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Trail del Montanaro 2019 di Pietro Leoncini

Dopo mesi di assenza dalle gare, prendo la decisione di iscrivermi ad una delle mie prime lunghe. Il Trail del Montanaro 58 km e 2850 metro D+. Partenza da San Marcello Pistoiese (PT) giro ad anello e rientro.

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Partiamo da Pisa io e Filippo Carloni alle 4.15 di domenica 15 settembre. Arriviamo a San Marcello in orario per il ritiro pettorale, ci prepariamo e posizioniamo sulla linea di partenza fissata per le 7.

Sotto il gonfiabile ritrovo dopo tanto tempo il mitico Alberto Lazzerini detto Bussino, e decidiamo di fare gara assieme. A lui serve un lungo per correre una 170 km ad ottobre in Francia sui Pirenei, a me serve qualcuno che mi tiri un po' il collo e mi stimoli durante la corsa.

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Pronti via, si sale subito in mezzo al bosco per raggiungere il sentiero di crinale 0-0 che ci porterà sul monte Gennaio a 1812 metri slm. Appena usciti dal bosco il paesaggio è meraviglioso, si riesce a vedere quasi tutti gli Appennini tosco emiliani. La giornata è limpida anche se tira vento. Alberto mi ha già distanziato e lo perdo di vista. Cerco di dosare le forze e di tenere un po' il freno a mano tirato, non voglio bruciare troppe energie su questa prima salita di oltre 1200 D+. il viaggio è lungo.

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Arrivato in cima inizio la discesa. Dopo poche centinaia di metri sono costretto a fermarmi per allacciare meglio le scarpe lasciate troppo lente. Prendo un buon ritmo e sorpasso diversi concorrenti. Arrivo al primo ristoro presso il rifugio del Montanaro 14esimo km (altitudine 1567 metri slm). Qui ritrovo il Bussino e un altro ragazzo della Banda dei Malandrini. Siamo in tre ora.

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Dopo un km il Mandrino inciampa in discesa e prende una “legnata” che mi avrebbe messo KO tecnico, questo si alza si spolvera braccia e gambe e riprende la corsa come se niente fosse. Un mito. Non contento , e un poco invidioso, lo emulo durante un attraversamento di un torrente. Botta alla coscia, e riparto pure io. Siamo due miti.

 

Arrivati al ristoro di Pontepetri, commetto un grave errore, mangio troppa frutta e senza masticarla bene, soprattutto l’anguria. Riempio le borracce e riparto, e lascio Alberto e il Malandrino al ristoro, tanto in salita vanno più di me. Ad un bivio non vedo un segnale e allungo di qualche centinaio di metri. Faccio dietrofront e rientro sul percorso fettucciato e appena inizia la salita che mi porterà da 700 a 1200 metri, mi accorgo che qualcosa non va. Provo a spingere ma le gambe non rispondono. Provo con un gel ma niente, sembra che lo stomaco non faccia il suo lavoro, cioè quello di trasformare il cibo in energie. Rallento. Bevo. Provo a fare due ruttini per aiutare la digestione. Nulla da fare, sono in piena crisi. Diagnosi: digestione bloccata, probabilmente dai pezzi troppo grandi di frutta che ho ingoiato. Sono un coglione. Soluzione: o induco il vomito oppure aspetto che i succhi gastrici facciano quello che dovevano fare i denti. Mi gioco la seconda. Rallento ulteriormente per non sottrarre sangue agli organi digestivi. Dopo 10/15’, arrivano due bei sonori rutti che mi indicano che tutto è tornato alla normalità. Bevo e riparto di slancio con nuove energie. Arrivo al ristoro Le Lari km 32 e ritrovo Alberto e il Malandrino. Riempio le borracce, mangiucchio qualcosa e riparto velocemente.

Da qui fino a Piteglio km 45 è una dolce discesa su forestale larga nella Riserva della Dinamo Camp, la corro tutta, tranne una piccola sosta per un “grande bisogno”. Arrivo in 7 ore 7 minuti. Il ritmo sarebbe ottimo. Sono stanco ma non distrutto. I piedi non fanno male. Decido di sfruttare qualche minuto per riposarmi e mangiare qualcosa con calma. Di frutta ce n’è tanta ma roba salata niente, solo frutta secca. Addento un biscotto, mangio due arachidi, mi bevo anche un po' di birra. Mangio altra frutta e riparto.

Ora mi aspetta una ripida discesa fino Ponte Castruccio km 47 e 395 metri slm punto più basso della gara, per poi risalire fino a quasi 900 in meno di 7 km, con un dislivello positivo di 1000/1100 metri. Quasi tutto nei paesini e su mulattiere. Nel frattempo il caldo si fa sentire e mi colpisce in pieno alla prima vera salita. Ho anche una grossa crisi di sonno, è dalle 3 che sono sveglio. Il pensiero del ritiro c’è, ma cerco prima una soluzione. Rallento il passo e mi fermo ad ogni fontanella che trovo nei paesini che incontro. Alla CRO mi ricordo di aver fatto un sonnellino di pochi minuti e di essermi ripreso alla grande. Voglio provare anche qui. Mi sdraio sul pianerottolo all’ombra di una casa. Dormo una decina di minuti, forse meno. Riprendo la salita con calma cercando di capire di cosa ha bisogno il mio corpo e la mia mente. Mi serve calma e serenità. Rallento veramente tanto. Alcuni concorrenti mi sorpassano, ma l’aspetto agonistico ora non mi aiuterebbe. Li lascio sfilare. Bravi loro. I metri passano, il tempo anche. I cancelli sono molto larghi e decido di proseguire rimanendo abbondantemente sotto la soglia della sofferenza.

Arrivo a Cerreto km 54 e 854 metri slm, sono sopra San Marcello, sento lo speaker che intervista i concorrenti. Sono vicinissimo. Faccio la discesa con il mio passo e arrivo in 9 ore 42 minuti.

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Filippo Carloni, arrivato secondo assoluto(complimenti cinghialone), mi vede arrivare e mi viene in contro. Mi accompagna al pasta party, mangio e mi bevo una bella birra ghiacciata (grazie Filippo).

Sono abbastanza soddisfatto della gara. Sono riuscito a risolvere i problemi in cui mi sono cacciato, senza disperarmi troppo e mantenendo la calma.

Alla prossima.

Pietro.

Tags: Trail, Leoncini

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