Pecks of the Balkans… 3 giorni in solitaria sulle Alpi albanesi di Alessandro Tonelli

Esistono le Alpi “ griffate” e scic come quelle italiane, francesi, svizzere ed austriache..poi ci sono quelle più rustiche e spartane di paesi quasi dimenticati,  tra cui l’Albania.

L’approccio avviene per puro caso attraverso alcuni canali social.

Il paese delle aquile si chiama così non per caso, malgrado negli ultimi anni sia diventato una meta balneare molto ricercata.

Propongo questa meta insolita a Cristina che accetta con entusiasmo. I paesi dell’area balcanica gli sono sempre piaciuti visto i nostri numerosi viaggi nell’area geografica tra Croazia, Bosnia, Macedonia, Romania e Ungheria.

Si prenota con entusiasmo, ma i piani saltano una decina di giorni prima della partenza, causa alcune vicissitudini familiari che per fortuna si sono concluse al meglio.

Malgrado tutto, mi convince a partire da solo ugualmente, perché la mia presenza non è fondamentale.

Il giro era organizzato in virtù  delle sue capacità escursionistiche (giustamente); a questo punto lo modifico dopo aver letto un articolo che parla di questo Peaks of the Balkans.

Un circuito di circa 200 km attraverso tre Stati ( Albania, Kosovo e Montenegro ). Decido di fare la parte albanese lungo un tragitto di circa 80 km da affrontare in 3 giorni.

Così dopo due giorni trascorsi nella caotica ma affascinante Tirana partiamo per la zona più a nord dell’Albania, il parco nazionale di Valbona.

Per raggiungerlo ci sono due alternative.

La prima con un viaggio in macchina di quasi 5 ore attraverso strade piuttosto malconce ; la seconda con un viaggio altrettanto lungo ma che comprende un tratto di tre ore con il traghetto attraverso un canyon davvero spettacolare.

Logicamente opto per la seconda soluzione.

Partenza all’alba da una capitale deserta con il mio pandino bianco hybrid.

Raggiungo Koman dove sono ormeggiati dei vecchi e decrepiti battelli piuttosto arrugginiti. Non mi scompongo e inizio la manovra d’imbarco.

Gli addetti alle manovre non sono certo degli stinchi di santo e sbraitano ad altissima voce se non esegui i loro comandi.

Mantengo la calma a fatica, malgrado gli urli in una lingua incomprensibile, forse  illirica, un ceppo indoeuropeo isolato.

Cercano di  fare entrare più macchine possibili e tu rischi seriamente di finire in acqua. Sono fortunato ad entrare per primo perché i turisti successivi si prendono delle lavate di capo non indifferenti. Funziona così.

La traversata è semplicemente meravigliosa. Il paesaggio cambia ad ogni curva del fiordo. Grigie guglie si stagliano maestose per far capire immediatamente che ti stai avvicinando ad un territorio che non concede sconti. La bellezza te la devi conquistare. Casette con i tetti spioventi mi accolgono all’arrivo insieme a dei nuvoloni neri come l’inchiostro.

Durante la navigazione il tempo è stato buono fortunatamente ma l’accoglienza in terra ferma non prometteva niente di buono. Alleluia !

Nell’ora di macchina che mi divide da Valbona, dove dormirò la prima notte, viene giù un’acquazzone molto intenso.

Il mio equipaggiamento comunque prevede tutto il necessario per la traversata anche in caso di pioggia.

Screenshot

Se dovessi consigliare una base a Valbona indicherei sicuramente Villas Jezerca splendido agriturismo costituito da una serie di casette in legno spaziose e ben arredate, con una vista mozzafiato sulle montagne. Un avamposto perfetto per iniziare questa avventura.

Una bella cena a base di trota e verdure grigliate completa la serata.

Poi si prepara minuziosamente lo zaino per la traversata.

Lascerò qui la macchina e la mia valigia da viaggio.

Sveglia ore 7 e abbondantissima colazione ( l’usanza albanese che sia un BB, hotel o agriturismo prevede 3 piatti sempre serviti al tavolo con pietanze salate, dolci e frutta… praticamente un pranzo anticipato ).

Lascio quindi la struttura con un cielo parzialmente nuvoloso ma tendente al netto miglioramento. Menomale 😅.

Dopo nemmeno un km sono già a fare un sacco di foto e video, alcuni stranieri sono già in cammino e l’umore è già alle stelle.

La metà è Theth un piccolo paese ai piedi di una catena montuosa molto scenografica.

Un grande anfiteatro granitico.

I primi 3 km sono su asfalto e mi servono per prendere confidenza con uno zaino che abitualmente utilizzo nelle trasferte lavorative. Comodo, leggero e spazioso.

