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Tor des Geants - Pensieri, paure, soluzioni di Fabiano Picco

Questo non è un racconto di qualcosa di fatto.

Questo è un pensiero, in attesa di qualcosa che verrà, è un esternazione delle mie emozioni in attesa della sfida, è un dare nome e cognome alle mie paure e ai miei sforzi per affrontarle.

 

TDG – 330 km e 24000 D+

Numeri incredibili, non è possibile fare una gara così lunga…

Fare un dislivello del genere è praticamente come fare l’Everest per 3 volte su e giù partendo dal mare.

Che poi dipende dove leggi le info della gara, sulla scheda dell’evento si parla anche di 350 km e di 30.879 metri di dislivello… che sbagliare la valutazione di 7000 metri di dislivello non è uno scherzo… facciamo quasi un altro K2 dopo aver finito i 24.000…

Pace.

Ormai mi sono iscritto.

Bravo.

Bravo, sì…

 

Ora il problema è capire quali sono le cose da gestire in una gara del genere. Non si può partire allo sbaraglio, con maglietta e pantaloncini e via. Se si ha freddo si avrà freddo a lungo, se ci si fa male non si può zoppicare per 300 km, se ci si stanca non si può andare a dormire che l’indomani starò meglio.

Eh, sì, perché non è previsto il riposo. O meglio, è una gara senza soste prestabilite, si parte la domenica e si deve arrivare entro sabato, correndo/camminando/trascinandosi giorno e notte, fermandosi magari a mangiare e a dormire ogni tanto 2 ore, ma hai 150 ore per arrivare in fondo e sinceramente non sono molte…6 giorni, 6 notti, 6 ore… 666…

Caghetta, eh?

Bhe, anche quella devi farla nelle tue pause, dopo devi andare avanti, ci sono 150 ore in tutto, caghetta compresa.

L’assistenza della gara è di tre tipi:

  • 1) mangiare e bere, li trovi ogni 8-10 km circa, quindi non mi sembra un grosso problema, ci si porta qualcosa in più nello zaino per eventuali emergenze/esigenze particolari e via. Già mi ci vedo, con la canotta, la macchia di sugo sul petto, lo stuzzicadenti in bocca che trotterello dopo aver mangiato, sul Monte Rosa

  • 2) la tua sacca del cambio, la trovi ogni 50 km, ci metti dentro tutto quello che potrebbe servirti, e anche quello che hai già usato, quindi vestiti puliti e sporchi, scarpe di ricambio power bank, creme, accappatoio, sacco a pelo, foto del tuo cane… tutto in 40 litri di borsone, quindi devi sfruttare al massimo gli spazi e limitare quello che pensi di portare. Qui devi tenere anche quello che normalmente non porti in gara, tipo ramponcini o piumino, che potrebbero servirti in casi di meteo avverso. Una bomba di puzza e schifo che mia moglie incenerirà con il lanciafiamme, sulla soglia di casa prima che io riesca a portarla dentro

  • 3) servizio di fisioterapia e di medico, ce ne sono spesso, tipo ogni 15-20 km. Praticamente vado in Valle d’Aosta a fare le terme. Spero di non averne bisogno, ma dà sicurezza.

Se piove? Ti bagni. Devi tener conto che non puoi stare bagnato, passi dai 300 metri di altitudine ai 3300, ci sono posti in cui se sei bagnato non importa e posti in cui devi essere bello coperto e caldo mentre procedi. Gli strati in più o di cambio li tieni nello zaino, asciutti possibilmente. Stai attento a non scivolare. Poi quando arrivi al borsone in base vita devi cambiarti e mettere ad asciugare tutto. Non accenniamo alla neve, che spesso si vede in questa gara.

Se hai mal di pancia? Fermati dietro una roccia per alleggerirti, o mangia o tieni duro che passa.

Vesciche? Distorsioni? Contratture? Bhe… tocca tenersele fino alla fine, se sono troppo gravi da non poter nemmeno camminare devi ritirarti e ciao-ciao gara. In una gara di 50 km se hai subìto una leggera contrattura torni a casa, ti fai un bel massaggio, gamba alta, riposo, dormita e l’indomani sei fresco, magari zoppichi leggermente ma vai come un treno in tempo 0. Qui con una contrattura dopo 50 km ti dai una mano di bianco e una di crema, dissimuli, e procedi per altri 300 km. Si notano subito quelli con le contratture perché sono pitturati di bianco, penso...

Sonno… bhe quest’anno sembra si possa dormire solo alle basi vita, quindi ogni 15-20 ore ci si può coricare quelle 2 orette, i fighissimi non lo fanno, ma io cercherò di farlo sempre, quello che si riesce. Le tappe in realtà sono 7, da farsi in 6 giorni, quindi in 6 giorni devi “guadagnarne uno”, le giornate non saranno di 24 ore ma di 20 (pause comprese) e pian piano la notte diventa il giorno e il giorno diventa notte. Si dormicchia con la luce e si trotta con il buio…

Con il sonno non si scherza, è qui che questa gara si differenzia da quelle più corte: quando hai sonno sei meno lucido e avanzi in modo incerto e lento. E poi ad un certo punto partono le allucinazioni. Ci si diverte, insomma.

Quando vai più piano e sei stanco il tuo corpo lavora peggio, hai difficoltà a scaldarti, le periferie hanno meno sangue.

In base vita devi ricordarti di te e di tutto quello che ti serve: mangiare, bere, dormire, cacca, ricaricare il cellulare, ricaricare la torcia frontale (sui sentieri non c’è illuminazione pubblica, se ti si spegne la frontale sei al buissimo), metterti creme, gel, trucco e parrucco, magari una doccia, magari devi sistemare un bendaggio, chiamare a casa, fare la cacca l’ho già detto ma è bene ricordarsene, che cacare a 3000 mslm con il vento e senza un cespuglio manco a pagarlo per la privacy non deve essere il massimo.

Sul sentiero, per fortuna, devi solo ricordarti di divertirti e goderti il panorama.

Buttandola sullo spirituale, devo:

  • - curare il mio corpo, per evitare che mi dia problemi e che si rompa qualcosa

  • - curare la mia mente, devo essere determinato e sicuro che ce la posso fare

  • - curare la mia anima, godendomi quella che sarà sicuramente una figata

Insomma: l’ultratrail è una grossa mangiata, con della corsa in mezzo.

E quindi il 12 settembre c’è il Tor des Geants, in Valle d’Aosta. Alle 10:00 parto e mi faccio 6 giorni e 6 ore di “passeggiate” sui monti. Pettorale 344.

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Dolomiti Extreme Trail 72k di Riccarco Ageno

Il 2020 per me doveva essere l'anno di un gran traguardo. Finita la Ronda Ghibellina da 45km, volevo inziare a mettermi sotto duramente con gli allenamenti per poter arrivare a correre degli ultratrail difficili e lunghi, non più appennini o montagnette, ma niente popò di meno che Dolomiti e Monte Bianco.

Per conseguire un obiettivo così importante e difficile non potevo più affidarmi al mio solito programmino, serviva un salto di qualità ed iniziai ad essere seguito da Alberto Lazzerini, detto Bussino, per preparare al meglio il Gran Trail Courmayeur da 100km.
Era tutto programmato: i lunghi in preparazione di questa gara sarebbero stati l'Ultra Trail Mugello da 60km ed il Dolomiti Extreme Trail da 73km, a cui mi iscrissi prontamente.

Poi arrivò il Covid19, i lockdown senza potersi allenare se non su un tapis roulant sul terrazzo di casa, le gare che piano piano venivano annullate tutte. A maggio, la fine dell'incubo: si torna a fare trail, nonostante le gare completamente annullate, ed un piccolo fastidio ad un ginocchio dovuto alla troppa inattività mi costringe ad una pausa di un mesetto. A settembre ripartono le gare, le zone gialle e rosse, ci si allena a sprazzi ma a fine anno almeno la DXT viene confermata. 
Ed io la voglio fare. E poi voglio fare Courmayeur da 100, perchè ormai l'ho presa di punta. Si attende solo l'apertura delle iscrizioni ma...
Purtroppo a dicembre iniziano dei grossi problemi familiari: i nostri genitori hanno malattie abbastanza importanti, e questa novità (una soprattutto) sconvolge un po' il mio mondo; il lavoro diventa più difficile da solo, il tempo per allenarsi si riduce, i problemi stessi a volte creano stop ad allenamenti programmati per cause di forza maggiore.

E' inverno, ma la preparazione prosegue nonostante l'impossibilità di potersi allenare dove si dovrebbe andare per poter preparare gare dai dislivelli importanti a causa delle restrizioni covid. Ci accontentiamo delle colline Livornesi, che sono meglio della pianura Padana ma non sono certo le Apuane. Si fa con quel che c'è, e la partecipazione al Sanremo Urban Trail da 32km è un assaggio di ritorno alla normalità, che nonostante un'ottima prestazione mi mette un po' di sconforto a causa di questa malattia schifosa che ha sconvolto le vite di tutti: niente pasta party, una gara fredda, distanziata e mascherata, dove alla partenza si va uno alla volta e dove all'arrivo ti liquidano con una busta della conad con dentro il tuo pranzo "e mi raccomando mangialo lontano dagli altri". Squallore totale, le gare di trail erano belle per la festa che portavano, e questo schifo di virus la festa se l'è portata via.

Ma c'è la DXT, e bisogna prepararla. Avanti con gli allenamenti del Bussino.

I mesi seguenti a Sanremo sono un vero e proprio martellamento di programmazione, insegnamenti e allenamenti mirati per affrontare al meglio le condizioni di questa gara durissima. 
Lunghi e lunghissimi trail cercando di simulare al meglio le condizioni pessime della gara. Si inizia da un 40km ed una 54km sulle mie colline, per poi proseguire con allenamenti sfiancanti sui monti Pisani e pure una notte intera sulle colline Livornesi per testare la tenuta senza dormire. Comunque è sui Pisani che preparo praticamente tutta la gara: purtroppo le condizioni meteo sfavorevoli non mi permettono di bazzicare troppo sulle Apuane, ci vado una sola volta, invece sarebbero servite; ma vabbè, oh, se il meteo è brutto in Apuane è meglio non rischiare, ed anche le pettate dei monti Pisani fanno la loro sporca figura. Inoltre, la scelta di portare con me compagni di grande esperienza e dalla gamba migliore, paga parecchio. Stare dietro ad atleti del calibro di Francesco, Flavio, Luca, Fabio e Massimo (nostri cavalli Survival) durante queste uscite mi sprona a dare il meglio, ed anche questo vuol dire tanto.

