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Michelangelo Trail 2018 di Pietro Leoncini

18Domenica 9 settembre ho fatto servizio scopa al Michelangelo Trail 30 km e 1.800 metro d+. 

Sabato avevo il battesimo di mio nipote Nicola e tra cerimonia e cena abbiamo fatto l'una di notte. Metto la sveglia alle 4:15 con la certezza che mi sarei girato dall'altra parte, ma così non è stato. Il mio orologio biologico anticipa quello meccanico alle 4 in punto mi sveglio. Sorprendentemente non ho sonno. Velocemente raccolto le mie cose e mi dirigo in macchina tutto solo verso Caprese Michelangelo. Alle 7 sono li, mi vesto, ritiro il pettorale e mi consegnano la radio per eventuali comunicazioni. Sono l'unica scopa della lunga. Alle 9 in punto parte la gara. Aspetto qualche secondo e faccio passare tutto il gruppo. La gara parte subito in salita e mi accodo agli ultimi. Il plotone di atleti si sgrana, i primi volano, non li vedo già più. Dopo la prima breve salita inizia un tratto in discesa e la ragazza che al momento risultava ultima riesce a raggiungere una coppia di concorrenti. 

Una signora sulla quarantina, un metro e cinquanta circa, e un ragazzone di un metro e novanta sui trent'anni. Stanno uno vicino all'altro, molto vicino. Lei davanti e lui dietro, vicinissimo, corrono e camminano i modo alternato. Questa cosa non l'ho mai vista. L'ultima diventa terzultima velocemente. Rimango un pò distante, dopo poco però li raggiungo. Mi faccio delle domande, forse uno dei due è infortunato? E uno di questi interrogativi mi scappa di bocca, senza volerlo, un pensiero a voce alta. "Sto ragazzo che problemi ha?" La donna subito: "E' un non vedente". Ci metto una decina di secondi per riprendermi dalla figura di merda, e vedere che lei è avanti e tieni i bastoncini rivolti in dietro e lui segue lei arreggendosi. La prima cosa che dico:"Ragazzo, te hai due palle come due meloni, hai un gran coraggio". Lei si chiama Anna, e lui Ivan.

La discesa finisce e riprende una lunga salita, su sentiero facile. Ivan e Anna, su questo terreno, vanno fortissimo e raggiungono di nuovo la ragazza di prima, per un pò rimango distanziato. Arriviamo al primo cancello orario al km 9 con qualche minuto di ritardo, l'organizzatori lasciano passare. Il sentiero diventa sempre più sconnesso e difficile. Una serie di pietraie e piccoli torrenti da guadare. Ivan e Anna tornano ultimi.

Da questo momento in poi per almeno 5 ore starò con loro. Spettatore di una lotta di un non vendente e la usa guida contro il tempo, i dolori, il terreno insidioso, la natura selvaggia del bosco e della montagna.

Sono indescrivibili i momenti che ho vissuto e le emozioni che mi hanno regalato questa strana coppia di concorrenti. Per ben due volte mi sono emozionato e ho pianto vedendo i due soccorrersi e sostenersi a vicenda. Innumerevoli le volte in cui mi hanno fatto ridere di felicità per un guado superato, una salita in mezzo alle sadici o una discesa pericolosa piena di pietre.

Inarrestabili Ivan e Anna un passo dopo l'altro proseguono la loro marcia verso il traguardo, ma il tempo scorre velocissimo. E le sei ore che l'organizzazione ha dato come cancello orario è vicinissimo.
A 3 km dall'arrivo il responsabile della gara ci viene incontro per avvisare i due che il tempo limite è scaduto e che non sarebbero risultati in classifica e che se volevano potevano terminare li la loro gara e tornare al traguardo con il pulmino. Con la stessa tranquillità con cui aveva affrontato i 27 km fino ad ora, Ivan risponde che avrebbe finito lo stesso il percorso. Anna è visibilmente emozionata, io non posso che seguirli e incitarli. Il direttore e tutta l'organizzazione si mettono subito in moto per avvisare tutti i volontari all'arrivo per farci trovare sempre tutto montato, una birra, qualcosa da mangiare. Avvisano il ristorante, responsabile del parta party, di tenere ancora aperta la cucina. Capiscono che l'impresa per loro, ma a questo punto anche per me, è importante.

Gli ultimi chilometri sono un accumularsi di emozioni, che esplodono sotto il gonfiabile dell'arrivo. Abbracci, sorrisi, lacrime di gioia. La poca gente che c'è applaude. Il viaggio è concluso, l'IMPRESA è fatta.

Oggi ho imparato una gran lezione di vita.
Oggi la mia asticella del "non ce la posso fare" si è alzata di un buon mezzo metro.

Giornata indimenticabile.

Grazie Ivan 
Grazie Anna

 

 

 

 
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Tags: Trail, Leoncini

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