Corniglio Ultrak Trail di Gabriele Ianett

Ultra K Trail, Ultra Konsigliata!
Seconda tappa di avvicinamento alla Trans d’Havet da parte mia e del prode Pietro. Dopo la bellissima esperienza alla prima edizione della Ultra Wild marcata Banda dei Malandrini, ci spostiamo in provincia di Parma, più precisamente a Corniglio (gemellato con Corniglia, ganzo deh!), per un’altra prima edizione: la Ultra K Trail. Sappiamo che la gara sarà dura e difficile, e che il meteo non sarà decisamente dalla parte nostra. E’ prevista addirittura grandine.

Il DNA della gara dice 62Km con 4300 D+. Scopriremo dopo che la gara sarà assai più dura del previsto, sia per la fisionomia del percorso, sia per le condizioni meteo quasi estreme trovate nella prima parte del percorso. La nebbia ci vieta i paesaggi mozzafiato che i tracciatori volevano regalarci, ma ci proietta in un contesto dall’aspetto fiabesco. Forse la gara più bella che ho fatto fino ad oggi. Sicuramente la più emozionante, istruttiva e dura. Circa 70 i partenti per la Ultra, soltanto 28 gli “eroi” arrivati al traguardo!
Arriviamo a Corniglio, come ormai di consueto, il pomeriggio prima della gara. Ritiriamo pettorale e pacco gara: birra Menabrea, sempre gradita, e ottima maglia griffata Montura. Ci sistemiamo nell’Ostello ricavato all’interno del Castello: se agli ostelli dessero le stelle, a questo, almeno quattro non gliele toglierebbe nessuno. Intanto corroboriamo la prima Moretti “Toscana” portata da casa, tanto per schiarirsi la voce. Poi si pone il solito amletico dubbio sulla cena…sagra del posto o pizzeria? Pizzeria tutta la vita…telefono, questa volta c’è un tavolo! Andiamo subito, tante volte avessero a ripenZarci. Ci facciamo un Km abbondante a piedi (ovviamente in salita). Il posto è carino, c’è addirittura una piscina molto grande. Alle 19:15 siamo già a tavola con la birra davanti. Dopo poco arrivano anche le pizze. Relax totale. Io mi concedo anche una seconda pizza (gorgonzola e pera, deh no…), lui invece no, ufficialmente perché dice di aver mangiato troppo al compleanno della nonna a pranzo. In realtà vuole rimanere leggero perché ha paura di arrivare dietro anche questa volta. Alle 8:00 siamo già al Bar nel centro del paese con un’altra birra davanti: le proteine sono fondamentali! Prima di andare a letto però c’è bisogno di qualcosa di un pochino più forte (…a parte le grida dei bambini nel parco, che poi tra l’altro, sarà esattamente sotto la finestra di camera nostra) e ci concediamo un Rhummettino. Siamo rilassati come è giusto che sia la sera prima di affrontare uno sforzo enorme. Prepariamo gli zaini (viste le previsioni io porto un cambio completo, manicotti e due giacche, una smanicata e una con le maniche) e salutiamo il mondo. Sveglia alle 4:45. Vestizione e colazione separata: mentre lui si mangia (senza offrire!!!) la torta al Doping fatta dalla nonna, io vado al Bar convenzionato ad abbuffarmi al buffet. Ovviamente piove, manco a chiederlo. Una mezz’oretta prima della partenza arriva anche Federico, con una verve invidiabilissima. La sua frase più positiva è: se un mi diverto, mi ritiro. Un s’è divertito. Punzonatura dei pettorali e briefing: breve descrizione del percorso e molte raccomandazioni per le difficoltà a cui andremo incontro. La frase che più mi colpisce è l’ultima…”voi non partite per una gara Trail, ma per un viaggio! Coraggioso chi parte, Eroe chi arriva”. A posteriori, confermo essere la miglior sintesi per descrivere questa gara. 