Arriva Giugno, e dopo 2 settimane di scarico dopo uno sfiancante monte Penna con Massimo, si parte per la Val di Zoldo, con tutta la ciurma al completo, perchè i miei figli faranno la mini DXT.
La mia gara invece parte il venerdì a mezzanotte, quindi la partenza di giovedì è d'obbligo. Viaggio, cenetta con pizza, nanna, relax mattutino coi bimbi al parco giochi e dopo pranzo di nuovo nanna per essere riposato per la notte. Il tempo passa, cena leggera e si va, belli preparati, a Forno di Zoldo.

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La Gara
Come da regolamento, la partenza dovrà avvenire con le mascherine al volto e ovviamente la frontale in testa: con la fascia che uso per non avere fastidio alla fronte sembro veramente un ninja.
Ma nonostante queste varie regole, l'atmosfera che si respira è già tutta un'altra cosa rispetto a Sanremo. L'intero paese di Forno è addobbato a festa, la gente è in strada ed ha già applaudito gli eroi che son partiti alle 22 per fare 100km e si preparano, già fuori dai bar con le birre in mano ed una buona dose di musica, a far casino per noi disgraziati che partiremo di lì a poco per farne 72. 
Già questo mi mette di buon umore, non c'è la fredda atmosfera dell'unica gara fatta mesi fa, sembra quasi di essere tornati al 2019. 
Sarebbe ancora più bello se, una volta entrati al bar per prendere un caffè, i due bastardi di Alessandro e Diego che correranno domenica la 21km, non prendessero una bella degustazione di due diversi Scotch davanti ai miei occhi, cosa che mi rende molto invidioso perchè io, per ovvi motivi, non mi posso approfittare di un difficilmente reperibile Caol Ila 18 che non assaggiarlo è un affronto al single malt. Vabbè oh, sono le 23.45: bisogna entrare nei cancelli!
Ultimo check allo zaino: la roba è tutta al suo posto, calcolata per essere trovata al volo, nei soliti spazi dove in allenamento è stata posizionata con razionalità. Non c'è più spazio per i dubbi esistenziali: come sarà affrontare la notte? Come sarà correre in neve? Come reagiranno le mie gambe a 72km di alta montagna senza alcun tipo di ammortizzazione ai piedi come al solito?

Non c'è più tempo per pensare.
Conto alla rovescia: si parte per la DXT 2021!

La partenza in gruppone è accolta, come c'era da aspettarselo, dal boato della folla. Un'intera via festante che applaude gli atleti, fino a fuori paese, dove proseguiamo per circa 2km di asfalto prima di attaccare la prima salita. Inevitabile serpentone. Gestisci il passo di notte, sennò fai la botta, dice il Bussino, ed io eseguo.
Io e Flavio abbiamo deciso di fare la notte a braccetto: il mio compagno di allenamenti degli ultimi mesi è ben allenato, più esperto di me e, diciamocelo, va pure più forte, ed infatti al primo ingorgo, quando riesce a superare qualcuno che ci rallenta, se ne va. Non tanto, ma io spesso resto bloccato nelle retrovie, e 1000d+ nei primi 5-6km di salita tutti su single track rendono difficile superare. 
La notte prosegue, ed è circa al 12km che avviene la prima disgrazia della notte: le 25 pasticche di sali minerali calcolate da me per affrontare al meglio la gara si spargono in terra non appena tiro fuori la bustina dalla tasca. Si è aperto un buco, forse perchè la bustina era vecchia, forse perchè si è attaccata a qualcosa che l'ha forata, fatto sta che i miei preziosi sali testati e ritestati in allenamento ora sono solo 8 e dovrò dosarli alternandoli ai sali che forniscono ai ristori. Dubbio nel dubbio: saranno dei buoni sali? daranno noia al mio stomaco?
Non mi perdo d'animo e proseguo fino al ristoro del 13km: una specie di bivacco dove danno solo liquidi e dove, man mano che si sale e ci si avvicina alla copiosa neve che è stata annunciata per tutto il percorso, inizia a sentirsi un fastidiosissimo vento gelido. Bicchiere di tè caldo per riscaldarsi un po', prendo il gilet antivento dallo zaino, e attacco la salita che ci porterà a più di 2000m fino al rifugio Pramperet, che doveva essere questo ristoro ma è chiuso perchè con la neve non potevano arrivarci. Oltre tutto, scopro che i sali sono quelli della Named: li ho usati per un periodo, son buoni e non mi hanno mai dato fastidio. Primo problema risolto: una borraccia sarà rosa da ora fino alla fine.

Le salite si fanno ripide, e purtroppo si inizia a dover salire sulla neve. Effettivamente, però, il consiglio dell'organizzazione di non portare i ramponcini si rivela giusto, perchè comunque le salite non sono mai così lunghe da potersi permettere di perdere tempo a doversi mettere e togliere in continuo i bastoncini. Purtroppo, però, è sull'ultima salitona più lunga completamente in neve che si consuma la seconda piccola tragedia della mia nottata. Il piede di spinta cede sulla neve, io cado e tronco di netto un bastoncino.
Dramma! Siamo al 15esimo soltanto, mancano 60km di cazzutissime salite ed io sono senza un bastoncino che, oltretutto, mi devo portare inutilmente dietro fino alla fine. Non mi perdo d'animo e continuo con uno solo, la prendo in maniera ottimistica: meglio uno solo che nessuno dai. (no, bestemmio tantissimo). Nella mia corsa, inizio ad applicare i consigli del saggio Bussino: "verso le 3 inizierai ad accusare gli strascichi della mancanza di sonno, vai di gel alla caffeina ad orari prestabiliti", e così faccio, come un soldatino, non sgarro niente grazie al timer impostato sull'orologio per suonare puntuale.
Riprendo Flavio fermatosi a fare pupù in un cespuglio, e ci ritroviamo al secondo ristoro dei 18km: Malga Pramper. Bei ricordi, due anni fa in vacanza mangiammo un'ottima polenta coi formaggi della Malga. Oggi, invece, in piena notte fredda, mi accontento di un brodino con la pasta per riscaldarmi e poi ripartire.
Inizia ad albeggiare, ma ancora non c'è abbastanza luce per poter togliere la frontale che, puntuale come una brutta stronza, si scarica su un bel muro in salita. Fermati, prendi quell'altra per usarla a dir tanto 20min, e riparti, altre bestemmie.
Io e Flavio procediamo a braccetto, inizia una lunga divertentissima discesa in una faggeta che culminerà alla salita che ci porta ad incrociare quelli della 50. Arriva la mattina, passiamo prima noi, ma per poco, perchè iniziano ad arrivare i primi, i secondi, e anche parecchi terzi che vanno inevitabilmente più forti di noi. Questo si traduce in un calvario: per via del single track che stiamo percorrendo, è tutto un fermati e fai passare, e questa cosa mi spezza un po' le gambe, per fortuna che arriviamo a Passo Duran, cancello del 30km superato con 1h e mezzo d'anticipo, dove possiamo farli smaniare e andar via senza doversi fermare in continuo e finalmente fare colazione.

Mentre mi prenoto per il mio brodino con la pasta per colazione, mi si avvicina Luca, amico e accompagnatore di Melania (una dei nostri che fa la 50), al quale mostro la mia sfortuna del bastoncino rotto.
"Senti ma io ce n'ho un paio da 130cm, son lunghi ma li vuoi?"
"Boia, li voglio?! Vai vai, dammeli e un ti fa vedere".

Lo scambio clandestino mi risolleva la giornata. Peccato che tra passo Duran ed il ristoro del 36km ci sia la salita più dura di tutta l'intera gara: 1,5km con quasi 600m di dislivello tutti (e dico tutti) esposti ad un sole che si fa sempre più cocente. Questo è il mio inferno, è l'inferno di tutti. Si va su arrancando, per una salita devastante nella quale in alcuni punti ci si deve aiutare con le mani, ed in una lunghissima ora sono su al bivacco Griselli dove un elicottero Pegaso è venuto a prendere qualcuno che si è fatto male o si è sentito male, boh. Di certo farsi una gara intera quasi sempre sopra ai 1800m non aiuta. 
"Andate tranquilli ora è tutta discesa fino al ristoro". Maledetti bastardi: inizia una discesa quasi più ripida della salita di prima, tutta piena di sassaiole, radici enormi da superare e, dulcis in fundo, un pezzo in ferrata a scendere non difficilissimo ma dove inevitabilmente si crea un ingorgo, si va piano oh, che ci si deve fare, mica posso rischiare di finire in un burrone?
Da qui inizia il mio rito di bagnarmi la testa ad ogni fonte d'acqua che trovo quando ho bisogno: fa caldissimo, e la testa sotto al sole mi cuoce letteralmente. 
Arrivo al 36km. Flavio mi aspetta. Carico acqua e sali, faccio il bagno nell'abbeveratoio per le mucche, e ripartiamo con una bella salita a tornanti su una strada bianca. E' qui che Flavio inizia ad aver problemi muscolari: non va più su bene come prima, fa fatica, e ai chilometri in discesa successivi vado via perchè lui è effettivamente in difficoltà, ed i vari tratti in neve dove si scende sciando e non correndo lo bloccano ancora di più. Al ristoro del 41km lo aspetto, e ripartiamo ancora una volta insieme.
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Sulla salita successiva arriva il mio turno di andare di defecatio, dai sono le 11 del mattino, lo stomaco sta bene ed infatti è tutto nei limiti del fisiologico.
Il gruppo se ne va, ma piano piano picchia e meno arrivo alla malga Pioda del 47km recuperando praticamente tutti, perchè nonostante il caldo e nonostante la fatica di una ultra già passata, le gambe vanno bene. Sì, il peggio sembra essere passato, in salita vado di un buon passo ed in discesa e piano riesco a correre. Bene: pranziamo.

