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Dolomiti Extreme Trail 72k di Riccarco Ageno

Il 2020 per me doveva essere l'anno di un gran traguardo. Finita la Ronda Ghibellina da 45km, volevo inziare a mettermi sotto duramente con gli allenamenti per poter arrivare a correre degli ultratrail difficili e lunghi, non più appennini o montagnette, ma niente popò di meno che Dolomiti e Monte Bianco.

Per conseguire un obiettivo così importante e difficile non potevo più affidarmi al mio solito programmino, serviva un salto di qualità ed iniziai ad essere seguito da Alberto Lazzerini, detto Bussino, per preparare al meglio il Gran Trail Courmayeur da 100km.
Era tutto programmato: i lunghi in preparazione di questa gara sarebbero stati l'Ultra Trail Mugello da 60km ed il Dolomiti Extreme Trail da 73km, a cui mi iscrissi prontamente.

Poi arrivò il Covid19, i lockdown senza potersi allenare se non su un tapis roulant sul terrazzo di casa, le gare che piano piano venivano annullate tutte. A maggio, la fine dell'incubo: si torna a fare trail, nonostante le gare completamente annullate, ed un piccolo fastidio ad un ginocchio dovuto alla troppa inattività mi costringe ad una pausa di un mesetto. A settembre ripartono le gare, le zone gialle e rosse, ci si allena a sprazzi ma a fine anno almeno la DXT viene confermata. 
Ed io la voglio fare. E poi voglio fare Courmayeur da 100, perchè ormai l'ho presa di punta. Si attende solo l'apertura delle iscrizioni ma...
Purtroppo a dicembre iniziano dei grossi problemi familiari: i nostri genitori hanno malattie abbastanza importanti, e questa novità (una soprattutto) sconvolge un po' il mio mondo; il lavoro diventa più difficile da solo, il tempo per allenarsi si riduce, i problemi stessi a volte creano stop ad allenamenti programmati per cause di forza maggiore.

E' inverno, ma la preparazione prosegue nonostante l'impossibilità di potersi allenare dove si dovrebbe andare per poter preparare gare dai dislivelli importanti a causa delle restrizioni covid. Ci accontentiamo delle colline Livornesi, che sono meglio della pianura Padana ma non sono certo le Apuane. Si fa con quel che c'è, e la partecipazione al Sanremo Urban Trail da 32km è un assaggio di ritorno alla normalità, che nonostante un'ottima prestazione mi mette un po' di sconforto a causa di questa malattia schifosa che ha sconvolto le vite di tutti: niente pasta party, una gara fredda, distanziata e mascherata, dove alla partenza si va uno alla volta e dove all'arrivo ti liquidano con una busta della conad con dentro il tuo pranzo "e mi raccomando mangialo lontano dagli altri". Squallore totale, le gare di trail erano belle per la festa che portavano, e questo schifo di virus la festa se l'è portata via.

Ma c'è la DXT, e bisogna prepararla. Avanti con gli allenamenti del Bussino.

I mesi seguenti a Sanremo sono un vero e proprio martellamento di programmazione, insegnamenti e allenamenti mirati per affrontare al meglio le condizioni di questa gara durissima. 
Lunghi e lunghissimi trail cercando di simulare al meglio le condizioni pessime della gara. Si inizia da un 40km ed una 54km sulle mie colline, per poi proseguire con allenamenti sfiancanti sui monti Pisani e pure una notte intera sulle colline Livornesi per testare la tenuta senza dormire. Comunque è sui Pisani che preparo praticamente tutta la gara: purtroppo le condizioni meteo sfavorevoli non mi permettono di bazzicare troppo sulle Apuane, ci vado una sola volta, invece sarebbero servite; ma vabbè, oh, se il meteo è brutto in Apuane è meglio non rischiare, ed anche le pettate dei monti Pisani fanno la loro sporca figura. Inoltre, la scelta di portare con me compagni di grande esperienza e dalla gamba migliore, paga parecchio. Stare dietro ad atleti del calibro di Francesco, Flavio, Luca, Fabio e Massimo (nostri cavalli Survival) durante queste uscite mi sprona a dare il meglio, ed anche questo vuol dire tanto.

