. Appena posso la affianco, la guardo in faccia. È concentrata, ha occhiali da lettura sulla fronte. Racchiude in se tutta la sofferenza e la passione per questo sport.

Sulla vetta del Monte Croce (1640m s.l.m.) c’è una croce. Che inaspettata sorpresa! È avvolta nella nebbia. Sulla vetta del Monte Croce (1640m s.l.m.) c’è un ristoro abusivo. Che inaspettata sorpresa! Però fa freddo e tira vento, quindi decido di non approfittarne e passo oltre. Il primo tratto di discesa è sempre su crinale roccioso. Scendendo rientriamo nel bosco per approdare nuovamente a motai traditori intervallati da forestali più corribili. Il prossimo ristoro si trova al Km22, Alpe Secchi. È il momento dei primi crampi, si inizia con l’adduttore della coscia destra. La scarsa preparazione unita alla durezza del fondo motoso, si fanno già sentire. Cambio stile di corsa e gestisco questa prima ondata di acido lattico. In questo tratto inizio a condividere il viaggio con una ragazza che ha un bellissimo stile di corsa e mi colpisce per la regolarità e costanza con cui mantiene il passo. Un metronomo… o metronoma? Decidete voi.

Arrivati al ristoro bevo thè caldo, mangio arance, frutta secca e cioccolato. Tolgo dallo zaino alcuni panini per spostarli nelle tasche laterali e mi ritrovo davanti una brutta sorpresa. L’alluminio si è sfatto ed è passato sul pane e sul companatico. Questa è una pessima notizia, perché viene meno la mia unica fonte di carboidrati. Me ne faccio di una ragione e riparto.

Altra piccola salita di circa 200 D+ fino alla cima del Monte Novesso (1410m s.l.m.). Dopo ci aspetta la discesa più lunga della gara. Siamo un gruppetto di 4-5 che corriamo più o meno assieme. La ragazza dal bel passo ha paura nelle discese motose e rallenta molto, salvo poi recuperarmi nei tratti più corribili. Cerco di rimanerle attaccato perché stando con lei ho un passo più regolare. Al Km28 però i crampi tornano galoppanti ai flessori di entrambe le gambe. Questa volta faccio più fatica a gestirli. Sembro pinocchio che corre i 100m piani. Stringendo i denti arrivo assieme al gruppetto ad Arola, base vita per le lunghe e terzo ristoro per noi (Km 31). Qui mi fermo e decido di darmi una calmata per far smaltire un pò l’acido lattico. Mangio un piatto di brodo e le solite cose degli altri ristori. La ragazza riparte e mi guarda come per chiedere “riparti anche te?”. Io la guardo come per dire “in bocca al lupo, io faccio con calma”. Un po mi pento della decisione, ma so che sarà quella giusta. Non ho l’allenamento per mantenere quel passo fino alla fine, troppo rischioso. Infatti da lei prenderò mezz’ora precisa.

Riparto da solo, con un passo più consono alla mia situazione e nella speranza che qualche cosa cambi, come accadde al Mugello dove ritrovai una corsa addirittura più efficace rispetto all’inizio. Sappiate che non avverrà, se non in minima parte negli ultimi 10-15Km. Ma per adesso torniamo al km35. Crampi ai flessori di entrambe le gambe e attenzione attenzione, abbiamo una new entry: il polpaccio destro. La situazione si fa imbarazzante. Faccio fatica a correre perché i crampi sono fetidamente latenti. Mi spaventa anche l’idea di dover arrivare alla fine senza poter più assumere carboidrati. Decido di camminare per un po. Voglio evitare  infortuni muscolari. Sarebbe veramente sciocco. In fin dei conti sono qui per divertirmi, e questo è il primo giorno di ripresa della preparazione, quindi non facciamo bischerate. Mi godo questo tratto di bosco, simile all’appennino e ricco di corsi d’acqua abbelliti da cascate e ponticelli in legno. Avendo ridotto il ritmo, ho più tempo per riflettere: mi accorgo di non aver mai praticato la nobile arte della defecathio in gara e di aver praticato una sola volta l’urinathio. Preoccupante. Comincio ad avere caldo e una vocina mi dice…togliti il Raid light e rimetti l’antivento smanicato. So che dovrei farlo, ma non mi fa voglia. Allora l’Universo si muove a compassione e crea l’occasione irrinunciabile per far si che ciò avvenga. Trovo davanti a me una ragazza della 100Km dotata di gonnellino e piegata ai fatidici 90° tutta intenta a fare un cambio di giacca pure lei. Magicamente decido di fermarmi pure io, proprio lì. Guarda te che caso. Lei riparte, io completo il pit-stop con una urinathio e riparto. La recupero, la stacco. I crampi mi ripresentano il conto. Lei mi recupera e se ne va. In questa fase faccio fatica a stare con i 100Kmtristi.

Il ristoro successivo è vicino, Boleto Km36. Prendo ancora brodo, frutta secca, arance, thè caldo e riparto. Cammino. I muscoli fanno ancora male, troppo acido lattico. Poco allenamento, non poteva essere diversamente. Cerco di pensare ad una soluzione. Mi drogo di miele, prendo qualche gel e qualche caramella. Parlo con i muscoli, ci ragiono con calma…sono un po permalosi in certi momenti. Mi fanno capire che oggi non c’è trippa per gatti. Allora faccio labbruccio io e dico, vabbé se proprio non si può fare di meglio camminerò fino alla fine… Arriviamo alla Madonna del Sasso da cui godiamo di un panorama vista lago veramente splendido. Vorrei fare qualche foto, ma piove troppo. Proseguo. Scendiamo giù fino al lago, lo costeggiamo per qualche centinaio di metri, poi deviamo sul prato di un cimitero ed iniziamo la penultima salita. Sono rassegnato al mio misero passo. Le proiezioni parlano di oltre 10h. Ormai non ci penso più. La prendo come allenamento e con spirito goliardico.