Alla malga Pioda prendo di tutto: pasta, panino al salame, scrocco un birrino, banane. Insomma, perdo un po' di tempo ma mi nutro ben bene. Testa nella fontana, di nuovo.
Io e Flavio ripartiamo: da qui a passo Staulanza, cancello dei 55km, ci saranno solo strade bianche ci dicono (non è vero) e non molte salite difficili (non è vero).
Però effettivamente all'inizio sembra così: l'arrivo agli impianti che vengon su da Alleghe non sembra proibitivo, e dopo si inizia a scendere su strada bianca. Flavio mi lascia andare, io corro, lui ha le gambe cotte e sta accusando tanto la fatica, e così ci lasciamo. Io sto bene, affronto la salita al monte Fertazza (punto più alto della gara, 2100m) con un passo costante. E' una pista nera, è ripida, ma la conosco perchè l'ho fatta a scendere coi bambini due anni fa, e come un mulo vado su staccando tutto il gruppone che era a far tira e molla con me. 
Arrivato al rifugio Belvedere, prendo solo acqua, un sorso di Cocacola e scendo verso il passo Staulanza, convinto di aver solo discesa.

Eh no!
Di discesa ce n'è tanta, si, ed è pure facile e tutta corribile, ma non vorrai mica arrivare al passo solo con 3900m di dislivello in 54km?!?! No!
Te ne devi fare altri 300 per montare prima sul monte Crot! E qui fa tantissimo caldo, non ci sono alberi, e cavolo metto pure la testa nella neve per potermi rinfrescare perchè è veramente dura: si sale e questo Passo non sembra mai arrivare. Arrivati sotto al monte Crot, si scende, ma le gambe sono abbastanza cotte, la discesa è a tornanti, è facile, ma vado veramente piano perchè tutto quel pezzo mi ha imballato di brutto e ho la testa che fuma dal caldo.

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Nonostante questo, il cronometro al passo Staulanza dice 14:49, ovvero un'ora e dieci minuti abbondanti prima della chiusura. Ho più di 5 ore per percorrere l'ultimo tratto della gara, teoricamente il più facile. Tuttavia, io sono abbastanza sconvolto: mi sembra essere uscito da un corridoio pieno di gente che mi prende a cazzotti, mi siedo un attimo e mi levo lo zaino.
Ferma ferma, Riccardo, hai tempo. Rimettiti in sesto e riattiva il cervello che il sole ti ha cotto pesantemente sull'ultima salita.
Prima di tutto: il cibo è terminato. Il tuo zaino è stato organizzato per tirare fuori la roba in maniera ottimale quando ti serve, perciò riprendi i gel che mancano, mettili nelle tasche dei pantaloncini. Poi prendi i mini-panini mancanti e mettili nella tasca dove hai dovuto buttare al volo la frontale, che ti puoi tranquillamente levare dalle scatole perchè non ti serve più. Il cervello si riattiva, le gambe si riposano, la fiducia torna, manca solo una cosa: una tattica.
Prendo il telefono e chiamo Alberto. 
"Senti: io sono arrivato al cancello in orario, ho 5 ore per finire la gara e mancano 20km 800d, c'ho le gambe un po' cotte, dimmi cosa devo fare"
"Cerca di correre, piano, in discesa e sui mangia e bevi. Mai forzare ma costante, e quando affronterai le due pettate finali, datti delle pause ogni 300-400m per recuperare"
La telefonata con Alberto è un iniezione di fiducia. Ricarico tutto, mangio un panino al salame, bevo l'ennesima cocacola e si riparte. Via!

Gli ultimi 20km sono effettivamente il tratto più semplice. Le salite sono poco ripide, sentiero assolutamente privo di qualsiasi difficoltà tecnica che però tendenzialmente sale: e io corro dove riesco a correre, cammino dove invece devo camminare, continuo a bagnarmi la testa se trovo una qualsiasi forma di acqua non stagnante. Vado, insomma, costantemente. Non certo un razzo, ma le gambe stanno bene e la testa è lucidissima nonostante una notte insonne e un giorno intero a farsi martellare in testa da un sole cocente e a farsi spaccare le gambe da pettate allucinanti e discese sulla neve, il tutto condito da una respirazione non ottimale d'aria d'altura rarefatta, olè!
Picchia e mena, arrivo al passo Tamai: ultimo ristoro della gara. Carico l'acqua abbomba, perchè si sa che da lì inizia l'ultima famigerata salita, quella al monte Punta, che ci riporta a 1950m con un'ultimo poderoso strappo di 200d+ in 600m di distanza. Che, direte voi, non è niente, vero, ma con 65km e 4700m di dislivello sul groppone, si sente eccome. 
Applico gli insegnamenti di Bussino San. Presenti e passati.
Perchè se è vero che mi ha detto di fare recupero ogni 300m sulle salite ripide, è anche vero che il vecchio saggio bastardo mi ha addestrato a soffrire come si deve nei mesi scorsi. "Metti una salita stronza negli ultimi km del lunghissimo, ti abituerà a soffrire perchè in gara potrebbe capitarti una legnata sul finale, e la testa deve essere pronta". Mai parole furono più sagge: la pettata c'è, è cattiva, ma la testa si ricorda del vertical Faeta da portare in fondo alla fine di ben due lunghissimi, e quindi prevale il cervello: l'hai già fatto, lo sai cosa vuol dire farsi un vertical alla fine, dai che è l'ultimo!

Vado su, vado su, vado su e arrivo in cima.
Ci sono due fotografi, mi faccio un book fotografico degno della migliore Belen perchè sono solo ed ora ci sono 8km di discesa, solo discesa, così dicono.
Ed è una discesa corribile, decido di provare a correrla tutta. Recupero 7-8 atleti che invece la stavano camminando, ma io sento che le gambe vanno e corro concedendomi solo una pausa pipì. Ok, non vado fortissimo, ma neanche cammino, l'importante è andare costanti e io procedo.
Sono veramente contento di essere arrivato al traguardo, siamo al 71km, sono appena entrato sull'asfalto del paese di Forno, me la ricordo questa strada, via manca un chilometro...NO.
Deviazione finale, si torna indietro. Non finisce mai, mi perdo un po' d'animo e ovviamente rallento, non ho idea di quanto mancherà. Un sacco di ghirigori per le strade ed i campi del paese e finalmente arriva il maledetto cartello dell'ultimo km. Questa volta è vero, ma siamo già a 74. Vabbè, dai, ho perso tempo, ma ora arrivo ad un check che comunica all'organizzazione che sono a 500m dall'arrivo, sicuramente diranno a Giulia e ai bimbi che il loro babbo sta per arrivare. Scendo sull'asfalto, correndo piano, e vedo il traguardo. Recupero Leo e un titubante Tommaso che tagliano contenti il tanto agognato traguardo con me!

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In paese sarei arrivato in 18h30 circa, ovvero sarei anche riuscito a fare gli ultimi 20km in circa 3h20, un ottimo risultato visto la difficoltà enorme dei primi 55km.
In realtà, l'allungo a sorpresa, mi è costato altri 40min: finisco in 19h13 una gara durissima che ha veramente distrutto tutti i suoi concorrenti.
Basti pensare che quasi un terzo dei partecipanti si è ritirato per capire quanto sia stata dura.
Le condizioni del terreno dove la neve ed il fango hanno sconvolto la capacità di correre di chiunque, il caldo assurdo patito durante tutta la giornata, sono stati dei durissimi avversari da combattere, per tutti.

Io, dal canto mio, ho imparato una lezione importantissima. E' il metodo che paga, è con il metodo e la preparazione meticolosa che si affrontano difficoltà del genere, perchè quando mi sono trovato in difficoltà (ma mai in crisi, nb), attingere agli insegnamenti della nostra programmazione dei mesi scorsi e alle indicazioni per affrontare le varie fasi della gara ha fatto sì che la mia mente avesse sempre il controllo di ciò che stava succedendo. Avere il controllo significa essere sicuri, ed essere sicuri ti fa superare qualsiasi problema fisico che una gara così tosta ti presenta. Anche se la finisci in 2 ore più del previsto, perchè la difficoltà del terreno e del meteo sono purtroppo incalcolabili.

Arriva la birra, inizia la festa. E' bellissimo rivedere finalmente un pasta party dove ritrovi chi ti ha accompagnato in gara senza doverti vergognare di una mascherina. Claudia mi porta una birra, rivedo il ragazzo di Imola che è arrivato 10min prima di me perchè è andato via subito ad un ristoro, arrivano i due francesi che volevano bere la birra ai quali sventolo la birra sotto al naso per prenderli in giro ma anche per complimentarmi, arriva uno che superavo in continuo e che mai mi sarei aspettato riuscisse a finire ed invece ce l'ha fatta. Arriva persino quella bestia di Mirko, ragazzo di Roma conosciuto al Mugello due anni fa, gran cultore della birra che conclude la 100km in sole due ore più di me. Esagerato.
Che bello il mondo del trail quasi tornato alla normalità, la festa di un paese che è riuscito, nonostante le difficoltà delle restrizioni, ad organizzare un evento importante come la DXT. Festa che procede il giorno dopo coi ragazzi Survival impegnati sulla 21km ed i miei figli che si divertono a correre i 2.5km della miniDXT, con Tommy che, sprezzante del pericolo, corre a fianco a mamma per praticamente tutto il percorso!

I miei ringraziamenti vanno ovviamente ad Alberto, che mi ha sostenuto in questi mesi difficili dove le difficoltà familiari spesso mi hanno messo al tappeto, a Flavio che anche se non ce l'ha fatta a finire è stato mio compagno di allenamenti per tutta la preparazione della gara e gran consigliere dall'alto della sua esperienza, a Luca per lo scambio clandestino di bastoncini, ma soprattutto alla solita santissima Giulia che è il mio cuscino ammortizzante nella gestione di tutto ciò che non mi permette di allenarmi e che sopporta le mie mattane con l'amore di una donna che sa che fondamentalmente io ho bisogno di respirare Trail.
I miei complimenti vanno a tanti dei miei compagni di avventure. A Flavio, ancora, perchè ha saputo fermarsi prima di rendere una bella avventura un pericoloso calvario, a Claudia che ha spaccato veramente alla sua prima ultra, perchè fare 50km alla DXT come prima ultra è da donne con le mega palle ed a Melania che si conferma un trattore inarrestabile su una 50k che, come ho detto, era una signora Ultra. Ad Emanuela e a Diego, che hanno affrontato alla grande la loro prima, difficile gara di trail sulla 21km, ed ad Alessandro e Marco che comunque hanno finito una gara tosta senza problemi, anche se Ale poteva effettivamente osare qualcosa di più.

