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La mia Ronda Ghibellina di Andrea Pelleriti

SerenaSurvival trail runners, reduce dall’esperienza del Trail della Ronda Ghibellina con cui si è consacrata Ultra Trailer, condivide la sua esperienza con tutti noi. Grazie Serena!

La Ronda Ghibellina è una gara che si svolge a Castiglion Fiorentino (AR) su vai percorsi dai 10 ai 70 km con dislivelli variabili dai 600 m. ai 3.800 m. a seconda del percorso scelto

E’ un trail dove affluisce gente da tutta Italia, dice Serena, in cui ho incontrato bergamaschi, emiliani, marchigiani, romani oltre che amici gli amici toscani con cui corro, mi alleno, mi diverto e condivido passioni e gioie di questo sport.

Tanti amici presenti alla Ronda

L’organizzazione, l’ho trovata al top, dai ristori ai servizi.

Il percorso, io ho fatto la 45 km con d+ 2.500 m., è molto bello e ti mette a dura prova. Veramente scopri i tuoi limiti e, penso, di aver avuto anche un allucinazione su una salita … vedevo una pecora … mi sono rincuorata perché non sono stata l’unica ad averla vista, anche la mia compagnia di viaggio Caterina ne ha vista una nel medesimo tratto … o eravamo veramente stanche oppure c’era veramente !

Resto piacevolmente nel dubbio anche se non ho trovato riscontro dagli altri partecipanti !

Veramente un gran bel percorso

Con questa gara ho imparato una cosa fondamentale: i “ciuccini” usati per le gare su strada, in particolare, in maratona non vanno bene per gare di questo tipo; nel Trail, con tanto dislivello, la  distanza si allunga, d+1.000 m. sono circa 10 k in piano per cui va rivista tutta la gestione energetica della corsa. Il mio consiglio è di portarsi tutto, escluso i gel, soprattutto se non sono ben testati prima. Questo per evitare effetti collaterali importati e indesiderati … anche se, nel bosco, c’è sempre uno spazio per gli imprevisti intestinali 

Per me è stata una  gara di tutta testa; l’ho gestita bene fino al 30-esimo km, poi, purtroppo, sono insorti crampi  addominali che mi hanno obbligata a fermarmi più volte ed è sopraggiunta la stanchezza, anche come conseguenza ma la testa è rimasta li, concentrata sul percorso, non ha staccato, mi ha sostenuto fino in fondo, non mi ha mollato.

Grande aiuto anche dagli amici esperti di ultra Trail, in particolare Paola, amica di Cecina che mi ha guidato fino a metà percorso e poi dal 37-esimo km Cristina, Survival doc, che mi ha dato le dritte per superare il problema avuto coi gel e oltre che incoraggiarmi tantissimo, un vero tesoro .

Infine, Gianni conosciuto agli allenamenti collettivi del Galimberti che mi ha tirato gli ultimi 3 km. Con lui è scappata anche qualche lacrimuccia e l’ho ringraziato per la compagnia in questo splendido viaggio.

Grande gioia al traguardo

Che aggiungere ? Da oggi oltre ad essere ultra maratoneta sono anche ultra trail.

E ora avanti, aspetto di godermi le foto del percorso ma sopratutto nuove avventure …

 

 

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Ronda! Ronda! di Caterina Pagano

Quando ho iniziato a correre, un decino di anni fa, mi sembrava già una roba da malati di mente fare una maratona. Poi ho sentito parlare di trail, di questa gente che corre nei boschi, beve birra e si crogiola nel terzo tempo. Se correre tanto era una manifestazione di disagio, correre tanto nei boschi era era manifestazione di maggior disagio. Poi c'era una costola di questo gruppo di disadattati che si dedicava agli ultra trail. Dai 43 in su, 50, 60, 100, 200, 300km, con dislivelli più o meno mostruosi. Li ho visti quelli che finiscono un ultra: ci sono quelli forti che sembra escano da un picnic con gli amici, e in fondo quei teneri panzottini che vagano per ore, soffrendo il soffribile, con delle vesciche nei piedi più grosse dei piedi, il sudore incrostato negli zigomi, puzzolenti oltre la capra, abrasioni da sfregamento nei posti più impensati e crampi, tanti crampi, dappertutto, anche a muscoli che non sapevano di possedere. Ero consapevole, quindi, almeno vagamente di cosa aspettarmi. Ma ero anche consapevole che, se sono finita nel gruppo di quei disadattati problematici dei Survival, un motivo ci sarà. E così, ad ottobre, sulla gioiosa allegria di essere uscita indenne dai meravigliosi e fangosissimi 34km della UTLO  (e seguendo il saggio consiglio di Gandalf alias Riccardo Ageno) ho iscritto me e Ivan alla Ronda Ghibellina. 45 km. 

Riassunto breve pensieri Ottobre/Novembre/Dicembre: "Mai fatti 45km tutti insieme." "ma 45 alla fine non sono mica tanti ci sono ultra più lunghe" "che poi non saranno mica proprio 2500 di dislivello" "tanto pioverà, perchè c'è Ageno" "ma si, basta fare i lunghi la domenica" "che palle non ne ho più voglia" "evviva che gioia" ecc...

Poi verso fine dicembre, realizzando meglio la cosa, ho iniziato  a martellare pesantemente tutti i surivival con la mia ansia da cancello, di metterci più del tempo limite, di ritirarmi perchè stufa e irritata da eccesso di bosco, di ritirarmi perchè partita di cattivo umore. Marito, che mi conosce bene, si è astenuto dal commentare o partecipare alle mie esplosioni di entusiasmo, sapendo che sarebbero state seguite da momenti di panico, odio e disagio. Ma il mio martellamento ai Survival procedeva, e all'Age devo aver fatto tenerezza così si è proposto di accompagnarmi, come motivatore, per evitare colpi di testa e minacce di ritiro prive di vero fondamento. Insomma, fatto sta che mi ha accompagnata davvero. Fatto sta che il mio primo Ultratrail l'ho fatto davvero (Ivan nel frattempo, da bravo stradista, ha cambiato la sua iscrizione alla 25km, ma lo amo lo stesso).

La vera preparazione per la ronda è iniziata a gennaio, correndo la domenica. Trasmettendo ai cari Survival, ogni mattina, bidoni pieni degli stati d'animo con cui mi svegliavo. Mentre cercavo pateticamente di accumulare chilometri sulle gambe senza rinunciare ad abbracciare i sassi, cercavo di preparare l'Ageno a sopportare i miei moccoli per minimo 8 ore.

E la Ronda poi è arrivata, ghibellina, inesorabile e miracolosamente senza strani catastrofici eventi meteorologici. La Ronda è iniziata il sabato, con un delirio alimentare meglio noto come cena degli atleti. Vino, bruschette, salumi, tagliata, cosine leggere per trascorrere una nottata tranquilla senza svegliarsi ogni 12 minuti a bere.

La Ronda è poi arrivata implacabile, domenica mattina, con la sveglia alle 6 e lo smanettare irritatissimo sul tastino posponi fino le 6.30, orario limite, punto di non ritorno. E' arrivata con una colazione frugale, panino col burro d'arachidi biascicato, e la sensazione di dover ancora fare i conti con la tagliata della cena. è arrivata con tutti i riti pre-gara ereditati in dieci anni di levatacce semitraumatiche e più o meno gravi escoriazioni. è arrivata con uno zainetto da trail carico per la traversata delle Ande in autonomia. E' arrivata con un abbigliamento assolutamente sbagliato. E' arrivata, con lo start.