Arriva Giugno, e dopo 2 settimane di scarico dopo uno sfiancante monte Penna con Massimo, si parte per la Val di Zoldo, con tutta la ciurma al completo, perchè i miei figli faranno la mini DXT.
La mia gara invece parte il venerdì a mezzanotte, quindi la partenza di giovedì è d'obbligo. Viaggio, cenetta con pizza, nanna, relax mattutino coi bimbi al parco giochi e dopo pranzo di nuovo nanna per essere riposato per la notte. Il tempo passa, cena leggera e si va, belli preparati, a Forno di Zoldo.

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La Gara
Come da regolamento, la partenza dovrà avvenire con le mascherine al volto e ovviamente la frontale in testa: con la fascia che uso per non avere fastidio alla fronte sembro veramente un ninja.
Ma nonostante queste varie regole, l'atmosfera che si respira è già tutta un'altra cosa rispetto a Sanremo. L'intero paese di Forno è addobbato a festa, la gente è in strada ed ha già applaudito gli eroi che son partiti alle 22 per fare 100km e si preparano, già fuori dai bar con le birre in mano ed una buona dose di musica, a far casino per noi disgraziati che partiremo di lì a poco per farne 72. 
Già questo mi mette di buon umore, non c'è la fredda atmosfera dell'unica gara fatta mesi fa, sembra quasi di essere tornati al 2019. 
Sarebbe ancora più bello se, una volta entrati al bar per prendere un caffè, i due bastardi di Alessandro e Diego che correranno domenica la 21km, non prendessero una bella degustazione di due diversi Scotch davanti ai miei occhi, cosa che mi rende molto invidioso perchè io, per ovvi motivi, non mi posso approfittare di un difficilmente reperibile Caol Ila 18 che non assaggiarlo è un affronto al single malt. Vabbè oh, sono le 23.45: bisogna entrare nei cancelli!
Ultimo check allo zaino: la roba è tutta al suo posto, calcolata per essere trovata al volo, nei soliti spazi dove in allenamento è stata posizionata con razionalità. Non c'è più spazio per i dubbi esistenziali: come sarà affrontare la notte? Come sarà correre in neve? Come reagiranno le mie gambe a 72km di alta montagna senza alcun tipo di ammortizzazione ai piedi come al solito?

Non c'è più tempo per pensare.
Conto alla rovescia: si parte per la DXT 2021!

La partenza in gruppone è accolta, come c'era da aspettarselo, dal boato della folla. Un'intera via festante che applaude gli atleti, fino a fuori paese, dove proseguiamo per circa 2km di asfalto prima di attaccare la prima salita. Inevitabile serpentone. Gestisci il passo di notte, sennò fai la botta, dice il Bussino, ed io eseguo.
Io e Flavio abbiamo deciso di fare la notte a braccetto: il mio compagno di allenamenti degli ultimi mesi è ben allenato, più esperto di me e, diciamocelo, va pure più forte, ed infatti al primo ingorgo, quando riesce a superare qualcuno che ci rallenta, se ne va. Non tanto, ma io spesso resto bloccato nelle retrovie, e 1000d+ nei primi 5-6km di salita tutti su single track rendono difficile superare. 
La notte prosegue, ed è circa al 12km che avviene la prima disgrazia della notte: le 25 pasticche di sali minerali calcolate da me per affrontare al meglio la gara si spargono in terra non appena tiro fuori la bustina dalla tasca. Si è aperto un buco, forse perchè la bustina era vecchia, forse perchè si è attaccata a qualcosa che l'ha forata, fatto sta che i miei preziosi sali testati e ritestati in allenamento ora sono solo 8 e dovrò dosarli alternandoli ai sali che forniscono ai ristori. Dubbio nel dubbio: saranno dei buoni sali? daranno noia al mio stomaco?
Non mi perdo d'animo e proseguo fino al ristoro del 13km: una specie di bivacco dove danno solo liquidi e dove, man mano che si sale e ci si avvicina alla copiosa neve che è stata annunciata per tutto il percorso, inizia a sentirsi un fastidiosissimo vento gelido. Bicchiere di tè caldo per riscaldarsi un po', prendo il gilet antivento dallo zaino, e attacco la salita che ci porterà a più di 2000m fino al rifugio Pramperet, che doveva essere questo ristoro ma è chiuso perchè con la neve non potevano arrivarci. Oltre tutto, scopro che i sali sono quelli della Named: li ho usati per un periodo, son buoni e non mi hanno mai dato fastidio. Primo problema risolto: una borraccia sarà rosa da ora fino alla fine.

