Ronda Ghibellina Plus 2018 di Gabriele Ianett

Ronda Ghibellina Plus 2018 - 70 km - 3500D+

 

Siccome noi vogliamo Fatti e non Pugnette, allora la racconterò per fatti.

 

AnteFatto: Era dal Trail del Cro Magnon di luglio che non mettevo più un pettorale. Quella gara mi ha segnato molto profondamente. Non ho mai scritto il racconto, magari un giorno lo farò. È stata un’esperienza troppo profonda, non per la gara in quanto tale, ma per come mi sono trovato ad affrontarla. Da quel giorno non ho più corso fino a settembre e per un certo periodo ho seriamente pensato di smettere con le gare. Il tempo, il coach, i compagni di allenamento, hanno riacceso una fiammellina e da lì sono ripartito. Ci voleva uno stimolo particolare che mi invogliasse a rimettere un pettorale e a riaffrontare una distanza impegnativa in modalità gara. Quale miglior evento della Ronda?...la mia prima gara Trail, un nuovo percorso da 70km...una gara a cui sono particolarmente affezionato. Mi iscrivo subito, appena aprono le iscrizioni: il primo iscritto alla Ronda Plus è il coach Bussino, il secondo sono io. Un segnale. Pianifichiamo gli allenamenti per cercare di arrivare al via con una buona condizione. Purtroppo però in novembre e dicembre non riesco ad allenarmi come avremmo voluto. Spero di recuperare durante le vacanze di natale. Detto, Fatto. Influenza dal 23 dicembre fino a befana. Perdo altre tre settimane e sono parecchio debilitato. Non metto però mai in dubbio la mia partecipazione. Riesco ad allenarmi decentemente per una decina di giorni. Il ritmo sulle brevi distanze non è malaccio. Faccio fatica in salita, ma in piano e in discesa le gambe girano bene. Talmente bene che il sabato prima della gara cado in discesa e me la cavo con una botta al muscolo della coscia destra e uno stiramento del tendine del pollice della mano destra. Considerata la caduta, mi è andata anche di lusso! Ovviamente sono nuovamente fermo e perdo tutta la settimana pre gara.

Dal giovedì terapia di Antiinfiammatorio e la domenica mattina, tirato a lucido, sono lì a Castiglion Fiorentino. Pronto, anche io, a fare la mia parte. Ovviamente in condizioni ottimali...ma tutto sommato chi se ne frega,l’importante è esserci.

 

RiFatto: per me la Ronda ha un valore affettivo particolare perché è stata la prima gara Trail a cui ho partecipato...due anni fa. Ci sono affezionato. L’organizzazione è ottima, sanno fare tesoro delle critiche costruttive, utilizzandole per migliorarsi anno dopo anno.

Il percorso è divertente ed alcuni passaggi sono veramente suggestivi. L’anno scorso non partecipai a causa di una simpatica tendinosi al bastardo Achille. Quest’anno non potevo mancare, dovevo RiFarla assolutamente anche in condizioni di allenamento precario: dovevo esserci. E poi c’era la prima edizione della 70km. E poi c’era anche il coach Bussino (tra gli iscritti). E poi NON c’era il coach Bussino (alla partenza). E poi c’era Lui a fare da scopa alla 70km (...il pensiero di poter essere scopato da Lui era assai allettante). E poi le vacche van dai buoi…

Nzomma, alla partenza c’ero, all’arrivo ci sono arrivato, la Var non ha rilevato irregolarità (nonostante le gelose illazioni del Leoncini anche detto Lui), dunque...l’ho RiFatta!

 

Fattore: Nella corsa non si inventa nulla. Ma proprio nulla. Se ce n’hai, ce n’hai, ma se non ce n'hai, non ce n’hai. A dire il vero potrebbe succedere che... ce n’hai ma non ce n’hai. Però non può succedere che non ce n’hai ma ce n’hai. Chiaro no? È il Fattore allenamento.

Ecco, per quanto detto sopra io rientravo nel gruppo non ce n’hai e quindi non sarei mai potuto rientrare nel gruppo ce n’hai.