Ora la mente viaggia verso il sogno dei 100km. Quest'estate, purtroppo, questi problemi a casa non mi permetteranno di fare Courmayeur. Ma forse è meglio così, forse come prima 100 sarebbe stata troppo tosta.
Diciamo che forse il mio amato Lago d'Orta potrebbe essere ancora una volta il mio palcoscenico per una prossima tappa *___*
Vedremo!
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La Corsa della Bora 2021 di Fabiano Picco

Ricominciamo le gare trail, dopo un luuuungo stop Covid...

Gli organizzatori di Sistiana (Trieste) hanno il pelo sullo stomaco e con grande coraggio mettono in piedi questa gara rispettando tutte le indicazioni e i protocolli richiesti dalle norme Covid.

Alla fine ci saranno 1800 concorrenti, divisi su 6 gare. Le partenze saranno in tutto tipo 90... organizzazione da paura!

Non avevo in programma di andarci, ma se continuavo a non fare un caiz sarei morto obeso sulla tavola da pranzo. Un mio amico ci va, mi convince ad iscrivermi un mese prima e provo a recuperare un pò di quella forma che pian piano avevo perso (continuavo a correre, ma sempre troppo poco...). Mi iscrivo alla 57 km che è effettivamente TRAIL, c'è anche una 80 km ma è più da stradisiti. L'anno prima avevo provato a fare i 164 km e mi ero ritirato a 122.

Briefing della sera prima, 09 gennaio: Ci sarà bora a 120-150 km/h, temperatura percepita ben sotto i -5°, morirete tutti. Ok, la serenità ora c'è, dormirò tranquillo.

Sveglia alle 3.45 dopo 4-5 ore di sonno agitato. Entro in bagno, mi guardo allo specchio. Sembro stanco e stracurato, non mi taglio i capelli da 2 mesi... sovrapensiero salgo sulla bilancia. Cacchio... peso 7 kg più dell'anno scorso... Scioccante... però... un pensiero passa per la mia testa: sono i capelli! Quanto possono pesare i capelli lunghi di 2 mesi? Sicuramente sono i capelli. Sicuramente. Metto poco gel per evitare di caricare la testa ulteriormente.

Prendo tutto e parto a recuperare il mio amico Daniele, andiamo in macchina assieme rispettando rigorosamente le regole covid: mascherina e cassa di birra nel cofano per il post.

Arriviamo a Sistiana, ci danno una bustona dei rifiuti in cui inserire la borsa del cambio da mettere nel campo sportivo, ben ordinate per numero. Hanno creato dei settori, ogni 100 borse c'è una corda tesa. Porto la mia borsa nel settore destinato con il pettorale in mano... la bora a 150 all'ora mi strappa di mano il pettorale e me lo porta via... 3 secondi ed è già in fondo al campo, io parto con una corsa a balzi, saltando le corde, passando sotto altre, evitando borsoni, cavalcando transenne fino ad atterrare con un placcaggio sul pettorale. Ok! Riscaldamento fatto.

Andiamo verso il bus, la fermata è a 800 metri. Cacchio... sono le 6.14, il bus è alle 6.20... niente... ripartiamo con il riscaldamento, facciamo 800 metri ad una media di 3.40. E anche le ripetute sono state fatte. Daniele mi manda a fanc... io non ci vado: devo prendere il bus adesso.

 

Ci sono due bus, uno va in spiaggia ed è pieno di gnocca, l'altro va alla partenza dei trail. Ora... non ho capito perché ma abbiamo preso il secondo.

Arriviamo alla partenza alle 7.00, la gara parte scaglionata, siamo in una 40ina che parte a quest'ora, ognuno parte quando preferisce, tanto i tempi verranno presi real-time. Ce la prendiamo comoda, praticamente partiamo per ultimi, dopo un 5-10 minuti (setta la traccia sull'orologio, togli lo strato di vestiti di troppo, metti la frontale, cambia l'acqua al pesce...).

Dopo 10 minuti di corsa ho già richiamato indietro 30 persone che stavano sbagliando strada in vari bivi e mi trovo primo del gruppo... ma saprete individuare le balise catarifrangenti... benedetti...

Mi lascio sorpassare, non è mia intenzione tirare da subito per poi morire per strada. Tanto arriverò primo lo stesso (see….).

Dopo mezz'ora tolgo la frontale che sta schiarendo.

Correndo fa caldo, tolgo cappello e guanti, apro addirittura un po’ l'impermeabile a  momenti.

Il mio amico corre più veloce, anche se ha poca esperienza di ultratrial pian piano mi lascia indietro.

Primo ristoro a 1 ora e 15, ben organizzato: gel lavamani, sacchetti pronti con le etichette di cosa contengono, si prende cosa si vuole, si riempie la borraccia, si esce e si mangia e beve fuori distanziati. Se uno vuole prendere ancora qualcosa fa un altro giro.

Riparto.

Carso, tanto Carso, rocce, speroni, aria. Mi superano persone partite mezz'ora dopo di me, con le ali ai piedi. Io tengo il mio passo. Si sale, si scende.

Arriviamo ad una cimetta rocciosa (cippo Comici), un colle tra due vallate. 3 metri prima della cresta c'è uno del soccorso alpino: "Attento che subito c'è tanta aria, abbiamo messo delle corde, tieniti". Seee... peso 92 kg... e chi mi muove? E così scopro che le folate di bora possono letteralmente alzare di peso un botolone di 92 kg... mi butto a terra e procedo camminando a gatto per qualche metro. Poi mi alzo e procedo piegato, sferzando il vento, salutando i vari volontari che trovo nei prossimi 20 metri... che guduria!

Si risale, e si esce da dietro la montagna verso un panorama stupendo: vista mozzafiato sul golfo di Trieste, sotto a me la città e davanti il mare, che da qui sembra calmo con delle righette di schiuma bianca che posso definire carine. I fischi del vento creati dal bosco attorno a me mi lasciano intendere che quel mare in questo momento deve essere decisamente inospitale. Per fortuna non ho preso il bus della spiaggia. Peccato per le gnocche, mannaggiailcribbio.

Si scende.

Il secondo ristoro sul sito era indicato a 17 km ma non c'è, questo imprevisto mi crea un pò di disagio. A 20 km guardo dietro il pettorale dove c'è l'altimetria con indicati i ristori, lì è indicato a 22. Mi faccio coraggio e comincio a spingere, supero un 10 persone in 2 km. Inspiegabilmente tra queste persone c'è anche il mio amico Daniele! Ciaoooooo!

Il ristoro è gestito da militari, avevano troppo freddo e non hanno montato il gazebo, preferendo una soluzione dentro il rifugio in mattoni (probabilmente "i 3 porcellini" docet, con il mattone il lupo può soffiare quanto vuole). Questo fa in modo che bisogna mettersi in fila ed aspettare... faccio la coda 2 volte prima per mangiare e poi per riempire bene le borracce... 20 minuti in tutto. E mi sono raffreddato.

Parto con le mani ghiacciate, mi rimetto i guanti. Per fortuna c'è salita e mi scaldo subito. Appena torna il sangue alle dita mi scottano! Un male cane, sembra che mi esplodano le falangi... 20 secondi e poi si riassettano ad una temperatura gradevole.

Ri-supero e lascio indietro il mio amico (che era partito prima dal ristoro).

2 miniristori con solo roba da bere a distanza di ¾ d’ora. Provo il the caldo in entrambi. Con il vento il the caldo ha una temperatura tra i 5 e i 7°C. A posto...

In alcuni momenti nevica, nemmeno fiocchi, palline ghiacciate che volano leggere e creano un’atmosfera lieta, effetto vigilia di natale, ma più fredda. Molto più fredda.

Ormai è mezzogiorno, corro da 5 ore, nel mezzo dei monti, con la bora a 120 e famiglie con bambini piccoli a fare le passeggiate... ma non state bene... ma state a casa! Ma chi ve lo fa fare di andare in giro nel freddo? Ah, aspetta... anch'io sono qui... sto zitto, dai.

A momenti mi accorgo di essere mentalmente ed emotivamente stanco (piango e rido, provate voi, quando siete stanchi... è un attimo, sembro una donna in piena fase premestruale, in cinta e che ha appena partorito. Contemporaneamente). E' il caso che mi trovo un compagno di supporto sennò tra un po’ mi parte lo sclero. E magicamente Daniele mi raggiunge. Facciamo 1 ora e mezza assieme e mi riequilibrio, altro che Xanax! Il passo ormai è definito, vado a 6.00-6.30-7.00 a km, ogni tanto camminiamo e poi ripartiamo corricchiando, a velocità di crociera.

Ristoro di Opicina, 6 ore e 15 invece delle 6 ore previste, sto tendendo vergognosamente il passo rispetto alla mia previsione. Sono fiero di me. 2 bicchieri di brodo, formaggio, mortazza, ma parte un po’ la nausea e non finisco tutto.

Ripartiamo, dopo 5 minuti il mio amico comincia a staccarmi, non riesco a stargli dietro, lo lascio andare. Io ho un po’ di movimento di stomaco, rischio di abbellire il paesaggio con la mortazza e il formaggio masticati pochi minuti prima. Resisto.

5km di ciclabile, a destra ho giusto una piccola cresta di monte, che mi nasconde dalle sferzate d’aria, a sinistra il mare, 300 metri sotto di me, molto bello. Un po’ bosco, un po’ aperto, famiglie che camminano, anziani, giovani, corrono, camminano, sembra di essere sul lungomare ma nessuno è in costume e fa freddo. Forse che fa freddo l’avevo già detto, ma è giusto puntualizzare. Ci sono punti in cui ci sono pareti di roccia e “ragazzi diversamente giovani” che fanno roccia, bici che scorrazzano. E’ proprio una zona di gente a cui piace stare all’aperto. Bravi.

40 km, 8 ore, chiamo la famiglia per dire che va tutto bene (sante chê femine!).

Si vede là sotto il castello di Miramare, con lo sfondo del mare blu, e io che corro quasi fluttuando nel cielo, è una bella sensazione vedere le cose dall’alto.

