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Fregona – Ultra Trail via degli Sciamani di Fabiano Picco

Fregona – Ultra Trail via degli Sciamani

75 Km e 4700 D+ dichiarati

Figata, vuoi non fare un trail in cui ti danno dello sciamano!

Iscritto ancora a gennaio, avevo fatto 2 settimane di infortunio, non sapendo come passare il tempo mi sono iscritto a troppe gare, questa per fortuna era l’ultima del periodo di pazzia.

Partenza ore 23.00 di sabato. Non sono al top, ma sono abbastanza determinato e deciso ad affrontare la gara per finirla.

Dopo 2 km vedo una concorrente al telefono che dice “no, vienimi a prendere”. Dovevamo praticamente ancora partire e si era già scoraggiata. Non c’è da meravigliarsi, partire la notte sapendo che dovrai correre 15-20 ore fa paura a tutti, probabilmente la paura dopo 2km ha superato la voglia.

Subito dopo la partenza attraversiamo su delle passerelle di legno infangate le grotte di Fregona, belle, penso. Bisognava guardare dove mettere i piedi, stare attenti a non prendere la testa, cercare di non sbattere contro quello prima o farsi investire da quello dopo. Forse ho visto qualcosa, non so. Saranno sicuramente state belle…

Mi sono fatto una strategia di corsa, non esagerare in salita per riuscire sempre a correre in piano e discesa. Faccio perlomeno i primi 1.500 di dislivello nei primi 15 km facendo il bravo.

Primo scollinamento a 9 km, esco dalla salita con vista sulla valle, sotto si vede tutta la pianura con i suoi paesi illuminati: un cielo stellato verso il basso fatto di lampioni e luci, mille luci bianche, gialle e arancio sotto di me, un effetto davvero molto bello e quasi surreale, corro in discesa con questa vista prima di tornare a buttarmi nel bosco.

A 15 km primo ristoro. Mangio qualcosa, si scherza tra concorrenti e i volontari. “Eh, qui nella foresta del Cansiglio ci sono i lupi”, “sì, con quello che puzziamo, scappano!”. Haha… rido…

Riparto nella notte. Tra un corridore e l’altro c’è spazio, non ci si vede. Le balise (strisce appese sui rami che segnano il percorso) sono ben distribuite ogni 50-100 metri, hanno un pezzo catarifrangente che permette di vederle anche da lontanissimo con la pila frontale, a tratti ne vedi anche 5 di fila, dipende dalla conformazione della montagna.

In un tratto senza alberi spengo la frontale per guardare le stelle senza l’inquinamento luminoso che si ha a valle, qui se ne vedono molte di più. Non mi concedo tanto tempo perché ho ancora la frenesia della gara e la voglia di correre e parto dopo 15-20 secondi.

Nonostante la distanza tra i corridori sento rumori dietro di me, mi giro un po’ di volte e capisco che ho qualcosa nello zaino che fa tipo uno scroscio, tipo dei passi su foglie secche. Poco male, questo rumore mi tiene attivo, per paura di farmi sorpassare aumento il passo. (nota per me per le prossime volte: mettere sempre qualcosa nello zaino che scroscia per mantenere il passo veloce).

Dopo 5 km dal ristoro si piazzano davanti a me due luci verdi con attaccato un cane che ringhia, tipo gli occhi. C’è il padrone in parte con la frontale. Che scherzone: la mente ricorda cosa mi è stato detto al ristoro, collega “luci verdi+animale che ringhia=lupo”, mi sono cagato sotto per un attimo prima di interpretare la situazione per quello che era… Dopo il passaggio sento il cane abbaiare a intermittenza ogni 1 o 2 minuti, questo mi fa capire la distanza tra un corridore e l’altro. Lo sento anche da distante, nel silenzio assoluto del bosco. Nei 10 km successivi un po’ ci ho pensato… cosa fai se ti arriva un lupo… e i lupi non si muovono in branco?

Il paesaggio della foresta deve essere bellissimo, purtroppo al buio vedo solo le sagome nere degli alberi che si stagliano contro il cielo. Ogni tanto vedo la luna tra gli alberi che mi saluta e mi fa compagnia. Il terreno continua a cambiare sui lati, vedo tratti in cui è pianeggiante e tratti in cui ci deve essere un bel burrone in parte a me. Resto concentrato sul sentiero.

Sento un rumore subito dietro di me: mi giro, girandomi senza accorgermene tocco un sasso che rotola sulle foglie giù dal sentiero: credetemi, attimi di vero panico, questa figura del lupo che mi si ripresenta al buio fa veramente paurissima. (nota per me per le prossime volte: non pensare nemmeno di mettere qualcosa che scroscia nello zaino che magari penso sia un lupo).

Comincia a schiarire, mi si accoda un altro concorrente, lo vedo, mi giro ancora una volta per controllare se è un lupo travestito da corridore: no, tutto a posto, è un concorrente. Accelero per non farmi superare e me lo tengo dietro per una decina di km.