Non mi dilungherò sulla descrizione del percorso: salite, discese, fango, bosco, alberi, sassi, pozzanghere, cespugli, ristori mediamente forniti, sentieri, sigle tracks, stradelli, stradini, viottoli, scalpiccio di scarpette da trail, plocci plocci di scarpette che si appiccicano al terreno argilloso misti a moccoli di qualcuno volato per terra o nelle pozze.

divertente, abbastanza vario, abbastanza nelle mie corde anche se mi sento più animale da sassi e monti a punta, perchè dopo un po' nelle colline mi annoio. E se mi annoio mi stufo e divento cattiva e tratto male le persone. Ma fortunatamente sono riuscita a contenermi.

Sono riuscita a partire piano, a dosarmi, a gestire bene la testa senza dare troppo di matto o piangere onde evitare di  rompere troppo le palle a Gandalf (Age), di cui devo menzionare un ruzzolone degno dei migliori stunt man e da cui è uscito perfettamente integro (almeno mi ha detto così). Abbiamo fatto il primo km anche con Serena, che ne aveva decisamente di più ed è saltellata via allegra e gioiosa. Ho avuto l'onore di condividere un pezzetto di percorso con una veterana delle Ultra, la super Cristina, che ne aveva di più anche lei, ed è sgambettata via in salita. E poi si è aggregato a noi mr Brown, forse nel mio momento peggiore, perchè quando ho iniziato a essere stanca ho preso a trattarlo male, poi a moccolare un po' e poi a ritrattarlo male, salmodiando inni verso i miei amati monti a punta. E La stanchezza è arrivata. Ghibellina anche lei. E si è manifestata con assenza di pensieri. Credevo di sprofondare in oscure meditazioni,e invece no: in realtà tutta la concentrazione si è spostata. Al 36 esimo km, dopo più di 6 ore in cui intervallavo discorsi con Gandalf-Age a meditazioni sul senso della vita, ho iniziato a sentire tutto il peso della giornata. il dolore alle ginocchia, intenso, a ogni passo in discesa  mi impediva di allungare e faceva rallentare i miei compagni di squadra e mi faceva tirare articolate imprecazioni contro il fango. Poi ho smesso di pensare. Semplicemente. dal 40 esimo l'unico focus era "respira, non cedere, un passo dopo l'altro. pensa solo al prossimo passo, qui e ora". Niente super disagio insomma, dolore, magari un po', ancora oggi ho male alle ginocchia. Ma nessuna grande esplosione, non mi sono mai sentita così concentrata in vita mia, oltre quel limite sottile, che non è fatto solo di chilometri ma di respiri, di sensazioni, di piccoli dettagli che stravolgono il senso stesso della percezione di se'. Un'esperienza così mistica che ho creduto aver visto una pecora, che non c'era. Un vero ovino, pelo e tutto il resto. Se non si tratta di allucinazione magari è il mio spirito guida, chissà.

Ed è arrivato il traguardo, di un viaggio stupendo, anche lui inesorabile, ghibellino. Fatto di amici festosi, Ivan all'arrivo che mi aspettava, un boccale pieno di birra e bagordi alimentari degni di un hobbit panzerotto, che in otto ore e diciassette, un tempo lunghissimo, è arrivato in fondo. I Survival sono tutti fantastici, vi lovvo. Ma soprattutto Grazie all'Age che mi ha supportata, aiutandomi a sconfiggere l'ansia da cancello!!!!

ho scritto tantissimo, ma che emozione!!! come facevo a scrivere meno?? tanto entusiasmo!!!!

 

 

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Il battesimo: MAGONA SURVIVAL di Andrea Pelleriti

20191222 Magona Survival

Da tempo rimuginavo…. Ed il giro collinare per i sentieri del bosco di Stabbiano con il mio amico Fabrizio piuttosto che i km estivi nella macchia livornese con i podisti spensierati di Cecina, hanno sempre più rafforzato in me l’idea di provare qualche bel trail.

L’occasione è arrivata grazie a Survival, gruppo livornese che organizza, con delle ottime guide, trail autogestiti sul territorio. Un gruppo di cui osservavo, sito e social da tempo, incuriosito fino al momento in cui ho deciso di approcciarli.

E così… 🐗 domenica 22 dicembre 🐗… È stato il battesimo con il MAGONA SURVIVAL, 22/23 Km, quasi 1000 d+, con partenza dal bosco della macchia della MAGONA a Bibbona.

🌳 Un trail considerato di media difficoltà e che, per me, è stato molto divertente (anche per la compagnia) ma impegnativo, considerando che era il mio battesimo. Abbiamo percorso i sentieri della bellissima macchia della MAGONA, guadato torrenti in piena, salito tre colli alternando pezzi di salita e discesa dura e scivolosa nel fango a saliscendi più dolci o risalito ruscelli. Sicuramente, senza aggregarmi non avrei scoperto questo percorso così entusiasmante.

Per la prima volta ho indossato il mio camel bag (ben pieno d’acqua, visto che🍶non erano previsti rifornimenti idrici lungo il percorso) contenente anche un telo termico; un fischietto; il mio cellulare; Kway antipioggia (il tempo di questi giorni non è al top) e qualcosa da mettere sotto i denti.

Per l’occasione ho inaugurato anche le mie scarpe da trail che si sono comportate egregiamente sostenendomi su ogni terreno.

Ho raccolto un po di fango!

L’esperienza è stata fantastica. Ringrazio tantissimo i Survival trail running di Livorno tra cui Riccardo, Alessandro, Gabriele ma non solo loro, sia per organizzare queste uscite ma anche e soprattutto per avermi ospitato, sostenuto, aspettato e consigliato.

Veramente una ottima compagnia, ingradiente fondamentale per star bene, divertirsi, imparare, confrontarsi. Sicuramente un’esperienza entusiasmante, dura, (forse potevo cominciare con qualcosa di più Soft) ma ne è valsa la pena, anche per il porta e condividi finale, terzo tempo per concludere al meglio la mattinata.

Survival, Magona trail autogestito 22-12-’19

 

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ULTRA.....FINALMENTE di Alessandro Tonelli

La mia letterina a Babbo Natale 🎅 l'ho scritta dopo la UTLO di metà ottobre.

Il desiderio era quello di diventare ULTRA entro il 2019.

Fisso nella mia testa una data 24/12/19 sperando di arrivarci in discreta forma e con un clima decente ( non indispensabile comunque ) visto che la mia amata terra é molto fragile dal punto di vista idrogeologico. Indovinate.....ma la Liguria è ovvio.

Intanto mi alleno ( per modo di dire, visto che le mie uscite non sono mai piu' di una a settimana ) con il gruppo labronico dei Survival Trail Runners di cui faccio parte da circa due anni. Tanti trail autogestiti che mi permettono di avvicinarmi a questa distanza.

Approfittando delle feste natalizie la scorsa settimana riesco a fare due uscite. 

La prima con il mio mentore Gabriele Ianett, esperto ultra runner che mi porta sui Monti Pisani ( un bel 37 km con circa 2000D+), la seconda con l’amico Riccardo Ageno, autentico genio del male per quanto riguarda i dislivelli.

E cosi’ accumulo in queste due uscite 61 km e circa 3000D+.

Il 23 dicembre faccio visita al mio fisioterapista di fiducia Maurizio Vannini per un massaggio leggero giusto per levare un po di scorie dalle gambe. Guardo le previsioni meteo e sono ottime.

Ok domani è il mio giorno.

Alla sera inizio a preparare meticolosamente il vestiario e il cibo da portare via.

Tiro fuori dalla scarpiera le mie vecchie Salewa con le quali ho iniziato a correre in maniera seria. Saranno loro ad accompagnarmi in questo viaggio. Glielo devo dopo oltre 1000 km di boschi, pietraie, fango e torrenti.