Dopo Prosecco (che è il nome di un paese) si entra in un sentierino tra gli orti, molto carino, stretto, a destra e sinistra orti, o siepi, ogni tanto ci sono pezzi di mura di pietra, di roccia color ocra/verdognolo, ricoperte qua e là di muschio verde fluo o di edera, il sentiero è tutto un sali-scendi di terra e scalini di pietra irregolare. Un paio di km così. A un certo punto il sentiero si tuffa tra due mura alte 2 metri, ricoperte di muschio e tanta edera da riuscire a formare un tetto sopra il sentiero, sembra di entrare in un posto fatato. Un posto anche stretto, ho 5 cm di aria per parte da spalla a muro. Le gambe volano, mi sento bene, mi sento gasato. Finisco un avvallamento e vedo la strada che mi aspetta, 3 corridori saranno a 1 km da me: target aqqqaiiird! Adesso li prendo. Accelero leggermente e scendo, voglio superarli. Prima di raggiungerli trovo una ragazza ferma ad un bivio, mi chiede di fare un pezzo di strada con me, sta girando in tondo e non capisce come continuare la gara. Mi si accoda e procediamo. Io tengo il passo veloce, voglio superare sti 3. Li supero ma perdo la ragazza, la aspetto… uno mi ri-supera.

La incito e lei aumenta il passo. E prendiamo Daniele. Da qui 12 km di pacchia, teniamo il passo, superiamo. Siamo in 3 e non ci ammazza nessuno.

6 km all’arrivo, c’è una deviazione, fanno la foto davanti ad una grotta e poi si rientra nella strada principale. Uno ci supera tagliando. Bastar… ma che birichino! Rimurgino un po’, lo raggiungo 500 metri dopo: “Sai, c’era gente che ci faceva una foto nel bivio, probabilmente hai saltato un checkpoint”. Il tipo si blocca. Non sa cosa fare. Dopo 500 metri mi guardo indietro, non c’è. L’ho stroncato con una “frase innocente”… certo che sono bastar… birichino!

E continuiamo a correre, i crampi si fanno sentire, ma via a 6.30-7.00, tenendo il passo e superando uno ogni tanto. Mancano 500 metri e c’è un volontario che comincia a correre con noi, per indirizzarci all’arrivo, fa 300 metri con noi, condividendo la nostra gioia. Veramente un grande, non dubito che abbia corso questi 300 metri con ognuno dei 1800 corridori!Arrivo 1

All’arrivo si sente il vocalist Gilbo che urla e sbraita dando energia anche alle montagne e arriviamo finalmente alla medaglia, niente docce calde purtroppo.Birra Ghiacciata

Tanta soddisfazione, apriamo la cassa di birra che non era nel frigo ma aveva una temperatura vicino allo 0 naturalmente. Ne beviamo una, ed è già tanta roba con il freddo che abbiamo addosso…

9 ore e 36, avevo previsto 9 ore e 30 quindi benone. L’anno scorso ci avrei messo 1 ora in meno ma pace. Devo assolutamente tagliarmi i capelli.

 

 

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90...NON FA PIU'PAURA di Alessandro Tonelli

Ci sono numeri che nell’immaginario umano hanno un significato particolare.

La paura ad esempio fa 90...😅

Così il 1 agosto dell’anno del Signore 2020 decido di sfidarla attraverso una piccola (“grande per me”) impresa.

L’anno in corso doveva confermare i buoni progressi fatti durante il 2019 e quindi tante iscrizioni a gare ultra come il Maremontana, il Mugello, il DXT, il Gran Trail di Courmayeur ect ect....

Poi è arrivato LUI....il maledetto COVID-19 che ha fatto praticamente saltare tutto.

E allora abbiamo preso due strade.

Una la riconferma per l’anno prossimo di alcune gare che non avevo mai fatto, l’altra è stata quella di ricevere i vari rimborsi.

E qui arriviamo al punto.....

Già smaniavo di rinvestirli... ma come ?

Ecco che su Facebook mi appare una cosa piuttosto particolare.... non è una gara ma un Camp formativo che si svolgerà  in Val d’Aosta.

Chi pratica Trail a livello amatoriale come me non avrebbe aspettato altro visto che c’è sempre da imparare, soprattutto se fino ad ora ho fatto tutto da autodidatta.

Si parla di tecnica di corsa, di gestione mentale, di nutrizione pre e durante un UltraTrail, di abbigliamento sportivo.... insomma un sacco di cose interessanti.

Non dubito due secondi e mi iscrivo immediatamente visto che confermano le date malgrado l’ombra scura del virus che incombe sempre.

Poi arriva un attimo di esitazione.... e penso che caxxo ho confermato 🤔 sono 90 km da fare in due giorni consecutivi... accidenti!” !

Inizia ad insinuarsi qualche dubbio ma la frittata è fatta e non ho voglia di scrivere agli organizzatori che non me la sento.

Passano i giorni e intanto arrivano le mail di conferma sul luogo di ritrovo, sulla lista del materiale obbligatorio da portare e l’elenco dei partecipanti..... vabbè tuttal più mi farò dare la traccia del percorso e andrò al mio passo (penso)...

È così dicendo arriva il 31 luglio.

La settimana lavorativa l’ho organizzata in Piemonte in modo da essere vicino al luogo di ritrovo.

Arrivo nel pomeriggio accolto da una temperatura africana. Ci sono 32 gradi, il sole splende e mi concedo due passi nel centro di Courmayeur. Adocchio subito un negozio di salumi e formaggi che metto nel mirino per il ritorno. Sarà il premio come pacco gara penso 😂.

Gironzolo tra le strette vie del centro storico e mi fermo in una birreria che giudico ben fornita. Il mio fiuto difficilmente tradisce... ed ecco che attirati come delle api sul miele si avvicina un gruppo di Runner ( ormai li conosco a distanza..😂 ) quasi come se ci fossimo dati appuntamento.

Sono loro !!

Quelli del TRM ( Trail Running Movement ) che hanno iniziato precedentemente questa avventura ( 4 giorni con 170 km di percorrenza ). Ci presentiamo e sorseggiamo birra.. anche se uno prende del succo Ace e lo inquadro immediatamente come ET l’extraterrestre 👽.

Si rientra in B&B e ceniamo tutti insieme.

Quello che doveva essere un momento spensierato si rivela un supplizio ascoltando tutte le gare alle quali hanno partecipato gli elementi a tavola.

Il più scarso ha fatto corse da 120 km... io appena 4 da poco oltre 40.

Si parla di Tor des Geants da 350 km, di Bora, di Adamello fino agli istruttori che hanno partecipato alla Transpirenaica da 900 km con 55.000 D+. Tutte corse epiche !

Si parla anche di alimentazione per endurance ( gente che fa centinaia di km 🥺 ), di microchip sotto pelle per studiare le reazioni scientifiche e fisiche degli atleti.

Li ascolto e mi sembrano tutti marziani...non trovo nessuno sorpreso come me e sale l'agitazione che cerco di mascherare il meglio possibile.

Non dormo bene i dubbi diventano quasi certezze... cosa ci faccio io qui ? Vabbè...

La partenza è fissata per le 6.30.

Partiamo al passo per raggiungere il centro di Courmayeur e il buon Manuel, ci mette il “carico” come a briscola raccontandomi alcuni aneddoti della sua Marathon des Sables ( 240 km nel deserto !! ).

A questo punto mi sento mezzo spacciato ancor prima di iniziare.... 90 LA PAURA 😱 eccola.

Nel materiale obbligatorio sono vivamente consigliati i bastoncini che per abitudine non porto quasi mai. Seguo comunque il suggerimento e scelta non fu più azzeccata.

Le salite non mancheranno, anzi iniziano immediatamente per raggiungere uno dietrol’altro due rifugi ( Bertone e Bonatti ).

Mi sento bene è appena spiana inizio a correre lungo i single track, la fiducia si è di nuovo impossessata di me ma ho fatto solo una decina di km 😂.

I paesaggi mozzafiato aiutano il cervello a gestire la fatica. Si inizia ad entrare in confidenza con il gruppo.

Ci sono due autentici “eroi” Francesco e Vito che sono partiti da Bari per una toccata e fuga come dicono loro. Appena terminata la due giorni partiranno immediatamente per tornare in Puglia sciroppandosi oltre 1000 km. Il tempo di una doccia 🚿 e via...

La passione prima di tutto scrissi in un precedente articolo.... e questa è la testimonianza reale.

A pranzo sostiamo vicino ad un supermercato.

I prezzi sono da ristorante stellato ( compro un etto di bresaola ad € 8,70 ! ) ; una birra media costa circa 10 €. Un piatto di pasta precotta mi dicono 28 €.... 😱😱

Il tempo è favoloso ma il caldo è incessante.

Il gruppo che è al terzo giorno di marcia lo accusa ma nessuno si tira indietro... figurarsi io che sono fresco come una rosa🌹.

Stringo i denti e arriviamo verso Champex-Lac, l’orologio segna 46 km ma non siamo ancora arrivati... ma come !! Non dovevano essere due tappe da 45 ?

Eh....ma nel Trail alcune cose sono relative 😅 e dobbiamo sopportare ancora pochi km per arrivare nel nuovo B&B.

Spartano ma pulito. Docce e camerate in comune. Anche questa è una nuova esperienza. Spero vivamente che nessuno dei miei compagni russi e fortunatamente sono accontentato. Una bella doccia calda ristoratrice e sono pronto ad accomodarmi a tavola. Fame da lupi neanche a dirlo....

Alla vista del primo piatto il morale va sotto i tacchi; un semplice conssome’ ... brodo con due verdure che galleggiano tristemente a bordo razza 😭😭😭😭.

Ehiiii ho fatto quasi 50 km !! Voglio una mucca da mangiare....ci siam capiti ?? !!!!!

La situazione migliora decisamente quando iniziano a portare delle coffe di riso con servito a parte del ragù alla bolognese.

Riso e quintali di pane vengono divorati insieme a dell’insalata condita con le classiche salse franco svizzere.

La birra non manca e siamo felici.

Sono davvero contento di questo primo giorno dove ho assimilato tanti consigli dal Team TRM.

Cristina, Marco e Michele sono davvero dei gran professionisti.

Alle 20.45 siamo a letto e si spengono le luci.

⏰ puntata alle 3.50 visto che alle 4.30dobbiamo metterci in marcia.

Click 💡⚫️..... 90 LA PAURA 😮

La vera prova del 9 sarà domani .

Il primo giorno ero sicuro di portarlo a termine ... ma domani come staranno le mie povere gambe ?! 😑

È così arriva l’ora di alzarsi.. una bella lavata con acqua fredda per svegliarsi meglio e un abbondante colazione per ricaricare le batterie.

Luci frontali accese e si riparte.