Le salite si fanno ripide, e purtroppo si inizia a dover salire sulla neve. Effettivamente, però, il consiglio dell'organizzazione di non portare i ramponcini si rivela giusto, perchè comunque le salite non sono mai così lunghe da potersi permettere di perdere tempo a doversi mettere e togliere in continuo i bastoncini. Purtroppo, però, è sull'ultima salitona più lunga completamente in neve che si consuma la seconda piccola tragedia della mia nottata. Il piede di spinta cede sulla neve, io cado e tronco di netto un bastoncino.
Dramma! Siamo al 15esimo soltanto, mancano 60km di cazzutissime salite ed io sono senza un bastoncino che, oltretutto, mi devo portare inutilmente dietro fino alla fine. Non mi perdo d'animo e continuo con uno solo, la prendo in maniera ottimistica: meglio uno solo che nessuno dai. (no, bestemmio tantissimo). Nella mia corsa, inizio ad applicare i consigli del saggio Bussino: "verso le 3 inizierai ad accusare gli strascichi della mancanza di sonno, vai di gel alla caffeina ad orari prestabiliti", e così faccio, come un soldatino, non sgarro niente grazie al timer impostato sull'orologio per suonare puntuale.
Riprendo Flavio fermatosi a fare pupù in un cespuglio, e ci ritroviamo al secondo ristoro dei 18km: Malga Pramper. Bei ricordi, due anni fa in vacanza mangiammo un'ottima polenta coi formaggi della Malga. Oggi, invece, in piena notte fredda, mi accontento di un brodino con la pasta per riscaldarmi e poi ripartire.
Inizia ad albeggiare, ma ancora non c'è abbastanza luce per poter togliere la frontale che, puntuale come una brutta stronza, si scarica su un bel muro in salita. Fermati, prendi quell'altra per usarla a dir tanto 20min, e riparti, altre bestemmie.
Io e Flavio procediamo a braccetto, inizia una lunga divertentissima discesa in una faggeta che culminerà alla salita che ci porta ad incrociare quelli della 50. Arriva la mattina, passiamo prima noi, ma per poco, perchè iniziano ad arrivare i primi, i secondi, e anche parecchi terzi che vanno inevitabilmente più forti di noi. Questo si traduce in un calvario: per via del single track che stiamo percorrendo, è tutto un fermati e fai passare, e questa cosa mi spezza un po' le gambe, per fortuna che arriviamo a Passo Duran, cancello del 30km superato con 1h e mezzo d'anticipo, dove possiamo farli smaniare e andar via senza doversi fermare in continuo e finalmente fare colazione.

Mentre mi prenoto per il mio brodino con la pasta per colazione, mi si avvicina Luca, amico e accompagnatore di Melania (una dei nostri che fa la 50), al quale mostro la mia sfortuna del bastoncino rotto.
"Senti ma io ce n'ho un paio da 130cm, son lunghi ma li vuoi?"
"Boia, li voglio?! Vai vai, dammeli e un ti fa vedere".

