Capraia Wild Trail 2014 di mb70

E' il ricordo indelebile del mio primo Trail

Capraia Wild Trail 2014. Definita una SKYRACE a livello del mare. 20km con D+ 800.

Gennaio.
A inizio di questo anno nella mia nuova dimensione di aspirante runner mi ritrovo a fare la lista dei miei desideri. Un TRAIL ecco, quasi quasi, vorrei provarlo come runner devo ancora nascere e mi sembra sbagliato privarsi di nuove esperienze e relegarsi con pregiudizio esclusivamente alle corse su strada. Dopo aver consultato il Santo Patrono degli ignoranti (chi non conosce San Google ?) ne trovo uno interessante Capraia Wild Trail.

Vedo il sito e le immagini per capire di cosa si tratta. Partenza da Livorno il 5/4 pernottamento e gara il 6/4 con ritorno. Potrei portare la famiglia e unire una vacanza alla corsa, mi fa piacere coinvolgere le mie figlie nell’atmosfera e subito il pensiero mi rimanda alla foto del traguardo insieme a loro. E’ destino che le mie prime volte accadano in provincia di Livorno.
Prenoto fra i primi e faccio bene i 200 posti sono subito esauriti e poi allargati a 300. Bene è inizio anno e aprile è lontano non ci resta che attendere intanto corro per costruirmi.

Aprile.
Fra frizzi, lazzi e km (500 da inizio anno) arriva la vigilia ma la sorpresa è sempre dietro l’angolo. La figlia maggiore giovedì notte con 39 di febbre. Passo la mattinata di venerdì a capire come congelare l’iscrizione ma non è possibile o perdo la corsa e i soldi o perdo i soldi ma corro! Complice (sempre) la moglie decido per correre e magari coinvolgere amico con figlio o altro amico runner. La giornata di venerdì passa fra telefonate ai bravi Cristina e Simone organizzatori del trail, messaggi agli amici e annunci su RF. Venerdì sera la febbre diminuisce e la pediatra parla di un virus transitorio da far passare così. Prepariamo i bagagli per tutti, rimandiamo la decisione al briefing prepartenza del sabato mattina alle 5 e buonanotte.

Sabato 5/4
Ho dormito poco, la notte mi sembrava quasi un ostacolo e tanto ho sperato di poter contare sulla presenza di tutti. Alle 5.10 impietoso sveglio le bimbe, con sorpresa la più grande scatta e si alza dal letto...è fresca come una rosa. Il sorriso mi si stampa sul viso e siamo già sul traghetto che abbandoniamo il continente. Il primo sprint è fatto!

Sulla nave capisco subito che sarà un’esperienza speciale, una festosa invasione di runners e famiglie sta arrivando su un isola che conta di inverno 100 abitanti. Mi guardo intorno l’atmosfera mi piace, ci sono tantissimi appassionati trail che viaggiano con i loro inseparabili trofei. Dalla maglietta della 100km del Passatore alla borsa dei 100km nel Sahara passando per il Lavaredo Ultra Trail. Li osservo e sono suggestionato dall’immaginazione di quelle imprese.

Il sabato sull’isola scorre veloce tra il pranzo e il Capraia Child Trail.

Qui la figlia più piccola si iscrive e riceve il suo primo pettorale n.34 e corriamo insieme per 1,8 km con una bella salitina inclusa. La bimba taglia il traguardo fra gli applausi di tutti, foto di rito e due bicchieri di aranciata al ristoro, la prima è fatta penso con il più classico orgoglio del genitore!

La sera il dopocena prevede la premiazione dei bimbi e un briefing pregara. Bellissima la premiazione (parla sempre il genitore orgoglioso), altrettanto carino il briefing dove Simone raccomanda a tutti massima prudenza perché in caso di incidente i recuperi sono molto difficili. Insomma vi risparmio i dettagli ma alla fine del briefing le mie figlie mi hanno guardato con gli occhi sgranati e hanno detto all’unisono “Papà stai attento!!”. La moglie non ha detto nulla (aveva quel tipico sguardo di chi vuole rassicurare ostentando noncuranza...pessima attrice). E io? Niente, tutto normale è una corsa partecipano runners di tutte le età e io non sono un atleta che corre per vincere. Ero ancora speranzoso di fare un Lungo Lento e godermela. A nanna.

Domenica 6/4
Sveglia per una colazione carboproteica, un caffè con miele, pitstop e giù in strada.

La temperatura non è fresca penso sarà una mite giornata primaverile e che sentiremo un po’ il caldo. Mi avvio da solo la famiglia arriverà per la partenza delle 9. Alle 8.15 chiamata del pettorale e verifica del materiale obbligatorio. Subito dopo inizio un accurato warmup non tralascio un minimo di stretching e tranquillo penso che per me tutto questo è già frutto dell’esperienza (fra competitive e non questo è il mio 4° traguardo).

Tutti dietro la linea e il gonfiabile, amplificatori al massimo con le note dei Blues Brother e AC/DC, mani in alto e l’adrenalina sale, si balla sul posto. Via !! Saluto la famiglia sfilando (si faccio proprio lo scemo per la gioia delle bimbe che possono dire ancora una volta che sono come un bambino!) e corro.