Tre, due, uno, si parte! Primi 700 metri di asfalto, e poi si entra nel bosco…Federico l’ho già perso di vista. Ma questo era ovvio, ovvio. Deh. Il bitume lo ritroveremo soltanto all’ultimo km e mezzo prima dell’arrivo. Stranamente ha smesso di piovere. Inizia la prima salita che dai 700m ci porterà ad una prima vetta a 1600m. Su un primo strappo piuttosto duro cominciamo ad allungarci. Io tengo un buon ritmo ed allungo un pelo su Pietro. Arriviamo al primo ristoro, faccio il pieno alle borracce, mangio e riparto immediatamente, proprio mentre vedo arrivare Pietro. Non posso fermarmi troppo, altrimenti i muscoli ne risentono. I ristori sono molto tecnici: oltre ad i soliti dolci, troviamo grana, un sacco di frutta secca, e addirittura i datteri. Da bere, Menabrea a gogò!!! Yesssssssss. Per adesso tutto perfetto, si corre bene ed il meteo regge…vuoi vedere che alla fine ci grazia?...penZo…mavvedrai, rispone l’ignoto!!! Iniziamo a salire in quota, ci aspettano varie puntate tra 1700 e 1800 metri. Saliamo su un single track che si fa sempre più duro e aspro. Cosa potrà mai accadere per rendere la salita più emozionante? Inizia a piovere, ovvio…ma và! Il gioco inizia a farsi duro, quindi da adesso serve ancora più concentrazione: attenzione alle asperità del sentiero, attenzione all’alimentazione. Ogni tanto mi giro cercando Pietro con lo sguardo. Ad un certo punto finalmente lo vedo, sarà dietro 4-5min massimo. Mi rassereno, vuol dire che sta bene anche lui. La salita si fa ancor più dura e adesso iniziamo ad entrare nella nebbia. Le condizioni del meteo cambiano bruscamente. Inizia anche a far freddo. A salire siamo un gruppetto di quattro, tra cui la prima donna. Questo ci aiuta, e con un patto tacito fatto di gesti e non di parole, rimaniamo uniti il più possibile. Siamo prossimi alla vetta a oltre 1800m e si alza un vento forte. Devo tenermi il cappello perché rischio di perderlo. La pioggia si trasforma in una sottile grandine. Le condizioni cominciano ad essere veramente impegnative. Qui però inizia il Master Universitario di Trail in condizioni quasi estreme di alta montagna…manca solo la neve. Quello che imparerò da questo passaggio, non ha prezzo. Tutti si sono già coperti con manicotti e giacche. Io per il momento ancora no, sto valutando. Non ho ancora freddo, in dosso ho la maglia del pacco gara, ed è fantastica. Mangio parmigiano e maltodestrine in abbondanza per dare benzina al mio organismo. La grandine però inizia a far male e il vento da fastidio. Allora mi fermo e decido di mettermi il giacchetto smanicato. Non voglio esagerare perché ho paura di sudare e allora sarebbe ancora peggio. Riparto così e mi do 10 minuti per valutare le condizioni del meteo. Se non cambiano, metto anche i manicotti. Il rischio più grande è ovviamente quello dell’ipotermia. Mi vengono a mente i moniti di Marco Olmo. Intuisco quanto il rischio sia sottile e sempre in agguato, nel momento in cui faccio fatica ad aprire il nodino della busta dove tengo il grana: le mani cominciano a perdere sensibilità. Ormai siamo prossimi alla vetta, decido di scollinare prima di prendere qualunque decisione. Keep Calm. Dall’inizio del tratto più duro troviamo due volontari pronti a darci assistenza. Quando scolliniamo, un terzo ci punzona il pettorale. Provo compassione per loro che devono stare li fermi. Cambiamo versante e iniziamo a scendere. Dopo pochi minuti, le condizioni meteo cambiano radicalmente. Il vento cessa, la nebbia diventa meno fitta e la grandine lascia il posto ad una pioggerella sopportabilissima. Io mi diverto da matti. Probabilmente sono malato io, ma queste situazioni mi danno una scarica di adrenalina bellissima. Sono contento di aver fatto tutte le scelte giuste…non ho mai avuto né freddo e né caldo. Ho percepito il rischio “muscolare” del freddo, però credo di aver scelto in modo lucido e saggio il da farsi…nZomma, mi sento fiero di me stesso. Sono bagnato mezzo come un pulcino e addirittura ho i pantaloncini che mi cadono da quanto sono zuppi di acqua. Adesso si corre bene, si alternano tratti in discesa e tratti in piano. Attraversiamo diversi corsi d’acqua: bagnarsi i piedi non è un problema. Diventano assai pericolosi i sentieri nel bosco perché si è ormai creato un pastone di fango e foglie, quindi più che correre, si scia…i tratti dove si possono lasciar andare le gambe e scaricare un po’, sono veramente pochi, e bisogna goderseli tutti!