Lo scambio clandestino mi risolleva la giornata. Peccato che tra passo Duran ed il ristoro del 36km ci sia la salita più dura di tutta l'intera gara: 1,5km con quasi 600m di dislivello tutti (e dico tutti) esposti ad un sole che si fa sempre più cocente. Questo è il mio inferno, è l'inferno di tutti. Si va su arrancando, per una salita devastante nella quale in alcuni punti ci si deve aiutare con le mani, ed in una lunghissima ora sono su al bivacco Griselli dove un elicottero Pegaso è venuto a prendere qualcuno che si è fatto male o si è sentito male, boh. Di certo farsi una gara intera quasi sempre sopra ai 1800m non aiuta. 
"Andate tranquilli ora è tutta discesa fino al ristoro". Maledetti bastardi: inizia una discesa quasi più ripida della salita di prima, tutta piena di sassaiole, radici enormi da superare e, dulcis in fundo, un pezzo in ferrata a scendere non difficilissimo ma dove inevitabilmente si crea un ingorgo, si va piano oh, che ci si deve fare, mica posso rischiare di finire in un burrone?
Da qui inizia il mio rito di bagnarmi la testa ad ogni fonte d'acqua che trovo quando ho bisogno: fa caldissimo, e la testa sotto al sole mi cuoce letteralmente. 
Arrivo al 36km. Flavio mi aspetta. Carico acqua e sali, faccio il bagno nell'abbeveratoio per le mucche, e ripartiamo con una bella salita a tornanti su una strada bianca. E' qui che Flavio inizia ad aver problemi muscolari: non va più su bene come prima, fa fatica, e ai chilometri in discesa successivi vado via perchè lui è effettivamente in difficoltà, ed i vari tratti in neve dove si scende sciando e non correndo lo bloccano ancora di più. Al ristoro del 41km lo aspetto, e ripartiamo ancora una volta insieme.
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Sulla salita successiva arriva il mio turno di andare di defecatio, dai sono le 11 del mattino, lo stomaco sta bene ed infatti è tutto nei limiti del fisiologico.
Il gruppo se ne va, ma piano piano picchia e meno arrivo alla malga Pioda del 47km recuperando praticamente tutti, perchè nonostante il caldo e nonostante la fatica di una ultra già passata, le gambe vanno bene. Sì, il peggio sembra essere passato, in salita vado di un buon passo ed in discesa e piano riesco a correre. Bene: pranziamo.

Alla malga Pioda prendo di tutto: pasta, panino al salame, scrocco un birrino, banane. Insomma, perdo un po' di tempo ma mi nutro ben bene. Testa nella fontana, di nuovo.
Io e Flavio ripartiamo: da qui a passo Staulanza, cancello dei 55km, ci saranno solo strade bianche ci dicono (non è vero) e non molte salite difficili (non è vero).
Però effettivamente all'inizio sembra così: l'arrivo agli impianti che vengon su da Alleghe non sembra proibitivo, e dopo si inizia a scendere su strada bianca. Flavio mi lascia andare, io corro, lui ha le gambe cotte e sta accusando tanto la fatica, e così ci lasciamo. Io sto bene, affronto la salita al monte Fertazza (punto più alto della gara, 2100m) con un passo costante. E' una pista nera, è ripida, ma la conosco perchè l'ho fatta a scendere coi bambini due anni fa, e come un mulo vado su staccando tutto il gruppone che era a far tira e molla con me. 
Arrivato al rifugio Belvedere, prendo solo acqua, un sorso di Cocacola e scendo verso il passo Staulanza, convinto di aver solo discesa.

Eh no!
Di discesa ce n'è tanta, si, ed è pure facile e tutta corribile, ma non vorrai mica arrivare al passo solo con 3900m di dislivello in 54km?!?! No!
Te ne devi fare altri 300 per montare prima sul monte Crot! E qui fa tantissimo caldo, non ci sono alberi, e cavolo metto pure la testa nella neve per potermi rinfrescare perchè è veramente dura: si sale e questo Passo non sembra mai arrivare. Arrivati sotto al monte Crot, si scende, ma le gambe sono abbastanza cotte, la discesa è a tornanti, è facile, ma vado veramente piano perchè tutto quel pezzo mi ha imballato di brutto e ho la testa che fuma dal caldo.

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Nonostante questo, il cronometro al passo Staulanza dice 14:49, ovvero un'ora e dieci minuti abbondanti prima della chiusura. Ho più di 5 ore per percorrere l'ultimo tratto della gara, teoricamente il più facile. Tuttavia, io sono abbastanza sconvolto: mi sembra essere uscito da un corridoio pieno di gente che mi prende a cazzotti, mi siedo un attimo e mi levo lo zaino.
Ferma ferma, Riccardo, hai tempo. Rimettiti in sesto e riattiva il cervello che il sole ti ha cotto pesantemente sull'ultima salita.
Prima di tutto: il cibo è terminato. Il tuo zaino è stato organizzato per tirare fuori la roba in maniera ottimale quando ti serve, perciò riprendi i gel che mancano, mettili nelle tasche dei pantaloncini. Poi prendi i mini-panini mancanti e mettili nella tasca dove hai dovuto buttare al volo la frontale, che ti puoi tranquillamente levare dalle scatole perchè non ti serve più. Il cervello si riattiva, le gambe si riposano, la fiducia torna, manca solo una cosa: una tattica.
Prendo il telefono e chiamo Alberto. 
"Senti: io sono arrivato al cancello in orario, ho 5 ore per finire la gara e mancano 20km 800d, c'ho le gambe un po' cotte, dimmi cosa devo fare"
"Cerca di correre, piano, in discesa e sui mangia e bevi. Mai forzare ma costante, e quando affronterai le due pettate finali, datti delle pause ogni 300-400m per recuperare"
La telefonata con Alberto è un iniezione di fiducia. Ricarico tutto, mangio un panino al salame, bevo l'ennesima cocacola e si riparte. Via!