Continuo il mio dialogo con i muscoli, quando ad un tratto il genio…  “pensate se ci raggiunge il Leonc…” non faccio in tempo a finire il cognome che i crampi allentano la tenZione. Siamo a 15 Km circa dall’arrivo. Ricomincio a corricchiare. Sto meglio. Parliamoci chiaro, non è una corsa efficace, ma almeno non è una passeggiata da escursionista della domenica. Arrivo all’ultimo ristoro, Grassona. Chiedo quanti Km manchino all’arrivo perché non mi tornano i Km sul GPS con quelli della mappa. Il ristorante (addetto al ristoro) afferma che a tutti in quel punto risultano circa 48Km e non 46Km come da mappa, “comunque, dice, mancano dai 10 ai 14Km”. Una forbice minima via. Ho ritrovato fiducia, e decido di darmi un nuovo obiettivo: devo arrivare senza tirar fuori la frontale. Mi impegno a correre al miglior passo possibile. I crampi latenti sono sempre lì e i muscoli sono irritati, però adesso vado meglio. L’ultima salita è quasi tutta su asfalto e questa cosa stranamente mi rende felice. L’odiato bitume ad un tratto diventa un alleato strategico. Salgo regolare di buon passo, senza fare grossa fatica. Sono solo. In cima alla salita trovo una deviazione: 100Km e 140Km a sinistra, 60Km a destra. Inizia la discesa verso il lago. La luce sta calando, ma sono ottimista. Mancano 5-6Km di cui gli ultimi 3 sono lungo lago dove avrò dalla mia parte la luce dei lampioni. Attraverso un tratto di bosco e ritrovo il bitume. Mi illudo che il bosco sia finito. Invece no. Torniamo su sentiero in discesa, ripido e motoso. Un collega di fatica mi chiede: sarà il caso di prendere le frontali? Io rispondo “ormai ci siamo, io voglio arrivare senza” “anche io ci provo”, risponde lui. Scendiamo insieme. Incontriamo un gruppetto di 4 persone, ferme ed intente a mettere le frontali. Io e il mio collega arriviamo di buona lena, per cercare di uscire il prima possibile dal bosco buioso. Ma una dei quattro mi punta involontariamente la frontale negli occhi e mi dice “Ianett”… io rimango un attimo scioccato dalla luce e non capisco chi ho davanti… “sono Cate” … la riconosco dalla voce. Mi dice che non ce la fa più, io serafico le rispondo come lo gnomo alla gnoma: “gnamo gnamo mancano solo 3Km”. Proseguo la discesa con il compagno del momento perché ormai la luce è pochissima. Finalmente il bosco finisce, siamo su un tratto di sentiero largo che costeggia il lago. Luce c’è né. Ormai ci siamo. Da dietro inizia ad arrivare gente a tutto foo. Io più di tanto non riesco ad andare, ma soprattutto non ho voglia di distruggermi negli ultimi 3Km. Sono tranquillamente dentro le 10 ore e mi godo il lungo lago. Faccio un resoconto mentale della giornata: ho fatto un buon allenamento, non ho rischiato niente, non mi sono fatto male, ho preso acqua a secchiate… in definitiva mi sono divertito quindi entusiasmooooo.

Ormai si sente chiara la voce dello speaker. Ultima foto e siamo in dirittura di arrivo. Ultima curva, vedo il Tonno che mi incita. Oh, ma lui c’è sempre, è più costante del pi greco.png. È proprio un pi greco.pngonno Insuperabile…

Il rettilineo finale è sgombro, è tutto per me. La folla mi acclama. Fan impazzite, urlano come matte. Forse. Salgo sulla pedana dell’arrivo finendo questa fatica in 9h46’. Manco mi accorgo del fotografo (che infatti mi fa delle foto pessime). Una ragazza mi mette la medaglia al collo e guardandomi stranita mi chiede “Tutto bene?” “sì sì”. In effetti sono un po stordito. Faccio fatica a trovare l’uscita. Vorrei una birra, ma non la trovo. Vado a cercare il Tonno, ma non lo trovo. Passano i minuti, mi raffreddo, piove. Mi riparo sotto alle logge del comune e chiamo prima il Tonno e poi Flavia. Riprendo di buon passo la via dell’appartamento. Mi entra il freddo. Mi butto subito sotto la doccia calda. Ma ormai è troppo tardi: ho già preso la consueta congestione da freddo. E questa volta proprio a bischero. Nello zaino avevo un cambio completo ed asciutto. Sarebbe bastato sfruttarlo dopo l’arrivo. Ma ormai è tardi. Sto quasi mezz’ora sotto la doccia bollente e poi mi asciugo con il phon. Riesco a non vomitare e una volta asciutto mi distendo sul letto in attesa degli altri. Sto meglio. Inizio a leggere alcune delle centinaia di messaggi arrivati. L’effetto non è dei migliori. Torna la nausea più forte di prima. Nel frattempo arriva Riccardo e si butta anche lui sotto la doccia. Dopo un quarto d’ora ecco anche Pietro. Ci raccontiamo sommariamente le nostre gare. Dopo la doccia Pietro si fa un pisolino, poverino, è stanco. Riccardo lo trascina via per portarlo al Pasta Party. Io non sono in grado, ho lo stomaco ancora contorto e decido di rimanere a letto. Dormo un paio d’ore. Mi sveglia Pietro quando torna. Tempo cinque minuti ed è già a letto che dorme. Poverino, è stanco. Riccardo è rimasto a chiacchiera con Carletto. Nel frattempo mi si apre la voragine. Mi divoro 2 toast con brie e cotto che però non placano la fame. Arriva Riccardo e dopo poco anche Luca. Con questa fame ritrovata decido di accompagnare Luca al Pasta Party. Fuori piove, pace. Ho fame. Nel tendone del Pasta Party fa caldo e siamo in pochi. Io prendo Minestrone di verdure, arrosto di maiale (di quelli confezionati), fagioli, fagiolini e insalata. Una birra media e sono a posto. Spolveriamo ogni cosa e verso mezzanotte e mezzo torniamo in appartamento. Fuori piove, dentro Pietro dorme, poverino, è stanco.