Anche la scelta della maglia non è causale.

Quella dei Survival la utilizzo nelle manifestazioni ufficiali e nei trail autogestiti. Per la mia piccola impresa scelgo quella che mi ha dato più emozioni visive quest’anno. E non ho dubbi che sia quella dell’Hannibal Sky Race.

24 dicembre 2019

Sveglia alle 6,45 con una bella colazione a base di caffè americano e fette biscottate con miele e mandorle.

La giornata è limpidissima ma fredda, quando esco di casa ci sono 6°.

Ore 8 salgo in macchina per raggiungere il luogo di partenza.

Musica a palla per caricarmi. AC/DC e The Doors. 

Roba strong che spacca i timpani . Durante la corsa non amo ascoltare la musica, quella viene sostituita dai suoni di madre natura.

Arrivo al punto di partenza. Centro Sportivo Montagna accanto ad un luogo a me caro, lo stadio Alberto Picco.

Alle 8,20 inizia ufficialmente il mio personale Trail Golfo dei Poeti. Anche il percorso ha un suo perché’ trattandosi di una delle maggiori manifestazioni di Trail nella mia regione. Gioco in casa. Tutto sembra a mio favore……BUM e VIAAAA.

Dopo un primo km di asfalto si gira attraverso uno dei maggiori simboli dei Trail liguri : LE SCALE ( decine….centinaia….)

Attraverso il borgo di Coregna direzione Campiglia. Finalmente al 2 km si entra in territorio selvaggio attraverso il sentiero 527. 

Dopo circa 5 km raggiungo Campiglia e sono salito già 400 metri. Dalla piccola piazza la vista spazia sul Mar Ligure mentre il sole è ancora leggermente nascosto dal suo promontorio.

 Ora si va giù attraverso il discesone delle strade bianche e in un punto preciso ricordo ancora il primo incontro del 2017 con i Survival. Mi sfrecciarono davanti Riccardo e Carlo con i loro sandali. Gli promisi che mi sarei fatto sentire…. e mantengo sempre le promesse.

La storia con il gruppo Survival inizia proprio qui....quanti km....quante salite 😅

Il ricordo vola via e raggiungo Portovenere dopo 14 Km in poco meno di due ore. L’odore salmastro del mare freddo raggiunge le narici... che bella sensazione. 

 Primo rifornimento idrico, la temperatura si è alzata a 13°e quindi mi levo la maglia termica, in previsione di affrontare subito dopo la salita soprannominata “microonde”.

500 metri di salita con pendenza del 29%…..muretti a secco che in estate cuociono chi li attraversa ; fortunatamente oggi sono percorribili agevolmente… ma la salita è parecchio impegnativa. Si sale di altri 160 metri.

Finalmente raggiungo l’Alta Via delle 5 Terre (AV5T) per tornare verso Campiglia. Questo tratto è assolutamente spettacolare. Il percorso ci porta direttamente ad ammirare le scogliere a picco sul mare per un lungo tratto. Autentico must del Trail Golfo dei Poeti.

Raggiungo finalmente Campiglia ( siamo circa al 18° km ). Secondo rifornimento idrico. Gambe e testa girano a mille…..  ( entusiasmooooooo !! direbbe la mia amica runner Caterina )

Attraverso single track e….. scale scale scale scale… raggiungo la Chiesa di S. Antonio dedicata a tutti gli Alpini. 

C’è una piccola fontanella e malgrado le borracce siano quasi piene, le riempio fino all’orlo ( si apre un altro flash nella mia testa con le parole di un altra cara amica, la zia Cristina, che prima di affrontare la salita sul Faeta nei monti Pisani mi dice “ rinuncia a tutto mai all’acqua “ ). 

Dopo la palestra nel verde raggiungo la località Telegrafo, passando vicino al Menhir del Diavolo ( sacro e profano si mescolano spesso nei Trail 😇😈 ), e qui metto in funzione la mia applicazione GPS in quanto entro in territorio sconosciuto.

Inizia una lunga discesa tecnica dove mi diverto parecchio...i km scorrono veloci 25...26...27...poi un lungo tratto pianeggiante con vista panoramica sulla prima delle Cinque Terre : Riomaggiore.

Incrocio il sentiero 501 che si inerpica in direzione Monte Galera quando all’improvviso al km 29 le mie gambe diventano due blocchi di marmo. 

Ma come !!!! ... tutto sta funzionando a meraviglia e voi volete abbandonarmi così....keep calm. 

Sono le 13 così decido di fermarmi e fare una pausa. Cambio di abbigliamento, generosa bevuta e pranzo a base di parmigiano e datteri. 

Il percorso prosegue ancora in salita, un altro bello strappo di 150 metri ma l’energia è tornata a pieno regime fortunatamente.

Il giro originale ( 48 km ) prevede la deviazione per il Monte Galera e il paesino di Codeglia, evito di proposito questo anello calcolando ad occhio la sua percorrenza senza però compromettere la distanza per diventare ULTRA ( 42.195 mt ). 

Siamo nei giorni più corti dell’anno, ho con me la lampada frontale nel caso dovessi fare più tardi... ma ci tengo a passare il Natale con la mia famiglia 😅 e quindi taglio per arrivare prima... inoltre un aperitivo pre natalizio mi attende con gli amici.

Dopo tante salite e migliaia di gradini mi ributto a capofitto nei sentieri coperti di foglie, le scarpe zampettano ancora in qualche residua pozzanghera poi come mi capita spesso finisco in crescendo.

I tanto agognati 42.195 metri li taglio presso una piccola chiesa .

Vedo lo stadio in lontananza, le temperature sono scese di nuovo.... ma l’eccitazione è troppo alta per fermarsi...corro ancora e chiudo la mia scommessa percorrendo alla fine 44 km con circa 2000D+

Mi do un cinque da solo e alla fine brindo in solitaria sui gradini che mi hanno visto partire alla mattina.... logicamente con una gran birra del nostro sponsor.

Il 27 dicembre alla riunione di fine anno del Gran Consiglio i Survival Trail Runners avranno un altro Ultra al tavolo. 👍🏃‍♂️

“Tonno” membro dei Survival Trail Runners 💛🐗🖤

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UTLO 60Km 2019 di Gabriele Ianett

UTLO2

È tutta colpa dell’Age. Rimasi colpito dell’entusiasmo di cui trasudava il suo racconto dello scorso anno. Scrissi su facebook che quest’anno “mi sarebbe toccato farla” e siccome mia nonna mi ha insegnato che “ogni promessa è un debito…”

UTLO acronimo di Ultra Trail del Lago d’Orta è un evento che nasce e muore nella ridente cittadina di Omegna, locata nel punto più nordico del Lago. L’organizzazione è di quelle importanti. Ci sono competizioni per tutti i palati: si va dal Trail per i bambini fino alla Ultra da 140Km con opzioni intermedie quali 17Km, 34Km, 60Km e 100Km.

In altri periodi dell’anno avrei scelto la 140Km senza alcun indugio, ma purtroppo in questo periodo la vendemmia non mi permette di fare allenamenti decenti per oltre un mese, quindi la scelta ricade sulla 60Km.

Riccardo l’ha messa nel mirino e quindi programmata già dall’anno scorso. Lui è un fottutissimo metodico nella preparazione delle gare. Lo invidio e lo odio al tempo stesso per questa cosa. L’anno scorso fece la 34Km, quest’anno punta alla 60Km. Durante i nostri trail estivi ne parliamo spesso. Io non posso dare conferma della mia presenza fino a quando non conoscerò con certezza le date di fine vendemmia. Intanto però l’organizzazione va avanti ed il gruppo Survival prende forma. Il caldo estivo, si sa, fa male e distorce le menti. Succede che anche quella del prode Leoncini, in verità già distorta per natura, subisce una Ultra Distorsione che lo porta ad iscriversi pure lui alla UTLO 60Km. Cioè il mio ammore va a fare la UTLO e io non so ancora se riuscirò ad esserci: disagio, anzi in questo caso disAge. Il gruppo Survival quindi si “allarga”.