Con mia sorpresa le gambe reagiscono bene durante i primi km e questo è di buon auspicio.

Superiamo diversi corsi d’acqua per arrivare in cima ad un passo dove assistiamo ad un alba strepitosa.

Il sole fatica ad attraversare delle nuvole grigie che incombono minacciose.

Il meteo dovrebbe salvarci fino alle 11/12. Poi danno pioggia e quindi si studia un eventuale alternativa per evitare una delle 3 faticose salite che ci attendono oggi.

Tre strappi da 7/800 mt che metteranno a dura prova i nostri polpacci.

Nell'ordine Bovine, Catogne e dulcis in fundo il Tete' aux Vents.

La bellezza del paesaggio fa luccicare gli occhi .... Il magnifico ghiacciaio del Argentiere e la vista sul Monte Bianco che piano piano scompare tra le nuvole.... Appena in tempo che fortuna 🍀.... le previsioni meteo ci hanno graziato tutto il giorno ed il percorso originale non ha subito variazioni.

Scatto foto e filmo senza tregua 😂 .. il manicotto Survival lo piazzo davanti a ghiacciai e montagne...penso a quanto sono felice di aver intrapreso questo sport e stile di vita e quando vedo Chamonix ai miei piedi arriva un po' di emozione ...inizio a correre staccando leggermente il gruppo che ride quando vengo richiamato all'ordine 😂😂... Stavo sbagliando sentiero dalla fretta....

Ormai mancano pochi km nei quali Marco ci racconta l'emozione che ti da' l'Ultra TRAIL del Monte Bianco quando arrivi in paese tra due ali di folla che applaudono dal primo all'ultimo corridore. Già mi immagino nel 2021...

Arriviamo nella piazza del paese ci abbracciamo e ci complimentiamo tutti... foto, birra e la conquista della maglia Mont Blanc.

Sono ancora in piedi... 90 non fa più paura.
Grazie a tutti...dal Team TRM ai miei straordinari compagni di viaggio.

Capitan Tonno non molla

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Tek Treh Vrhov - Corsa delle Tre Cime - 58 Km 2900 D+ di Fabiano Picco

Tek Treh Vrhov - Corsa delle Tre Cime

58 Km

2900 D+

03 novembre 2019

tek3

Ultimo trail dell’anno. Sono contento perché prevedono brutto tempo, a me fare le cose facili non piace: mi piace tornare a casa infangato, con qualche graffio, sentire la terra e la natura intorno a me che si mischia alla mia, di natura.

Mi alzo la mattina con un bel mix di raffreddore e mal di gola, me li sto portando avanti da 2 giorni ma alle 4 e mezza di mattina possono risultare più importanti di quello che sono. Ci metto 5 minuti prima di decidere di non tornare sotto le coperte, prendermi un Oki Task e prepararmi alla partenza. Ovviamente 9-10 ore di pioggia e freddo risulteranno un toccasana e l’indomani starò sicuramente meglio.

Arrivo alle 6.20 a Nova Goriça, è buio, la partenza è in un centro kajak, di lato al fiume Isonzo, a 1 km dal confine. Pioviggina, non il “sbisìe”, più un “al nise” in friulano: quell’umidità densa che ti bagna senza che si senta un effetto pioggia. L’Isonzo romba, fa freddo, il cielo è buio e a me viene una tristezza pensando alle mie coperte seducenti che ho lasciato a casa… Entro a ritirare il pettorale, mi danno maglietta e una birra come pacco gara, agguanto la birra e ci rimango male… è calda… bhe, in effetti non avevano calcolato che a qualcuno gli venisse voglia di bersela prima del trail… dissimulo naturalezza e esco senza protestare. In 3 minuti il cielo è già un po’ più chiaro, vado verso la macchina, mi cambio e con la luce che ormai sta sovrastando la notte riprendo il buonumore.

Preparo il cappello, sapendo che dopo prevedono pioggia, non so dove infilarlo nelle tasche frontali dello zaino, alla fine me lo metto, anche se mi da fastidio tenerlo addosso se non piove.

Almeno un terzo dei concorrenti è italiano.

10 minuti alle 7, incontro due amici di corse, li saluto e mi perdo le spiegazioni tecniche sul percorso e le modifiche dell’ultimo minuto… capisco che ci sarà qualcosa che cambia sul monte Sabotino, ma sarà segnalato, ok.

Partenza, ho un concorrente davanti a me che tiene i bastoncini legati alla spalla in modo assurdo, con le punte che spuntano da sopra la sua testa di almeno 30 cm… dopo 50 metri prende con i bastoncini un ramo, carica il ramo in avanti e poi libera una frustata ad una potenza di 3000 Joule. Ovviamente mi arriva in faccia… per fortuna ho il cappello! La visiera smorza la botta, mi arriva una frustata all’occhio parzialmente attutita, mi porto la mano all’occhio, mi massaggio continuando a correre per 30 metri prima di capire che posso farcela… ritirarsi a 80 metri sarebbe stato un record…

La gara prevede un’andata sul versante est dell’Isonzo per 30 km, attraversamento del ponte e il ritorno sul versante ovest dell’Isonzo, nella parte finale saremo in Italia. Ovviamente con tutti i sali-scendi del caso. Dopo la partenza è subito sentiero, i primi 10 km quasi sempre dentro la trincea slovena. Trincea scavata nella terra, con tratti tra le rocce, buchi nel fianco delle montagne che fungevano da “cuccette” durante la guerra, sono passati anni ma a me fa sempre effetto pensare a ‘ste povere creature al freddo rintanate in questi buchi con i fucili in mano.

tek8"Al sbisìe", quindi pioviggina un po’ di più, io sono con la mia maglietta, una pettorina leggera, i manicotti e i calzoncini corti, non che abbia freddo, ma quasi. Saranno 8 gradi in pianura, ma si sale.tek4

A 10 km arrivo assieme ad altri corridori sloveni davanti a dei volontari, ci fermano, ci parlano in sloveno, non capisco cosa dicano… si entra in una galleria: ah ok, devo mettermi la luce frontale! 262 metri di galleria, si entra in un buco nella roccia largo 2 metri e alto meno di uno… devo accucciarmi… cammino a gattoni… gratto con lo zaino sul soffitto della galleria… FANCULO IO TORNO INDIETRO…ma siamo pazzi? 2-3 metri così e poi per fortuna la galleria si alza. Non da riuscire sempre a stare in piedi, ma ho meno sensazione di chiuso. In alcuni tratti si sale bene, su roccia scivolosa, c’è una corda in acciaio per aiutarsi. Io sono concentrato e procedo lento, per allontanarmi dalla sensazione di claustrofobia creatasi all’ingresso. Gli sloveni davanti a me si allontanano, urlando un "Uh-Uuuu" che rimbomba tra le pareti. Io cammino. Dietro a me ho una ragazza. Ora, sarà l’emozione, il freddo o la paura ma mi capita quello che di peggio si può fare in una galleria: spareggio… la ragazza dietro di me se ne esce con un “excuse me” e mi sorpassa a gambe levate. Probabilmente tutti quelli che passeranno dopo moriranno per le mie secrezioni gassose… la galleria non è ventilata, ovviamente…

Dopo 262 metri esco all’aria aperta, con un passaggio simile a quello di ingresso, devo riaccucciarmi per passare, ma adesso ho la luce davanti a me e passo veloce e coraggioso senza problemi, grattando comunque lo zaino sul soffitto.

Primo ristoro a 12 km, sto bene e sono nei tempi che mi ero prefissato.

Finalmente comincia a piovere. E si comincia a scivolare. Riesco a stare abbastanza bene in equilibrio, discese gustose con pietre, foglie e pioggia, ce ne vuole per stare in piedi ma ne esco indenne per vari chilometri.

Familiarizzo con un corridore friulano con il mio passo.

A 21 km finisce la salita, adesso avrò 8 km di discesa. Mi fermo, lego le scarpe più strette perché sento che mi si muovono le solette all’interno. Ciò nonostante un po’ continuano a muoversi, si accartocciano all’inizio delle dita quando c’è tanta discesa e freno, quando invece non freno si ridistendono. Dopo un po’ mi ci abituo e non le sento più.

Arrivo a metà gara che sono scivolato 2 volte sul pantano, appoggiando il sedere a terra e infangandomi un po’. Il detto “di rive ju ducju i sants a judin” (in discesa tutti i santi sono disposti ad aiutare chi è in difficoltà) funziona quasi sempre. Il 1° novembre era la festa dei santi, ovvio che il 2 novembre i santi sono ancora con i postumi dalle bevute del giorno prima e nessuno riesce a vedere di me…

tek2Ristoro di 30 km, mi superano in 5, più veloci di me a mangiare. Io al ristoro non ho mai fretta, mi sembra che questi 3 o 10 minuti che sto fermo poi vengono ripagati, mi metto l’impermeabile e i guanti, fa freddo. E finalmente vedo il sole: al ristoro hanno la birra! (il mio di sole, mica quello metereologico...)

Parto di buona lena, 9 km di salita, mi supera uno all’inizio, dopo 5km lo riprenderò e ne riprenderò altri 3 che mi avevano lasciato al ristoro.

Mentre sono nel bosco sento un gonfiore sotto al piede sinistro, mi par strano. 2 giorni prima mi ero accorto di avere un doloretto sotto la pianta sx, il 2° e 3° dito erano gonfi… valuto se sto facendo danni irreparabili, non sento molto male ma è come una palla, inarco le dita e sento qualcosa sotto al piede: possibile che sia così gonfio? Che sia entrato qualcosa nella scarpa? Bho…

Avanzo 2 km e sento questo gonfiore dietro il tallone… ma cos’è? Guardo il tallone e vedo qualcosa di giallo che esce dalla scarpa… mi si sta sfilando la soletta per colpa della fanghiglia! Corro malamente senza appoggiare troppo la punta sx fino al ristoro dei 40 km, lì mi risistemo la scarpa e sono di nuovo un “pipin” (=sto friulano che continua ad uscirmi... traduciamolo come un leone, letteralmente sarebbe un bambolotto).