La mattina Luca va via presto per problemi familiari. Noi ci alziamo con calma alle 8:00. Facciamo una lauta colazione e svuotiamo l’appartamento. Proviamo a togliere qualche Kg di fango sparso in giro e ripartiamo. Pietro vorrebbe guidare, ma lo vedo stanco. Infatti si mette dietro, si sdraia e dopo la sosta caffè si assopisce in un lungo sonno. Poverino, è stanco. Il viaggio di ritorno scivola via tranquillo e nonostante una sosta in Autogrill per un pranzo fugace, per l’ora di pranzo siamo a casa.

Finisce così un'altra bella avventura fatta di Trail e amicizia. Perché il Trail per noi è amicizia, condivisione, crescita. Noi siamo Survival e a noi piace così.

P.s.: se incontrate Pietro, fate piano, deve dormire. Poverino, è stanco.

UTLO 3

{rokcomments}

Stampa Email

UTLO 2019 UN TRAIL EPICO di Alessandro Tonelli

Mi piace raccontare ma non scrivere, però per questo trail devo fare sicuramente un’eccezione.
Piccola premessa : è circa un paio d’anni che mi impegno in questa disciplina che mi ha stregato nel vero senso della parola dopo una vita passata tirando calci ad un pallone.
Poi,  un grave infortunio mi ha fatto appendere le scarpe al chiodo. Ma non definitivamente ho solo cambiato modello.
Malgrado l’infortunio, devo essere sincero,  la mia vita nel mondo dello sport è stata davvero fortunata.
Infatti quando si parla di “squadra” posso dire di essere appartenuto e di appartenere a un team dove lo spirito dello sport viene esaltato in tutte le sue componenti.
Questa breve prefazione ci voleva perché ho 56 anni e questo dimostra che non è mai troppo per tardi iniziare una nuova attività.
Una vita da mediano come dice una famosa canzone quindi il fiato non mi è mai mancato.
Ma veniamo alla UTLO.
Un acronimo che io ho modificato in :
Uniti (nel)
Trail ( della )
Lunga
Odissea
Perché alla fine di questo si è trattato.
Il viaggio.
Circa 300 km di distanza mi dividono dal lago d’Orta. Le previsioni meteo sono pessime sia prima, che durante e dopo la gara.
Questa volta sono perfette non sbagliano di  una virgola.
La pioggia sarà una compagna inseparabile:  lungo l’autostrada, al ritiro dei pettorali, a cena , al ritorno al bed and breakfast, alla mattina appena sveglio, lungo i 34 km del percorso, in attesa al traguardo dei miei compagni, sia della lunga da 60 km che della “corta” da 34 km.
La sera prima della gara, come nella perfetta tradizione dei Survival Trail Runners si cena insieme.
Chi opta per i carboidrati chi per le proteine ( i carboidrati sono  comunque in comune per tutti con dei gran boccali di birra ; non voglio mettere sul banco degli imputati  l’eccezione alla regola). L’atmosfera come al solito è allegra e rilassante.
Per tutta la settimana Riccardo mi ha tormentato con il suo tempo fatto l’anno prima sulla 34 km di cinque ore e 39 minuti. Sottolineando che gli ultimi chilometri li aveva fatti scalzi causa la rottura dei suoi sandali ( È un accanito minimalista ).
Mi dice che non posso fare di più, ma io guardando in faccia la realtà,  so che l’ultima corsa molto simile a questa, l’ho chiusa in oltre  sei ore ( Hannibal Sky Race ).
Ok Scommettiamo.... indovinate cosa ?
Ma una birra è  ovvio !!..... nella mia testa già gliela offro volentieri.
Si rientra alla base : preparo meticolosamente l’equipaggiamento per domani, mi bevo come ormai abitudine una bella tisana rilassante e punto la sveglia.
Una volta avevo paura di addormentarmi, ora con l’avanzare dell’età ci si sveglia sempre prima e sono contento di questo, così potrò vedere la partenza  dei miei amici della 60.
Arrivo alle otto ad Omegna  ( pioveeee ); i miei amici sono già lì trepidanti con gli occhi che brillano, eccitati... per il via che sarà di li a poco.
Foto di rito e smarcamento del chip.
10..9..8... bum PARTENZA ! Forza Carlo ! Forza Gabriele ! Forza Luca ! Forza Pietro! Forza Riccardo !!
Li incito  al loro passaggio e con il mio ombrello mi avvio verso un riparo, mancano ancora 2  ore al via del mio Trail.
Ho scordato il mio latte di soia con proteine e i fichi secchi con mandorle e miele ( una buona dose di energia prima del via ). Eh pazienza....
Attingo allora alle mie scorte alimentari mangiando poco prima del via 4 bei datteri.