Prima che la vendemmia abbia inizio, cerco di mettere nelle gambe più Km possibili. Correndo con Riccardo lo trovo molto migliorato sia nel passo che nella gestione mentale delle proprie risorse. Il prode Leoninci, Leovinci, Leoqualcosa, insomma Lui, è in netta ripresa. Ha già un buon ritmo e soprattutto sta ritrovando entusiasmo. Devo esserci, penZo.

Inizia la vendemmia, e con il maturare dell’uva, le mie corse tendono rapidamente a zero. C’è una sola eccezione datata Domenica 29 Settembre 2019: il Beer Trail. Evento Survival. Un qualcosa di storico che merita un racconto a se.  In realtà di quel giorno non ricordo molto. Però ho ben impresse nella mente due parole dette da mia moglie nel momento in cui faccio ritorno dal viaggio nelle profondità del mio Lato Oscuro: “Hai Vinto”. Ebbene sì, non me ne voglia il Presidente ma IO sono il Campione Italiano di Beer Trail. Punto. Tutto il resto è fuffa.

Ma torniamo alla UTLO. La vendemmia evolve, gli allenamenti no. Inizio a credere nella mia partecipazione. Il gruppo si è “allargato” e con la mia presenza arriveremmo ad essere in 11. L’ultimo giorno utile per iscriversi mi iscrivo. Sono dentro. Ovviamente nasce la Chat dedicata. Due settimane prima della gara iniziamo a scrutare le previsioni meteo con una certa angoscia. I primi “exit poll” parlano di uragani e inondazioni, maremoti financo a tsunami. Si prospetta un bel week end. Sarebbero dovute venire anche le famiglie, ma questa opzione inizia a vacillare. La prima famiglia a gettare la spugna è la mia. Io e il buon Pietro decidiamo di andare su e dormire nel furgone dei Cubi Rossi. Le previsioni intanto iniziano a migliorare, l’Apocalisse sembra essere rimandata. L’allerta arancione sparisce, e con lei anche il rischio di annullamento delle gare. Un comunicato dell’organizzazione garantisce il regolare svolgimento dell’evento, mantenendosi il riserbo di effettuare delle variazioni ai percorsi qualora si rendessero necessarie per garantire la totale sicurezza dei concorrenti. Le previsioni però rimangono di pioggia intensa per tutto il fine settimana della gara, quindi anche la famiglia Age alza bandiera bianca. Scatta al volo una riorganizzazione logistica che porterà lo scrivente, Pietro e il buon Luca Fabbrucci da Figline ad unirci a Riccardo nel suo appartamento. Tutto ecosesso guadagnato.

Ormai mancano pochi giorni, l’entusiasmo cresce anche grazie a quella generatrice di entusiasmo quale è Caterina. Il gruppo è completo e si presenterà al via con questa configurazione:

  • 60Km: io, Riccardo (Age), il buon Carletto Facheris (alla sua prima 60Km), Pietro e Luca Fabbrucci

  • 34Km: Alessandro Tonelli (Tonno), Caterina Pagano (Cate), Ivan Martorini (alter ego e marito di Cate), Alessandra Pinna (Ale) e due amici di Cate e Ivan.

Il Comandante Tonelli organizza tutta la logistica sul posto, ovvero decide e prenota dove mangiare e bere. Per chi non lo sapesse, l’Organizzazione Tonelli non ha eguali al mondo.

Io, Pietro e Age ci organizziamo per il viaggio. Il venerdì mattina lavoriamo tutti e tre, siamo gente seria noi! Partiamo nel primo pomeriggio.  Alle 14:20 sono sotto casa di Pietro, alle 14:30 imbarchiamo anche Age. Il Leoncini si mette dietro…brutto segno. Io e Riccardo iniziamo a parlare e proviamo a coinvolgere anche Lui. Inutilmente. Dopo pochi Km di autostrada è già steso che dorme. Poverino, è stanco. Noi ragioniamo di Survival, programmi ed idee. Intanto arriviamo a Genova. Dietro suggerimento di Google Maps, imbocchiamo la A7 per aggirare il tratto chiuso dell’ormai ex ponte Morandi. Dopo qualche Km il dormiente si desta, ci fa il cicchetto per non essere passati da dentro Genova (lui è un ex ed un futuro camionista, quindi sa) salvo poi tornare rapidamente nel suo torpore (Cit. Wikipedia – Torpore: negli animali il torpore è uno stato di attività fisiologica ridotta, caratterizzato, di solito, da una diminuita temperatura corporea e da valori metabolici più bassi. Il torpore permette agli animali di sopravvivere a periodi di minor disponibilità di cibo o a condizioni meteorologiche avverse). Attraversiamo parte della Val Padana: nebbia, pioggia ma soprattutto 0 D+. Che tristezza! Per uno che abita qua il trail è pura utopia. Sosta Autogrill: caffè per loro, spremuta per me, pipì per tutti. E si riparte. Ci avviciniamo alla zona dei laghi ed il paesaggio inizia a mutare. La vegetazione è più rigogliosa e ritrova un più naturale color verde. Finalmente arriviamo ad Omegna. La zona periferica ricorda più Calcutta ed è la brutta copia di quella bellissima parte della cittadina che invece si affaccia sul lago.

Ore 18:00 e siamo all’appartamento. Pietro si sveglia. Scarichiamo i bagagli, Age flirta con la proprietaria. Pietro flirta con me, ma io come al solito me la tiro. Terminati i flirtaggi, prendiamo il materiale obbligatorio per la gara ed andiamo a ritirare i nostri pettorali. In zona arrivo il nostro Capitano e Comandante Tonelli è già lì che ci aspetta. Baci&Abbracci, visita agli stand e ritiro di pettorali e pacco gara. Quest’ultimo consta di: maglietta, auricolari, buff ed una strana pomata del potere. Mentre siamo lì, arrivano quelli della 140Km che partiranno alle 20:00. Mi sento decisamente in colpa a non essere tra loro, mi viene il complesso del pene piccolo. Chiedo scusa al mio Ego da lunghe distanze. Ci rifaremo. Torniamo agli stand dove un bravissimo venditore cerca di convincere Age a comprare una super frontale che ad un misero costo di 100 euri è in grado di offrire una durata di ben due ore di luce, oltre ad essere automodulante, emolliente, rinfrescante, espettorante, accattivante. La frontale rimane lì, noi torniamo all’appartamento a farci belli per la cena. Prepariamo un po' di cose per la mattina dopo. Pietro giustamente è stanco e si fa un riposino. Usciamo giusto in tempo per andare ad assistere alla partenza della 140Km. Aspettiamo il gruppone in un punto tranquillo, 500m dopo lo start. Vedo sbucare due corridori da dietro una curva ed annuncio “eccoli!” …ma sono soltanto in due, quindi mi viene fatto notare che non possono essere della gara. Si avvicinano, uno è il buon Carletto Sorman, l’altro è Ornati (che corre in casa). Sono loro. Hanno un passo di 4’ al Km. Il terzo è a oltre 100m di distanza. La gara è già finita. Passa il gruppo: si narra che Sorman e Ornati siano già al primo ristoro.