Poi finalmente si entra nel magico mondo del Peaks of the Balkans.

Il primo incontro lo faccio con Edison che gestisce un piccolo chiosco all’entrata della riserva.

Mi vuole già offrire da bere alle 9 del mattino. Declino gentilmente l’invito ma gli prometto che al ritorno la sosta sarà obbligatoria.

Intanto si intravedono piccoli gruppi di escursionisti che iniziano a salire lungo la valle.

Il cielo inizia ad aprirsi e il bosco, dopo le piogge del giorno precedente, sfoggia mille sfumature di verde.

I sentieri iniziano a farsi ripidi ed incrociano ogni tanto piccoli casolari che gli abitanti del luogo hanno trasformato in caffe.

Quando arrivo a metà della prima grande salita arriva una gradita sorpresa.

Un gruppo di guide italiane, accompagnate da una locale si fermano a fare quattro chiacchiere. È l’occasione giusta per chiedergli un favore.

Visto che mia mamma era un po’ preoccupata per questa mia avventura in solitaria, gli chiedo di fare un video insieme a me per tranquillizzarla. Obbiettivo centrato.

Il morale è alto anche perché vedo che il sentiero è segnato benissimo e non ho nemmeno bisogno di consultare la mia traccia sul cellulare.

Dopo una salita di circa 1000 metri nei primi 12 km assistito ad uno dei panorami più belli che abbia visto in montagna.

Screenshot

Arrivo sulla vetta odierna del Monte Rragam. A questo punto, visto che l’ora di pranzo si avvicina,  decido di percorrere la lunghissima discesa ( circa 8 km ) a ritmo trail.

La gente mi guarda sbigottita.

Il Trail Running non è una disciplina ancora in voga a queste latitudini.

Alle 13 dopo 4 ore e mezza di attività arrivo in paese. La prima tappa è stata di circa 20 km con circa 1000 metri di dislivello.

Mi accomodo a tavola e guardo il menù.

I prezzi sono stracciati per quello che siamo abituati noi.

Prendo un enorme insalata mista e due pezzi di formaggio, visto che costavano nemmeno due euro l’uno.

Il problema, si fa per dire è che quando me li portano pesano circa 3 etti cadauno. Uno sproposito.

Il tutto accompagnato da pane casareccio e una Tirana bionda alla spina.

Quindi mi sistemo in una piccola casetta di legno, modesta ma pulita.

Stendo fuori alcune cose e mi riposo un tre ore.

La sveglia me la da una mucca che entra dalla porta con il suo testone. Rido da solo pensando che  se non me ne accorgevo, magari mi svegliava con una leccata gigante in faccia 😂

Nel tardo pomeriggio visito il villaggio di Theth, un gioiello nascosto,  mi ripete il proprietario della Guesthouse dove alloggio.

Gli abitanti di Theth sono noti per la loro ospitalità .

I visitatori sono spesso accolti calorosamente e invitati a condividere un pasto con le famiglie locali. Questa è un’opportunità unica per immergersi nella cultura albanese e scoprire la deliziosa cucina tradizionale.

Cosa che faccio alla sera con mezzo kg di salsiccette alla brace accompagnate da patate Ne Furre ( con spezie, erbe aromatiche e formaggio ).

Screenshot

Cibo impegnativo anche se siamo solo al 30 agosto,  ma le temperature lo consentono. Infatti ad attendermi in camera c’è una bella coperta di pelliccia.

Domani il meteo sarà ottimo e così mi addormento felice.

Sveglia, doccia e super breakfast.

Frittelle calde, marmellata , pita con formaggio locale e miele e per finire due belle fette di melone.

Si parte in direzione Blu Eye 👁️. Percorrerò circa 30 km con un altro migliaio di metri di dislivello. Lungo ma non impegnativo.

Sul percorso ci saranno diverse attrazioni da vedere.

La prima è la chiesa del paese, bella e scenografica,  racchiusa in uno scenario da cartolina. Giusto un paio di foto e imbocco il sentiero che dopo qualche km mi porta alla cascata di Grunas.

Sono le 9 del mattino e per circa un quarto d’ora me la godo in solitudine. A dire la verità c’è un cagnone nero dall’aria pacifica. Gli allungo due cracker che sgranocchia con gusto.

Le piogge dei giorni precedenti, hanno ben caricato la portata di acqua che scroscia rumorosa per terminare nel torrente a valle. Scatto diverse foto e video, danzando come un fauno proprio sotto la cascata. Appena arriva gente mi ricompongo 😂 e proseguo in direzione di Nderlysaj.

Raggiungo un piccolo gruppo di case e un bar palafitta sul fiume Shala.

Due donne mussulmane con il loro chador non esitano a levarselo e si rinfrescano nelle sue acque gelide. Solo i piedi ehhh.