Intanto mi raggiungono Alessandra, Caterina e Ivan ( i miei compagni della 34 ).
Ore 11 si parte !!
Guardando il tracciato so di già che i primi 16 km saranno di sofferenza estrema sia per il terreno motoso come dicono i miei amici toscani ( pieno di fango ) sia per il dislivello che è concentrato in questo tratto.
Causa l’estrema scivolosità del terreno nei primi 10 km rischio di essere infilzato seriamente almeno 4 volte dal popolo dei bastoncini.
Ho una mia teoria personale nel loro uso, nel senso che se il grosso del dislivello è concentrato nei primi km ne faccio volentieri a meno perché fisicamente sono ancora fresco. Mentre sono utilissimi in una fase finale di gara dove devi affrontare magari salite impegnative.
Non conoscendo il tipo di fondo non immaginavo  di dover arrancare a quattro zampe in molti tratti.
Mi impegno, scivolo, cado con la mia bella divisa giallo flu nel fango .... le mie scarpe però tengono alla grandissima ( Salewa ) e mi permettono di arrivare al Rifugio Sacchi in 158^ posizione assoluta su oltre 540 atleti.
Roba da non credere.... guardo l’orologio ... oddio forse riesco ad avvicinarmi al tempo scommesso.
Sono carico come una molla perché so’ che sta per arrivare la discesa dove solitamente do il meglio di me stesso.
Supero inizialmente una ventina di persone...le gambe girano a mille. Km 22... km 23 via via !!
Iniziò a sognare... vuoi vedere che a questo ritmo mi avvicino ai primi 100 ? ...poi al km 24 sento qualcosa al ginocchio....noooooo... ti prego... inizio a pregare perché il mio sogno non si spezzi.
Stavo andando forte forte ( per i miei parametri si intende eh.... ) ed ecco comparire come nei peggiori incubi il sintomo di un dolore alla bandelletta del ginocchio ( era da più di un anno che non compariva ). Purtroppo o per fortuna ho imparato a conoscere meglio il mio corpo facendo questo sport.
Ma dico.. proprio ora.... DANNAZIONE !!
Iniziano piano piano a superarmi, mentre in alcuni tratti molto verticali di discesa il dolore è insopportabile.
E giù moccoli e imprecazioni varie... guardo però il lato positivo e non mi abbatto. Nei tratti pianeggianti pur non andando al mio solito ritmo riesco a corricchiare.
Ok mancano ora 4 km circa, il cielo inizia ad imbrunire ma il morale è tornato buono perché sono convinto di poterla terminare.
In tutte le gare quando inizio a vedere una discesa sono felice come un bambino perché sono portato a quel tipo di percorso ora invece la guardo preoccupato.
Scendo dal sentiero e gli ultimi due km sono su strada in piano.... finalmente.
Il lago che avrei dovuto vedere dalle montagne in tutta la sua magnificenza ( ma purtroppo causa nebbia reso invisibile ) mi si para davanti all’improvviso come un miraggio.
Dal nervoso non avevo nemmeno più guardato l’orologio.....
Vedo poi un cartello che indica finalmente gli ultimi 500 metri... mi viene da guardare l’orologio.... 5h35.....cosaaaaaa ?
Oddio posso farcela ( !!!! ) mi dico e tiro come non ci fosse un domani , ricoperto di fango... 5.36....5.37.....5h38m30s ..... taglio il traguardo... penso a Riccardo.... penso a quando ho incontrato lui è il Gruppo Survival per la prima volta al Trail del Goffo dei Poeti.... un incontro che in qualche modo mi ha cambiato la vita.
Grazie ragazzi per avermi dato questa magnifica opportunità e di farmi vivere queste bellissime esperienze.... ve ne sarò sempre grato.
Poi alla fine  ho riabbracciato tutti a tavola, logicamente il mio posto preferito dopo il bosco.
Beh questa è stata una corsa che mi ha trasmesso delle sensazioni molto forti.
Forse domani il 5 e il 38 me li giocherò al lotto come mi ha consigliato qualcuno.
Con Riccardo e gli altri ci vedremo presto e quella birra che mi offrirà, sarà una delle più buone in assoluto ( io sono un po’ pignolo sulla qualità della birra 😂 ... ma sicuramente mi accontenterò anche di quelle che beve lui di solito  ) perché  mi ricorderà questa bellissima avventura.
"Tonno" membro dei Survival Trail Runners 💛🐗🖤 

 

{rokcomments}

Stampa Email

UTLO - Ultra trail del Lago d'Orta 60K

Sto ancora riordinando le idee dopo il turbinio di emozioni di Domenica scorsa. Due giorni interi per riprendermi da una grossa fatica, fisica ma anche mentale, e solo ora sto ricominciando a fare il punto della situazione.