Km26…primo passaggio sul Lago Santo, avvolto in una leggera nebbiolina e mosso da una sottile pioggerella: roba da urlo! Ci fanno passare sulla pietraia che lo costeggia, in un contesto da sogno. Verrebbe voglia di fermarsi e contemplare. Ma non si può. Km27…l’unico grande rimpianto. Abituato a vedere i segnali del percorso circa ogni 10m, quando non li vedo per 150-200m mi viene il terrore di aver sbagliato. Un brivido di rabbia mi scorre lungo la schiena. Inverto il senso di marcia e tra educate imprecazioni torno indietro. Trovo un altro collega di fatica al quale dico di non aver più visto segnali del percorso. Torniamo indietro pochi metri e ne troviamo uno…ero sulla strada giusta. Controllando a posteriori scopro di aver perso ben 4 minuti. Ora se la corsa fosse una cosa matematica, senza questa cavolata sarei arrivato ottavo assoluto e settimo di categoria. Ma per fortuna non è così. Con questo compagno di fatica tra tira e molla condivideremo tutto il resto della gara fino quasi all’arrivo. Lui velocissimo nelle discese, io più veloce in salita. Tra l’altro, in discesa oggi non vado proprio, purtroppo non ho feeling con le scarpe nuove…mi fanno parecchio male in discesa e quindi vengo giù con il freno a mano tirato e le dita dei piedi contratte per non sentire dolore. Che sento ugualmente. 
Arriviamo al 30esimo Km…Lagdei. Qui c’è il cambio tra gli staffettisti, qui c’è il controllo chip di Sdam, qui c’è il ristoro più misero, qui ci sono diversi ritiri, qui sono l’unico a passare in maniche corte, qui ci sono i genitori di Pietro. Mi rifocillo, scambio due parole con loro e riparto. Si comincia a risalire. Il sentiero passa sotto la seggiovia. Adesso non piove. Lungo la salita trovo due suore…faccio fatica a raggiungerle e in un momento di fatica, penso…sono morto e sono andato in paradiso??? Ma deh, ci sono salite anche in paradiso??? La salita è lunga e dura, e mi riporta sul pianeta terra…il paradiso può attendere! Scollino, scendo e proprio quando iniziamo un secondo passaggio sul lago Santo (dalla sponda opposta), vengo raggiunto da uno staffettista. Lui è partito da 2Km e ovviamente ha un altro passo. Prima di ricominciare ad affrontare i 1800m raggiungo e passo alcuni concorrenti, uno dei quali purtroppo ha un problema all’inguine. Trovo un altro controllo con punzonatura del pettorale. Mi dice che sono decimo…si vabbè, come alla UltraWild…l’arrivo è lontanissimo, anzi non so nemmeno se riuscirò ad arrivare alla fine…iniziano ad attanagliarmi le prime paure, le prime insicurezze. Torniamo in quota, cerco di salire di buon passo ma senza dare troppo. Mi servono energie per la parte finale. In cima al Marmagna trovo un volontario bravissimo che mi incita e mi dà un sacco di consigli. Mi aspettano ancora due salite brevi, ma dure, poi un po’ di discesa. Sono solo e non vedo nessuno alle mie spalle. Cerco anche di non guardarmi troppo dietro, perché veder arrivare qualcuno mi metterebbe anZia. Per 10 minuti sparisce la nebbia e sul crinale mi si apre un panorama da 10 e lode. Poi ovviamente la nebbia torna a farmi compagnia. Inizia un tratto di discesa abbastanza corribile, ma so che al Km46 e al Km50 ci sono ancora due salite che temo molto. Ed è proprio su queste che ci ricompattiamo in 4, compresa la prima donna. Da lì all’arrivo sarà un continuo scambiarsi le posizioni. Al Km54 inizia l’ultima discesa, la più temuta! 