Casomai si trattava di capire il per quanto ce n’hai. Ovvero per quanti km sarei riuscito a tenere il mio passo: 20? 30? 40? E dunque, dopo quanti km sarei passato nella categoria non ce n’hai?

Mi ero comunque fatto due conti e dato un obiettivo “importante”, in base ai ritmi tenuti in allenamento. Finirla in 10 ore sarebbe stato un risultato ottimo in questo momento.

 

Fatto: L’appuntamento è alle 3:30 sotto casa sua. Poi alle 3:15. Ma se voglio anche alle 3:00. All’ultimo ci ripensa e ripro-impone le 3:30. Si sveglia presto, l’ultimo aggiornamento è delle 2:20…”se vuoi passare prima avverti”. A dire il vero, alla fine, non mi ricordo a che ora sono passato a prenderlo. Mi ricordo però che era carico abbbbestia. Più di me…”vuoi vedere che ritroviamo il vecchio entusiasmo?” penso. Io guido, lui chiacchiera. Il viaggio di andata vola via velocissimo. Colazione all’Autogrill. Prima delle 5:00 siamo già nel parcheggio in zona partenza. Ci prepariamo, con calma. Fuori fa freddo. Qualcuno si scalda corricchiando, ma la maggior parte aspetta nel calduccio della palestra. Siamo tutti lì, Ghibellini e Ghibruttini Plus. Il clima è frizzante, un pò mi mancava. Ci chiamano fuori, breve briefing sotto il gonfiabile della partenza. Conto alla rovescia. 6:03. Partiti.

I primi 3 km circa sono bitumosi. Saliamo in paese ed andiamo ad imboccare il sentiero in singletrack che ci regala i nostri primi 600 D+. Tutti d’un fiato. Parto piano, siamo a zero gradi e vorrei evitare infortuni subito. Aspettiamo almeno un pò. All’occorrenza,a dire il vero, ho il piano di riserva: aspettare la mia scopa del cuore e fare tutto il percorso con lui in fondo al gruppo.

Ma per adesso sto bene. Anzi, rompo il fiato e comincio a mettermi sul mio ritmo. E’ buio e purtroppo non possiamo apprezzare le bellezze del bosco. Ma a me piace correre al buio: ha il suo fascino.

Inizio a recuperare colleghi Plus e a sorpassarli. Il morale sale. Faccio le mie prime proiezioni tra ritmo e obiettivo delle 10 ore: ci siamo. Passo la Plavan. Ogni volta che c’è lei mi succede qualche cosa di negativo. So benissimo che non potrò starle davanti fino alla fine, però diventa per me una sfida nella sfida: un ottimo metro di paragone per la mia prestazione.

Dopo 9Km noi Plussiani abbiamo un primo anello di 8Km da fare in Plus, rispetto ai Ghibellini inferiori.

Affrontiamo passaggi in mezzo alle rocce, belli e suggestivi. Una discesa tecnica decisamente impegnativa. Singletrack veloci a zig zag nel bosco. Mi diverto un sacco.  

Nella prima metà di gara regoliamo la maggior parte del dislivello. Il ritmo è buono. Sono dentro le 10 ore, forse anche leggermente sotto. La gamba gira bene, non sento alcuna fatica. La mente sogna una prestazione sopra le righe: tenendo quel passo per 70Km avrei fatto sicuramente un ottimo tempo. E’ bello sognare, aiuta a tenere il morale alto, penso. Un po di sana autostima.

Sono in un tratto di discesa, al Km24, e sento arrivare un compagno di fatica. Almeno così penso. Mi giro per sincerarmi della cosa, ma non faccio in tempo a ruotare il collo, che mi è già 10 metri avanti. E’ il primo della 45Km. Riesco ad ammirarlo solo per pochi secondi, poi svanisce...dopo circa un minuto mi spolvera anche il secondo. Ho la sensazione di ritrovarmi con una 500 vecchio stile, nel bel mezzo di un Gran Premio.