Si parla di una delle gare più belle e frequentate del Nord Italia, l'Ultra Trail del Lago d'Orta ormai è una garanzia in termini di organizzazione e percorsi. L'anno scorso ho fatto la 34, c'è già un resoconto, in una bellissima giornata di Ottobre dove abbiamo corso sempre e solo in maglietta, sotto un bellissimo sole. Quest'anno la gara è iniziata da una settimana prima: previsioni meteo pessime, addirittura allerta arancione. Rischio annullamento. Menomale che pochi giorni prima il meteo ufficiale e sicuro cambia da allerta a pioverà sicuramente ma non in maniera pericolosa. L'organizzazione gara comunica su facebook che la UTLO 2019 si fa, e noi si va. Ovviamente, prosegue la mia maledizione per la quale nel 2019 non riesco a fare una ultra in condizioni meteo decenti.

Quest'anno ho convinto quasi metà dei Survival addetti alle gare a venire a fare il Lago d'Orta. E oltre a loro, un lavoro mirato ai fianchi del Leoncini da parte dello Iannett ha convinto Pietro a dedicarsi a una 60k seriamente dopo mesi di astinenza da Trail.
Il ritrovo è a Pisa, venerdì dopo pranzo. Si va su con la macchina di Gabri, il cui sedile posteriore sarà ribattezzato "il giaciglio del Leoncini". Pronti via, appena entrati in autostrada, il buon Pietro si sdraia, e dorme fino a dopo Genova, e in questo weekend quando non corre o mangia non farà altro che dormire. Nel frattempo io e Gabri parliamo del più e del meno, faccende di squadra che stanno avvenendo, robe abbastanza importanti, lui dorme peso. Poi si incavola perchè non abbiamo fatto il raccordo per superare Genova uscendo dall'autostrada, e dopo che siamo entrati sull'Alessandria - Gravellona, tanto per non saper nè leggere nè scrivere, dormicchia un altro po'. 

Arrivati ad Omegna il tempo è nebbioso, uggioso, umido da far schifo. Non piove, ma le previsioni parlavano di pioggia all'incirca dopo cena. Ci ritroviamo, dopo aver bevuto un birrino fresco e aver visto dalla strada che Sorman era già partito al comando della gara da 140Km (che poi vincerà), all'UTLO village, un agglomerato di stand stupendi dove ritiriamo il pettorale. Ad aspettarci ci sono tutti gli altri selvaggi: Caterina e Ivan, con due amici non della nostra squadra ma che faranno con loro la 34, Ale Tonelli, Luca nonmiricordoilcognome che dormirà con noi e il vicepresidente Carletto Facheris, che tenterà per la prima volta in vita sua 60Km insieme a noi.
Cena a base dell'ormai solito carboload, con sberleffi vari ai vari tizi che fanno i finti celiaci e i vari tizi che fanno i finti astemi, e dopo aver visto la partenza della 100Km, si va a letto. Io, personalmente, con un cuscino che pare più un sacco di patate che un comodo appoggio per dormire, passerò una nottata schifosa. Ma vabbè, sono abituato a dormire male, è l'ultimo dei problemi.

07d84667f2295d84bcadcdeb864bec32.jpg

LA GARA

La sveglia alle 7 suona puntuale. Trovo i compari già intenti a far colazione e, nonostante le solite difficoltà mattutine a ingerire roba, mangio. Ci prepariamo, zaini, decisioni varie sul vestiario: fuori fa freddo e piove poco, opto per maglia a maniche lunghe e gilet antivento; ovviamente, come promesso al presidente, mi metto i pantaloncini Dynafit che mi sono strappato in Apuane quest'estate quando Gabriele tentò di stuprarmi in discesa dalla Pania della Croce eheheh. Diciamo che così per ora sto bene, poi si vedrà. Ci rechiamo alla partenza, dove si iniziano ad accumulare tutti gli atleti che faranno la 60Km. Nonostante non sia ancora la sua ora, Alessandro è venuto a tifare per noi alla partenza, che spirito di squadra cavolo.

Conto alla rovescia dei commentatori delle grandi occasioni, 2km di asfalto con una salitina e poi, entrati in una strettoia sul primo sentiero, si parte per la UTLO.

La prima parte della 60k è uguale precisa alla prima parte della 34k fatta l'anno scorso. La prima salitona è una serie di tornanti su una mulattiera con fondo roccioso dove decido, restando a qualche metro da Gabri che va su più veloce di me, di impostarmi su un passo che mi consenta di andare su bene senza morire in poco tempo, perchè c'è da fare 400m di dislivello in 2km, ed è bene gestire le energie. La scelta di aver imparato ad usare i bastoncini aiuta. Mi supera qualcuno, qualcuno lo supero, tira e molla vari, perdo di vista lo Iannett (ma era preventivato) e arrivo a Quarna sotto. Da Quarna sotto a Quarna sopra (due paesini limitrofi) c'è un pezzetto di bosco, con una prima salita che sarà il preludio di ciò che le piogge della notte hanno creato. Scivoli di fango, ovunque, che saranno il leitmotiv di tutta la gara fino in fondo. E menomale ho i bastoncini: mi aiutano un sacco a tirare su di braccia là dove chi non li ha fatica abbestia a salire, e qua si inizia a vedere la differenza con chi ha deciso di non usarli. Passata Quarna sopra, inizia la salita più lunga e bastarda di tutta la gara: si va sul monte Mazzoccone.