Raggiungiamo gli altri al ristorante pizzeria selezionato dal Tonno. La serata è goliardica ed allegra, come sempre. L’acqua non è la benvenuta sul nostro tavolo, la Birra sì. Pizza, carne, patatine, dolci. Ce la godiamo. Poco prima delle 23:00 usciamo, giusto in tempo per andare ad assistere ad un’altra partenza, quella della 100Km.

Torniamo in appartamento, si unisce a noi anche Luca. Meno di 5 minuti e Pietro dorme già. Poverino, è stanco. La nostra partenza è comoda: ore 9:00. Puntiamo le sveglie alle 7:00. Io mi alzo 10 minuti prima ed inizio a fare colazione con calma. Pan Carré tostato con marmellata di more, Yogurt con fiocchi di avena e thè verde. Mi raggiungono anche Luca e Riccardo. Pietro dorme, poverino, è stanco. Alle 7:20 lo butto giù dal letto. Mettiamo sotto stress il water. Inizia la vestizione. Fuori piove, fa freschino ma non freddo. Opto per maglia a maniche lunghe e antivento smanicato. Pinocchietti sotto il ginocchio. Nello zaino ho un cambio completo, antipioggia a maniche lunghe, guanti, manicotti, 1 litro di acqua, frutta secca, miele, caramelle, barrette e panini al farro incartati nell’alluminio (in questi mesi non posso mangiare né grano né latte vaccino fresco, quindi per certe cose devo organizzarmi).

Alle 8:20 lasciamo l’appartamento. Alle 8:40 siamo in zona partenza dove ci ricongiungiamo con Carletto Facheris e il mai domo Tonno venuto ad assistere alla nostra partenza. Che omo! Foto di gruppo. 10 min prima della partenza ovviamente una nuova defecathio bussa al mio intestino. Per fortuna proprio davanti a noi sono allocati cinque bagni chimici. Espleto la funzione in modo ineccepibile. Torno in zona partenza. Siamo poco più di 400 al via. Pioviscola. Conto alla rovescia, tre, due, uno…

Partiti. Mi metto sulla destra del gruppo e cerco di recuperare un po' di posizioni. Riccardo mi ha informato di un imbuto che si forma dopo circa 2Km, all’imbocco del primo single track. Poco prima di questa strettoia mi affianca Riccardo. Ha un ottimo passo, grande. Arriviamo all’imbuto, ma non c’è fila. Iniziamo a salire. Il sentiero è stretto, si sale in file indiana o al massimo in coppia. Sembra una strada di montagna, bervi tratti di rettilineo rotti da continui tornanti. Già dall’inizio lo Spirito Trail si spreca: ci sono i fenomeni che si mettono a tagliare i tornanti “per fare prima”. Il serpentone che si forma è lunghissimo e l’andatura è lenta.  Per un po' Riccardo sale insieme a me, poi ci perdiamo. Sono contento ed ottimista perché l’ho visto bene, fisicamente c’è e soprattutto è concentrato. Cerco di trovare regolarità nel passo, ma è impossibile. Quando intravedo uno spiraglio di sorpasso, faccio un breve allungo e cerco di portarmi più avanti possibile, poi però mi devo riadeguare al lento incedere del serpentone. Purtroppo, si fa più fatica così anche se si va più piano, rispetto a salire costanti del proprio passo. Ma questo è. Arriviamo al primo dei molti paesi che attraverseremo, Quarna, suddiviso in Quarna di Sopra e Quarna di Sotto. Iniziamo a familiarizzare con il fango che brevemente si trasformerà in mota (mota: stato evoluto del fango in un miscuglio ancor più plastico, appiccicoso ed entropico). Una volta passato Quarna di Sotto, inizia la salita più dura della gara, quella che porterà in vetta al Monte Mazzoccone (1424m s.l.m.). l’incipit della salita è fantastico, una rampa ripida di mota dove si fa fatica a salire anche con i bastoncini. Mi viene in mente il Trail del Cinghiale, prossima gara in programma a fine novembre e capisco subito che la giornata di oggi sarà un ottimo allenamento in vista dei 90Km di mota che ci attenderanno a Palazzuolo sul Senio. Noi “bastoncino dotati” riusciamo a salire seguendo il sentiero, quelli “bastoncino sprovvisti” devono per forza passare dal bosco per aggrapparsi a rami, alberi, caviglie di quelli che li precedono, marmotte, liane ed i più fortunati a qualche cinghiale di passaggio. Sembra di essere a Giochi Senza Frontiere. E intanto piove. “Chissà se Pietro è stanco e si è fermato a fare un pisolino, penZo”. Piove. A mano a mano che saliamo, il sentiero, che per la maggior parte è in single track comincia a trasformarsi da boschivo a montano. E non so se fa parte della trasformazione, ma arriva anche la nebbia. Siamo ancora in formazione “serpentone” ed il passo è sempre il solito. Adesso però si aggiunge una nuova variabile: iniziamo a recuperare i concorrenti della 140Km. Questo è un problema, per loro e per noi. Più volte mi sono trovato a vivere questa situazione dall’altra sponda. So bene cosa si prova, quando si è stanchi ed abbiamo bisogno di silenzio, concentrazione e soprattutto di poter mantenere il nostro passo con costanza ed invece si è costretti a fermarsi di continuo per lasciar passare quelli che arrivano da dietro, più freschi e più veloci. Questa volta mi trovo a viverla dalla parte di quelli che arrivano veloci da dietro. Posso certificarvi (ISO, IFS, Bio, Vegan, ecc.) che è una gran rottura di palle da entrambi i punti di vista. Certe situazioni dovrebbero essere evitate. Si ha un enorme dispendio di energie mentali e di conseguenza fisiche, per entrambi. È un pò come ciclisti e automobilisti che su talune strade non possono essere presenti contemporaneamente, è un dato di fatto, finendo per disturbarsi a vicenda: tutti e due hanno ragione o nessuno dei due ha torto, come preferite.  Semplicemente in quel momento ci troviamo entrambi nel medesimo piccolo spicchio di mondo con esigenze e quindi punti di vista completamente differenti. Se invertissimo le due persone, entrambe inizierebbero a pensare nel modo esattamente opposto.

Loro frenano noi, noi interrompiamo il passo a loro. Però c’è rispetto, questa è una delle meraviglie di questo sport. Loro lasciano passare, noi ringraziamo e gli facciamo i complimenti. Già perché quando sono stato dall’altra parte, ho provato quanto faccia piacere avere una gratificazione ed un incoraggiamento dagli altri concorrenti. Ricordo alla Bora di una persona, che nel passarmi, mise delicatamente una mano sulla mia spalla e mi fece un sacco di complimenti. Gesti semplici che rimangono impressi. È proprio ripensando a questi gesti ricevuti, che mi sforzo a fare altrettanto con la maggior parte dei concorrenti delle gare lunghe che incontro lungo il percorso. Mentre mi avvicino alla vetta del Monte Mazzoccone, in mezzo a nebbia, pioggia ed un vento che disturba, passo una ragazza della 140Km, con un impermeabile azzurro, ed il cappuccio che le copre quasi completamente il volto. Mi lascia passare, la ringrazio, le faccio i complimenti e passo oltre proprio mentre mi sussurra “Gabriele, sono la Daniela…”. Mi giro, è proprio lei, Daniela Rausse, infreddolita e stanca. Non l’avevo riconosciuta. Le chiedo come sta, ma la faccia dice più di mille parole. È stanca ed ha intensione di ritirarsi al prossimo ristoro. Per fortuna manca soltanto un chilometro e mezzo di cui un chilometro di discesa. Le chiedo se ha bisogno di aiuto, mi dice di no perché ormai manca poco al ristoro. Io riparto perché sono vestito un po' leggerino e lì fa freddo. La vetta del Mazzoccone è immersa nella nebbia. Inizio subito la discesa che nel primo tratto è completamente ricoperta da una fitta coltre di paleo che agevola la corsa. Meglio quello delle rocce e della mota.

