9 settembre 2025.
Una data piuttosto importante nella mia vita…anniversario di matrimonio. 30 anni tondi tondi.
Con un piccolo e innocente sotterfugio 😂 propongo alla mia dolce consorte di regalarci un viaggio nel Galles, visto che il Regno Unito è una meta a lei molto gradita.E poi il Galles non l’abbiamo mai visitato , quale occasione migliore !
Riesco a convincerla di andarci con la bella stagione magari a primavera inoltrata. Maggio … ecco si, in maggio, penso proprio sia la stagione migliore per questa destinazione.
Ricevuto il consenso, eccomi pronto sul sito della Snowdonia Ultra Trail, per iscrivermi alla 50k, che poi si rivelerà quasi 58 ma chi se ne importa !
L’accompagna un bel dislivello di 3500D+ e la certezza di avere come compagno d’avventura il nostro presidente Riccardo Ageno detto Age.
Pochi istanti ed è pronta anche la chat dedicata all’evento su Whatsapp.
Su queste cose non si perde tempo. Ci sono già 5 adesioni ( alla fine partiremo in due ) l’entusiasmo è contagioso e pervade i nostri discorsi su come organizzarci. Mancano ben 8 mesi non 8 giorni 😂.
Si inizia rinnovando i passaporti visto che UK non è più UE 🇪🇺.
Poi i voli, che in quel periodo hanno ancora prezzi accettabili, ed infine la sistemazione nei pressi di Llanberis, un piccolo paesino del Galles situato all’interno del Parco Nazionale di Snowdonia.Scegliamo una sistemazione inusuale che alla fine si rivela azzeccatissima.
Intanto passano i mesi, si fanno programmi e qualche gara che possa assomigliare come distanza e clima a quello che andremo ad affrontare.
A gennaio la Grande Corsa Bianca, una traversata invernale nei parchi dello Stelvio e Adamello.
A marzo il Trail Campo dei Fiori. Ambienti selvaggi e dislivelli impegnativi.
Tutto procede piuttosto bene. Il fisico non mi abbandona e affronto la prima sfida internazionale con testa e gambe nelle migliori condizioni.
E così arriva anche maggio. Lista infinita del materiale obbligatorio ( c’era da aspetterselo ) con la novità della bussola manuale, non quella su dispositivi come telefono e orologio. La ordino su Amazon ( 3 o 4 € ), la guardo quando mi arriva, giro per la stanza per vedere dov’è il nord e rido.
A cosa servirà me lo domando ancora adesso se non hai una cartina dove usarla.
Questi britannici si devono sempre distinguere per qualcosa 🤔.
Finalmente si vola su Manchester ( dolci ricordi rossoneri ), si ritira l’auto e dopo circa un’ora e mezza siamo a destinazione.
La prima grande sorpresa è la nostra casetta. Si chiamano Tiny House (o micro-case) sono abitazioni ecologiche progettate (possono essere fisse o montate su ruote) per consentire uno stile di vita flessibile e a basso impatto. Ubicata all’interno del Parco è una vera chicca.
Arredata con gusto ed estremamente pulita suscita immediatamente la nostra euforia.

Intanto ci mettiamo d’accordo con la famiglia presidenziale di vederci al ristorante per gustare le prime specialità gallesi.
Ottima la torta di carne e verdure… ancora meglio la sogliola. Pane all’aglio e birra completano il tutto.
Ah no….anche il whiskyno finale. Non ci facciamo mancare nulla.
Due passi lungo il lago dove svetta una magnifica spada gigantesca. Atmosfera da Highlanders.
Poi spesa al supermercato per le colazioni successive e la cena pre gara.
Le gare all’estero sono un ottima occasione per ritagliarsi delle mini vacanze… va bene l’agonismo e la competizione, ma bisogna apprezzare anche le bellezze turistiche del luogo che abbiamo scelto.
Quindi il giorno pre gara, ci ritagliamo un trekking di una decina di km, visitando in primis il villaggio di Llanberis con il suo lago e la torre che lo domina.

Panini e birretta locale in un caratteristico pub, riposino pomeridiano, poi ritiro dei pettorali e pacco gara al villaggio sportivo allestito per l’evento.
Il pacco gara è costituito solo da una maglietta tecnica… bella…rossa come il drago gallese.
Per la cena pre gara, invitiamo Riccardo e Giulia da noi, visto che disponiamo della cucina e tutto l’occorrente.
Birra e noccioline come aperitivo
Poi riso, patate e carne. Chiudiamo i battenti alle 22.
Domattina alle 8,30 1200 concorrenti divisi in tre gruppi partiranno in tre ondate a distanza di 15 minuti l’una.
Noi siamo nella prima… devo ancora capire se ci hanno messi nei favoriti ( solitamente i più forti partono nella prima wave1 dove siamo collocati )… oppure se ci fanno partire prima per evitare di arrivare con il buio 😅🤣.
Indovinate voi….😂
L’atmosfera è elettrizzante, rimbombano i tamburi, si alzano e si battono le mani… three…two…One.. Gooooooo !!!
Pronti via e c’è subito una ripida salita in cemento che ci fa uscire dal paese. La gente applaude ed incoraggia.
Imbocchiamo un largo sentiero, sempre in salita, per arrivare sui primi verdi pendii.