L'anno scorso la salita del Mazzoccone fu un'esperienza spettacolare: il sole di quella bella giornata di ottobre 2018 illuminava la vetta, vennero scattate foto bellissime. Quest'anno, si sale nell'umido, nel disagio, nel fango e nella nebbia. Si vede pochissimo di paesaggio, e le salite di fango inframezzate da scavalcamenti di sassi vari, sono toste. Si sa, è la salita più dura, ma vado su costante. E' il mio ritmo, non un ritmo da pro, rallentato un po' dalla difficoltà del terreno e con uno stop per mettermi l'antipioggia visto l'aumento del vento e dell'acqua inevitabile durante l'ascesa, ed in un buon tempo arrivo alla croce del monte, a 1500m sul livello del mare. Si scende. La discesa verso l'Alpe Camasca, primo ristoro dei 13Km, è un bello scivolo, ma dai noi Livornesi ci facciamo tutta la stagione delle piogge nei motai della Puzzolente, è normale amministrazione.
Alpe Camasca: delirio di gente al ristoro. Fanculo, io salto e prendo solo l'acqua, ciao. Si riparte per il monte Croce, punto più alto della gara.

La salita del monte Croce è tosta, ma è molto più corta di quella fatta prima dell'Alpe Camasca, e soprattutto dopo un primo strappo più ignorante, diventa più dolce. Inizio a superare atleti-zombie della 140km, fino a che, in una nebbia fitta e nell'acqua che sembra aumentare, arrivo in cima pure al Croce. L'arrivo in cima al Croce è il primo gradino che andava superato: in soli 15km alla UTLO si fanno 1900m di dislivello, la parte più lenta e dura della gara è superata, ed ora inizia una lunga discesa sui crinali che mi porterà negli alpeggi in zona Alpe Sacchi.
Tuttavia i crinali oggi sono difficili da correre. O meglio, lo sono per gli inesperti che scelgono di correre sul sentiero devastato dal passaggio di quasi mille atleti. Io mi metto sull'erba, quasi sempre, e supero gente, ovviamente dove possibile, perchè dove tocca stare sul sentiero motoso, si rallenta per forza di cose. Qualcuno ovviamente mi imita, che chi casca prima chi dopo, ogni tanto pure io finisco culo a terra, ma poi migliora diventando meno ripida e si scende bene. Alla fine della prima discesa lunga trovo un ragazzo che zoppica, e siccome è arrivata l'ora del primo pasto serio, mi metto a mangiare camminando un po' con lui. Mi racconta che ha fatto due brutte distorsioni nell'arco di pochi minuti, e non riesce più a correre: sta andando al ristoro del 22Km per ritirarsi. Poi mi guarda le scarpe, minimaliste senza ammortizzazione da 7mm di suola, e mi chiede che robe sono: gli racconto la mia storia ed il fatto che son quasi 3 anni che non uso più gomma sotto ai piedi, mentre mangio, e gli dico che io non faccio una distorsione dal 2017 perchè a correre così ci si spacca i piedi sulle sassaiole ma le distorsioni non puoi fartele; chissà se ci prova. Lo saluto, è arrivata l'ora di ripartire, e dopo un piccolo strappo roccioso e una discesina bella corribile, arrivo all'alpe Sacchi, 22Km.

92eb3c90e9755707627e40550c1a90d6.jpg

Come d'usanza alla UTLO, nonostante la pioggia, non mancano i campanacci dei volontari e anche di qualche bambino più coraggioso che se ne sta sotto ai tendoni. Fa freschino, la discesa mi ha leggermente infreddolito e non c'è particolare casino a questo ristoro. Decido per la prima volta in vita mia di seguire i consigli dei due mentori Gabri e Pietro: mangia roba seria. E io mi faccio un piatto di pasta al brodo caldo. Mi riempie lo stomaco e mi scalda, ringrazio e riparto.
A pochi metri dalla ripartenza, la strada si divide: a sinistra si va alla fine della 34km, le altre gare vanno a destra. Vanno verso un bello strappo di circa 150-200m, che porta all'antennone del Monte Novesso, a 1400m. Su questa salita inizio un po' ad accusare il sonno per via della nottataccia. Ha anche smesso di piovere, mi viene quasi voglia di mettermi da una parte e fare un sonnellino, ma la cosa durerà poco. Dopo la salita c'è una serie di falsi piani in discesa pieni di sassi enormi da scavalcare, e dopo di essi una serie di discese tecniche scivolose che per prima cosa mi risvegliano al volo costringendomi alla concentrazione e per seconda cosa mi spaccano un po' le gambe. 
Passato questo tratto, la discesa si fa più dolce e corribile, ma il terreno è più duro e sassoso. E' uno dei miei punti deboli, la discesa lunga dove devo lavorare tanto di piedi per non spaccarmeli, e l'accuso. Sono circa 6km così, corro eh, per carità, ma non è purtroppo la corsa ideale per me, e rallento parecchio, più che altro mi stanco. Nonostante questo, s'arriva alla base vita di Arola, al 31Km. I vari atleti delle gare lunghe qua hanno un deposito borse dove accedere, cambiarsi ecc ecc, noi no: vado dentro e mangiucchio poco, prendo l'acqua e mi riposo un po'. Devo levare sassi dalle scarpe, perchè mi sono entrati dentro durante la lunga discesa e rompono le scatole, e non è facile farlo con le scarpe putride di fango. Ci sto una decina di minuti e saluto Arola.

