Trail dei Monti Pisani di Gabriele Ianett

Trail dai Monti Pisani...46 fantastici km di fatica!

46 MERAVIGLIOSI KM DI SOFFERENZA!

…era da quando avevo tagliato il traguardo della Ronda Ghibellina che ero in astinenza da quelle sensazioni fatte di un bastardissimo mix di estrema sofferenza, e di altrettanta gioia e soddisfazione, che soltanto un trail lungo riesce a darti. Quella sana o insana, non lo so, voglia di spremersi come un vecchio tubetto di dentifricio. Andare oltre se stessi, ridisegnare i propri limiti…e dopo aver tagliato quel traguardo finale con il “beep” liberatorio del chip che passa sopra l’ultima pedana, riscoprirsi una persona migliore. Forse il trail è anche questo, un cammino di crescita interiore posto tra due beep. Porcatroia n.1 (Enrico, ora mi devi mettere un mi piace)
E da quel giorno era cominciato il conto alla rovescia verso il TMP. La mia seconda gara di trail lungo. Nel mezzo c’erano state Terre di Siena, Vertical Faeta, Vega 10…bellissime esperienze ok, ma nessuna era riuscita a darmi la complessità di emozioni che mi aveva regalato la Ronda. Avevo bisogno della mia dose! Le ultime settimane di attesa sono state emozionanti, mi sentivo come un bimbo che aspettava con ansia la calza della befana, per rovinarsi di dolciumi troiaiosi. 
Intanto riflettevo su cosa è che mi affascina così tanto di queste corse…beh, sto apprendendo come per correre bene un trail medio-lungo una persona debba conoscere alla perfezione se stesso, il suo livello di preparazione fisica e mentale, e saperlo poi gestire in gara, per interpretare ed adattarsi al meglio alle caratteristiche del percorso…ecco, sì, questo è quello che più mi attrae e mi affascina di queste gare. Mai e poi mai una gara trail potrà essere uguale ad un’altra. Il Trail è per un corridore, come il mare per un marinaio…và sempre temuto perché il pericolo è sempre in agguato!
Le ultime settimane mi ero allenato abbastanza bene, mi era solo mancato di piazzare un lungo due settimane prima della gara, ma per il resto credo di aver fatto tutto quello che mi ero prefissato. Carico abbestia. L’allenamento che ricordo con più gioia è sicuramente quello con mister Leoncini la domenica prima della gara (che mi tocca continuare a ringraziare, ma deh! Ora basta, poi lui ci prende il vizio, e magari voi pensate che…). Mi ha cariato abbestia, e mi è piaciuto, perché è stato un gesto di affetto veramente bello. Le sensazioni erano molto buone, stavo bene. Mi ha fatto capire che potevo seriamente fare una bella gara. Mi sono sentito coccolato, via diciamolo…
Siamo al sabato prima della gara, preparo con cura lo zaino e vado al ritiro del pettorale. Il clima è leggero, familiare. Ormai siamo in pre-gara. C’è una bellissima eccitazione generale. Si scherza, si ride, andiamo ad aumentare il fatturato della pasticceria. Si fanno quasi le 6 di sera, devo andare a casa ad accendere il forno a legna perché stasera tocca pizza, birra e frittelle di riso.
Domenica mattina, ore 5.30 sveglia. Mi par d’esse un bimbo che sta per andare in gita con la scuola, boia deh! Colazione, vestizione e defecatio…nel frattempo non mancano un po’ di messaggi mattutini con Filippo. Ci diamo appuntamento davanti al comune di Calci per fare insieme il riscaldamento. Ore 7.00 sono lì, ma come vuole la regola (se scopro chi è il bastardo che l’ha scritta…), appena faccio i primi 50m a corsa…borda! E mi riscappa, mariannagane…gli spogliatoi sono lontani, poi c’è casino. Potrei farla dietro la Cooppe, penso…prima però faccio un tentativo. Vado in comune e chiedo a Mister Leoncini se lì c’è un bagno. Diamine. Vado…tutte le porte chiuse, e nessun rumore. Pietroooooo e sono chiusi, me la faccio addossoooo. “Ma caa dici”, +o- mi risponde. Con la sua indiscutibile finezza entra nell’antibagno e sullo stile lupo dei tre porcellini bussa delicatamente alla porta del bagno degli invalidi (solo per miracolo non la butta giù). Si sente un rantolo…Pietro si gira e con aria soddisfatta mi dice…lo vedi che è occupato, aspetta. Aspetto. La faccio. Oh, ora sono un uomo libero…vado a scaldarmi.