Gli ultimi 20km sono effettivamente il tratto più semplice. Le salite sono poco ripide, sentiero assolutamente privo di qualsiasi difficoltà tecnica che però tendenzialmente sale: e io corro dove riesco a correre, cammino dove invece devo camminare, continuo a bagnarmi la testa se trovo una qualsiasi forma di acqua non stagnante. Vado, insomma, costantemente. Non certo un razzo, ma le gambe stanno bene e la testa è lucidissima nonostante una notte insonne e un giorno intero a farsi martellare in testa da un sole cocente e a farsi spaccare le gambe da pettate allucinanti e discese sulla neve, il tutto condito da una respirazione non ottimale d'aria d'altura rarefatta, olè!
Picchia e mena, arrivo al passo Tamai: ultimo ristoro della gara. Carico l'acqua abbomba, perchè si sa che da lì inizia l'ultima famigerata salita, quella al monte Punta, che ci riporta a 1950m con un'ultimo poderoso strappo di 200d+ in 600m di distanza. Che, direte voi, non è niente, vero, ma con 65km e 4700m di dislivello sul groppone, si sente eccome. 
Applico gli insegnamenti di Bussino San. Presenti e passati.
Perchè se è vero che mi ha detto di fare recupero ogni 300m sulle salite ripide, è anche vero che il vecchio saggio bastardo mi ha addestrato a soffrire come si deve nei mesi scorsi. "Metti una salita stronza negli ultimi km del lunghissimo, ti abituerà a soffrire perchè in gara potrebbe capitarti una legnata sul finale, e la testa deve essere pronta". Mai parole furono più sagge: la pettata c'è, è cattiva, ma la testa si ricorda del vertical Faeta da portare in fondo alla fine di ben due lunghissimi, e quindi prevale il cervello: l'hai già fatto, lo sai cosa vuol dire farsi un vertical alla fine, dai che è l'ultimo!

Vado su, vado su, vado su e arrivo in cima.
Ci sono due fotografi, mi faccio un book fotografico degno della migliore Belen perchè sono solo ed ora ci sono 8km di discesa, solo discesa, così dicono.
Ed è una discesa corribile, decido di provare a correrla tutta. Recupero 7-8 atleti che invece la stavano camminando, ma io sento che le gambe vanno e corro concedendomi solo una pausa pipì. Ok, non vado fortissimo, ma neanche cammino, l'importante è andare costanti e io procedo.
Sono veramente contento di essere arrivato al traguardo, siamo al 71km, sono appena entrato sull'asfalto del paese di Forno, me la ricordo questa strada, via manca un chilometro...NO.
Deviazione finale, si torna indietro. Non finisce mai, mi perdo un po' d'animo e ovviamente rallento, non ho idea di quanto mancherà. Un sacco di ghirigori per le strade ed i campi del paese e finalmente arriva il maledetto cartello dell'ultimo km. Questa volta è vero, ma siamo già a 74. Vabbè, dai, ho perso tempo, ma ora arrivo ad un check che comunica all'organizzazione che sono a 500m dall'arrivo, sicuramente diranno a Giulia e ai bimbi che il loro babbo sta per arrivare. Scendo sull'asfalto, correndo piano, e vedo il traguardo. Recupero Leo e un titubante Tommaso che tagliano contenti il tanto agognato traguardo con me!