Dopo Arola c'è un lungo sentiero in piano/salitina che corro tutto, superando uno straniero del nord Europa che aveva provato a tenere il mio ritmo ma poi aveva mollato perchè probabilmente era già bollito. Questo tratto è bellissimo, perchè scorre in un castagneto fitto, facile da correre, con molti tratti di passaggio su ponticelli su torrenti in piena e cascatelle, una vera gioia per gli occhi, è quasi rilassante. Nonostante questo, mi sono messo su un ritmo più blando, non tiro troppissimo, perchè come sempre a circa 6 ore c'è la piccola crisi da affrontare: lo sento che sono stanchetto, che se forzassi ora potrei pagarla dopo, vado più piano e mi evito di correre un paio di salite dove avrei potuto spingere. E sulla seconda, girandomi indietro, lo vedo: Pietro mi ha ripreso, è a un centinaio di metri dietro di me. Mi fermo a far la pipì e siamo a braccetto. Andando su citando le esclamazioni di mio figlio, mi accorgo che Pietro al momento ha più gamba di me, lo faccio passare e cerco di stargli dietro e anche se si vede che è bello pimpante, al ristoro del 36Km arriviamo praticamente insieme, ma io son dietro. La differenza del risultato, a sto punto, è dovuta solo ai nostri diversi atteggiamenti: io ho già mangiato, sono tranquillo e ricarico solo l'acqua, Pietro opta per una sosta lunga per cambiarsi e mangiare bene e partirà circa un quarto d'ora dopo di me.


d1cb5aa099d2ccaf92e06390d6a65d4a.jpg

Questo è il momento in cui la mia gara cambia. Non so se è il pepe al culo che mi ha messo il Leoncini, non so perchè mi son ripreso dalla mini crisi, inizio a correre e a tenere un ritmo più alto di prima. Le salite le faccio a passo svelto, in piano ed in discesa nonostante il fango e la pioggia che è ricominciata a cadere più forte di prima, corro sempre. Io vado: supero il bellissimo santuario della Madonna del Sasso, un rendez vous con una bellissima balconata vista lago che nella nebbia è qualcosa di meraviglioso, si vede il lago e l'isolotto di San Giulio, ma non c'è tempo per fare le foto e piove troppo per rischiare il cellulare. Si scende al porticciolo di Pella, e ci toccano un paio di chilometri su asfalto lungo lago, deviazione dal pratino del cimitero e inizia la prima delle due salite più impegnative della seconda parte della gara. Arriveremo fino a 600m di altezza, e dato che Pella è a 200m, fate i vostri conti. Ma non ci sono problemi, passo costante e si va su, la tecnica di Nordic Walking modificata per i N&W Curve imparata in questi mesi con Paolino mi aiuta, la spinta coi bastoncini curvi mi salva tanto sia dalla scivolosità del sentiero pieno di fango che per preservare un lavoro muscolare che altrimenti sarebbe affidato solo ed esclusivamente alle gambe. 
Siamo in dirittura d'arrivo verso l'ultimo ristoro, quello di Grassona, al 45Km. Il problema è che al 45Km il ristoro non c'è, e non c'è neanche al 46, al 47 ed al 48!
La cosa crea un po' di sconforto, ma al 49esimo si arriva finalmente al ristoro. Ho bisogno solo di togliere qualche sasso dalle scarpe, mettermi la frontale in testa (sono le 18, tra poco farà buio) e riprendere l'acqua. Dovrebbero mancare 11Km, ma gli addetti ai lavori ci confermano che, nonostante tutti i partecipanti a cui chiedo siano sui 49-50Km sui loro orologi, mancano ancora 14Km, e inizia ad insinuarsi in me il dubbio che la gara non sia 60Km ma 63. Però questa cosa non mi abbatte, anzi, se devo essere sincero mi sono detto: meglio, perchè il cinghiale a fine Novembre è da 90Km, e se faccio più chilometri è tutto di guadagnato.
Inizia l'ultimo tratto della gara, ci mancano altre due salite da 150-200m ciascuna, e poi sarà solo discesa.

Ovviamente la pioggia si intensifica, io corro tranquillo senza grandi affanni, ma questo è un problema: quando dopo mezz'ora dalla ripartenza inizia a essere necessaria la luce della frontale, l'illuminazione non è ottimale. I raggi della lampada illuminano la pioggia che cade, e non si vede bene il sentiero. Sconforto? No. Siamo tutti sulla stessa barca, come ci vedo male io ci vedranno male anche gli altri. Trotta vai, invece di stare a lamentarti, mi dice la testa. E quindi corro fino a che non mi ritrovo ad affrontare l'ultima salita. La prima parte è su asfalto, ed io me la faccio con due ragazzi: uno farà la 60Km con me ma è sul bollito andante, uno è un disperato della 100Km. Lui mi racconta che è da quasi 24 ore che è sveglio, che ha ancora energie ma è molto stanco, e che sta bestemmiando perchè ha deciso di fare questa gara come sua prima 100 ma non è stata proprio la giornata ideale. Inoltre, non ha mai corso al buio, e di questo sono un po' perplesso perchè, cavolo, lo sai che dovrai correre tanto al buio, fai qualche allenamento prima no? Vabbè, affari suoi. Io lo saluto, al bivio: lui dovrà fare altri 22Km e e 1000D+, io circa 7...o 10, non si sa.