Ci siamo, sono guasi le 8.00. Andiamo in zona partenza. Foto di rito. Attesa fremente. Mi sento bene. Eccitazione pura. Me la godo tutta. Intanto ci informano che faremo una partenza ad “andatura controllata”, guidati da Francesco fino all’inizio del primo sentiero. Perfetto. Si parte. Non siamo ancora alla Certosa che mi sembra d’esse Willy il coyote che rincorre Bepp Beep…il GPS dice 3’50’’/Km…e meno male che l’andatura era controllata, chissà se non la controllava a quanto s’andava! Francesco si ferma, meno male! Scarica di offese e finalmente inizia la gara…ora si pole rallentà! 
Inizia la prima salita verso la Verruca, anche se poi in realtà è più o meno un tutt’uno con la salita della Lombardona. Siamo un bel gruppetto che saliamo assieme, un misto delle varie distanze in gara. Io mi metto dietro a Mirco e mi fisso l’obbiettivo di stargli alle calcagna il più possibile, o comunque cercare di averlo sempre a vista. Le prime salite vanno bene, non forzo mai e anzi appena posso cammino a passo svelto…così scarico un po’. Arriviamo a Prato di Giovo, primo ristoro. Si riconosce Marcellone da 2km di distanza, chissà come mai…riempio l’unica borraccia intaccata e via giù per il 141 a rotta di collo. Mirco mi lascia passare…scendo come un matto…altri 4,5,6, boh mi lasciano passare. Minchia come sto venendo giù, forse troppo. Trovo la Vale che mi guarda un po’ stupita…concordo con lei che sto andando un po’ troppo forte, e allora rallento un pochino. Intanto Mirco rientra e allunga. Potrei stare con lui, ma va forte e non voglio forzare. Il Mister mi ha detto di cambiare passo a Campo di Croce. In men che non si dica arrivo in zona cancello rosso e chi ti trovo? Un barbone…a no, il Mister. Mi dice che Mirco è avanti circa 3 minuti e che io sono sesto/settimo. Penso…lo fa per incoraggiarmi, sarò decimo se non quindicesimo. Ci avviciniamo al bastardissimo 135. Riempio tutte le borracce alla fontanella sulla strada, almeno evito la sosta al ristoro…fa più trail così! Ecco Chiara…segna il mio passaggio, e via si sale. Siamo in due. Arriviamo alla parte più insidiosa della salita, e lì capisco per la prima volta che oggi non è una gran giornata. Le gambe sono dure, faccio fatica, tanta…parecchia più del solito. Allora calma, respiro, bevo e salgo del mio passo…l’altro del suo. Risultato? Lui se ne vai con tanti saluti…a metà della salita sento un rumore venire da dietro…ma non vedo nessuno…dopo pochi minuti non importa più che mi giri per cercarlo, ormai è davanti a me, e se ne va. Finalmente lo strazio finisce…mentre salgo l’ultimo pezzo verso Santallago sento una voce che mi sembra di conoscere…a sì, è il mi fratello che fa le foto. Mi pettino, mi ricompongo e sono pronto per il book. Intanto lui mi fa notare che sono decimo. Allora quel bastardo del Leoncini non scherzava, diceva sul serio…questo mi rincuora, mi da nuove energie, mi sento quasi importante, addirittura mi viene quasi paura. Arrivo allo sperone passando in mezzo ad un paio di nuvoli di turisti…ma ce ne sono due, proprio quando inizia la parte peggiore che sono fermi nel mezzo e mi chiudono la strada. “Permesso” (1) con tono delicato…niente…”PermeSSSOOO” (2) con tono più sostenuto…nulla…”PERMESSOOOOOO” (3) con tono parecchio incazzato…zero! PORCATROIA N.2 (Enrico, altro mi piace! Grazie). Con una mezza spallata passo ed esprimo in maniera assai diretta il mio pensiero. E via si prosegue. Scendo giù nel bosco verso Campo di Croce, e qui avviene una cosa buffa, veramente buffa…avete presente quando si sente di qualche pazzo in autostrada che va contromano? Ecco, qui trovo un concorrente con regolare pettorale che invece di scendere, salicchia…mah…gli chiedo se è tutto a posto…si si mmi dice, sto aspettando delle persone perché abbiamo sbagliato percorso, abbiamo preso il breve (…ma il bivio era parecchio prima, penso, alla grazia!)