Forse l’umiliazione subita, o forse perché così doveva essere e basta, ma dopo qualche centinaio di metri arriva una chiamata dalle mie gambe al mio cervello:  

  • Cervello: “Pronto…”
  • Gambe: “Ciao Cervello, è un pò che non ti vedo in giro, come va?”
  • Cervello: “Tutto bene, grazie! Sono stato molto impegnato ultimamente…Voi invece come va, la sotto?”
  • Gambe: “Ti chiamavamo per questo...volevamo dirti che sarebbe il caso di ridurre un po l’andatura se vuoi che ti portiamo fino in fondo...di questo passo non abbiamo ancora molta autonomia”
  • Cervello: “Per quanto potreste reggere ancora? Io quassù mi sto divertendo un sacco…”
  • Gambe: “Senti Ciccio, 5 massimo 10Km ma poi noi facciamo festa. Decidi te…Casomai senti le mani se ti portano loro fino all’arrivo…”
  • Cervello: “Va bene, va bene, ho capito…”

Riduco il passo e inizio ad entrare in modalità gestione.

Al Km26 rientra la Plavan. Per stare con lei dovrei riaprire il conflitto tra Gambe e Cervello. Preferisco evitare. Confido di trovarmi in una situazione favorevole più avanti e magari recuperare nuovamente qualche cosa. La gara è lunga e le situazioni possono mutare anche radicalmente...ma solo per chi ce n’ha.

Intanto inizia l’attraversamento di una serie di laghi. Perché chiamarle pozzanghere sarebbe assai riduttivo. Alcune non possono essere aggirate e quindi dobbiamo entrarci dentro fino alla caviglia. Goduria. Altre invece hanno piccoli argini laterali che ne consentono un cauto aggiramento. Uno di questi, al Km28 è particolarmente friabile. E fria. Ovviamente cado nella mega pozzanghera, tirandomi leggermente il polpaccio destro.

Non è una bella fase della gara. Che dite?

Devo ridurre ancora un pochino il ritmo perché il polpaccio fa il birbante. Vengo passato da un’altra donna.

Km30. E crampi furono. Si aprono le dighe dell’acido lattico e l’invasione è servita. Come aver tirato una bustata di spilli in tutti i muscoli delle gambe. Ecco, da qui passiamo definitivamente al...non ce n’ha.

Cambio falcata e ritmo aspettando che passi questo momento. In effetti, complice anche un tratto che si lascia correre, progressivamente ritrovo un buon ritmo. Corro da solo, ma sono ottimistico. Faccio due conti e sono ancora nelle 10 ore. Al Km 42 a dire il vero mi illudo di poter stare ancora sotto, perché ho già percorso 2200 D+ sui 3500 D+ totali. Mi aspetta un’ultima salita impegnativa e poi solo discesa.

Trovo alcuni compagni di viaggio simpatici con cui facciamo un po di chiacchiere e condividiamo il percorso fino al mio Km48 e Km40 per loro. A questo punto loro girano a destra e vanno verso l’arrivo, io invece tiro dritto per iniziare il secondo anello aggiuntivo di 17Km che mi riporterà esattamente in quel punto, per poi percorrere gli stessi ultimi 5Km.

Breve tratto di discesa e poi inizia gradualmente l’ultima salita. Trovo un ragazzo simpatico con cui facciamo un bel tratto insieme. Chiacchieriamo fino a quando la pendenza inizia a farsi più impegnativa e io devo rallentare perché l’acido lattico torna a fare il suo maledetto lavoro. Non posso forzare perché il crampo è latente. Salgo con l’unico passo possibile che mi è permesso in quel momento.

L’ultimo strappo per arrivare alle antenne è tremendo: 200 metri irtissssimi. Dopo saranno 13Km di discesa. Ormai è l’ultima fatica. Salgo sereno del mio passo. Arrivo alle antenne a quasi 1100 metri di altitudine e provo a corrompere i volontari presenti in loco. Chiedo una bici per fare la discesa, ma non ce l’hanno: peccato.

Sono sopra le 10 ore al momento, ma non di moltissimo. Adesso è tutta discesa. Provo ad auto illudermi di farcela.