Un pipin anche perché mi bevo un’altra mezza birra. Cercherò di non ripetermi, ma c’è un ristoro anche a 46 km. E uno a 53…

Dai 46 km sto salendo sul monte Sabotino, la traccia GPS è sbagliata rispetto alle balise e quelle 2 parole che avevo sentito prima dell’inizio della gara mi fanno capire che sono sul percorso giusto, hanno modificato il percorso per motivi di sicurezza.

tek10A 50 km entro nella trincea italiana, i muri sono in pietra ed è decisamente meglio conservata, mi parte un brivido che corre su tutta la schiena per la sensazione di ansia e di tristezza, per fortuna le sensazioni vengono smorzate dalla musica in lontananza che arriva dall’ultimo ristoro, arrivo a 53 km, cevapcici, birra, ubriachi che cantano e urlano… assaggio tutto e parto lasciando un pezzo di cuore. Discesone parzialmente impantanato, si scivola anche se non piove più da un paio d’ore. Ad un certo punto scivolo bene… il piede che stavo alzando scivola di 20 cm in avanti, lo alzo troppo tardi, inciampo su un sasso sporgente e spicco letteralmente il volo… in aria il tempo non scorre: guardo il sentiero stretto sotto di me, sui lati c'è erba. Ma al centro del sentiero c’è un pietrone, in una frazione di secondo mi assetto per appoggiare contemporaneamente ginocchia e gomito destro, atterro su 3 punti, poi spancio e abbraccio con entrambe le braccia il pietrone, a 2 cm dal mio naso, che blocca la mia discesa. 1 secondo, sembra tutto a posto, 2 secondi, sento un doloretto al gomito, 3 secondi, il doloretto non sembra gran cosa, rotolo a dx sull’erba e mi alzo. Camminucchio per 2 minuti riconsiderando cos’è appena successo prima di ripartire in velocità. Tutto "bene". Ormai sono arrivato. Volo verso il traguardo. 34° su 62 (le malelingue diranno che ho perso 33 posizioni rispetto al trail precedente. Adesso, non è che posso vincerle tutte, eh…).tek11

Divertito, infangato e mi sono anche dimenticato il bagnoschiuma… doccia di sola acqua e scalpello.

60 km e 2900D+ effettivi, 9 ore e 34 minuti di felicità.

S1 ULTRA - La Corsa della Bora: preparati, che arrivo.

 

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SLO100 - Erazem - 114 km e 5200 D+ di Fabiano Picco

SLO100 - Erazem

114 km e 5200 D+

Ottobre 2019

Seconda gara autunnale in Slovenia, a distanza di 2 settimane dai 60km di Kranjska Gora. L idea è quella di accumulare km in 2 gare, per prepararmi per qualcosa di ancora più lungo...
Il giro è di 57.8 km (a me ha dato 59.9 a giro...). C è una gara di 1 giro, una da 2 e una da 3 giri. Io faccio quella da 2.
Sono iscritte veramente poche persone: 7 corrono la 3 giri (171 km.. ) e siamo solo in 5 nella mia. Queste due partono assieme.
Visto che sapevo che eravamo così pochi mi sono guardato i tempi degli altri: uno avrei potuto batterlo, 2 sicuramente no, uno aveva tempi simili ai miei. Avevo un 50% di possibilità di andare a podio e arrivare terzo!
Volevo mettercela tutta!
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Partenza alle 18 di venerdì. Avevo calcolato tra 21.30 e 24.00 ore di corsa.
Breafing in sloveno e inglese: questo trail è ragionato per essere selvatico, ci sono le bandierine ma ci sono varie zone nel mezzo della vegetazione. A un certo punto sarete in una vera giungla, con alberi caduti e cespugli. FIGATA! Penso.
Si parte, dopo 1km mi rendo conto che non esagerava, pantano, cespuglietti, pietrame, poi carrabile 2 km, mi affianco al solo altro italiano, dopo un pò di confronto capisco che è di un altra dimensione e che mi darà almeno 6 ore. Un grande atleta. A 3 km inizia un vero e proprio muro, 640 metri di dislivello su 2km, saluto l italiano e la prendo con calma. Il sentiero proprio non si vede, si arranca in salita dritto per dritto, cercando le bandierine. Scende il buio e con la luce frontale le bandierine catarifrangenti si trovano meglio, quando ci sono. Salgo con calma, questa salita può far finire la gara subito se la si prende troppo allegra. Da 3° su 12 in 2 km mi sorpassano in 6, li lascio andare. Arrivo in cima a 5km. L ho gestita bene, si parte in un bosco di faggi pieno di foglie, ho un collega davanti e mi lascio guidare da lui, le bandierine sono poche e si gira la testa a destra e sinistra per dribblare i faggi e trovare la bandierina successiva. 15 minuti e si torna in una specie di sentiero. Supero il "collega" e ne supero altri 5, in discesa io vado...
10 km, mi sento bene, parte una strada carrabile in discesa di 7 km, libero le gambe. A metà mi supera uno. Non che me ne importi molto, siamo 2 gare, chi mi passa non per forza sta gareggiando con me e la gara è mooolto lunga. Vado con il mio passo.
17 km, primo ristoro, salame, formaggio, "quanti sono passati della 114 km?" "5". Ok... fidati dei volontari... siamo in 5 in tutto, uno è sicuramente dietro di me perchè ha una sacca della spesa al posto dello zaino e avrei notato se mi avesse passato... poverino...
Poco prima del ristoro, ad un incrocio mancano le bandierine. 300 metri, niente. 500 metri niente. Guardo la traccia GPS sull orologio, dovrebbe essere di qua. 600... incontro una macchina, è l organizzatore "am i right?" "YES", "There are no flags" "I KNOW, SOMEBODY STOLE THEM...". benissimo, questa cosa accadrà per altre 3 volte sul percorso...
Parto, penso che tanto a mezzanotte avrò già fatto 5 ore di buio e me ne mancheranno solo 7. Peccato siano solo le 20.45... questo pensiero un pò mi demoralizza... lo scaccio via e mi concentro.
Si risale, prima del prossimo ristoro ho tre salite. Mi accorgo che ogni salita in questo trail parte blanda e finisce con una pendenza del 30%...
L italiano prima mi aveva raccontato che questa valle era zona di orsi...
A 24 km sento un ruggito sulla sx, lontano... un orso o un cervo, io per fortuna sto andando da un altra parte. Ma il percorso dopo 10 metri gira a sx...
Perchè?
Volete farmi sbranare?
Comincio a battere forte i bastoncini mentre avanzo, dopo 1 minuto di strada per fortuna il percorso torna a girare a dx, accelero il passo continuando a fare rumore.
A 32 km sono nel mezzo della 3^ salita, mi parte un momento forte di crisi, ho finito i liquidi nelle borracce e ho una nausea abbastanza importante. Alla fine della salita ci sarà il ristoro ma così non ci arrivo. Mi fermo, tolgo lo zaino, prendo la bottiglietta di riserva e ne bevo più di metà in un sorso, tiro fuori lo zenzero candito che dicono aiuti. Quanti ne prendo? Prima 4, poi altri 3... dolci e piccantissimi, mi brucia il palato, mangio una scamorzina, rovescio parte della bottiglia per terra... caszo... riparto, mi prude il palato ma non posso bere, non voglio bere, deve bastarmi fino in cima... prude... bevo un sorsetto ogni 2 minuti. Arrivo in cima finalmente. La nausea è passata. Figata sto zenzero, magari ne basta di meno, eh...
Secondo quelli del ristoro sono 7° su 5. A posto. Riparto, passo nel bosco vicino a gente che fa festa attorno al fuoco: "hop hop hop!" " yeeee!" " @###***@#$ Pivo?", saluto, anche se a quella cosa della pivo avrei risposto di sì fermandomi con loro.
Il sentiero dopo un pò corre longitudinalmente su quella che sembra una montagna molto pendente, guardo giù " guarda che burrone! Saranno almeno 600 metri!". Ovviamente con la pila frontale non riesco a vedere oltre a 10 metri, corro ignaro di quello che c è attorno a me, altrimenti qui mica correrei...
Mancano nuovamente le bandierine, siamo nel mezzo del niente, non può essere che sia passato qualcuno di qua. Che sia stato un altro concorrente? Mah...
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Incontro un corridore fermo che telefona all organizzazione smadonnando per la cosa, guardo il GPS e gli dico " di qua", ma non mi sente. Proseguo. Dopo un pò mi prende, facciamo un pò di km assieme, scendendo, salendo, poi arriviamo alla zona giungla, lui dietro a me. Che figata qui! Devi dribblare tronchi caduti, passandoci sopra, sotto, attraverso pinetti, cercare la bandierina successiva, schivare fronde. Ci aiutiamo un pò perchè veramente c è da perdere l orientamento, e poi si risale, altri 450 metri su 2 km. Cominciamo a parlarci, in inglese.
Arriviamo al ristoro assieme e ripartiamo assieme, ci tiriamo l un l altro, lui in salita, io in discesa.
Lui sta facendo la lunghissima da 171 km...
Gli dico che se vuole andare per conto suo più lento o più veloce va bene. E invece resta con me.
Da questo momento non avrò più crisi, avere uno in parte a te è un toccasana.
Si sale, si scende, si parla.
A 5 km dallo start mi dice che voleva fare il primo giro in 12-13 ore. Io in 10-11. Ci siamo tirati l un l altro e siamo arrivati a 10.25.
Qui c è un check point ufficiale:
quanto sono in classifica? "3°"
(Wow, 3°! Devo riuscire a tenere la posizione!!!)
"Quello è il secondo"
Lo guardo, bravo, ma io devo mangiare adesso.
Quando è passato l'italiano?
"Un ora prima di te"
Solo? Pensavo meglio, mah, adesso vedi come mi stacca.
Ci cambiamo, metto in carica orologio e cell, mangiamo, prendiamo freddo e ripartiamo dopo 45 minuti alle 4.55 di mattina, venti minuti dopo che era partito il secondo.
Sempre io e il mio nuovo amico sloveno Franci Dai, forza. Partiamo piano, ci ricordiamo benissimo il primo muro, dopo 3 km.
A 2km vediamo una frontale venire verso di noi. "You ok?" (Internazionale in montagna)
"Ciao! (È l altro italiano, faccia cadaverica) . ho problemi di stomaco, sono arrivato in cima, ho gomitato l anima e sono tornato giù, mi ritiro".
Mi dispiace
Mi dispiace veramente, poveretto.
Alla partenza lo sta già aspettando suo fratello. Lo salutiamo.
Franci mi dice "you are the second!"
Pooork... un sorrisetto spazza via la malinconia per il ritiro dell altro italiano. Affrontiamo il muro, vediamo la frontale dell'ex-secondo diventato primo. Sarà a 15 minuti, questa salita la si fa lenti.
Saliamo lenti ma costanti, quando la conformazione della natura lo permette vediamo la frontale del primo, lontano. Ci teniamo per la discesa.
Arrivati in cima, momento del cambiamento dell acqua al pesce per entrambi... finisco, scendo 20 metri e lo aspetto... Mi comincia la smania di provare ad arrivare primo... quello che è primo adesso è quello che mi ha fumato a 14 km. Mi ricordo il suo passo, sarà impossibile ma perchè non provarci? Io con i miei 8 kg di sovrappeso?
E Franci non arriva...
2 minuti e finalmente si fa vedere.
Scendiamo di buona lena. Allo start, dopo il primo giro ci eravamo dati come obbiettivo stare entro le 17.00, 12 ore per un giro. Parte corribile a un ritmo ottimo, tirando per quanto possibile dopo 70 km e 3500 di dislivello.
"All incrocio dovrebbero mancare 500 metri". Acceleriamo, il ristoro non c è... manteniamo il ritmo... Non c è... manteniamo... A 1500 m dall incrocio lo vediamo "eccolo laggiù" (camminiamo gli ultimi metri che non ce la faccio più? No...).
Ristoro: a quant è il primo? 9 minuti!
Ristoro veloce per me.. purtroppo Franci è della vallata e conosce tutti... comincia a ciacolare, ripartiamo dopo 8 minuti, il primo adesso ne avrà 17...
Dopo 1 km riceve una chiamata, risponde, mi dice "support team" facend6omi un sorrisino, chiedo spiegazioni, stanno arrivando 2 suoi amici. Ah, bhe, che culo!
Dopo 3 minuti arrivano 2 amiCHE, in effetti "friends" può voler dire anche amiche.
(Ommiodio, adesso si ferma a parlare con queste e non partiamo più...)
Per fortuna si mettono a camminare.
Camminano fortino...
Cacchio che veloci a camminare...
Parlano continuamente con Franci.
Oh, e chi gli sta dietro?
Parte la salita, parlano, camminano spedite, mi danno 10 metri, aumento, me ne danno altri 5... ma chi sono? Le sorelle della donna bionica?
Si scende e le riprendo, tirano però...
Pian piano capisco che il compito di queste è appunto tirare Franci.
1 ora e mezzo di inferno...
Nei rari momenti in cui Franci mi caga riesco a dirgli che se continuiamo così la chiudiamo in 10 ore... e lui se la ride...
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82 km, arriviamo in paese, loro naturalmente prima di me, le due sgallettate sbraitano e corrono, incontro a altre 2, baci e abbracci.
Le altre 2 si incamminano con Franci.
Le prime 2 vanno alla macchina.
Ommiodio, si danno il cambio...
"Do you want to kill me?"
Loro ridono.
Loro.
 