La corsa
Come avrete capito ignoravo cosa fosse una skyrace. Non dovevo fare tempi da pb, non mi ero mai allenato per queste gare, penso di godermela e di fare un lungo lento. Già ma quanto tempo correrò? Non conoscevo la risposta e ho fatto finta di non chiedermelo. Si corre per il paese il gps mostra per mia scelta solo i bpm, obiettivo non farli schizzare in alto questa sarà la condotta di gara. Dopo il paese ci ritroviamo subito sullo sterrato e poi dopo pochissimo si presenta

LA GARA
Massi, rocce e pietroni uno dietro l’altro, in fila si rallenta e chi è davanti di fatto ti impedisce di vedere dove metti il piede. La macchia fittissima copre i massi ogni appoggio è una lotteria. Penso che dovrò arrivare all’arrivo con le mie caviglie e un po’ mi preoccupo. Quando si può si corricchia saltando da una pietra e l’altra, a volo con grande attenzione mentre sono in linea scatto qualche foto alla “come viene viene” poi rimetto nel taschino dello zaino, le mani devono essere libere in caso di caduta.

Si attraversa un rigagnolo poi discese e salite sempre stesso fondo. Di quel po’ che sapevo avevo ben presente il muro fra il 9° e il 10° KM, un dislivello di 300 mt e passa in meno di un km.

Sentiero ZERO, parete rocciosa levigata, inizio a spingere con le mani sulle ginocchia quando supero i massi, mi trovo bene, sarà il mio “stile”? La salita è faticosa ma il mio passo mi porta a staccare e superare alcuni compagni di viaggio, in fin dei conti mi sento bene. Siamo a Sud, senza illudermi penso che la maggior salita è terminata e proseguo.
Probabilmente la stanchezza mi confonde e non ricordo di preciso la sequenza dei passaggi e dei paesaggi ma da solo e di seguito vedo sul versante Ovest l’Elba e la Corsica vicina ed enorme.

Passaggi mozzafiato esposti sul dirupo (io fino ad oggi non riesco ad affacciarmi dal terzo piano di casa e che ho pure abitato per trenta anni...), penso a correre piano e a non inciampare.

Di seguito si arriva ad uno stagno, mi rilasso alla visione meno aspra del paesaggio, dentro di me sorge la convinzione che il peggio è passato ma è un grosso errore. Sono stanco, 12,5 km in 2h30’, capisco che sarà una gran fatica da portare a termine in 4 ore, continuo a bere e amministro le sole due enervitene che pensavo mi bastassero.

Corro quando posso ma le pietre e il sentiero non me lo permettono. Inizia a raggiungermi e superarmi due ragazze una prima poi poco dopo un’altra, non erano di quelle staccate in precedenza e penso vedendole così agili che hanno impostato una gara con partenza ancora più lenta.

Sono arrivato al 15°, senza dubbio penso di essere stanco se non ho nemmeno la lucidità di ricordarmi la distanza esatta del percorso. Comunque 19 o 20 inizio a farmi forza pensando che sono distanze da riscaldamento. Ah, la strada, si dicevo la strada non c’è ma ora è peggio. Mi tocca scendere in un canale dove affiorano massi e sopra i massi c’è ovviamente il muschio. Ora capisco quando dicevano percorso tecnico a cosa alludevano!
Non si può correre, non si può camminare, non si può saltare. Qual’è la domanda che mi sono fatto...?
Ok indovinata : “come cxxxo scendo?”
Piano, usando anche le mani, scendo in questo lungo canale. La discesa non è facile preferisco uno sterrato in salita, dopo più di tre ore ho i quadricipiti in fiamme ma peggio le caviglie si rifiutano di ammortizzare il mio peso (devo ancora dimagrire se mi avvio per queste strade).
Finisce il canale e riprende una strada lastricata di ciottoli e lastre molto sconnesse, è finita 3 km e arrivo, provo a correre ma le caviglie mi fanno male. Mi fermo e riprovo per due volte poi decido che è inutile infortunarsi sull’arrivo. Nel frattempo mi raggiungono e mi superano alcuni compagni di viaggio, mentre cammino li vedo passare correndo ognuno con il proprio mantra, c’è chi lo sussurra con cadenza, è un’altra emozione forte.

Ci sono, riprendo a correre so che c’è la famiglia ad aspettare faccio gli ultimi 200 mt, tre ragazzi seduti al fresco mi danno il cinque, verso l’arrivo vedo la figlia maggiore che indossa la maglietta dedicata a me! La prendo per mano e voliamo verso il traguardo fra gli applausi di chi sta intorno. Per un attimo la gioia e la soddisfazione cancellano la stanchezza poi mi siedo e prendo una bottiglia di acqua fresca ed una coca zero. Mia moglie mi bacia e mi confessa che si aspettava di vedermi dopo un’altra ora (che stima podistica..).

Il resto è logistica affaticata e due screzi alimentari (gelato quattro gusti e birra!) vi saluto e vi ringrazio se siete arrivati a leggere e a reggere fin qui

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Tags: Trail, Mb70

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