Alle 4 e mezza sento un “cip” nel silenzio totale, poi un altro. Nel giro di 60 secondi tutti gli uccelli della foresta del Cansiglio si svegliano e fanno un casino assordante. Bellissimo.

Poi finalmente la luce del sole, assieme al buio anche i pensieri negativi passano, penso che effettivamente con tutti quegli “in bocca al lupo- crepi” dei giorni scorsi ci sarà stata una moria nella foresta del Cansiglio e non c’era da preoccuparsi. Mi hanno detto anche degli “in culo alla balena”, ma per fortuna l’habitat non permette la presenza di balene. Si esce dal bosco. L’altro corridore è ancora 50-100 metri dietro di me. (nota per me per le prossime volte: nei boschi con i lupi tenersi sempre dietro un altro corridore, così i lupi sbranano lui e io ho tempo di scappare).

Siamo in un avvallamento in quota tra le punte delle montagne, in una zona erbosa, tra l’erba spuntano massi di roccia enormi qua e là, l’odore dell’erba alle prime luci è molto forte, i fiori ci sono ma sono ancora tutti chiusi. Molto bello. Qua e là ci sono crateri, dei buchi molto grandi scavati dalla neve, passo vicino a uno di almeno 10 metri x 10, profondo. Se mai qui ci dovessero essere balene sarebbero in quel cratere lì, mi allontano subito per sicurezza.

L’altro corridore mi tallona, facciamo un tratto insieme e arriviamo allo scollinamento vicino al monte Forcella assieme, parlando del panorama stupendo e di qualche gara fatta. Scendiamo verso il Piancavallo, lascio andare le gambe e lui rimane indietro. Ristoro, birra delle 6 di mattina di rito. Sono a 36 km e 2500 di dislivello fatti. Il ristoro è a valle invece di essere in cima come indicato sull’altimetria del pettorale. Pian piano sto imparando a non fidarmi del percorso indicato.

3km di piano e poi arriva la bestia: un tratto verticale di 5 km e quasi 1000 metri di dislivello. con pendenza a tratti nei primi 3 km tra il 30 e il 48%, rocce in cui si scivola e si rischia di cadere. Sapevo che avrei dovuto prenderla con tutta calma. Arriva un concorrente e lo faccio passare, arriva il concorrente che volevo far sbranare dai lupi, mi si accoda. Gli dico di passare “no, grazie”. Mi incalza, appoggia i bastoncini sui miei lati per aiutarsi, in questo modo mi dice che devo accelerare… e io, minchione, accelero… gli chiedo di passare 4 volte, “nono,vai, hai un buon passo”. Dopo 3km e mezzo gli dico che mi fermo 30 secondi. Lui finalmente va, io sono in crisi nera, mi sento di aver sforzato troppo, lo stomaco che dice “adesso vomito”, la mente che dice “bravo, stomaco, fagli vedere chi comanda”. Mi programmo di arrivare alla sella dove c’è il ristoro Semenza e lì fermarmi a fare una pausona. Avanzo, piano, arrivo alla sella, l’altro concorrente mi avrà dato 10 minuti. Un volontario mi dice “il ristoro è vicino”. Invece sono alla Forcella Val Grande, il ristoro è dall’altra parte della vallata… passo sotto il monte cavallo da dietro, tra le rocce e i ghiacciai, 2-3 km infiniti, non sto bene. Il paesaggio era stupendo in questa zona con i crateri nella roccia, la vista verso la vallata, le punte delle montagne che mi attorniavano. Non risco a godermi la vista.. Mi fermo un paio di volte pensando di dare ragione allo stomaco. Ma arrivo indenne al ristoro. Purtroppo hanno solo albicocche disidratate e noci… non mangio niente, bevo due tazze di the caldo stando seduto (probabilmente era il ristoro più importante della gara, capisco che era di difficile accesso, ma se porti le noci porta anche qualcosa in più…). Faccio 2 km in discesa modello zombie che comunque mi aiutano a recuperare un po’ lo sforzo.

Tratto pianeggiante, mi fermo, tiro fuori dal mio zaino un tramezzino e mi spuppo le scamorzine che mi ero portato, rinasco. Faccio 2 km correndo e lì un gruppo di corridori mi fermano perchè stiamo sbagliando strada, confusione, telefonate, gente che va avanti e indietro e dopo 20 minuti ripartiamo tra il convinto e il confuso. Le tracce scaricate 4 giorni prima della gara sono sbagliate in più punti. Seguiamo le balise, un po’ perplessi.

Siamo di nuovo nella foresta del Cansiglio, finalmente riesco a vedere la meraviglia che mi ero perso di notte.