La discesa finisce al primo ristoro: Alpe Camasca, siamo al Km 13,5. C’è troppa confusione, prendo un thè al volo, un po di frutta secca e riparto. Adesso non piove, ma c’è nebbia e vento. Dobbiamo salire sul Monte Croce a oltre 1600m s.l.m.. Decido di mettermi l’antipioggia a maniche lunghe della Raid light. Uscito dalla calca del ristoro individuo una bella roccia piatta che scelgo come punto di pit-stop. Si aggregano altri due compagni di fatica con i quali scambio alcune battute. Saluto e riparto. Ci aspettano circa 500D+ in 3Km.

Intanto comincio a guardare il GPS e a fare due proiezioni. Il mio obiettivo era quello di arrivare in circa 8h, tempo impiegato al Mugello per fare 63Km. Capisco subito che sarà impossibile realizzarlo. In tre ore ho percorso solo 15Km, ovvero 5Km/h e se è vero che dopo il Monte Croce le salite dure saranno finite, con il fondo distrutto dalla mota, anche nelle parti corribili spesso si è costretti a camminare o addirittura a scendere con molta circospezione per evitare infortuni. Più volte mi torna in mente la distorsione dello scorso anno al Trail del Cinghiale, quindi appena trovo situazioni potenzialmente pericolose, metto da parte l’aspetto ludico del Trail nella mota, e scendo o salgo in modalità Safety. Voglio limitare al massimo il rischio infortuni.

La salita sul Croce è breve, ma ti guarda in faccia. Salendo, incontro una persona di una certa età, ha una respirazione affannata. La seguo per un pò, non si sposta, è troppo concentrata nel suo sforzo, nella sua sofferenza. Appena posso la affianco, la guardo in faccia. È concentrata, ha occhiali da lettura sulla fronte. Racchiude in se tutta la sofferenza e la passione per questo sport.

Sulla vetta del Monte Croce (1640m s.l.m.) c’è una croce. Che inaspettata sorpresa! È avvolta nella nebbia. Sulla vetta del Monte Croce (1640m s.l.m.) c’è un ristoro abusivo. Che inaspettata sorpresa! Però fa freddo e tira vento, quindi decido di non approfittarne e passo oltre. Il primo tratto di discesa è sempre su crinale roccioso. Scendendo rientriamo nel bosco per approdare nuovamente a motai traditori intervallati da forestali più corribili. Il prossimo ristoro si trova al Km22, Alpe Secchi. È il momento dei primi crampi, si inizia con l’adduttore della coscia destra. La scarsa preparazione unita alla durezza del fondo motoso, si fanno già sentire. Cambio stile di corsa e gestisco questa prima ondata di acido lattico. In questo tratto inizio a condividere il viaggio con una ragazza che ha un bellissimo stile di corsa e mi colpisce per la regolarità e costanza con cui mantiene il passo. Un metronomo… o metronoma? Decidete voi.

Arrivati al ristoro bevo thè caldo, mangio arance, frutta secca e cioccolato. Tolgo dallo zaino alcuni panini per spostarli nelle tasche laterali e mi ritrovo davanti una brutta sorpresa. L’alluminio si è sfatto ed è passato sul pane e sul companatico. Questa è una pessima notizia, perché viene meno la mia unica fonte di carboidrati. Me ne faccio di una ragione e riparto.

Altra piccola salita di circa 200 D+ fino alla cima del Monte Novesso (1410m s.l.m.). Dopo ci aspetta la discesa più lunga della gara. Siamo un gruppetto di 4-5 che corriamo più o meno assieme. La ragazza dal bel passo ha paura nelle discese motose e rallenta molto, salvo poi recuperarmi nei tratti più corribili. Cerco di rimanerle attaccato perché stando con lei ho un passo più regolare. Al Km28 però i crampi tornano galoppanti ai flessori di entrambe le gambe. Questa volta faccio più fatica a gestirli. Sembro pinocchio che corre i 100m piani. Stringendo i denti arrivo assieme al gruppetto ad Arola, base vita per le lunghe e terzo ristoro per noi (Km 31). Qui mi fermo e decido di darmi una calmata per far smaltire un pò l’acido lattico. Mangio un piatto di brodo e le solite cose degli altri ristori. La ragazza riparte e mi guarda come per chiedere “riparti anche te?”. Io la guardo come per dire “in bocca al lupo, io faccio con calma”. Un po mi pento della decisione, ma so che sarà quella giusta. Non ho l’allenamento per mantenere quel passo fino alla fine, troppo rischioso. Infatti da lei prenderò mezz’ora precisa.

Riparto da solo, con un passo più consono alla mia situazione e nella speranza che qualche cosa cambi, come accadde al Mugello dove ritrovai una corsa addirittura più efficace rispetto all’inizio. Sappiate che non avverrà, se non in minima parte negli ultimi 10-15Km. Ma per adesso torniamo al km35. Crampi ai flessori di entrambe le gambe e attenzione attenzione, abbiamo una new entry: il polpaccio destro. La situazione si fa imbarazzante. Faccio fatica a correre perché i crampi sono fetidamente latenti. Mi spaventa anche l’idea di dover arrivare alla fine senza poter più assumere carboidrati. Decido di camminare per un po. Voglio evitare  infortuni muscolari. Sarebbe veramente sciocco. In fin dei conti sono qui per divertirmi, e questo è il primo giorno di ripresa della preparazione, quindi non facciamo bischerate. Mi godo questo tratto di bosco, simile all’appennino e ricco di corsi d’acqua abbelliti da cascate e ponticelli in legno. Avendo ridotto il ritmo, ho più tempo per riflettere: mi accorgo di non aver mai praticato la nobile arte della defecathio in gara e di aver praticato una sola volta l’urinathio. Preoccupante. Comincio ad avere caldo e una vocina mi dice…togliti il Raid light e rimetti l’antivento smanicato. So che dovrei farlo, ma non mi fa voglia. Allora l’Universo si muove a compassione e crea l’occasione irrinunciabile per far si che ciò avvenga. Trovo davanti a me una ragazza della 100Km dotata di gonnellino e piegata ai fatidici 90° tutta intenta a fare un cambio di giacca pure lei. Magicamente decido di fermarmi pure io, proprio lì. Guarda te che caso. Lei riparte, io completo il pit-stop con una urinathio e riparto. La recupero, la stacco. I crampi mi ripresentano il conto. Lei mi recupera e se ne va. In questa fase faccio fatica a stare con i 100Kmtristi.

Il ristoro successivo è vicino, Boleto Km36. Prendo ancora brodo, frutta secca, arance, thè caldo e riparto. Cammino. I muscoli fanno ancora male, troppo acido lattico. Poco allenamento, non poteva essere diversamente. Cerco di pensare ad una soluzione. Mi drogo di miele, prendo qualche gel e qualche caramella. Parlo con i muscoli, ci ragiono con calma…sono un po permalosi in certi momenti. Mi fanno capire che oggi non c’è trippa per gatti. Allora faccio labbruccio io e dico, vabbé se proprio non si può fare di meglio camminerò fino alla fine… Arriviamo alla Madonna del Sasso da cui godiamo di un panorama vista lago veramente splendido. Vorrei fare qualche foto, ma piove troppo. Proseguo. Scendiamo giù fino al lago, lo costeggiamo per qualche centinaio di metri, poi deviamo sul prato di un cimitero ed iniziamo la penultima salita. Sono rassegnato al mio misero passo. Le proiezioni parlano di oltre 10h. Ormai non ci penso più. La prendo come allenamento e con spirito goliardico.