…vabbè, proseguo. Campo di Croce, trovo Massimo. Mi conferma la decima posizione e il vantaggio di Mirco intorno ai 5 minuti. Pieno borracce, cambio pneumatici, regolazione alettone anteriore e si riparte. Dice che ora io debba cambiare passo…dice…provo con il liscio, poi con il tango, ma nulla…seconda conferma che oggi più di tanto le gambe non vanno. Sulla sterrata che porta sotto il Faeta c’è un po’ di confusione, gente che va, gente che viene…boh, mah…Siamo un gruppetto di 5 o 6 che saliamo più o meno assieme. Guardo il tempo di gara, i km percorsi e faccio due proiezioni: minchia se continuo così sono un pelo sotto le 6 ore! Avrei messo la firma per le 6ore e 30min…ma è ancora lunghissima, non ci pensiamo. In vetta mi ritrovo in coppia con quello che andava contromano nel bosco. Scendiamo insieme, lui parla, io ascolto…a che numero di mah ero rimasto? Altra conferma di posizione, decimo e undicesimo…ormai andiamo in coppia. Abbiamo lo stesso passo. Passo di Dante. Passiamo Passo di Dante. A passo facciamo la pietraia. Scendiamo e arriviamo al 117. Penultimo ristoro, gestito dai ragazzi della Rossini. Simpaticissimi, grazie. Pieno borracce, si mangiucchia, si fanno due battute e si riparte. Ultima salita, minchia che fatica! Dopo poco ci raggiunge un ex compagno di viaggio che pensavo fosse avanti, invece era dietro perché all’inizio del Faeta aveva tirato dritto per errore. Ma lui ha un altro passo, l’avevo visto prima, lo conferma ora. Piano piano, ma inesorabilmente se ne va. Rimaniamo ancora i soliti due. Su un pezzo di salita lui fa fatica e rimane leggermente attardato…rallento un minimo e lo aspetto, in due si va meglio, ci facciamo forza a vicenda. C’è quasi un patto tacito. Mirteto, ultimo ristoro. Undicesimo e dodicesimo. Pieno di borracce e si riparte! Ultimo pezzo di salita, il più duro. Faccio fatica, tanta, ma tanta. Avrei voglia di fermarmi, di piangere. Penso e dico, ma chi c…o ce lo fa fare, che c’era anche il Gran Premio da vedere…ma sono frasi che si dicono così, per rompere il silenzio. In realtà è proprio questa fatica estrema che ci piace. Nel silenzio sento un respiro che si avvicina da dietro. Mi giro…una donna! E’ stanca, ma ne ha ancora più di noi. Mi recupera, mi affianca, mi chiede se so quanto manca alla fine della salita…duecento metri circa…e allunga un pelo. Io rimango dietro rispetto ai due di circa 50 metri. Scollino a Foce di Pennecchio. Mangio, bevo e tiro un sospiro di sollievo. Le salite sono finite PORCATROIA N.3! Penso…Inizio la discesa, ma le gambe sono due legni. Un coro di voci nella testa mi dicono…FERMATIIIIIIII…la sensazione che più ricordo di quegli ultimi km, è la voglia di piangere. Ma no, non mi arrendo. Te dici che mi devo fermare? E siccome io sono dispettoso, rilancio e continuo a correre…già “barcollo ma non mollo”, PORCATROIA N.4. Mi fanno male i piedi, ho anche paura di inciampare e cadere…vado giù ad una velocità contenuta…potrei andare di più ma rischierei il volo. Ne vale la pena? Nooooo. Guardo il GPS, ormai il sogno delle 6 ore è svanito, pace…comunque sono ancora sotto le 6h30min, daiiiii
Sono sul 131…c’è un bivio…noi dobbiamo andare a destra…andando dritto accorcerei eccome, lo so. Satana ci prova. Mentre giro a destra ni dò una carcagnata e proseguo sul tracciato vero. Sono nella zona più bella del 131, mi giro a destra e vedo la piana di Pisa. Ho un sussulto di gioia al cuore, verso la mia città, verso i nostri monti, verso me stesso. Il GPS dice quasi 45Km, ci siamo…Ecco l’asfalto, l’ultimo. Incontro dei civili che mi guardano straniti…vorrei fargli capire cosa ho fatto oggi e cosa ho dentro, ma tanto a loro cosa gli frega? Passo la chiesa, e lì vicino eccolo, è lui…il TRAGUARDO! Cerco con lo sguardo Flavia e Andrea. Eccoli. Prima di tagliare la fatitica linea del “beep” faccio un cambio con la moglie. Do a lei le racchette e prendo da lei Andrea. Insieme, per mano tagliamo il traguardo. 6 ore e 22 minuti. La classifica ufficiale dice 13esimo. Bacio Andrea sulla testa, e poi mi trovo all’improvviso una medaglia al collo e Nadia che mi toglie il chip dalla scarpa. Servito e riverito. Grazie Nadia. Grazie Francesca. Crollo sulla prima sedia che trovo. Sono orgoglioso di me. Le sensazioni che si provano in quel momento non hanno parole per essere descritte, e c’è un solo modo per conoscerle. Mettersi le scarpe ai piedi e correre! 
Il GPS dice che ho consumato poco meno di 5000 Kcal. Ok, perfetto, inizio subito il reintegro con orario continuato 15-21. 
Ora mi riposo, me la godo, poi vado a fare una corsetta a Roma e poi ci vediamo al Giglio…vi aspetto dopo il traguardo però!
Bonaaaaa

Tags: Trail, Ianett

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