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In paese sarei arrivato in 18h30 circa, ovvero sarei anche riuscito a fare gli ultimi 20km in circa 3h20, un ottimo risultato visto la difficoltà enorme dei primi 55km.
In realtà, l'allungo a sorpresa, mi è costato altri 40min: finisco in 19h13 una gara durissima che ha veramente distrutto tutti i suoi concorrenti.
Basti pensare che quasi un terzo dei partecipanti si è ritirato per capire quanto sia stata dura.
Le condizioni del terreno dove la neve ed il fango hanno sconvolto la capacità di correre di chiunque, il caldo assurdo patito durante tutta la giornata, sono stati dei durissimi avversari da combattere, per tutti.

Io, dal canto mio, ho imparato una lezione importantissima. E' il metodo che paga, è con il metodo e la preparazione meticolosa che si affrontano difficoltà del genere, perchè quando mi sono trovato in difficoltà (ma mai in crisi, nb), attingere agli insegnamenti della nostra programmazione dei mesi scorsi e alle indicazioni per affrontare le varie fasi della gara ha fatto sì che la mia mente avesse sempre il controllo di ciò che stava succedendo. Avere il controllo significa essere sicuri, ed essere sicuri ti fa superare qualsiasi problema fisico che una gara così tosta ti presenta. Anche se la finisci in 2 ore più del previsto, perchè la difficoltà del terreno e del meteo sono purtroppo incalcolabili.

Arriva la birra, inizia la festa. E' bellissimo rivedere finalmente un pasta party dove ritrovi chi ti ha accompagnato in gara senza doverti vergognare di una mascherina. Claudia mi porta una birra, rivedo il ragazzo di Imola che è arrivato 10min prima di me perchè è andato via subito ad un ristoro, arrivano i due francesi che volevano bere la birra ai quali sventolo la birra sotto al naso per prenderli in giro ma anche per complimentarmi, arriva uno che superavo in continuo e che mai mi sarei aspettato riuscisse a finire ed invece ce l'ha fatta. Arriva persino quella bestia di Mirko, ragazzo di Roma conosciuto al Mugello due anni fa, gran cultore della birra che conclude la 100km in sole due ore più di me. Esagerato.
Che bello il mondo del trail quasi tornato alla normalità, la festa di un paese che è riuscito, nonostante le difficoltà delle restrizioni, ad organizzare un evento importante come la DXT. Festa che procede il giorno dopo coi ragazzi Survival impegnati sulla 21km ed i miei figli che si divertono a correre i 2.5km della miniDXT, con Tommy che, sprezzante del pericolo, corre a fianco a mamma per praticamente tutto il percorso!

I miei ringraziamenti vanno ovviamente ad Alberto, che mi ha sostenuto in questi mesi difficili dove le difficoltà familiari spesso mi hanno messo al tappeto, a Flavio che anche se non ce l'ha fatta a finire è stato mio compagno di allenamenti per tutta la preparazione della gara e gran consigliere dall'alto della sua esperienza, a Luca per lo scambio clandestino di bastoncini, ma soprattutto alla solita santissima Giulia che è il mio cuscino ammortizzante nella gestione di tutto ciò che non mi permette di allenarmi e che sopporta le mie mattane con l'amore di una donna che sa che fondamentalmente io ho bisogno di respirare Trail.
I miei complimenti vanno a tanti dei miei compagni di avventure. A Flavio, ancora, perchè ha saputo fermarsi prima di rendere una bella avventura un pericoloso calvario, a Claudia che ha spaccato veramente alla sua prima ultra, perchè fare 50km alla DXT come prima ultra è da donne con le mega palle ed a Melania che si conferma un trattore inarrestabile su una 50k che, come ho detto, era una signora Ultra. Ad Emanuela e a Diego, che hanno affrontato alla grande la loro prima, difficile gara di trail sulla 21km, ed ad Alessandro e Marco che comunque hanno finito una gara tosta senza problemi, anche se Ale poteva effettivamente osare qualcosa di più.

Ora la mente viaggia verso il sogno dei 100km. Quest'estate, purtroppo, questi problemi a casa non mi permetteranno di fare Courmayeur. Ma forse è meglio così, forse come prima 100 sarebbe stata troppo tosta.
Diciamo che forse il mio amato Lago d'Orta potrebbe essere ancora una volta il mio palcoscenico per una prossima tappa *___*
Vedremo!

Tags: Trail, ageno

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