3 km di corsa in discesa, mi affianco ad un altro friulano, chiacchieriamo un po’, mi dice che sta preparando il Tor des Geants e dovrebbe camminare. E poi si mette a camminare. Rallento con lui, pendo dalle sue labbra. Il Tor è tra le gara-obiettivo di tutti gli ultratrailers. 7 tappe di 40-60 km e 2500-4000 dislivello l’una, da fare però in 6 giorni. La maggior parte della gente dorme 10-15 ore in 6 giorni. E come si fa a non parlarci? E così gli dedico 15 km di “camminata-viaggio” carpendo informazioni sulle sue esperienze. La competizione a questo punto passa in secondo piano, è più importante il viaggio.

Km 59 invece dei 55 dichiarati: arriviamo ad un ristoro con i controcohones, mangiamo di tutto e ripartiamo. Da qui la strada si unisce con il trail “corto” di 48 km.

Continuo la strada affiancato l’amico del Tor. Condividere un tratto di strada durante gli ultra trail è molto bello. Ti conosci, entri in una sorta di intimità strana, sai che stai condividendo un esperienza importante che pochi sono in grado di fare. Difficile da spiegare: ti senti come se foste due supereroi che si trovano nella sede generale dei supereroi a chiacchierare del più e del meno, lasciando intendere che ti senti bene ad essere un supereroe ma non hai bisogno di dirlo. Ma comunque l’orgoglio resta: il tipo mi suggerisce di girare il pettorale dietro di me, così chi ci supera sa che stiamo facendo la lunga… umiltà 0. Dopo aver girato il pettorale ci ritroviamo sommersi di complimenti da quei sporadici corridori che ci passano. Un po’ mi vergogno anche. Ma un po’ me la tiro. E’ giusto.

Dopo 15 km di chiacchiere e appunti saluto il mio amico, supponendo comunque di rivederci all’arrivo. Corro stando dietro ad altri corridori della gara di 48 km partiti la mattina e che hanno l’ultimo tratto di gara in comune con noi, tengo il ritmo, discesa, piano, salita. Ne supero alcuni, in fondo ho fatto un tratto di 15km “passeggiando” e sono riposato (bisognerebbe provare a “passeggiare” in salita dietro il mio amico del Tor, per capire quanto sia “lento” il passo di un ultratrailer…).

In questo tratto mi affianco a uno che sta facendo la 48 km. Sta entrando nel mondo dell’ultra, in modo diverso dal mio, diciamo più tecnico e griffato, comincia a parlarmi di scarpe e marche… io non memorizzo molto i nomi delle scarpe… non ci muoio dietro, mi piace correre, mi piace capire dove posso migliorarmi, mi interesso delle mie gambe e dei piedi, mi interesso anche degli accessori ma non dei nomi degli accessori… il mio discorso si è ridotto in un “bho, prima avevo scarpe blu, adesso le ho gialle… non chiedermi il tipo…”. Mi ha tolto subito la parola e praticamente non abbiamo parlato più… amen.

Km 67 invece di 65, arrivo all’ultimo ristoro, ultima salita e poi tutta discesa. Mancano circa 10 km. Chiedo una birra, mangio salame e formaggio, “ma non lo vuoi un panino con la salsiccia?”, nono… (che mi si chiude lo stomaco) “ma dai, è piccolo”… nono… vabbè…. Dammi sto panino… “cipolla? Peperoni?” ma certo! Sono un foglione… ho le mie a finirlo, buono lui, ma sono a 15 ore di corsa, lo stomaco ha difficoltà a farmelo finire. Annaffio con birra e poi riparto. Lo stomaco accetta tutto zitto zitto e non dice più niente. Gli ultimi 10 km sento la stanca ma corro spessissimo, con una certa dignità.

Arrivo in 17 ore e 20, 40 minuti in più del tempo che mi ero prefissato. 2km in più del previsto. Contento del risultato, è stata dura. Mi urlavano “bravo sciamano!” all arrivo. Soddisfazioni.

Arriva l’amico del Tor dopo un pò, gli propongo una birra, mi dice prima la doccia e mi dice di sfruttare le fisioterapiste che fanno massaggi gratis. Ok, doccia, in caso massaggio e birra: bel programma.

Esco dalla doccia, ci sono 3 lettini disponibili e mi piazzo su uno, mi oliano e massaggiano le gambe… vado in un’altra dimensione… passa a 5 metri da me il tipo del Tor: “Marcooo…” niente, l’ho chiamato più volte nei suoi due passaggi davanti a me ma non mi ha sentito… si è perso la birra ed è andato via… dispiace, ho una birra sulla coscienza.

Vado a mangiare la pasta e chiedo alla volontaria 50enne : “serve il pettorale per avere la pasta?”, “no, per te no, si vede che sei un atleta”.

Atleta.

A me!

Io.

Stavo per buttarmi e chiederle di uscire a vedere un film al cinema ma mi sono trattenuto…

 

Tags: Trail, Picco

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