Corro, ed arrivo piano piano al lungo piano che passa di fianco ai laghetti di Nonio. Ora, dopo i laghetti ci si ricollega al giro della 34Km, e io l'ho già fatto. Quando si passa dai Laghetti, nella 34, inizia l'ultima discesa e mancano circa 4Km. Al bivio c'è un'omino che poveraccio, sta lì con impermeabile e torcia e ombrello a dire ai vari tizi che passano dove devono andare, saranno ore che è lì e lo ringrazio tantissimo, perchè stare lì da volontario con tutta la pioggia che scende, di notte, meriterebbe un bacio. Passato quel punto guardo l'orologio: siamo a 56km. Allora cavolo, hanno sbagliato loro al ristoro di Grassona, sono 60Km per davvero!
Questa consapevolezza e una discesa che conosco e che, nonostante il fango, so correre bene, mi manda in berserkr. Per chi non lo sapesse, i Berserkr erano feroci guerrieri scandinavi che prima della battaglia entravano in uno stato mentale di furia, detto berserksgangr, che li rendeva particolarmente feroci e insensibili al dolore. Io d'improvviso ho smesso di sentire la fatica e ho iniziato a pestare in discesa. La gente era in difficoltà, camminava, ed io li superavo. Andavo giù come un forsennato, ero esaltatissimo, non so dire perchè ma mi sentivo in grado di spaccare il mondo, e ogni birillo saltato era un pretesto per esaltare questo mio stato di forma, la testa ripeteva dai dai spingi vai a finire sta gara in meno di 11 ore, ce la farai alla grande. 
Finita la discesa, un falsopiano in sentiero e si spunta sul lungo lago. Non c'è più niente, non più difficoltà, non c'è più buio, ci sono i lampioni e spengo la frontale. Bisogna correre, correre soltanto fino all'arrivo. Non c'è il solito casino dell'anno scorso, ma c'è Alessandro ancora una volta che attende, e mi urla per incitarmi. Io lo vedo, sorrido, e alzo i bastoncini al cielo in una vera e propria esultanza.


E' fatta, è finita, anche questa 60Km è sconfitta!
Mi vado a scolare una birra allo stand Menabrea. Trovo Gabri in casa, Pietro arriva un quarto d'ora dopo e Carlo e Luca finiranno in 13 ore.

663e38f0e4e90722ef4eea45a304898e (1).jpg

Che dire?

Volevo finire in circa 9-10 ore, ho finito in 10h 49min. Voi direte: hai fatto schifo. Io dico no. Abbiamo corso per quasi 11 ore sotto alla pioggia, più o meno incessante, e le ultime ore di gara sono state sotto al diluvio. Le condizioni del terreno erano pessime, sono caduto più volte e spesso in discesa ho dovuto fare affidamento all'appoggio sui bastoncini per avere più stabilità. A volte ho dovuto fare derapate su sentieri assolutamente impossibili da correre, tutti a parte Sorman che è disumano sono stati costretti a rallentare. Non si devono fare le gare sugli altri, ma sono contento di aver saputo che pure Gabriele ha avuto difficoltà, e alla fine dopo il distacco di due ore dell'Ultra trail del Mugello, alla UTLO sono arrivato solo un'ora dopo, e questo è per me un ottimo risultato. Mi alleno per provare anche solo a star dietro a un corridore esperto come lui, ho ascoltato i suoi consigli anche per gli allenamenti estivi e li ho messi a frutto, finendo una gara molto difficile con le gambe ancora in grado di correre anche dopo l'arrivo: la 60Km era ed è stato un ottimo allenamento per il Trail del Cinghiale, e averla conclusa con ancora benzina mi fa ben sperare.

La gestione psicologica della gara però è quella che mi ha reso più contento. Essere recuperato da Pietro a più di metà gara era una cosa che avrebbe potuto abbattermi psicologicamente, e devo dire che un po' mi ha fatto pensare la cosa. Ma non l'ho presa con rancore, anzi, mi sono detto: oh, lui è più esperto, si sa gestire meglio ed è normale che ti possa arrivare avanti perchè di gare così ne ha fatte una marea e tu sei un pivellino, però sei più allenato, ti sei fatto il megaculo quest'estate e quindi devi fare tutto quello che puoi per finire bene. Non mi sarei sentito in colpa se fosse arrivato prima di me, sarebbe stato più bravo, e questo modo positivo di affrontare il problema è stato secondo me molto importante. Alla fine poi, se penso che è stato fermo 15min al ristoro ed è arrivato 15min dopo di me, ho solo gestito il vantaggio e la prestazione è equivalente, ma mi sarei potuto abbattere, potevo non essere in grado di gestire un vantaggio, invece l'ho fatto. 15min su 60km non sono nulla, ma è la lezione impartita quella che conta. Sono contentissimo di aver ricevuto una lezione da un corridore che stimo e che ho sempre reputato un punto di riferimento da raggiungere, perchè ancora il Leoncini ha tanto tanto da insegnarmi ed è stato un onore avercelo incollato alle chiappe a mettermi pressione. Grazie davvero amico mio..

UTLO io ti amo, sei una delle mie gare preferite, e tornerò ad Omegna. E' una promessa.

 

PS: finita la gara e dopo cena Pietro è caduto in un sonno profondo ed ha dormito tipo 10 ore. La mattina dopo, ha ridormito per gran parte del viaggio di ritorno. Pietro è narcolettico, ormai è una diagnosi certa.

{rokcomments}

Stampa Email

Condividi su:

Chi siamo

Siamo tre amici con la passione per il Trail ed abbiamo deciso di condividere uno spazio con tutto gli appassionati come noi per poter lasciare scritte le Nostre emozioni info@storieditrail.it

Seguici anche su

Supporto

Se hai domande o hai problemi, non esitate a contattarci a info@storieditrail.it