900 D- in 5Km circa, quasi tutti di canalone pieno di rocce. La cosa che mi colpisce è che le gambe rispondono bene e quindi riesco a scendere tranquillo. Il ragazzo fulmine in discesa allunga e sarà il primo di noi ad arrivare al traguardo con un minuto circa di vantaggio. Alla fine della discesa ci siamo io e la ragazza, e poco dietro, l’altro. Dobbiamo guadare un torrente con acqua fino al ginocchio. Fighissimo e gradito. Da li inizia l’ultimo km e mezzo di salita. Le gambe incredibilmente stanno benissimo. Nessun problema di crampi e sento che ne ho ancora. Faccio due calcoli e pare che io e la ragazza si sia decimo e undicesimo. Decido di lasciar arrivare lei davanti perché è stata bravissima. Rimango 10-20 metri dietro di lei. Rientra però anche l’altro che mi chiede quanto manca…poco più di 1Km ma è tutta salita. Si dispera. Gli dico che io quegli ultimi metri me li voglio godere, gli lascio pure la posizione, però gli chiedo la cortesia di lasciar arrivare davanti la ragazza. Così sarà. In realtà però la ragazza finirà nona, lui decimo e io undicesimo. Dall’ottavo all’undicesimo in 3 minuti. Perché non ho lottato? Semplice…ottavo o undicesimo non mi cambia niente. Ciò che conta è il livello della mia prestazione, la posizione dipende solo da quanti atleti veramente forti hanno partecipato. Sono soddisfattissimo della prestazione che ho fatto lungo tutti i 62Km e soprattutto di come mi sono gestito. Questo è quello che conta per me. Sono comunque arrivato nel gruppetto subito dopo i mostri irraggiungibili, perché levati i primi 5 assolutamente irraggiungibili, io sono arrivato nel blocco dopo. Questo mi rende fiero. E non dimenticherò mai l’applauso di tutta la piazza al mio arrivo. Mi sono venuti i brividi e ho trattenuto a stento le lacrime: che emozione!!! In tanti ci hanno dato degli eroi…beh, oggi in effetti un po’ lo siamo stati. Non contava il tempo, la posizione in classifica, oggi contava solo arrivare. Subito dopo il traguardo trovo i genitori di Pietro…mi bevo l’ennesima Menabrea e mi metto a chiacchiera con loro. Mi aggiornano su Pietro che ha avuto un problema al Km52…ma ce la farà di sicuro…chi lo ferma lui. Vorrei aspettarlo, ma inizio ad avere freddo. Vado a fare la doccia. Un WhatsApp della sua mamma dice che è arrivato: Grande!!! Ci ricongiungiamo in camera…da oggi siamo due fratelli EROI!!! E scusate se è poco…andiamo al pasta party, e proprio mentre stiamo per venire via, l’addetto di Sdam mi dice che sono andato a premi…io??? Stica…prima volta!!! Prendo il mio premio…quattro Menabrea e un pezzo di prosciutto. Adesso possiamo tornare a casa, fieri e orgogliosi di noi stessi!

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Tags: Trail, Ianett

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