Inizio a scendere, ma dopo poco il cameriere decide di presentare il conto. In un primo tratto le gambe giricchiano e riesco a staccare i due compagni di viaggio del momento. Dopo 4-5Km, però, ho come la sensazione di avere del cemento a pronta in giro per le gambe. Rapidamente si indurisce e mi ritrovo a deambulare su due steccoli rigidi. L’andatura crolla, la corsa diventa quasi dolorosa. Uno dei due compagni di viaggio mi recupera e dopo poco se ne va. Abbandono l’idea di chiudere nelle 10 ore. Il morale scende, iniziano a farmi male anche i piedi.

Chiudi l’anello da 17Km ritrovandomi al bivio dei 48Km. Ma adesso punto la prua verso il traguardo. Ultimo strappetto di 300m e poi discesa e bitume fino al traguardo. Proprio come due anni fa, decido di godermi gli ultimi km. Rallento, e inizio ad apprezzare ill paesaggio, i profumi, la splendida giornata di sole. Ormai è fatta. Non era così scontato. Sono felicissimo. A due km dal traguardo ho ancora la forza di picchiare una testata in un pino ricurvo. Barcollo ma non mollo. Ultimo km, la folla è lì che mi aspetta e mi acclama.

Chiudo in 10h38’. Prendo 30’ dalla Plavan. Pensavo decisamente peggio.

 

SFatto: donne & motori, gioie & dolori. Arrivo al traguardo moderatamente soddisfatto. Fisicamente ho retto bene, non ho avuto fastidi, e già questa è una grande notizia!

Energie ne avevo ancora parecchie, e anche questa è cosa buona: non sono riuscito a buttare fuori tutto perché l’acido lattico che ha cominciato a possedermi dal 30esimo km ha gradualmente reso la mia corsa sempre più legnosa e di conseguenza meno efficace. Le gambe negli ultimi 20Km erano due appendici legnose con un limitatore di velocità incastonato da qualche parte. La mente avrebbe voluto spingere, le gambe erano in totale disaccordo. Far convivere queste due cose in un unico corpo è stato un intervento di mediazione non da poco. E per fortuna, la testa ha retto bene: gestire, appunto, le turbe mentali che affiorano continuamente in 40Km corsi in pseudo-sofferenza (la sofferenza vera è ben altro) non è sempre così semplice e scontato.

 

ArteFatto: arrivo al traguardo: foto, interviste e tutte quelle fastidiose procedure di rito a cui noi SuperUltraTopTrailRunner (SUTTR) siamo sottoposti ogni volta. Una vera violenza. Poi finalmente il meritato bagno di folla. La parte che amo D+. Baci, abbracci, autografi,un sacco di affetto e regali. Sempre nuovi sponsor che si propongono. In mezzo al pubblico che mi acclama però brilla una luce. È lui. Mi riprende con la sua GoPro. Mi coccola. Mi va a prendere la borsa in macchina. Io bevo birra. Mi siedo e nel frattempo prendo freddo. Andiamo a fare la doccia, ma purtroppo per un problema tecnico le docce della palestra sono fuori uso e dobbiamo andare a quelle della piscina, distanti un centinaio di metri. Prendo freddo 2. Nello spogliatoio fa freddo...prendo freddo 3, 4, 5 e 6. Sento che la mia pancia comincia ad arrabbiarsi. Sono congestionalmente parecchio sensibile. Detto, Fatto.

Andiamo al PP (pasta party). Mmmmmmmmm...qualcosa non va. La sola vista del cibo mi disturba. Provo a prenderlo. Mi siedo al tavolo, lo guardo. Lui mi guarda. Non c'è feeling. Una vocina interiore mi dice di uscire a prendere aria. Esco. Meno male….mi allontano qualche metro dalla zona arrivo e rifaccio tutto quello che avevo assunto in gara...per fortuna 90% liquidi. Sto male, ho crampi forti allo stomaco. Ritornano i fantasmi del Cro Magnon. Brutte sensazioni. Dopo 5 min la situazione migliora e rientro. Provo a mangiare qualcosa, ma non sono ancora pronto. Ci vorranno diverse ore per tornare alla normalità. Brutta cosa questa, brutta.