Io faccio di meglio. Dopo circa un paio d’ore di polvere e sudore, rimango in costume e mi getto in questa distesa cristallina di acqua turchese circondata da alti canyon.

Uno dei bagni migliori della mia vita. Avrei potuto farlo nel più scenografico Blu Eye, ma immaginavo di trovare molta gente…detto fatto.

E’ una delle attrazioni naturalistiche più importanti dell’Albania.Malgrado sia lunedì ci sono diverse decine di persone che si gettano da ogni dove.

Nei rari momenti dove nessuno è in acqua scatto foto. Una rapidissima scaletta metallica mi ha portato in una posizione privilegiata e li decido di pranzare. Uauuuu.

Bruschette con pomodoro e formaggio, olive e xaxiq ( una salsa tipica simile al più famoso tzatziki ). Birrone ghiacciato e si gode come se non ci fosse un domani.

Durante l’ultima parte del viaggio incontro nuovamente le guide italiane del giorno prima.

Mi chiedono se mamma è tranquilla altrimenti sono disposti a fare un nuovo video.

Li ringrazio…non ce né bisogno ; ormai si è abituata alle mie scorribande solitarie.

Gli ultimi 10 km della giornata li percorrono sotto un caldo afoso che mi porta ad una delle torri di autoreclusione presenti nella zona.

Nella tradizione albanese esiste un codice centenario che si chiama Kanun.

Contiene centinaia di leggi e regole morali e sociali seguite dal popolo albanese in modo fedele.

Imponeva che le famiglie sotto la minaccia di una vendetta di sangue (gjakmarrja) si rifugiassero nellecase-torri, dimore fortificate che garantivano una reclusione volontaria e quasi a vita per i membri maschi, per sfuggire alla morte e salvare l’onore della famiglia. 

Un argomento delicato legato alla storia di questo controverso paese. Già’… ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio.

Suggerisco se a qualcuno  interessa di approfondire l’argomento, il libro La maestra delle montagne di Francesca Mezze.

Il libro racconta la storia di Liljana, che nel nord dell’Albania deve confrontarsi con l’antica e cruenta pratica della gjakmarrja, un codice di comportamento ereditato dal Kanun medievale.

Il romanzo esplora la cultura albanese, i paesaggi remoti delle Alpi albanesi e la scelta estrema della protagonista di fronte a questa tradizione. 

Oppure il film la “ Vergine giurata” : dove una donna sceglie di vivere come uomo, riflettendo sulla complessità della femminilità e sulla tradizione del Kanun. 

E dopo questa recensione alla Piero Angela 😅 raggiungiamo il nostro agriturismo pensando esclusivamente alla cena serale.

Fame da lupo 🐺.

I prezzi per mangiare in queste zone sono ancora estremamente popolari.

Con 10/15 € ti riempi abbondantemente.

Bisogna sottolineare che in queste zone bisogna viaggiare con una buona scorta di denaro contante. Che sia euro o valuta locale ( lek ) non fa differenza.

Le carte di credito sono accettate di rado.

Ultima tappa : ritorno a Valbona.

La decisione di non riprendere il traghetto dell’andata, non per evitare gli urli e gli insulti dei barcaioli 😂 , si rivela azzeccata.

Infatti con la macchina percorrerò, sì strade dissestate, ma con panorami davvero unici.

Non sono quindi legato all’orario della nave e posso svegliarmi con calma.

Anche oggi mi accoglie un bel sole e quindi sono pronto ad affrontare gli ultimi 20 km con il solito millino di dislivello concentrato tutto nei primissimi km.

Parto con un passo bello deciso e in poco più di un’ora e mezza raggiungo la vetta del Peja Col a 1800 metri. Foto di copertina .

Scendo a valle a ritmo trail sempre per non tardare troppo sull’orario del pranzo.

La discesa è molto impegnativa nel primo tratto.

Un sentiero tecnico composto da rocce friabili e radici incastrate nel terreno.

Arrivo nel greto del fiume in secca e mi ricordo della promessa fatta ad Edison nel percorso di andata.

Passo dalla sua capanna di legno attrezzata a bar, ci scoliamo una bella birra e scambiamo due chiacchiere.

Sono molto loquaci. Vive in Italia da molti anni e si trova in loco per sistemare la sua abitazione ubicata in mezzo a questo bellissimo anfiteatro di montagne.

L’ultimo tratto di asfalto per raggiungere la macchina mi da l’opportunità di pensare a quanto sono fortunato a vivere queste esperienze.

Avere al fianco una moglie che ti permette tutto ciò è un altro privilegio che non tutti hanno. Grazie Cri 🫶

Capitan Tonno

Alessandro Tonelli

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