?
No
Io no... non rido.
Le prime due parlano con Franci e vanno a riempirgli le borracce. Franci mi chiede: "Do you need water?" "YES, THANKS"
Sto 3 secondi con il braccio e la borraccia alzati prima di capire che devo arrangiarmi... Loro sono il support team di Franci...
Le altre due si avvicinano e continuano, io respiro una boccata di aria fresca, non potranno tirare così sempre.
72435454 10214688137985218 1188856241842028544 nFranci rallenta e mi si accosta. Gli dico che se faremo i muri a questo ritmo io scoppierò, lui annuisce e mi fa notare davanti: "good view!". Le ragazze sentono si girano e scherzano civettuole.
Oh, non ho nemmeno l ossigeno per riuscire a correre, puoi credere se riesco a concentrarmi sui loro posteriori... schiatto...
Guardo a terra e continuo, cercando di non morire.
Arriviamo al muro di prima dei 32 km, ora 92. Pompano tantissimo, cerco di stargli dietro.
E finalmente raggiungiamo il primo, è là davanti, tengo il ritmo.
Più o meno. Soffro...
Prendo una bustina di Polase, bastoncini in mano, svito la borraccia, sempre salendo, apro e rovescio la bustina di polase, un pò sui miei vestiti e il resto nella borraccia, mezza piena d acqua.
Si gira una delle supporters, mi guarda in faccia, preoccupata: "Do you want GHEL?" (=gel, shottini di carboidrati in bustina). "NO, I HAVE POLASE".
Lo bevo a sorsi, concentrato, sabbioso, mi gratta in gola e tossisco ma mi rigenera e riesco a riprenderli e a stare al passo. Arriviamo in cima. Arriviamo al ristoro assieme al primo.
Il primo fa i complimenti a Franci.
Poi mi vede, vede il mio pettorale e capisce che io sono della sua gara. Mi fa i complimenti con faccia turbata, io accenno qualche parola, anche a me incomprensibile. Ho di nuovo nausea, ho esagerato in salita.
Mi siedo, bevo coca Cola e guardo le supporters trasformarsi in cameriere, massaggiatrici, intrattenitrici e danzatrici del ventre per Franci.
No, per me no.
Chiedo salame o formaggio al ristoro.
"Finish. But we have fat"
Grasso?
No, lardo.
Una scatoletta simile alla pasta-lava-mani dei meccanici con una pasta dentro bianca della stessa consistenza...
Bho, cibo... Prendo, ne spalmo un pò sul pane.
Metto immediatamente giù la fetta, cerco di masticare lentamente il boccone cercando di non vomitare...
Lento...
Bevo cocacola e butto giù...
Tiro fuori lo zenzero e le scamorzine. 3 minuti e sono di nuovo in equilibrio con me stesso, asciugandomi il sudore freddo dalla fronte...
Almeno 10 minuti dopo che è partito il primo ci alziamo per partire.
No, aspetta, le prime due suppoters ci lasciano... ciao.
No, dai una foto prima.
Ok... il primo ormai starà viaggiando a 4 minuti a km e non lo vedrò più..
Partiamo, finalmente.
Passiamo davanti al burrone. Esattamente 600 metri di profondità, avevo valutato giusto. Sta volta vedo e in questo tratto non corro.
Le altre 2 ci lasciano. Smuack, baci abbracci. Tranquille, non ho fretta.
Via! Discesa! Prova a starmi dietro se ci riesci!
Km 98 o poco più, c è uno spiazzo, c è il primo lì, ci guarda, mi chiede da che parte, gli dico di là, mi dice "good luck" e poi "go", stando fermo.
Io vado, controllo dietro a me dopo un pò, non lo vedo. Franci mi dice "you are the first"... "sisisi, ma acceleriamo adesso", "Don't worry" e mi fa tenere un passo blando... dice che il tipo è cotto e non ci raggiungerà...
Ora, mancano 22km...
Angoscia...
Io non ci credo che sono primo, ma perchè dare la possibilità all altro di riprendermi?
Niente, io avrò 22 km, ma Franci ne ha ancora 82 e per rispetto verso di lui non tiro troppo.
Ogni 5 minuti mi giro per vedere se c è.
Sgraniamo km, guardo indietro e procediamo.
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Km 108, ultimo ristoro... e lui si siede... intavola un discorsone con i volontari... io bevo e mangio una robina... niente... Non si parte... 10 minuti... "let's go to win!", più o meno lo convinco e andiamo. Dai, 5 minuti di vantaggio li avrò... al ristoro si fermerà...
7 km di ritmo buono, arriviamo in un paese... a tutti i vecchi che incontra spiega cosa stiamo facendo, che giro abbiamo fatto e se ha le analisi del sangue a posto... DAAAAAIIII...
Finito il paese, becca un altro vecchietto nel bosco... lo guardo con la faccia di uno che vuole uccidere... finalmente capisce e mi dice "youuu gooo!"
E vado senza di lui, correndo come solo "chi ha dimenticato di mettere i soldini del topolino a sua figlia" può correre.
2 km, continuo a guardarmi indietro, comincio a realizzare che posso farcela, comincio a piangere, ma proprio a singhiozzare, difficile correre così, coi lacrimoni che non vedo dove metto i piedi... Dai, collione, che ti ribalti e ti ritiri a 2 km... Dai che magari ti sorpassa adesso. Degluttisco, mi contengo, cerco di concentrarmi.
Non ci credo, a tratti mi parte nuovamente il pianto. Butto giù.
Corro.
1km e mezzo.
Vedo turisti che si stanno facendo i caszi loro, mi guardano come un marziano.
Io corro
Mi guardo indietro
E corro
500 metri
Guardo indietro, nessuno
Ma corro, non posso rischiare...
20 metri, corro in salita che neanche "Babbo Natale quando esce dal camino che un bambino lo stava per beccare".
Arrivo all arrivo, due ragazze prendono in mano una striscia vedo, che simboleggia il traguardo, nessun arco gonfiabile, il budget di 12 runners non ne permette il noleggio, ma io me lo immagino, piango attraversando il nastro con le mani alzate e piangendo senza più bloccare le lacrime.
Primo.
PRIMO.
Non so neanche se me lo merito.
Caszo... Primo!
Non mi sembra vero...
dai... io...
Fanculo... sì, io.
Mi siedo e mi lascio travolgere dalla soddisfazione.
Il mio amico Franci arriverà 20 minuti dopo, mi fa i complimenti.
Le premiazioni saranno l indomani. Io nel frattempo ho già deciso: prendo la macchina e vado a casa, domani torno con la famiglia per la premiazione.
A casa ovviamente le bambine non mi cagano neanche, non capiscono la differenza dal solito: io per loro sono sempre il loro eroe... che bel pensiero, più bello di ogni premio!

Domenica, incontro Franci, lo ringrazio per il supporto. Lui alla fine si è ritirato a 135 km. Da solo, la notte, dura. Bravo lo stesso.

Arrivati 3 della 114 e 2 della 171. Durissima.

Mi sono fatto due conti, ho bevuto più di 9 litri di bevande isotoniche, 4 litri di Coca-Cola, 2 di acqua. 22 ore e 39, l orologio l ho fermato 3 minuti dopo. 120 km. Il secondo giro l ho fatto in 11 ore e 44.

71649193 10214688141905316 1275221737742532608 nRitiro il premio.

Sudatissimo.

Meritatissimo.

Con il supporto di Franci

Con il supporto di mia moglie a cui smessaggiavo e che mi seguiva da casa senza la quale non ci avrei provato.

Con le mie gambe.

E con la mia testa.

SLO100, 1° classificato!

 

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