 

MisFatto: e qui parliamo di lui. Un giorno vide la Luce e la Luce gli parlò: “alla Ronda scoperai!” gli disse una voce sull’ultimo strappo del Vertical (per Vertical si intende il Faeta, per chi non lo sapesse).

Ha attraversato oceani, scalato montagne, spento vulcani e domato venti pur di essere lì. Ha imparato lingue antiche pur di essere lì. Ha imparato il corso delle stelle pur di essere lì. Ha parlato con i sordi, pur di essere lì.

Si allenò in gran segreto, bevve acqua di Lourdes per diventare bello (...scoprì che anche i miracoli hanno un limite). Attuò tutte le tecniche di depistaggio a lui possibili pur di allontanare da sé le luci della ribalta.

Era un Blues Brothers del Trail: “in missione per conto di Dio”.  

La sua partecipazione era illuminata e quindi non avrebbe potuto iscriversi in modo tradizionale. Doveva farlo diverso. Doveva farlo strano.

Gli risuonarono in mente le parole della voce divina ed ebbe la visione: alla Ronda farò la scopa. Ma non una scopa di saggina qualunque, una scopa Plus. Roba da Harry Potter.

Per settimane ha studiato da scopa.

Quando correvamo insieme mi toccava aspettarlo per delle mezz'ore.

Ma solo perché studiava da scopa.

Se trovava bossoli, cartine, bustine, cacche di cinghiale e via discorrendo, si fermava a raccattarle.

Ma solo perché studiava da scopa.

Abbatteva gli alberi con i segnali CAI.

Ma solo perché studiava da scopa.

Se trovava phie in difficoltà le caricava sulle spalle e le portava fino alla macchina (certe macchinate s'è fatto…).

Ma solo perché studiava da scopa.

A casa spazzava sempre, e Lara era contentissima.

Ma solo perché studiava da scopa.

Aveva un nuovo zaino da provare, quello marsupiato, da esploratori dell’ignoto. Aveva viveri in abbondanza, giacche per ogni stagione. Era carico come le strombole. La voce nella luce era stata chiara “alla Ronda scoperai”. E lui era lì, pronto.

Prima della partenza è leggermente imbarazzato. In fin dei conti è un’esperienza nuova per lui. Alcune domande adesso lo affliggono: con chi? Dove? Quando? Ce la farò?

Lo starter ci chiama alla partenza. Ci salutiamo. Ci diamo appuntamento all’arrivo.

Parte con i compagni di avventura. Sono in una voliera. Quattro bellissimi esemplari. Dopo pochi km uno apre la gabbia e vola via. Il prode comincia a titubare. Interpella la voce, ma ottiene solo silenzio. È rimasto solo. Gli altri due scopisti sono avanti. Lui si sente importante e responsabilizzato: sono rimasto da solo in fondo...io sono l’unica scopa. Ok, però quand'è che si avvera la profezia? I km passano. Il prode comincia a visualizzare come il suo passaggio ai cancelli orari sia un filino in ritardo. Le certezze iniziano a traballare. Quando transita ad un cancello orario con un’ora di ritardo, realizza di essere diventato la scopa delle scope. Uno scopone. La lucidità cala. Il morale crolla. Realizza che la voce, forse, si era presa gioco di lui.

Ma si sa, la vita è fatta di bivi. Al km 48 ce n’è uno. A sin per la 70km (la sua) e rimanere nella voliera, a dex per l’arrivo (a 5km) ed uscire dalla voliera. Deve scegliere. La sua avventura dura 53km in totale. Indovinate quale scelta ha fatto?

Arrivo io, con la dovuta calma, dopo 10h38’. Lui è lì a farmi le riprese. Pecco anche io di lucidità e penso “cane delle belve come sono andato piano! Sono arrivato anche dopo la scopa…”. Bevo la birra premio. Torno lucido. “O te?” ni chiedo. “Ho tagliato” risponde. “Hai scopato?” “no”. Missione fallita. Game over.

 

FattoStà: FattoStà che anche questa l’abbiamo fatta. Alla prossima, se ci sarà. Si dai, ci sarà.

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