Continuo il mio dialogo con i muscoli, quando ad un tratto il genio…  “pensate se ci raggiunge il Leonc…” non faccio in tempo a finire il cognome che i crampi allentano la tenZione. Siamo a 15 Km circa dall’arrivo. Ricomincio a corricchiare. Sto meglio. Parliamoci chiaro, non è una corsa efficace, ma almeno non è una passeggiata da escursionista della domenica. Arrivo all’ultimo ristoro, Grassona. Chiedo quanti Km manchino all’arrivo perché non mi tornano i Km sul GPS con quelli della mappa. Il ristorante (addetto al ristoro) afferma che a tutti in quel punto risultano circa 48Km e non 46Km come da mappa, “comunque, dice, mancano dai 10 ai 14Km”. Una forbice minima via. Ho ritrovato fiducia, e decido di darmi un nuovo obiettivo: devo arrivare senza tirar fuori la frontale. Mi impegno a correre al miglior passo possibile. I crampi latenti sono sempre lì e i muscoli sono irritati, però adesso vado meglio. L’ultima salita è quasi tutta su asfalto e questa cosa stranamente mi rende felice. L’odiato bitume ad un tratto diventa un alleato strategico. Salgo regolare di buon passo, senza fare grossa fatica. Sono solo. In cima alla salita trovo una deviazione: 100Km e 140Km a sinistra, 60Km a destra. Inizia la discesa verso il lago. La luce sta calando, ma sono ottimista. Mancano 5-6Km di cui gli ultimi 3 sono lungo lago dove avrò dalla mia parte la luce dei lampioni. Attraverso un tratto di bosco e ritrovo il bitume. Mi illudo che il bosco sia finito. Invece no. Torniamo su sentiero in discesa, ripido e motoso. Un collega di fatica mi chiede: sarà il caso di prendere le frontali? Io rispondo “ormai ci siamo, io voglio arrivare senza” “anche io ci provo”, risponde lui. Scendiamo insieme. Incontriamo un gruppetto di 4 persone, ferme ed intente a mettere le frontali. Io e il mio collega arriviamo di buona lena, per cercare di uscire il prima possibile dal bosco buioso. Ma una dei quattro mi punta involontariamente la frontale negli occhi e mi dice “Ianett”… io rimango un attimo scioccato dalla luce e non capisco chi ho davanti… “sono Cate” … la riconosco dalla voce. Mi dice che non ce la fa più, io serafico le rispondo come lo gnomo alla gnoma: “gnamo gnamo mancano solo 3Km”. Proseguo la discesa con il compagno del momento perché ormai la luce è pochissima. Finalmente il bosco finisce, siamo su un tratto di sentiero largo che costeggia il lago. Luce c’è né. Ormai ci siamo. Da dietro inizia ad arrivare gente a tutto foo. Io più di tanto non riesco ad andare, ma soprattutto non ho voglia di distruggermi negli ultimi 3Km. Sono tranquillamente dentro le 10 ore e mi godo il lungo lago. Faccio un resoconto mentale della giornata: ho fatto un buon allenamento, non ho rischiato niente, non mi sono fatto male, ho preso acqua a secchiate… in definitiva mi sono divertito quindi entusiasmooooo.

Ormai si sente chiara la voce dello speaker. Ultima foto e siamo in dirittura di arrivo. Ultima curva, vedo il Tonno che mi incita. Oh, ma lui c’è sempre, è più costante del pi greco.png. È proprio un pi greco.pngonno Insuperabile…

Il rettilineo finale è sgombro, è tutto per me. La folla mi acclama. Fan impazzite, urlano come matte. Forse. Salgo sulla pedana dell’arrivo finendo questa fatica in 9h46’. Manco mi accorgo del fotografo (che infatti mi fa delle foto pessime). Una ragazza mi mette la medaglia al collo e guardandomi stranita mi chiede “Tutto bene?” “sì sì”. In effetti sono un po stordito. Faccio fatica a trovare l’uscita. Vorrei una birra, ma non la trovo. Vado a cercare il Tonno, ma non lo trovo. Passano i minuti, mi raffreddo, piove. Mi riparo sotto alle logge del comune e chiamo prima il Tonno e poi Flavia. Riprendo di buon passo la via dell’appartamento. Mi entra il freddo. Mi butto subito sotto la doccia calda. Ma ormai è troppo tardi: ho già preso la consueta congestione da freddo. E questa volta proprio a bischero. Nello zaino avevo un cambio completo ed asciutto. Sarebbe bastato sfruttarlo dopo l’arrivo. Ma ormai è tardi. Sto quasi mezz’ora sotto la doccia bollente e poi mi asciugo con il phon. Riesco a non vomitare e una volta asciutto mi distendo sul letto in attesa degli altri. Sto meglio. Inizio a leggere alcune delle centinaia di messaggi arrivati. L’effetto non è dei migliori. Torna la nausea più forte di prima. Nel frattempo arriva Riccardo e si butta anche lui sotto la doccia. Dopo un quarto d’ora ecco anche Pietro. Ci raccontiamo sommariamente le nostre gare. Dopo la doccia Pietro si fa un pisolino, poverino, è stanco. Riccardo lo trascina via per portarlo al Pasta Party. Io non sono in grado, ho lo stomaco ancora contorto e decido di rimanere a letto. Dormo un paio d’ore. Mi sveglia Pietro quando torna. Tempo cinque minuti ed è già a letto che dorme. Poverino, è stanco. Riccardo è rimasto a chiacchiera con Carletto. Nel frattempo mi si apre la voragine. Mi divoro 2 toast con brie e cotto che però non placano la fame. Arriva Riccardo e dopo poco anche Luca. Con questa fame ritrovata decido di accompagnare Luca al Pasta Party. Fuori piove, pace. Ho fame. Nel tendone del Pasta Party fa caldo e siamo in pochi. Io prendo Minestrone di verdure, arrosto di maiale (di quelli confezionati), fagioli, fagiolini e insalata. Una birra media e sono a posto. Spolveriamo ogni cosa e verso mezzanotte e mezzo torniamo in appartamento. Fuori piove, dentro Pietro dorme, poverino, è stanco.

La mattina Luca va via presto per problemi familiari. Noi ci alziamo con calma alle 8:00. Facciamo una lauta colazione e svuotiamo l’appartamento. Proviamo a togliere qualche Kg di fango sparso in giro e ripartiamo. Pietro vorrebbe guidare, ma lo vedo stanco. Infatti si mette dietro, si sdraia e dopo la sosta caffè si assopisce in un lungo sonno. Poverino, è stanco. Il viaggio di ritorno scivola via tranquillo e nonostante una sosta in Autogrill per un pranzo fugace, per l’ora di pranzo siamo a casa.

Finisce così un'altra bella avventura fatta di Trail e amicizia. Perché il Trail per noi è amicizia, condivisione, crescita. Noi siamo Survival e a noi piace così.

P.s.: se incontrate Pietro, fate piano, deve dormire. Poverino, è stanco.