Il tempo è piuttosto nuvoloso ma non fa troppo freddo. Io comunque, la mia bella maglia termica a maniche lunghe, la indosso sotto la divisa Survival.
Leggings 3/4, scarpe de La Sportiva modello Cyclon, bastoncini in carbonio e zainetto Raidlight 15 litri bello carico.
Sul cellulare faccio un riepilogo per ricordarmi dove ho messo la roba, visto che la lista è piuttosto corposa :
Nel tascone principale : pantaloni lunghi impermeabili, guanti, berretto di lana, anti pioggia e maglia termica di ricambio.
La lista prevede anche, oltre alla riserva alimentare e idrica ( minimo 1 lt d’acqua, cracker, noccioline salate, biscotti, gel integratori, frutta secca, parmigiano, sali minerali ecc ect ), un kit di pronto soccorso, un sacco termico ( non il solito telo ), bussola, bicchiere personale, lampada frontale con ricambio, fischietto, cellulare con powerbank e traccia del percorso. Un piccolo sherpa in terra gallese.

Il primo ristoro è dopo circa 15 km. Allestito in maniera impeccabile sia dal punto di vista della varietà del cibo che del personale.
Mandiamo un messaggio che siamo ancora insieme, per tranquillizzare le fanciulle a valle.
Si riparte a buon ritmo, per affrontare la seconda salita, che ci porterà sulla vetta più alta. Qui dopo qualche km il tempo volge al peggio in maniera repentina.
Prima si alza un vento che ci costringe ad utilizzare un capo di abbigliamento adatto ad affrontarlo. Ma non basta perché passano pochi minuti e una pioggia ghiacciata inizia a martellare sulla nostra faccia. Si cambia ancora.
Anti pioggia, cappello di lana e guanti. Le raffiche si fanno più violente ed il terreno è un misto di rocce friabili e fango. La pendenza è notevole e ti costringe ad arrampicarti per molti tratti con le mani. Non poteva mancare la nebbia… ci mancherebbe altro. Un susseguirsi di situazioni che culminano con uno dei miei incubi peggiori. Sarà l’ultima volta che mi faccio sorprendere da questa mia mancanza.

Mani e piedi freddi sono sempre stati i miei punti deboli.
Mentre a livello di calze sono attrezzato adeguatamente, questo non si può dire per i guanti. Ne ho provati tanti, ma per la maggior parte, si sono rivelati dei flop. Un amica mi ha consigliato quelli da sci alpinismo che offrono totale impermeabilità e alta termicita’. Costano parecchio ma spero di risolvere definitivamente questo problema.
Con le mani bagnate non sono riuscito ad infilare quelli che avevo ; per altro insufficienti ad affrontare quel clima.
Per evitare il congelamento alle mani, le ho ripetutamente messe in bocca per trovare un po’ di sollievo. E’ stato un rischio che avrei potuto evitare. La lezione è servita !! Nella foto si vedono bene le mani nude..porcaccia la miseria.
Arrivo in cima al rifugio che non è comunque previsto nei ristori della gara.Brulica di turisti e corridori. In questo punto se ne ritireranno davvero parecchi.
Apro una piccola parentesi sui turisti o gente del luogo presente sul percorso. Roba da non credere…tempo infame, pioggia, vento, freddo… e questi che salgono a frotte con semplice kway, jeans e zainetto.
Noi sembriamo usciti da un libro di Jack London con pellicce, stivali e copricapi nordici.
Un numero davvero impressionante invade il crinale… bisogna urlare per farli scansare. Oh my God !!
Intanto le dita delle mani iniziano a riprendersi durante la discesa, la temperatura si alza leggermente. E’ la mia salvezza. Non so, quanto avrei potuto resistere ancora. Nel frattempo ho perso il mio compagno.
Non capisco se è avanti o dietro di me. Il problema alle mani mi ha distratto. Poi dopo nemmeno un km lo sento che mi chiama. Sono contento. Penso di arrivare al secondo ristoro con lui. Mancano una decina di km.
Arriviamo bene. Ci rifocilliamo. Altro messaggio alle girls e via. All’uscita dal ristoro c’è una comoda strada bianca che incrocia una strada locale ma anziché prendere quella ci fanno passare su un prato pieno di fango dove i piedi scompaiono nella mota. 300/400 metri di imprecazioni. Thank you 🫶.
Tra una decina di km ci attende l’ultimo ristoro. Altro salitone e discesone.
Siamo giunti al 41 km. Piove piove piove.
Ad accoglierci all’ultimo ristoro c’è un ragazzo di origini marocchine che vive ad Empoli. Fa parte dello staff di volontari addetti ad accogliere i corridori.

La sua simpatia ci tira su di morale. Uscire dal tendone con la pioggia non è incoraggiante ma dobbiamo andare. Ci fa una breve descrizione di quello che dobbiamo affrontare ( non sembra particolarmente impegnativo ), ma sappiamo che non sarà proprio così. E infatti…eccoci con un altra salita impegnativa e poi un altra e poi un altra ancora. Iniziamo ad essere impazienti.
Il Presidente vuole usare la frontale… io glielo impedisco e lo convinco che bisogna arrivare con la luce per darci un tono 😂.
Arriviamo alle 20.50… al nord la luce dura di più ehehehe… sono passate 12 ore e venti minuti. Le gambe trotterellano ancora bene. Siamo soddisfatti… sono… forse anche lui… non glielo chiesto.
Giulia e la Cri ci spettano sulla linea del traguardo. Ritiriamo una bella medaglia, in metallo, pesante, come questa gara che fa parte del circuito UTMB.

Gare importanti. La soddisfazione è tanta. La classifica in questi casi conta relativamente. Non siamo professionisti, siamo però dei grandi appassionati.
Non c’è gara che non mi ricordi. Dalla più modesta ( ci metto il Trail del Cuculo 13 k con 600D+ ) alla più prestigiosa che ho fatto ( Transylvania 100 k con 6500 D+ ). L’emozione rimane sempre la stessa. E finché rimane così, continuerò.
Capitan Tonno