UTLO 3

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UTLO 2019 UN TRAIL EPICO di Alessandro Tonelli

Mi piace raccontare ma non scrivere, però per questo trail devo fare sicuramente un’eccezione.
Piccola premessa : è circa un paio d’anni che mi impegno in questa disciplina che mi ha stregato nel vero senso della parola dopo una vita passata tirando calci ad un pallone.
Poi,  un grave infortunio mi ha fatto appendere le scarpe al chiodo. Ma non definitivamente ho solo cambiato modello.
Malgrado l’infortunio, devo essere sincero,  la mia vita nel mondo dello sport è stata davvero fortunata.
Infatti quando si parla di “squadra” posso dire di essere appartenuto e di appartenere a un team dove lo spirito dello sport viene esaltato in tutte le sue componenti.
Questa breve prefazione ci voleva perché ho 56 anni e questo dimostra che non è mai troppo per tardi iniziare una nuova attività.
Una vita da mediano come dice una famosa canzone quindi il fiato non mi è mai mancato.
Ma veniamo alla UTLO.
Un acronimo che io ho modificato in :
Uniti (nel)
Trail ( della )
Lunga
Odissea
Perché alla fine di questo si è trattato.
Il viaggio.
Circa 300 km di distanza mi dividono dal lago d’Orta. Le previsioni meteo sono pessime sia prima, che durante e dopo la gara.
Questa volta sono perfette non sbagliano di  una virgola.
La pioggia sarà una compagna inseparabile:  lungo l’autostrada, al ritiro dei pettorali, a cena , al ritorno al bed and breakfast, alla mattina appena sveglio, lungo i 34 km del percorso, in attesa al traguardo dei miei compagni, sia della lunga da 60 km che della “corta” da 34 km.
La sera prima della gara, come nella perfetta tradizione dei Survival Trail Runners si cena insieme.
Chi opta per i carboidrati chi per le proteine ( i carboidrati sono  comunque in comune per tutti con dei gran boccali di birra ; non voglio mettere sul banco degli imputati  l’eccezione alla regola). L’atmosfera come al solito è allegra e rilassante.
Per tutta la settimana Riccardo mi ha tormentato con il suo tempo fatto l’anno prima sulla 34 km di cinque ore e 39 minuti. Sottolineando che gli ultimi chilometri li aveva fatti scalzi causa la rottura dei suoi sandali ( È un accanito minimalista ).
Mi dice che non posso fare di più, ma io guardando in faccia la realtà,  so che l’ultima corsa molto simile a questa, l’ho chiusa in oltre  sei ore ( Hannibal Sky Race ).
Ok Scommettiamo.... indovinate cosa ?
Ma una birra è  ovvio !!..... nella mia testa già gliela offro volentieri.
Si rientra alla base : preparo meticolosamente l’equipaggiamento per domani, mi bevo come ormai abitudine una bella tisana rilassante e punto la sveglia.
Una volta avevo paura di addormentarmi, ora con l’avanzare dell’età ci si sveglia sempre prima e sono contento di questo, così potrò vedere la partenza  dei miei amici della 60.
Arrivo alle otto ad Omegna  ( pioveeee ); i miei amici sono già lì trepidanti con gli occhi che brillano, eccitati... per il via che sarà di li a poco.
Foto di rito e smarcamento del chip.
10..9..8... bum PARTENZA ! Forza Carlo ! Forza Gabriele ! Forza Luca ! Forza Pietro! Forza Riccardo !!
Li incito  al loro passaggio e con il mio ombrello mi avvio verso un riparo, mancano ancora 2  ore al via del mio Trail.
Ho scordato il mio latte di soia con proteine e i fichi secchi con mandorle e miele ( una buona dose di energia prima del via ). Eh pazienza....
Attingo allora alle mie scorte alimentari mangiando poco prima del via 4 bei datteri.
Intanto mi raggiungono Alessandra, Caterina e Ivan ( i miei compagni della 34 ).
Ore 11 si parte !!
Guardando il tracciato so di già che i primi 16 km saranno di sofferenza estrema sia per il terreno motoso come dicono i miei amici toscani ( pieno di fango ) sia per il dislivello che è concentrato in questo tratto.
Causa l’estrema scivolosità del terreno nei primi 10 km rischio di essere infilzato seriamente almeno 4 volte dal popolo dei bastoncini.
Ho una mia teoria personale nel loro uso, nel senso che se il grosso del dislivello è concentrato nei primi km ne faccio volentieri a meno perché fisicamente sono ancora fresco. Mentre sono utilissimi in una fase finale di gara dove devi affrontare magari salite impegnative.
Non conoscendo il tipo di fondo non immaginavo  di dover arrancare a quattro zampe in molti tratti.
Mi impegno, scivolo, cado con la mia bella divisa giallo flu nel fango .... le mie scarpe però tengono alla grandissima ( Salewa ) e mi permettono di arrivare al Rifugio Sacchi in 158^ posizione assoluta su oltre 540 atleti.
Roba da non credere.... guardo l’orologio ... oddio forse riesco ad avvicinarmi al tempo scommesso.
Sono carico come una molla perché so’ che sta per arrivare la discesa dove solitamente do il meglio di me stesso.
Supero inizialmente una ventina di persone...le gambe girano a mille. Km 22... km 23 via via !!
Iniziò a sognare... vuoi vedere che a questo ritmo mi avvicino ai primi 100 ? ...poi al km 24 sento qualcosa al ginocchio....noooooo... ti prego... inizio a pregare perché il mio sogno non si spezzi.
Stavo andando forte forte ( per i miei parametri si intende eh.... ) ed ecco comparire come nei peggiori incubi il sintomo di un dolore alla bandelletta del ginocchio ( era da più di un anno che non compariva ). Purtroppo o per fortuna ho imparato a conoscere meglio il mio corpo facendo questo sport.
Ma dico.. proprio ora.... DANNAZIONE !!
Iniziano piano piano a superarmi, mentre in alcuni tratti molto verticali di discesa il dolore è insopportabile.
E giù moccoli e imprecazioni varie... guardo però il lato positivo e non mi abbatto. Nei tratti pianeggianti pur non andando al mio solito ritmo riesco a corricchiare.
Ok mancano ora 4 km circa, il cielo inizia ad imbrunire ma il morale è tornato buono perché sono convinto di poterla terminare.
In tutte le gare quando inizio a vedere una discesa sono felice come un bambino perché sono portato a quel tipo di percorso ora invece la guardo preoccupato.
Scendo dal sentiero e gli ultimi due km sono su strada in piano.... finalmente.
Il lago che avrei dovuto vedere dalle montagne in tutta la sua magnificenza ( ma purtroppo causa nebbia reso invisibile ) mi si para davanti all’improvviso come un miraggio.
Dal nervoso non avevo nemmeno più guardato l’orologio.....
Vedo poi un cartello che indica finalmente gli ultimi 500 metri... mi viene da guardare l’orologio.... 5h35.....cosaaaaaa ?
Oddio posso farcela ( !!!! ) mi dico e tiro come non ci fosse un domani , ricoperto di fango... 5.36....5.37.....5h38m30s ..... taglio il traguardo... penso a Riccardo.... penso a quando ho incontrato lui è il Gruppo Survival per la prima volta al Trail del Goffo dei Poeti.... un incontro che in qualche modo mi ha cambiato la vita.
Grazie ragazzi per avermi dato questa magnifica opportunità e di farmi vivere queste bellissime esperienze.... ve ne sarò sempre grato.
Poi alla fine  ho riabbracciato tutti a tavola, logicamente il mio posto preferito dopo il bosco.
Beh questa è stata una corsa che mi ha trasmesso delle sensazioni molto forti.
Forse domani il 5 e il 38 me li giocherò al lotto come mi ha consigliato qualcuno.
Con Riccardo e gli altri ci vedremo presto e quella birra che mi offrirà, sarà una delle più buone in assoluto ( io sono un po’ pignolo sulla qualità della birra 😂 ... ma sicuramente mi accontenterò anche di quelle che beve lui di solito  ) perché  mi ricorderà questa bellissima avventura.
"Tonno" membro dei Survival Trail Runners 💛🐗🖤 

 

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